“La vera emergenza è quando si spengono i riflettori”: questo il cuore della relazione tenuta da Andrea Iacomini, portavoce di dell’Unicef – Italia, tenuta nella II Giornata della Stampa svoltasi a Viterbo, venerdì il 9 febbraio per iniziativa della diocesi.
In quanto rappresentante appunto dell’Unicef, l’agenzia dell’Onu per l’infanzia, Iacomini ha parlato delle tragiche condizioni in cui versano centinaia di milioni di bambini nel mondo che vedono l’impegno dell’Unicef stessa, fondata dall’Onu l’11 dicembre 1946, all’epoca in particolare per quelli vittime della seconda guerra mondiale, soprattutto nei Paesi europei, Italia compresa, trai più devastati da quel conflitto.
Quasi ottant’anni dopo, è purtroppo spaventosamente peggiorata la situazione. Mezzo miliardo di bambini, le vittime più innocenti di guerre, inondazioni, terremoti, abusi, fame e malnutrizione, ignoranza sono a rischio in tutti i continenti.
Con essi è minacciato il futuro stesso dell’umanità, ha ricordato il relatore, nel suo intervento appassionato e puntuale, sottolineando che gli interventi dettati da un’emozione solo momentanea rimangono sterili. In merito ha ricordato a titolo di esempio l’ondata di indignazione sollevata dalla foto del cadavere del bambino sulla spiaggia di Cutro, con interrogazioni nazionali ed europee, in breve archiviata nel dimenticatoio e ha lanciato l’appello a combattere l’assuefazione e ha esortato alla costanza, alla continuità della narrazione. In merito ha suggerito alcune linee di comportamento positive: informarsi sul sito Unicef su come rispondere alle emergenze, diventare capaci di raccontare, conoscere e informare nelle situazioni di tragedia, scegliere chi fa informazione corretta, scegliere chi può impedire o prevenire le calamità. Per non essere frainteso ha concluso affermando che la pace è una, una sola: deve essere depoliticizzata.
L’incontro è stato aperto dai saluti di don Emanuele Germani direttore dell’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi, che ha ringraziato la Fondazione Carivit per aver messo a disposizione la prestigiosa sala settecentesca del Palazzo Brugiotti e da quelli di Wanda Cherubini presidente della sezione viterbese dell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI). A presentare la relazione di Iacomini è il vescovo di Viterbo Mons. Orazio Francesco Piazza, che ha spronato i giornalisti e quanti in genere si occupano di comunicazione, a guardare gli eventi da più punti di vista, a essere sensibili del proprio territorio, ad accogliere le trasformazioni, a occuparsi del quotidiano, ad anticipare il proprio pensiero prima che la parola esca; quindi ha introdotto il tema dei bambini che sono la nostra memoria storica e non possono essere “depredati dell’innocenza della vita”.

Editore e Direttore Editoriale
Mario Mancini, nato in Roma nel 1943, dopo la laurea in scienze geologiche, con tesi in geofisica, nel 1967 e un anno di insegnamento della matematica in un istituto tecnico industriale romano, svolge per un quinquennio la sua professione di geofisico e sismologo prevalentemente all’estero, in particolare in Papua Nuova Guinea presso il Rabaul Central Volcanological Observatory e in Australia nella sezione aviotrasportata a Canberra, in entrambi i casi per la BMR Australia, intervallando le due esperienze con un viaggio di studio in Giappone nell’estate del 1970.
Rientrato in Italia nel 1972, si impiega come geofisico presso la CMP di Roma per la quale lavora per sei anni, con diversi incarichi in Italia e all’estero.
Fin da liceale, nel 1959, aveva conosciuto Tommasa Alfieri e l’Opera Familia Christi da lei fondata. La figura e la spiritualità della Signorina Masa, come i suoi discepoli chiamavano la Alfieri, resteranno per Mancini un fondamentale riferimento per tutta la vita. Laico consacrato nel gruppo maschile dell’opera già dal 1974, nel 1979 fa la scelta di dedicarsi completamente all’Opera e va a vivere nell’eremo di Sant’Antonio alla Palanzana.
Alla morte della fondatrice, nel 2000, l’intero patrimonio dell’Opera passa per testamento all’associazione Vittorio e Tommasina Alfieri, all’uopo voluta dalla stessa Alfieri e della quale Mancini era stato tra i fondatori.
Per accordi associativi, più tardi violati da persone riuscite ad assumere il controllo dell’associazione, Mancini resta all’Eremo, unica persona a risiedervi in permanenza e a occuparsene.
La nuova gestione dell’associazione, decisa a trasformare la Familia Christi da istituzione prettamente laicale e una confraternita sacerdotale anticonciliare, nel 2005 convince Mancini a dimettersi dall’associazione stessa, in cambio della promessa, purtroppo mai ratificata legalmente, di lasciargli l’Eremo.
Fino fino al 2012, questo luogo, sotto la conduzione di Mancini, che sempre nel 2005 ha fondato l’associazione Amici della Familia Christi e ha registrato presso il Tribunale di Viterbo la testata Sosta e Ripresa, anch’essa fondata da Tommasa Alfieri e della quale Mancini è direttore editoriale, svolge un prezioso compito di Centro di spiritualità e di apertura ecumenica e interreligiosa.
Nel 2012 la confraternita appropriatasi del nome di Familia Christi (poi sciolata dalla Santa Sede con riduzione allo stato laicale di tutti i suoi esponenti) in violazione degli accordi presi a suo tempo ottiene dal Tribunale la restituzione dell’Eremo.
Mancini resta a Viterbo e prosegue il suo impegno ecclesiale in vari uffici diocesani e nel comitato regionale per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso.
