Giovanni Palatucci, Viterbo

“Giovanni Palatucci un funzionario di Polizia negli anni bui della Seconda Guerra
Mondiale, all’indomani della proclamazione delle leggi razziali, in Italia nel 1938, un uomo
profondamente religioso, decisamente propenso ad aiutare il prossimo, decide di fare
qualcosa per limitare, contrastare le deportazioni degli ebrei nei campi di sterminio”.

Giancarlo Sant'Elia, Studenti Liceo Scientifico Paolo Ruffini

È con queste parole che il questore di Viterbo, Giancarlo Sant’Elia, ieri mattina ha voluto
ricordare la figura del questore di Fiume, Giovanni Palatucci, che salvò cinquemila Ebrei dalla cattura della Gestapo, ossia da deportazione e morte programmata. E che, scoperto, subì
la stessa sorte nel campo di sterminio di Dachau, dove fu ucciso e gettato in una fossa
comune nel febbraio del 1945. “Avrebbe potuto salvarsi – ha sottolineato Sant’Elia – ma
rimase a Fiume e venne arrestato dalla Gestapo che scoprì il suo piano, che oggi
sappiamo chiamarsi piano umanitario”.

Antonella Scolamiero, Angelo di Porto La cerimonia si è svolta in una giornata estremamente significativa come il 10 febbraio, in
cui l’Italia celebra il ricordo di un’altra pagina d’orrore legata alla seconda guerra mondiale,
quella delle foibe istriane, dalmate e giuliane nelle quali vennero gettati migliaia di suoi
cittadini dalle forze jugoslave di Tito arrivate a Fiume dopo la sconfitta dei nazifascisti.
Ed è bello e significativo che in tale giornata lo Stato italiano, rappresentato a Viterbo dal
prefetto Antonella Scolamiero, presente alla cerimonia, abbia voluto ricordare la “schiena
dritta” e il cuore giusto di Palatucci. Una cerimonia che da tempo abbiamo tutti imparato a
riconoscere come un simbolo di vita e di speranza: è stato piantato un albero di ulivo e
posta una targa alla memoria del valoroso dirigente di polizia all’interno di un luogo
particolarmente significativo per la cittadinanza viterbese, il giardino della Fraternità, parco
pubblico ubicato nei pressi di porta della Verità.

Giovanni Palatucci fu un profondo cattolico  che attraversò con autentico senso di civismo e
al tempo stesso con l’eroismo della fratellanza umana, dell’amore, le pagine più buie del
secolo scorso, come dimostrano da un lato il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor
Civile ed il riconoscimento dello Stato d’Israele che lo ha inscritto tra i Giusti tra le Nazioni.
dall’altro l’apertura, durante il pontificato di san Giovanni Paolo II, del processo di
canonizzazione che già lo ha visto riconoscere come Servo di Dio.

Massimo Finzi, Angelo di Porto, Giancarlo Sant'Elia
Massimo Finzi, Giancarlo Sant’Elia, Angelo Di Porto

Parlare di Palatucci significa “studiare la storia e coltivare la memoria” ha sottolineato
Massimo Finzi, assessore della Comunità Ebraica di Roma.
Toccante e incisiva è stata la testimonianza di Angelo Di Porto, il cui padre Silvano,
all’epoca bambino di sei anni, fu salvato dalla deportazione da una diciassette viterbese,
Rita Orlandi Corbucci, alla quale proprio nei giorni scorsi l’ambasciata israeliana a Roma
ha conferito la medaglia di Giusta tra le Nazioni, una vicenda che è stata ricostruita dal
viterbese Luca Bruzziches, studioso della Shoah viterbese, presente
anch’egli alla cerimonia.

Giovanni Palatucci
Giovanni Palatucci

Giovanni Palatucci che ha distribuito gli ultimi soldi ai profughi bisognosi ed è riuscito a
procurare a qualcuno il passaggio per il porto di Bari sulle navi di Paesi rimasti neutrali, è
un esempio, una luce nelle tenebre dell’odio. Cinquemila ebrei salvati da un poliziotto che
viveva il Vangelo, hanno parlato con lui e per lui in questo 10 febbraio al composto silenzio
dei giovani studenti del Liceo Scientifico Paolo Ruffini di Viterbo, intervenuti all’incontro. A
loro, a questi giovani luce di speranza passa il testimone per un mondo migliore.

Giovanni Palatucci, Anps Viterbo

Presente all’incontro anche il vicepresidente nazione Anps, Associazione nazionale Polizia di Stato, Donato Fersini con una rappresentanza di Viterbo, Fabrica di Roma ed i rispettivi presidenti: Mario Procenesi, Massimo Ricci e Maurizio Paliani.

Don Flavio Valeri
Don Flavio Valeri

Al termine della cerimonia Don Flavio Valeri, cappellano della Questura, ha impartito la
benedizione a questo albero a ricordo di Giovanni Palatucci questore di Fiume, morto nel
campo di concentramento nazista di Dachau nel febbraio del 1945 e gettato in una fossa
comune.
Eccone il testo:
Ti ringraziano, Signore, per l’eroico esempio del tuo servo Giovanni Palatucci. Ti
ringraziamo per le sue virtù umane e cristiane, per il suo senso del dovere e soprattutto
per la sua la sua solidarietà nei confronti dei nostri fratelli ebrei. L’averne salvati un
grandissimo numero dalla deportazione, gli costò il sacrificio della vita a Dachau, dove per
gli stenti e le torture immaginiamo sia morto contento per le tante vite salvate.
Ti preghiamo Signore in questo giorno, anniversario della sua morte: l’albero di ulivo che
oggi collochiamo qui nel Giardino della fraternità, conservi viva la sua memoria e incoraggi
tutti a difendere e promuovere i valori del vivere civile nella fraternità tra gli uomini e nelle nazioni. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

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