In giorni pieni di immagini di guerra e del frastuono delle armi accompagnato da quello degli odi contrapposti, può aiutare a non esserne travolti anche l’attività quotidiana, ordinaria della Chiesa. Si chiama appunto Concistoro ordinario l’assemblea dei cardinali tenuta ieri da Papa Francesco per la canonizzazione, il prossimo 15 maggio, di tre beati: l’olandese Titus Brandsma, al secolo Anno Sjoerd, sacerdote professo dell’Ordine Carmelitano, martire; la suora francese Maria Rivier, fondatrice della Congregazione delle Suore della Presentazione di Maria; la suora italiana Maria di Gesù, al secolo: Carolina Santocanale, fondatrice della Congregazione delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes.
Del primo, soprattutto, aiuta in queste ore meditare la vicenda. La parola greca martirio significa letteralmente testimonianza. Quella di padre Titus Bransma fu una testimonianza, fino al sacrificio della vita, di lotta al male senza odio. Era un sacerdote docente universitario e giornalista la cui vita di santità, cioè di adesione al Vangelo, ebbe il segno di un servizio alla verità senza compromessi, fino il suo tragico compimento durante l’occupazione nazista dell’Olanda. Fu ucciso il 26 luglio 1942 con un’iniezione di acido fenico e all’infermiera che fu il suo carnefice disse solo «pregherò per lei».
Proprio la testimonianza di quella donna durante il processo di canonizzazione di padre Brandsma – proclamato beato nel 1985 da Giovanni Paolo II che lo volle anche co-patrono dei giornalisti cattolici – fu cruciale per comprendere lo stile del suo martirio. A quella donna che non sapeva pregare regalò un rosario ed ella raccontò di non aver più potuto cancellare dalla sua memoria il volto di quel prete, lo sguardo che penetrava e carezzava l’intimità del suo cuore: «Lui – disse – aveva compassione di me».

Aveva tenuto la schiena dritta in quell’epoca buia. Conosciuto in tutto il mondo per la sua attività di scrittore e di conferenziere, era considerato una fastidiosissima spina nel fianco dai nazisti, dei quali non smise mai di denunciare la persecuzione nei confronti degli ebrei: «I nemici e gli avversari di questo popolo – scrisse – sono davvero meschini se ritengono di dover agire in maniera così disumana, e se in tal modo pensano di manifestare o di aumentare la forza del popolo tedesco, ciò è l’illusione della debolezza».
E fu in qualche modo un’illusione dei nazisti quella di essersi liberati di quella spina, quando decisero di arrestarlo all’inizio del 1942. Il 31 dicembre 1941, nella sua responsabilità di assistente ecclesiastico dei giornalisti cattolici olandesi aveva diramato una durissima circolare contro la pretesa dei nazisti di far pubblicare sui quotidiani cattolici gli annunci del Movimento Nazionalsocialista Olandese che inneggiavano alla “razza”. «Le direzioni e le redazioni – vi si legge – sappiano che dovranno rifiutare formalmente tali comunicati, se vogliono conservare il carattere cattolico dei loro giornali; e questo anche se un tale rifiuto conducesse il giornale ad essere minacciato, ad essere multato, ad essere sospeso temporaneamente o anche definitivamente. Non c’è niente da fare. Con questo siamo giunti al limite».
Schiena dritta, dunque, e insieme un significativo esempio di carità, anche verso i suoi carnefici. Lo disse Giovanni Paolo II nella cerimonia di beatificazione: «In mezzo all’imperversare dell’odio, egli ha saputo amare; tutti, anche i suoi aguzzini: “Sono anch’essi figli del buon Dio, diceva, e chi sa se qualche cosa rimane in loro . . .” diceva».
Ed è ancora dalle parole di padre Bransma citate da Papa Giovanni Paolo II in quella occasione che giunge a tutti noi una lezione importante: «La preghiera è vita, non un’oasi nel deserto della vita. Non si deve porre nei nostri cuori una divisione tra Dio e il mondo, ma si deve guardare il mondo avendo sempre Dio sullo sfondo».
Foto tratte dal web

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
