Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni Ofm
Padre Ubaldo Terrinoni

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

 

15 gennaio 2023, II domenica per annum – Anno A

GESÙ: L’AGNELLO DI DIO (Gv 1, 29-34)

 

Gesù, pH Laura Ciulli

Nella liturgia della Parola di questa domenica balza in primo piano, e in grande evidenza, il Cristo. Le tre letture ne delineano i tratti e ce ne offrono l’identità: egli rivela la gloria di Dio, raduna il nuovo Israele (la Chiesa), dona lo Spirito di Dio, illumina il mondo, è fonte di santità. Ma soprattutto egli è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo; la formula al singolare (il peccato) comprende il limaccioso fiume di cattiveria dell’umanità che viene eliminato pienamente da lui. Agnello di Dio è una designazione che si trova soltanto in Giovanni; è un titolo cristologico, ed è il primo che viene attribuito a Gesù dopo quello di Verbo di Dio.

In tutte le culture antiche e moderne, l’agnello risulta come l’immagine del candore, dell’innocenza, della docilità, della mitezza; infatti proprio in questa ottica l’apostolo Pietro ne fa cenno nella sua prima lettera: parla di “Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia”, che “a prezzo del suo sangue prezioso riscatta il mondo” (1Pt 1,19); Gesù “nel quale non c’è peccato, è apparso per togliere i peccati” aggiunge Giovanni (1Gv 3,5). Il Maestro invia i suoi in missione per essere e rimanere “agnelli in mezzo ai lupi” precisa Luca (Lc 10,3).

E tuttavia, la letteratura ebraica conosce soprattutto l’agnello-vittima, che veniva immolato nel tempio, e l’agnello pasquale il cui sangue versato risparmiò da morte i primogeniti ebrei” (Es 12,3-28). Da notare che la prima lettura di questa domenica sembra privilegiare proprio questa interpretazione, in quanto parla del “Servo di Dio” che è consacrato per la missione di salvezza; egli rappresenta il vero Israele perché risulta essere luce e salvezza del popolo di Dio.

Gesù, dunque, si presenta anche come agnello-vittima, cioè come colui che offre liberamente se stesso per cancellare il peccato e ricondurre tutti salvi a Dio Padre. Egli infatti è stato condannato a morte nella vigilia di Pasqua, “a mezzogiorno” (Gv 19,14) proprio nel momento in cui i sacerdoti nel tempio immolavano gli agnelli per la festa di Pasqua. Inoltre a Gesù non sono state spezzate le gambe come era uso per l’agnello della Pasqua, secondo la disposizione che si legge nel libro dell’Esodo: “non gli sarà spezzato alcun osso” (Es 12,46; Gv 19,36).

Ancora ai nostri giorni Gesù continua a suscitare interesse e costituisce un forte richiamo affascinante per i giovani e i meno giovani. Si esalta in lui l’onnipotenza, l’amore premuroso e commovente per i malati e l’attenta disponibilità di concreti aiuti ai poveri. Però resta totalmente in ombra la sua figura di Agnello di Dio che, invece, costituisce il fondamento e l’essenza della sua missione come già era stato preannunciato dal profeta Isaia nel quarto carme del Servo del Signore: “Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca” (Is 53,7)

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