Valorizzare il patrimonio religioso, culturale e artistico costituito dai tanti edifici di culto, chiese, santuari, cappelle, che non sono più utilizzate per le cerimonie liturgiche e non sono più aperte abitualmente al pubblico, è lo scopo di un progetto lanciato su scala nazionale dalla Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.).

Si tratta di edifici, specialmente nelle città più antiche, che hanno una forte valenza artistica e storica, oggetto di mirati restauri da parte sia del fondo per il culto dell’8×1000 alla Chiesa cattolica, sia di altri enti pubblici o privati, in buono stato di manutenzione e che non aspettano altro che del personale per essere visitati e vissuti. Il progetto si fonda sull’attivazione di “custodi volontari per le chiese del centro storico”.

Al progetto aderisce anche la Diocesi di Viterbo, unica nel Lazio come riportato dall’ingegner Santino Tosini, direttore dell’ufficio diocesano per i beni culturali ed edilizia di culto, nella presentazione alla stampa del progetto.

La conferenza stampa è stata introdotta da don Emanuele Germani, direttore dell’ufficio per le comunicazioni sociali, e da don Massimiliano Balsi, vicario diocesano per la pastorale della cultura, e ha visto la partecipazione anche di Sabrina Casini, responsabile di Caritas Emmaus Odv (il ramo che promuove il volontariato), Giampaolo Serone, responsabile dei centri museali di Archeoares e tre volontarie di Emmaus, Veronica Facio, Angela Letizia Popomni e Giovanna Rizzuti. Il sostegno al progetto vede impegnate anche le confraternite.

Chiesa di San Marco
Chiesa di San Marco
Chiesa di San Giovanni Battista pH Laura Ciulli
Chiesa di San Giovanni Battista
Chiesa di San Giovanni in Zoccoli
Chiesa di San Giovanni in Zoccoli
Chiesa di San Sisto
Chiesa di San Sisto
Santa Maria del Suffragio
Santa Maria del Suffragio

A Viterbo, nella prospettiva di estendere il progetto agli altri centri della diocesi, si inizierà con cinque chiese tra le più significative del centro storico – quelle di San Giovanni in Zoccoli, di San Giovanni Battista detta del Gonfalone, di San Marco, di San Sisto e di Santa Maria in Suffragio – rimaste tagliate fuori dall’esodo demografico di alcuni quartieri.

Si partirà nel prossimo fine settimana e in quello successivo, il sabato pomeriggio e la domenica. Proprio Emmaus fornirà i primi dieci volontari, beneficiari di “AbitiAmo” iniziativa di condivisione di case (cohousing, secondo un neologismo inglese) che mette gratuitamente a disposizione un appartamento per dieci studenti fuorisede che s’impegnano in varie attività della Caritas, mensa, dormitorio e non solo.  Sabrina Casini ha illustrato il loro ruolo volto a far rinascer “con il volto sorridente che parla al cuore” tante strutture che in antico erano vitali luoghi di aggregazione. Nel 2024, con la collaborazione del Comune di Viterbo e dell’Università della Tuscia, è previsto anche un corso di formazione per focalizzare bene quale sarà il ruolo di questi volontari che non si identificano come guide turistiche.

Su questo punto è intervenuto al momento delle domande Mario Mancini, presidente dell’Associazione intitola al beato viterbese Domenici Barberi e direttore editoriale di Sosta e Ripresa oggi editata dall’associazione stessa, per esortare a non usare il termine turisti riferendosi ai visitatori fruitori del progetto, ma ospiti. Sulla base della sua esperienza nel tenere aperta saltuariamente, collaborando con ArcheoTuscia che l’ha in gestione, la chiesa di Santa Maria della Salute, gioiellino del 1300 le cui formelle delle opere di misericordia sono state riprodotte per impreziosire i testi della professoressa Tommasa Alfieri, fondatrice questo giornale, Mancini ha ricordato che  la stragrande maggioranza dei visitatori sono forestieri e che si tratta di occasione per far loro capire come quelle costruzioni siano pietre vive di fede, opere di comunità di cristiani che si riunivano per pregare ed amministrare, e che amavano che il loro luogo di culto esprimesse la bellezza e la solennità del mistero.

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