Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

1° gennaio 2023, Maria Santissima Madre di Dio– Anno A

LA MATERNITA’ DI MARIA: Lc 2,16-21        

Maternità di Maria, Chiesa di San Pietro Viterbo, pH Laura Ciulli

Apriamo il nuovo anno nella certezza di incontrare due braccia materne che ci attendono per un caldo affettuoso abbraccio. La beata Vergine Maria è la prima a incontrarci. A lei il concilio di Efeso ha attribuito giustamente il prestigioso titolo di theotòkos “Madre di Dio”. E le cronache del tempo riferiscono che i fedeli in quella memoranda occasione uscirono incontro ai padri conciliari con torce acese per esprimere viva festosa gratitudine.

Però anche Dio, venendo ad abitare in mezzo a noi, ha voluto avere una Madre come è proprio di ogni altro bambino. Ce lo conferma l’apostolo Paolo nella lettera ai Galati: “Dio mandò suo figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (Gal 4,4). Ma può Dio avere una mamma e una mamma di carne come è per tutti noi? La nostra piccola mente vacilla alle prese col mistero…!! La certezza di fede è che Maria è “donna”, creatura come noi, nostra sorella e realmente anche nostra madre (Gv 19,25-27). Una verità di fede che ci affascina e ci commuove.

Certo, anziché procedere per un profondo studio analitico sul mistero che di gran lunga ci sovrasta, scegliamo di disporci nel presepe accanto a “Le Ravi” ossia accanto al rapito, all’estasiato, all’incantato. Non abbiamo nulla da dire e nulla da donare, ma portiamo con noi la cosa più importante: lo stupore. Tutta la nostra persona esprime questo senso di meraviglia ingenua di fronte all’evento più straordinario della nostra storia: il mistero dell’Incarnazione. Perciò, la liturgia natalizia esalta Maria cantando: “Hai generato colui che ti ha creato”; ed ancora: “colui che i cieli e la terra non possono contenere, diventato uomo, si è racchiuso nel tuo grembo”.

La liturgia odierna ci impegna a essere anche costruttori di pace insieme a Maria nostra madre. La pace è shalòm in quanto racchiude una serie di beni: la salute, il benessere, la prosperità, la sicurezza, la serenità, la salvezza. Dire pace significa vivere in sincera amicizia, servire con carità e devozione, sradicare dal cuore odio, discordie e inimicizie, offrire ed accogliere scuse e donare perdono con straordinaria generosità. Essere per tutti e dovunque pacificatori e portatori di pace.

L’esempio di Maria, regina della pace, insegna a ciascuno di noi a vivere come se la pace del mondo dipendesse solo da me; sussiste l’impegno di tessere la trama di costruttori di pace cominciando proprio dalla mia persona, dal mio cuore: creare pace e armonia in me, risolvendo i miei conflitti interiori, e poi progressivamente allargare il cerchio che va dalla famiglia agli amici vicini e lontani così da dilatarlo all’universo intero in modo da includere tutti, non escludendo nessuno. Gesù ci assicura che “gli operatori di pace, saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9). Si, figli di Dio e figli di Maria, regina della pace.

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