Spezzare la Parola, pH Laura Ciulli

La partecipazione alla Messa resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. Sosta e Ripresa intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia festiva, nella convinzione che “spezzare la Parola” del Signore è indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. In questo anno liturgico (A) incentrato soprattutto sul Vangelo di Matteo,

Padre Ubaldo Terrinoni pH Laura Ciulli
Padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp

ci guida e ci accompagna in questo cammino padre Ubaldo Terrinoni OFM Capp da tempo firma importante e preziosa di Sosta e Ripresa, al quale la Direzione esprime gratitudine per questo ulteriore servizio.

Domenica 26 novembre 2023, XXXIV domenica del tempo ordinario – Anno A 

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo

CRISTO RE E GIUDICE DELL’UNIVERSO Mt 25, 31-46

Cristo Re dell'Universo

La celebrazione di Cristo re e giudice dell’universo chiude l’anno liturgico. Il brano si apre con la solenne presentazione del re, che procede a giudicare tutti i popoli. Ma quanto è diverso il secondo arrivo dal primo! In questo, cioè nel primo, egli si è presentato   piccolo, come un bisognoso, uno sconosciuto; ha subito umiliazioni, rifiuti, derisioni, scherni; ha sperimentato amaramente tradimenti, abbandoni, condanne, rinnegamenti. Tutti hanno potuto usare e abusare di lui. Ed egli ha lasciato fare, senza opporre resistenza: è rimasto debole, inerme, indifeso, in balia dei suoi avversari.

Nel secondo arrivo invece egli verrà nello splendore della sua regalità, presentato come il figlio dell’uomo, accompagnato dagli angeli e sederà glorioso sul trono. L’evangelista Matteo ripete due volte, con felice efficacia letteraria, il termine “gloria”: “quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria…” (v.31). “Gloria” (doxa) nella letteratura biblica è un termine riservato quasi esclusivamente a Dio e indica lo splendore e la magnificenza che impressiona profondamente l’uomo in quanto esperimenta l’abissale distanza dal divino!!

Saranno riuniti tutti i popoli della terra, i quali conoscono in anticipo l’argomento sul quale verterà l’ultimo esame, che poi è il più importante dell’intera vita. La grande assise dei popoli si svolgerà sulla base dell’amore, della carità. Questo del resto è il comandamento che Gesù designa come “mio” e come “nuovo”: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 15,12); “vi dò un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13,34).

Il punto nevralgico dell’esame ultimo è precisamente là dove il re dirà: “In verità vi dico ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me…Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me” (vv. 40.45). Si noti bene: Gesù non dice a noi: “immaginate di farlo a me quel che fate al povero”; e né dice: “io considero la vostra carità come fatta a me stesso”. No! Ma c’è una vera identificazione di Gesù con i poveri e con i bisognosi di ogni urgenza di carità.

In definitiva, si nota che i motivi allegati si riducono tutti a concrete opere di carità compiute in favore dei “fratelli più piccoli e più bisognosi” di Gesù (v. 40). I sei modi di manifestazione dell’amore al prossimo bisognoso, elencati nei versetti 35-36 si ritrovano quasi con la stessa corrispondenza in alcuni testi del primo Testamento: Is 58,7; Gb 22,6-7; 31, 17. 19. 21. Tuttavia va notato che l’elencazione delle opere di carità che Gesù fa in questa circostanza non è esclusiva, ma complementare: intende mettere in risalto l’importanza unica che ha per lui il precetto dell’amore. Resta davvero nuovo e originale la precisazione che introduce Gesù: l’aiuto prestato o rifiutato al povero è aiuto prestato o rifiutato a Gesù stesso. Si può incontrare lui nel servizio ai bisognosi.

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