Il nostro compito nello stile cristiano delineato da Papa Francesco
Testimonianza e lavoro, testimonianza e preghiera. Stamani, alla Messa celebrata nella cappella di Casa Santa Marta in Vaticano, la cui trasmissione in televisione è un dono quotidiano che ci aiuta in questo tempo di privazioni imposte dall’epidemia e che ci vedono sempre più insofferenti, Papa Francesco ha parlato del senso della missione, in particolare quella ad gentes, ma anche quella che ciascuno di noi è chiamato a svolgere in forza del proprio battesimo e dell’adesione al Vangelo.
Una missione che non ci vede protagonisti, ma collaboratori – si spera preparati – del protagoniismo di Dio. Su questa missione che è testimonianza fatta di lavoro e di preghiera, che non è proselitismo e non è la sia pur comunque buona e lodevole realizzazzione di strutture di servizio, offriamo al lettore la possibilità di ascoltare – o riascoltare – direttamente il Papa.
Ma le parole dell’omelia di questa mattina spingono a qualche riflessione anche sul senso del nostro lavoro di giornalisti, per quanto piccola possa essere la rilevanza di Sosta e Ripresa, che si definisce giornale di ispirazione cattolica.
Compito ontologico del giornalismo è documentarsi per documentare il lettore. In un giornale ci sono i fatti e ci sono le opinioni che su ogni fatto è lecito, persino doveroso esprimere. Un giornale può e deve anche fare denuncia, quando le circostanze lo richiedano. Può persino farsi cassa di risonanza di interessi di parte, aderire a una propaganda o alla ricerca di consenso per questo o quello.
Anzi, no. Un giornale di ispirazione cattolica questo non può farlo. Essere giornalisti cattolici non significa, non può significare, sbandierare affermazioni generiche, né tantomeno i simboli dell’appartenenza religiosa come fossero armi da brandire. E magari compiacersene in incontri autocelebrativi con relativo pranzo incluso, come purtroppo spesso accade, o meglio accadeva prima che il Covid-19 obbligasse a rinunciarvi, almeno per ora. Il giornalismo cattolico deve essere missionario nel senso che ai cattolici tutti ha ricordato questa mattina il Papa. Quella di giornalista cattolico non è una papente che ci si dà più o meno arbitrariamente, ma un’adesione a questo stile di verità e di servizio. E per la verità lo è spesso, si potrebbe dire quasi sempre, guardando al lavoro di tanti colleghi.
Il Papa dedicò la 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, due anni fa, al tema: «La verità vi farà liberi (Gv 8,32). Notizie false e giornalismo di pace», ovvero al rapporto fra informazione, disinformazione, conflitti e povertà. Perché le notizie false – e ne girano tante sul web e non solo – rappresentano «una distorsione spesso strumentale dei fatti, con possibili ripercussione sul piano dei comportamenti individuali e collettivi».
Non è ovviamente lecito generalizzare. Soprattutto in Italia, ma non solo, alla stampa cattolica (quella vera) e alla stampa missionaria, si affiancano qualche giornale o rivista di nicchia e non pochi giornalisti di rigore ontologico e indipendenza intellettuale, non piegati dalle pressioni soprattutto economiche che dominano oggi il mondo dell’informazione.
Sosta e Ripresa, con i poveri mezzi dei quali può disporre, con le povere forze che la fanno vivere, resterà in questo campo, quello di un giornalismo cattolico che vuole essere missionario nella nostra quotidianità, e continuerà a contrastare faziosità e ignoranza funzionali solo ai diktat di interessi che con il bene comune non hanno nulla a che fare.

Direttore Responsabile
Giornalista professionista, ha lasciato a fine febbraio del 2016, pochi giorni dopo il suo sessantesimo compleanno, L’Osservatore Romano, il giornale della Santa Sede, dove aveva svolto la sua professione negli ultimi trent’anni, occupandosi principalmente di politica internazionale, con particolare attenzione al Sud del mondo.
Ha incominciato la sua professione giornalistica nel 1973, diciassettenne, a L’Avanti, all’epoca quotidiano del Partito Socialista Italiano, con il Direttore Responsabile Franco Gerardi. Nello stesso periodo, fino al 1979, ha collaborato con la rivista Sipario e ha effettuato servizi per l’editrice di cinegiornali 7G.
Ha diretto negli anni 1979-1980 i programmi giornalistici di Radio Lazio, prima emittente radiofonica non pubblica a Roma, producendovi altresì i testi del programma di intrattenimento satirico Caramella.
Ha poi lavorato per l’agenzia di stampa ADISTA, collaborando contemporaneamente con giornali spagnoli e statunitensi.
Nel 1984 ha incominciato a lavorare per la stampa del Vaticano, prima alla Radio Vaticana, dove al lavoro propriamente giornalistico ha affiancato la realizzazione, con altri, di programmi di divulgazione culturale successivamente editi in volume.
All’inizio del 1986 è stato chiamato a L’Osservatore Romano, all’epoca diretto da Mario Agnes, dove si è occupato da prima di cronaca e politica romana e italiana. Successivamente è passato al servizio internazionale, come redattore, inviato e commentatore. La prima metà degli anni Novanta lo ha visto impegnato in prevalenza nel documentare i conflitti nei Balcani e negli anni successivi si è occupato soprattutto del Sud del mondo, in particolare dell’Africa, ma anche dell’America Latina.
Su L’Osservatore Romano ha firmato circa duemila articoli sull’edizione quotidiana e su quelle settimanali. Ha inoltre contribuito alla realizzazione di alcuni numeri de I quaderni de L’Osservatore Romano, collana editoriale sui principali temi di politica, di cultura e di dialogo internazionali.
Collabora con altre testate, cattoliche e non, e con programmi d’informazione radiofonica e televisiva.
È Direttore Responsabile, a titolo gratuito, della rivista Sosta e Ripresa.
Ha insegnato comunicazione e politica internazionale in scuole di giornalismo e ha tenuto master di secondo livello, come professore a contratto, in Università italiane. Ha tenuto corsi, seminari e conferenze in Italia e all’estero. Ha tenuto corsi sull’attività diplomatica della Santa Sede in istituti superiori di cultura in Italia.
È autore di saggi, romanzi, raccolte di poesie, diari di viaggio, testi teatrali. Sue opere sono riportate in antologie poetiche del Novecento.
È tra i fondatori dell’Associazione Amici di Padre Be’ e della Fondazione Padre Bellincampi ONLUS, che si occupano di assistenza all’infanzia, e dell’associazione L.A.W. Legal Aid Worldwide ONLUS, per la tutela giurisdizionale dei diritti dell’uomo. Ha partecipato a progetti sociali per la ricostruzione di Sarajevo. È stato promotore e sostenitore di un progetto di commercio equo e solidale realizzato in Argentina.
