Va sempre peggio. In Italia, in Europa, nel mondo. C’è un’assuefazione crescente ai disastri, ambientali e soprattutto sociali, al venir dell’attenzione al povero, raccontato con sicumera come uno sfruttatore; al bambino, caricato come un somaro di libri e libretti meno utili di quanto non fossero i vecchi sussidiari di una volta (e per inciso da cambiare ogni anno, non sia mai che le famiglie possano risparmiare qualcosa comprandoli usati); al malato, abbandonato sempre più dalla sanità pubblica a vantaggio degli interessi di quella privata; alla donna, per la quale qualcuno, con responsabilità pubbliche, ricomincia a dire che lo stupro se lo è andato a cercare.

Se in Europa resistono, almeno in parte, le conquiste dello Stato sociale, in Italia prevale sempre più un cedimento di diritti. Così il lavoro è sempre più precarizzato e privato di quelle garanzie costate sudore e fatica per rendere efficace ed effettivo il dettato costituzionale, con contratti che non garantiscono nulla. E chi il lavoro non lo trova comunque viene tacciato di essere un fannullone da chi percepisce appannaggi favolosi senza di fatto mostrare di meritarseli. Così in Italia i soldi per il reddito di cittadinanza, una misura che costituisce la normalità in tutta l’Europa, si cancellano, lasciando nei guai centinaia di migliaia di famiglie, mentre quelli di cui sopra si aumentano i vitalizi, persino trasmissibili agli eredi. Il piano europeo varato dopo la pandemia per finanziare un futuro migliore  del continente, che non a caso si chiama NextGenerationEU, in Italia diventa “di ripresa e resilienza” e di fatto viene volto a ripristinare una situazione precedente che alle prossime generazioni e all’ambiente ruba il futuro. E non a caso si cancella il programma di risanamento ecologico e antisismico (il cosiddetto surperbonus 110 per cento), ma si aumentano le spese militari. Non si fa una vera lotta all’evasione fiscale, ma ci si appresta a cancellare il principio costituzionale di proporzionalità della tassazione a seconda del reddito (flat tax significa tassa piatta, cioè uguale per tutti). E gli esempi potrebbero continuare.

E c’è assuefazione, disincanto di fronte all’arretramento della democrazia, della legittimità della rappresentanza, con parlamenti di fatto nominati e non eletti, in nome di una presunta governabilità, con leggi fatte in modo tale, come è accaduto nelle ultime elezioni in Italia, quando dalle urne è uscita una maggioranza schiacciante in Parlamento, con meno voti di quelli della somma delle opposizioni (ammesso e non concesso che le opposizioni fossero davvero tutte tali), il tutto con la metà degli elettori che alle urne non sono andati proprio.

E più di tutto c’è assuefazione alla guerra. L’ultimo esempio e di queste ore, con l’annuncio che gli Stati Uniti forniranno proiettili all’uranio impoverito all’Ucraina, come già sta facendo la Gran Bretagna. E ci fosse stata, in Italia, una seria informazione sull’uso di quei proiettili, per esempio ricordando le vittime che trent’anni fa fecero tra i nostri soldati che a causa loro si ammalarono mentre erano impegnati nella missione di pace dell’Onu nell’ex Jugoslavia. Però c’è ancora una narrazione prevalente, in pratica in tutto l’Occidente di una “guerra giusta” in nome della democrazia e dei diritti dei popoli contro il dittatore aggressore Putin, tralasciando di ricordare che la dittatura c’è in Ucraina, dove sono stati messi fuori legge tutti i partiti di opposizione, e tralasciando di ricordare che questa guerra non l’ha cominciata Putin nel febbraio 2022, ma il governo ucraino nel 2014 contro le proprie popolazioni russofone del Donbas.

In Ucraina l’informazione è imbavagliata per legge, in Russia non proprio per legge, ma di fatto quasi.  Ma in Occidente non siamo messi tanto meglio: la diffusione delle notizie è sempre più distorcente, sempre più mera propaganda, sempre meno ricerca seria e accurata della veridicità di fatti e affermazioni. Un anno fa ricordavamo su queste pagine che negli ultimi decenni, quelli che Papa Francesco definisce della “guerra mondiale a pezzi”, si è assistito sempre più a un’informazione “arruolata” che rende pandemica la disinformazione propagandistica. Il controllo di verità e di attendibilità delle notizie fornite alle popolazioni è sempre meno praticato dalla stampa, spesso ridotta a inseguire il frastuono fuorviante di internet, quando non asservita palesemente al potere di turno. C’è chi prova a mantenere la schiena dritta, soprattutto ma non solo nella stampa cattolica, ma quelle voci – compresa quella del Papa – sono sempre più sommerse da quel frastuono.

E allora questo giornale, per piccolo e poco rilevante che sia, non ci sta e queste verità intende continuare a raccontarle, confortato dalla Dottrina sociale della Chiesa e dal magistero pontificio. E se riusciamo a rendere questo servizio a chi ci legge, per pochi che siano, sapremo di aver dato un senso a questo impegno – gratuito – che abbiamo preso.

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