{"id":12000,"date":"2023-09-26T04:55:08","date_gmt":"2023-09-26T04:55:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=12000"},"modified":"2023-09-26T07:32:26","modified_gmt":"2023-09-26T07:32:26","slug":"il-nostro-mondo-ha-bisogno-di-pace-e-unita-cosi-il-card-zuppi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/il-nostro-mondo-ha-bisogno-di-pace-e-unita-cosi-il-card-zuppi\/","title":{"rendered":"&#8220;Il nostro mondo ha bisogno di pace e unit\u00e0&#8221;, cos\u00ec il card. Zuppi"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">E<\/span><\/strong>cco, di seguito, il testo dell\u2019Introduzione del Cardinale <strong>Matteo Zuppi<\/strong>, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, ai lavori della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, che si svolge a Roma dal 25 al 27 settembre 2023.<\/p>\n<p>Cari Fratelli,<br \/>\nabbiamo un cammino scandito da tappe, appuntamenti, che sono per me motivo di gioia perch\u00e9 rappresentano un\u2019opportunit\u00e0 necessaria e gradita per riflettere, come Vescovi, in uno spirito di sinodalit\u00e0 vissuta e di profonda fraternit\u00e0, sul nostro Paese, sulla Chiesa in esso e, pi\u00f9 complessivamente, su quanto il mondo oggi sta vivendo.<br \/>\nPrima di entrare\u00a0<em>in medias res<\/em>, mi sia consentito un ricordo doveroso ma cordiale del Presidente Giorgio Napolitano. In particolare negli anni della sua presidenza della Repubblica, dal 2006 al 2015, ha dimostrato grande sapienza non soltanto nella gestione delle crisi, ma anche nell\u2019impegno ordinario a far dialogare le varie componenti della politica italiana e a dare alle discussioni un respiro almeno europeo, se non mondiale. Questo sforzo per il dialogo costante e per un allargamento degli orizzonti resta un esempio significativo e molto attuale.<\/p>\n<p><strong><em>La Chiesa segno di unit\u00e0 e pace<br \/>\n<\/em><\/strong>In questo mondo, pi\u00f9 di sempre, tutto si comunica: non si pu\u00f2 pensare all\u2019Italia isolata dall\u2019Europa e dal resto del mondo (lo si vede con la guerra in Ucraina e le migrazioni, e tant\u2019altro); non si pu\u00f2 pensare la Chiesa isolata o separata dalla contemporaneit\u00e0. Questo non significa che la Chiesa sia \u201cconfusa\u201d, sbattuta qua e l\u00e0: non confusa, ma non separata. Preservare l\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 ecclesiale non significa chiudersi in s\u00e9, nei nostri ambienti, nel nostro linguaggio. Non dobbiamo isolarci per proteggerci dal rischio di essere contaminati. C\u2019\u00e8 chi ne teorizza la necessit\u00e0 e soprattutto c\u2019\u00e8 chi lo pratica, con la convinzione di conservare cos\u00ec la verit\u00e0 altrimenti minacciata. Non siamo una minoranza residuale ma, come dissi ricordando la felice espressione di Papa Benedetto XVI, la Chiesa \u00e8 chiamata a essere minoranza creativa. La creativit\u00e0 nutre la missione ed \u00e8 frutto del viverla, spinti dallo Spirito della Pentecoste, non subendo il mondo ma accettandone la sfida con serena consapevolezza e responsabilit\u00e0. La Chiesa in Italia, in vari aspetti, \u00e8 una Chiesa di popolo, realt\u00e0 da coltivare, mai da disprezzare, i cui confini non debbono essere tracciati da noi con il rischio di allontanare e rendere incomprensibile l\u2019annuncio evangelico ma con la fiduciosa speranza del seminatore. Dobbiamo annunziare e vivere il Vangelo, tutto il Vangelo e i comportamenti conseguenti, questo s\u00ec! Lo Spirito Santo d\u00e0 e dar\u00e0 forma alle comunit\u00e0. Siamo in ascolto dello Spirito. La Chiesa vive per il Vangelo e per gli altri, segno di unit\u00e0 e pace nelle citt\u00e0, nelle periferie, nelle aree interne, nell\u2019Italia intera, ricordandole il destino comune di popolo.<\/p>\n<p>Manca la pace<br \/>\nIl nostro mondo ha bisogno di pace e unit\u00e0. La guerra continua in Ucraina e non ci abituiamo ad essa. Il dolore di questa guerra \u00e8 stampato su volti precisi: quelli dei morti, soprattutto tra i civili, e dei feriti per i bombardamenti; quello delle persone barbaramente violentate; quello delle popolazioni sfollate e costrette a migrare; quello dei bambini lontani dai propri familiari o dalle proprie case. Si tratta di un dramma alle porte dell\u2019Europa che ci riguarda tutti, come uomini e donne di questo tempo, prima ancora che come cittadini europei. Capiamo con evidenza come siamo davvero tutti sulla stessa barca e apparteniamo alla stessa famiglia umana. Fratelli tutti. L\u2019azione del Santo Padre per la pace, oltre alle sue parole, ci ricorda che tutti dobbiamo agire e pregare per la pace. Ho personalmente sentito quanto la preghiera per la pace abbia accompagnato anche la mia missione degli ultimi mesi e ne sono intimamente grato ed edificato. Sono certo che \u00e8 un valore che misteriosamente, ma efficacemente, spinger\u00e0 la missione nella direzione auspicata. San Giovanni Crisostomo insegna: \u201cNulla \u00e8 pi\u00f9 potente della preghiera e nulla le \u00e8 pari\u201d. La solidariet\u00e0 aiuta la resistenza degli ucraini in una situazione tragica, venendo incontro a molteplici e drammatiche necessit\u00e0. Soprattutto \u2013 come ho detto recentemente al Sinodo della Chiesa greco-cattolico \u2013 ci ricordiamo sempre degli ucraini e continuiamo a sostenerli in Ucraina o in Italia, esuli dalla loro terra. Desidero ringraziare le tante famiglie che hanno dato disponibilit\u00e0 per accogliere i bambini ucraini. Mi auguro che l\u2019anno prossimo questa accoglienza dei minori ucraini possa trovare un ulteriore e sempre pi\u00f9 diffuso sviluppo, per garantire ai pi\u00f9 piccoli, feriti intimamente dalla guerra, un periodo di protezione e gioia. Ripetiamo, con il Papa, l\u2019esortazione a trovare vie di pace nella giustizia, perch\u00e9 siano abbreviate le sofferenze di tanti e salvate tante vite. L\u2019appassionato impegno per l\u2019Ucraina non fa dimenticare altri Paesi che soffrono guerra, tensioni e instabilit\u00e0. Dovremmo scorrere i nomi dei Paesi in guerra nella preghiera, come i grani del Rosario. Penso al terribile conflitto in Sudan, dove 5 milioni di abitanti su 45 hanno dovuto lasciare le loro case. In questi giorni si \u00e8 riaccesa una preoccupante violenza nel Nagorno Karabakh per il quale auspichiamo che la vita dei cristiani e la convivenza siano pienamente rispettate. Pensando a questa e a tantissime situazioni di conflitto, sentiamo l\u2019urgenza della pace. Il Santo Padre ha detto: \u201c\u00c8 tempo di trovare il cambiamento della pace, il cambiamento della fraternit\u00e0. \u00c8 tempo che le armi cessino. \u00c8 tempo di tornare al dialogo, alla diplomazia. \u00c8 tempo che cessino i disegni di conquista e di aggressione militare. Per questo ripeto: no alla guerra. No alla guerra\u201d.<\/p>\n<p>Migranti e rifugiati<br \/>\nLe guerre, il degrado ambientale, l\u2019insicurezza, la miseria, il fallimento di non pochi Stati sono all\u2019origine dei flussi di rifugiati e migranti. Si tratta di gestire con umanit\u00e0 e intelligenza un vasto fenomeno epocale. L\u2019errore \u2013 non da oggi \u2013 \u00e8 stato politicizzare il fenomeno migratorio, anche condizionati dal consenso e dalle paure. Si tratta di esseri umani prima di tutto; si tratta del futuro dell\u2019Italia, in crisi demografica; si tratta di coinvolgere la popolazione in un fenomeno che crea scenari nuovi e non semplici. Richiede coraggio politico e responsabilit\u00e0 sociale. La questione migratoria dovrebbe essere trattata come una grande questione nazionale, che richiede la cooperazione e il contribuito di tutte le forze politiche. Papa Francesco a Marsiglia \u2013 incontro che \u00e8 stato in piena continuit\u00e0 con quelli di Bari e Firenze e che chiede una progettazione perch\u00e9 il Mediterraneo sia per tutta la Chiesa, per la nostra Conferenza, un ambito decisivo di riflessione \u2013 ha richiamato \u201cla tragedia di chi non ce l\u2019ha fatta, di chi \u00e8 morto in mare\u201d. E ha ricordato alla nostra coscienza che \u201csono vite spezzate e sogni infranti\u201d. \u201cSiamo di fronte a un bivio\u201d: o scegliamo la cultura della fraternit\u00e0 o la cultura dell\u2019indifferenza. In questo \u00e8 davvero necessaria una concertazione tra le forze politiche e sociali indispensabile per creare un sistema di accoglienza che sia tale, non opportunistico, non solo di sicurezza perch\u00e9 la vera sfida \u00e8 governare un fenomeno di dimensioni epocali e renderlo un\u2019opportunit\u00e0 cos\u00ec come esso \u00e8. Non dimentichiamo la necessit\u00e0 anche di una comune visione europea, per la quale \u00e8 necessario forse un ulteriore sforzo da parte nostra e delle Chiese europee, anche con maggiore collaborazione con il CCEE e la COMECE.<br \/>\n\u00c8 solo la legalit\u00e0 che contrasta l\u2019illegalit\u00e0 e pu\u00f2 permettere una seria e indispensabile inclusione. La Conferenza Episcopale Italiana resta fedele all\u2019intuizione e allo spirito dell\u2019iniziativa \u201cLiberi di partire, liberi di restare\u201d e ai corridoi umanitari, esperienza che offre importanti indicazioni per affrontare responsabilmente il problema. In questo contesto \u00e8 stata possibile l\u2019apertura del primo canale legale di ingresso per minori stranieri non accompagnati attraverso un permesso di studio (progetto Pagelle in tasca) dal Niger all\u2019Italia, specificatamente in Piemonte. \u00c8 stato un percorso molto difficile e lento, ma i risultati raggiunti per i pochi minori che si \u00e8 riusciti a far arrivare \u2013 una decina in circa due anni \u2013 sono estremamente incoraggianti. Tutti sono entrati con un permesso di studio e sono stati inseriti in famiglie affidatarie: forse varrebbe la pena aumentare questo tipo di possibilit\u00e0, ad esempio per i MSNA che si trovano in Libia.<br \/>\nSeguiremo con attenzione e vigilanza i provvedimenti e la loro attuazione, perch\u00e9 sia rispettata la dignit\u00e0 di ogni persona, basandoci sui criteri che il Papa ha offerto: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 italiana non \u00e8 in pace<br \/>\nLa societ\u00e0 italiana non \u00e8 in pace. Penso ai femminicidi, spesso amara conclusione di un processo di violenza sulla donna. La strage delle donne continua spesso causata dalla ricerca di libert\u00e0 da un rapporto violento e possessivo (38 sono morte per mano di compagni o ex partner). Sono 79 le donne assassinate dall\u2019inizio dell\u2019anno: 61 in ambito familiare-affettivo. C\u2019\u00e8 in gioco il rispetto verso le donne, ma ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 il nostro modo di essere famiglia, di vivere in una trama di relazioni. Abbiamo il compito di fornire strumenti per aiutare a guarire dalla malattia mortale che \u00e8 il disprezzo del pi\u00f9 debole e la volont\u00e0 di sottomissione. Al contempo, dobbiamo trovare nuovi modi per tutelare i pi\u00f9 deboli e fragili, per identificare il disagio e trovare soluzioni in grado di prevenire tanta violenza.<br \/>\nIl mondo dei giovani \u00e8 coinvolto dalla violenza: risse, bullismo, atti vandalici, violenze sessuali, ma anche spaccio, furti e rapine, a volte di baby gang. I social sono il tam-tam dove si documentano le gesta. Violenze verso minorenni o adulti, compiute da minori: segnali di una tendenza in atto da anni, amplificata dalla pandemia. I dati della Direzione centrale della polizia criminale mostrano, nei primi dieci mesi del 2022, un incremento di pi\u00f9 del 14% dei minori denunciati o arrestati. Sono aumentati i reati commessi da minori e le violenze sessuali, rispetto allo stesso periodo del 2021, pi\u00f9 del 15,7%. In forte crescita gli omicidi commessi dai minorenni, pi\u00f9 del 35,3%. Si segnala una crescita dei disturbi di ansia, ritiro sociale e isolamento, autolesionismo, rabbia, aggressivit\u00e0, problemi alimentari, disturbi del sonno e depressione. Drammatici sono i dati sui suicidi degli adolescenti che stanno lievitando: per noi non devono essere solo numeri, ma sono persone, volti, storie. Ci segnalano un disagio diffuso che ci deve interpellare.<\/p>\n<p>Tutto avviene diversamente dal passato in pubblico: nella \u201cfornace\u201d dei social, spietati e agonistici. Nessuna generazione prima ha conosciuto quest\u2019esperienza: ci si deve autodefinire, si deve mettere il volto e il corpo in mostra, si misurano quanti ti seguono. \u00c8 facile sui social sbagliare e finire alla gogna, segnati dall\u2019ansia, alimentata dalla crisi dei grandi sogni collettivi e da reti educative e relazionali molto pi\u00f9 fragili. \u201cL\u2019\u201cEvaporazione del padre\u201d \u00e8 il tratto costitutivo del nostro tempo\u201d, dice Recalcati. Si ripropone con forza il problema dell\u2019educazione, su cui costantemente la Chiesa in Italia ha riflettuto, riflette ed \u00e8 necessario continuare a riflettere. L\u2019educazione non \u00e8 un\u2019emergenza ma \u00e8 la quotidianit\u00e0 della vita della Chiesa. Abbiamo un potenziale straordinario di gente che lavora per l\u2019educazione da anni e in tante parti d\u2019Italia. C\u2019\u00e8 qui un aspetto significativo della nostra vocazione, espressa non solo nelle istituzioni educative, ma in tutti gli ambiti della Chiesa e nel rapporto con i giovani.<\/p>\n<p>Non dobbiamo aver timore di fronte alle nuove generazioni. Abbiamo risorse profonde, un\u2019umanit\u00e0 che si mette al servizio dei pi\u00f9 giovani. Abbiamo un tesoro di vita e di senso. Vorrei ricordare come Padre Pino Puglisi sia per certi verso un martire dell\u2019educazione, perch\u00e9 mostra come si cambia un quartiere oppresso dall\u2019\u201ceducazione\u201d mafiosa proprio offrendo alternative serie, coinvolgenti, migliori. Lo ha fatto come sacerdote, maestro, uomo, a mani nude, con fede e passione, fino al dono della vita. Diceva don Pino agli educatori: \u201cDio ci ama, ma sempre tramite qualcuno\u201d.<\/p>\n<p>Recenti provvedimenti governativi hanno cercato di rispondere a queste urgenze. A noi spetta il compito di gettare uno sguardo evangelico su questo tema, ma \u2013 direi \u2013 soprattutto di aiutare ad allargare l\u2019orizzonte della riflessione e della discussione perch\u00e9 i provvedimenti diano risposte efficaci a medio termine, diventino impegno ordinario e continuativo per non creare ulteriori delusioni e rafforzare la diffusa convinzione di essere abbandonati.<\/p>\n<p>Penso in primis ai genitori, a quanti, cio\u00e8, hanno la gioia e la responsabilit\u00e0 di educare la prossima generazione. Occorre profondere uno sforzo almeno pari a quello dell\u2019iniziazione cristiana nei confronti dei genitori e degli adulti in generale. In realt\u00e0 sono loro i veri educatori con il loro stile di vita, con i \u201cs\u00ec\u201d e i \u201cno\u201d su cui basano la propria vita ancor prima di trasmetterli ai figli.<\/p>\n<p>Sotto la pressione degli ultimi eventi, si torna oggi a parlare di\u00a0\u201ceducazione affettiva\u201d\u00a0dei giovani. Per noi la persona \u00e8 una realt\u00e0 unica e complessa, la cui affettivit\u00e0 \u00e8 in dialogo con il corpo e il suo sviluppo, con la mente e le sue conoscenze, con il cuore e i suoi valori. Forse \u00e8 tempo perch\u00e9 anche noi credenti troviamo il coraggio di parlare di\u00a0sessualit\u00e0\u00a0senza infingimenti, nella prospettiva dell\u2019integrazione tra vita umana e vita spirituale.\u00a0L\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0\u00a0nasconde infatti un\u2019esigenza ancora pi\u00f9 profonda:\u00a0l\u2019educazione alla vita interiore, all\u2019incontro con le profondit\u00e0 di s\u00e9 stessi.<br \/>\nDa pochi giorni in tutta Italia si sono aperte le scuole e tra pochi giorni inizieranno le lezioni nelle Universit\u00e0. Vorrei rivolgere per questo un augurio speciale di buon anno scolastico e accademico a tutti: ai docenti, agli studenti e al personale amministrativo. Che sia un anno di crescita intellettuale e umana. Dalla scuola dell\u2019infanzia ai Centri di ricerca universitari siano questi i luoghi in cui si possa fare esperienza di un sapere che edifica la comunione e la pace.<\/p>\n<p>La compassione per le folle in una Chiesa pi\u00f9 familiare<br \/>\nProprio pensando ai giovani, alle donne e uomini del nostro Paese, vorrei fare riferimento a una pagina del Vangelo, a me sempre molto cara, in cui emerge la \u201ccompassione\u201d di Ges\u00f9: \u201cVedendo le folle ne sent\u00ec compassione, perch\u00e9 erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: \u2018La messe \u00e8 molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe\u2019\u201d (Mt 9, 37-38). Nel vangelo di Marco si legge come \u201cGes\u00f9 percorreva i villaggi intorno a Nazareth, insegnando. Chiam\u00f2 a s\u00e9 i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri\u201d (Mc 6,6-7). Vorrei evocare brevemente l\u2019antefatto di questa celebre scena. Ed \u00e8 un antefatto triste. Ges\u00f9 si era dedicato alla predicazione proprio nella sinagoga di Nazareth (Mc 6,1-2), la sua citt\u00e0 di residenza. Ma aveva dovuto constatare il fallimento della sua iniziativa: qualcuno si era limitato ad ammirarlo (\u201cDa dove gli vengono queste cose? E che sapienza \u00e8 quella che gli \u00e8 stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?\u201d, Mc 6, 2), altri invece lo avevano semplicemente ridimensionato evocando la sua parentela (\u201cNon \u00e8 costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?\u201d, Mc 6,3a). Di fatto, nessuno capisce la portata salvifica del suo agire. Nel linguaggio di Marco: \u201cEra per loro motivo di scandalo\u201d (Mc 6,3b). Ges\u00f9 non resta a Nazareth, magari per interpretare i problemi oppure per convincerli o semplicemente catturato dalla polemica ma facendosi anche imporre da loro il limite. Si mette in cammino e costringe i suoi a incontrare la folla, a misurarsi con la messe abbondante che richiede sempre tanti operai se la guardiamo con compassione. Ges\u00f9 decide di mandare gli apostoli a predicare perch\u00e9 vede le folle stanche e sfinite e ne ha compassione (cfr. Mt 9,36). Lo Spirito di Ges\u00f9 dona a noi tutti, se l\u2019accogliamo, la commozione per folle di persone di qualunque tipo, talvolta spaesate, sole, stanche, ammalate o impoverite. L\u2019espressione \u201cfolla\u201d ben si adegua alla realt\u00e0 sociale, composta sovente da donne e uomini, soli o impoveriti nelle relazioni, privi di reti. Anche spaesati, spaventati di un futuro che non aspettano con nessuno. C\u2019\u00e8 troppa infelicit\u00e0 e insoddisfazione. Scrive Zygmunt Bauman, \u201cla vera funzione del mercato consumistico \u00e8 provocare insoddisfazione\u201d.<\/p>\n<p>La compassione \u00e8 amare non un popolo anonimo, ma persone di cui si comincia a conoscere il nome, che hanno volti e storie. Evangelizzare, uscendo dai nostri recinti, non \u00e8 proselitismo verso una folla. Evangelizzare \u00e8 incontrare, conoscere, comunicare personalmente la Parola di Dio, divenire amici e fratelli. In questa prospettiva, cogliendo l\u2019opportunit\u00e0 del processo sinodale, non dobbiamo interrogarci su come la Chiesa possa pi\u00f9 essere famiglia? Su come le nostre comunit\u00e0 possano essere familiari, accoglienti, fraterne? Non solo interrogarci, ma vivere una corrente di simpatia umana, che trasmetta affezione e compassione. La Chiesa \u00e8 anzitutto comunit\u00e0, famiglia, dimensione domestica, personale, di relazione, perch\u00e9 solo cos\u00ec sapremo educare i giovani e trovare uno spazio per tutti nella loro diversit\u00e0. Papa Francesco ha ripreso nella Fratelli tutti alcune sue belle parole: la Chiesa \u00e8 \u201cuna famiglia tra le famiglie \u2013 questo \u00e8 la Chiesa\u2026 Una casa con le porte aperte. La Chiesa \u00e8 una casa con le porte aperte, perch\u00e9 \u00e8 madre\u201d.<\/p>\n<p>La comunione<\/p>\n<p>Per questo, sono tristi e sterili le polarizzazioni nella Chiesa. Nel 1972, nel post Concilio, il teologo Karl Rahner aveva parlato, riguardo alla Chiesa tedesca di allora, della polarizzazione come grande pericolo (Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e chance, pp. 48 ss). Allora era una polarizzazione infuocata di dibattiti e polemiche. Oggi, oltre le polemiche, si rischia la polarizzazione dell\u2019indifferenza, spesso accentuata dalla disillusione, per cui le altre realt\u00e0 o personalit\u00e0 ecclesiali sono ignorate o deprecate. Sinodalit\u00e0 vuol dire rimettere in discussione le arroccate solitudini ecclesiali nell\u2019incontro, nella comunione, nell\u2019ascolto, nell\u2019impegno missionario enorme che ci attende confrontandoci con la folla e le sue sofferenze. In fondo \u00e8 la malattia della societ\u00e0 che prende la Chiesa e isola gli uni dagli altri, magari nella contrapposizione. Invece mai senza l\u2019altro! Umberto Eco ha espresso una visione valida per tutti: \u201cNon possiamo comprendere chi siamo senza lo sguardo e la risposta dell\u2019altro\u201d. Il processo sinodale \u00e8 una grande occasione di rinnovamento e affratellamento.<\/p>\n<p>Ci misuriamo con la realt\u00e0 in cui siamo, la citt\u00e0, il territorio, il quartiere. Questa realt\u00e0 \u00e8 il centro della nostra cura e del nostro impegno. Sinodalmente: anche se viviamo in prospettive diverse, abbiamo attitudini, responsabilit\u00e0 e storie differenti. Niente e nessuno sono il centro. Nemmeno la parrocchia. Il centro \u00e8 Ges\u00f9 e il prossimo che ci affida: sono gli altri con cui vivere, cui comunicare il Vangelo. Cambia la geografia della Chiesa. Tanti sono i suoi volti su un territorio: la parrocchia, i movimenti, i religiosi e le religiose, gli stessi santuari e quanto lo Spirito ci dona. Tutte risorse per una stessa missione.<\/p>\n<p>A Lisbona, alla GMG, cui erano presenti alcuni di noi, in un \u201coceano di giovani\u201d \u2013 come ha detto il Papa \u2013, abbiamo sperimentato la gioia di essere popolo di diverse generazioni e di vedere una giovane generazione vivere l\u2019entusiasmo dell\u2019incontro con Ges\u00f9. Nella Chiesa per i giovani, non esistono i confini che separano. Abbiamo vissuto a Lisbona la gioia di essere popolo, contenti della numerosa partecipazione di giovani italiani. Il primo dato da registrare sono le 65.000 presenze: una sorpresa rispetto alle previsioni. Lisbona era stata posticipata di un anno e la distanza con Cracovia (2016) faceva temere una dispersione e una fatica nel coinvolgimento dei ragazzi. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. Il secondo dato e motivo di speranza \u00e8 che buona parte di questi ragazzi erano alla loro prima esperienza di GMG.<\/p>\n<p>I giovani sono venuti per un\u2019esperienza di fede e per stare insieme: hanno detto la forza della giovinezza in una societ\u00e0, che li comprime, dove gli adulti non vogliono invecchiare lasciando loro spazio. La Chiesa \u00e8 lo spazio dei giovani. Questi sono venuti anche per Papa Francesco, un anziano padre che ha parlato al loro cuore. Chi ha vissuto l\u2019esperienza di Lisbona non pu\u00f2 non ringraziarlo. I giovani hanno colto il significato del ministero del Papa e il valore delle parole e del carisma di Francesco. Lo voglio ribadire di fronte a troppe resistenze verso di lui e il suo messaggio, spesso espresse in uno spirito di contrapposizione, favorito dai social, che affievolisce la comunione e intristisce la vita ecclesiale.<\/p>\n<p>Mi sono tornate in mente le parole di don Mazzolari, nel piccolo libro, Anch\u2019io voglio bene al papa: \u201cCome sono corti certi apprezzamenti sulla missione storica del papa! Come lo rendono male!\u201d. Poco si \u00e8 capito l\u2019impegno originale del Papa per la pace, la sua compassione per le sofferenze delle vittime della guerra. L\u2019affetto per il Papa tocca in profondit\u00e0 la comunione nella Chiesa e la sua unit\u00e0: specie per noi Vescovi italiani, per cui egli \u00e8 Primate d\u2019Italia. La sinodalit\u00e0 \u00e8 anche un cammino di comprensione piena del ministero del Vescovo di Roma. Un ministero tanto importante per la fede, l\u2019unit\u00e0 della Chiesa, che si esprime anche al servizio dell\u2019unit\u00e0 dei popoli in un periodo di cos\u00ec grandi lacerazioni.<\/p>\n<p>Le fatiche della nostra gente<br \/>\nQuante sofferenze della nostra gente che suscitano la nostra compassione e, quindi, la nostra scelta concreta di evangelizzazione e promozione umana. I dati forniti dall\u2019Istat, a questo proposito, non possono essere taciuti.\u00a0La povert\u00e0 in Italia\u00a0pu\u00f2 dirsi ormai un fenomeno strutturale, visto che tocca quasi una persona su dieci: il 9,4% della popolazione residente vive, infatti, in una condizione di povert\u00e0 assoluta. Solo quindici anni fa, il fenomeno riguardava appena il 3% della popolazione. Inflazione, crescita dei prezzi, caro bollette, lavoro povero sono i nuovi pesi che gravano in misura crescente sulle famiglie gi\u00e0 pi\u00f9 povere, per le quali occorre proporre politiche concrete che le aiutino a vivere dignitosamente e a far fronte a una precariet\u00e0 che assume volti diversi.<br \/>\nUn problema specifico concerne\u00a0la casa. Il rincaro dei prezzi degli affitti, dei mutui e delle utenze domestiche rende sempre pi\u00f9 oneroso il mantenimento dell\u2019abitazione, molte persone e nuclei familiari sono alla ricerca di un alloggio. Nel corso del tempo, molte comunit\u00e0 parrocchiali hanno messo a disposizione degli spazi cercando di stare a fianco a quanti non avevano pi\u00f9 la possibilit\u00e0 un proprio alloggio. Questa disponibilit\u00e0 di accoglienza, nata come risposta momentanea a un\u2019emergenza, con il solo impegno ecclesiale non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile! Vanno sollecitati interventi pubblici per affrontare il problema.<br \/>\nUn altro aspetto della precariet\u00e0 che si vive \u00e8 quello legato alla\u00a0denatalit\u00e0. Occorrono servizi integrati sul territorio a sostegno delle famiglie, non solo aiuti materiali. Molte famiglie rinunciano anche alla cura della propria salute perch\u00e9 i tempi di attesa delle ASL sono lunghi e non tutti possono permettersi di rivolgersi al privato.<br \/>\nIl\u00a0lavoro\u00a0ha conosciuto, negli ultimi mesi, una ripresa in termini di occupazione, ma conosce ancora molta sofferenza circa la sua qualit\u00e0. Lo segnala il fenomeno degli\u00a0working poor: non \u00e8 garantito, come in passato, a chi lavora di sentirsi al sicuro fuori dalla soglia di povert\u00e0. Incidono la precariet\u00e0 dei contratti, l\u2019incapacit\u00e0 di adeguamento degli stipendi al costo della vita, lo sfruttamento e la diffusione del lavoro nero in alcuni contesti. Sono tutti fattori che destano preoccupazione. Anche il fenomeno delle dimissioni dal lavoro, soprattutto nei giovani, fa riflettere.<\/p>\n<p>\u00c8 in corso un cambiamento culturale senza precedenti che dobbiamo comprendere e accompagnare, ribadendo quanto sia irrinunciabile la centralit\u00e0 della persona per la dottrina sociale della Chiesa. A conferma conosciamo un continuo ripetersi quotidiano di\u00a0incidenti sul lavoro\u00a0che fanno aumentare, giorno dopo giorno, le vittime. Alcuni tragici recenti episodi, come quello ferroviario a Brandizzo nel torinese, non ci devono far dormire sonni tranquilli. La sicurezza nei cantieri e nei luoghi di lavoro \u00e8 segno di civilt\u00e0. Non \u00e8 barattabile con la fretta di consegnare un\u2019opera, n\u00e9 con le limitazioni degli investimenti sulla sicurezza e tanto meno con la superficialit\u00e0 e l\u2019irresponsabilit\u00e0. \u00c8 in gioco la nostra dignit\u00e0 umana. Nei primi sette mesi del 2023 abbiamo visto 559 vittime sul lavoro, mentre lo scorso anno ne abbiamo contate 1.090. A questi numeri drammatici si aggiungano gli infortunati: il lavoro deve essere custodito come luogo di vita e le vittime sono un \u201coltraggio alla convivenza civile\u201d, secondo una giusta valutazione del Presidente Mattarella. Come Chiesa, non basta sposare la facile lamentela o invocare genericamente maggiore sicurezza, se non ci facciamo interpreti di una diversa cultura del lavoro e della consapevolezza che l\u2019insicurezza del lavoro \u00e8 morte sociale.<\/p>\n<p>La fase sapienziale<br \/>\nGuardando alla vita delle nostre Chiese che sono in Italia, non si pu\u00f2 non fare alcuni rilievi sul Cammino sinodale, che \u00e8 entrato nella seconda fase: sapienziale.\u00a0I primi due anni\u00a0ci hanno insegnato innanzitutto quanto sia necessario e decisivo alimentare la radice spirituale della nostra azione pastorale, quanta richiesta di ascolto ci sia nelle nostre comunit\u00e0 e nei nostri territori, quanto desiderio vi sia nelle persone di incontri autentici, quanto sia forte l\u2019aspirazione a una Chiesa aperta e che d\u00e0 forma alla corresponsabilit\u00e0, quanto sia diffusa l\u2019attesa di rinnovamento di molti aspetti della nostra vita ecclesiale. Abbiamo vissuto un profondo esercizio di ascolto, certo diversificato nei modi e nei risultati. Questo esercizio \u00e8 un processo ormai acquisito: non \u00e8 quindi terminato, ma continua ad alimentare la nuova fase, quella sapienziale, in cui vogliamo crescere insieme nel discernimento ecclesiale.<br \/>\nNella nuova fase i confini non si restringono: al contrario, siamo chiamati ad affrontare le tematiche e i nodi che sono emersi in questi due anni con alcune attenzioni. Tra queste c\u2019\u00e8 l\u2019ascolto ancora pi\u00f9 allargato, a partire dai giovani che da tempo ci diciamo non possono essere considerati solo destinatari e dagli esperti che potranno aiutarci ad andare in profondit\u00e0 nella lettura e nel discernimento delle varie questioni emerse. Anche in queste dinamiche il Comitato nazionale potr\u00e0 svolgere un servizio prezioso.<\/p>\n<p>Sin dall\u2019inizio il nostro Cammino sinodale \u00e8 stato poi in dialogo con il Sinodo dei Vescovi: \u00e8 un raccordo delicato che richiede la pazienza del coordinamento, ma che ci aiuta a tenere sempre lo sguardo rivolto anche alla Chiesa universale.<\/p>\n<p>Nei prossimi giorni giungeranno a Roma i partecipanti alla XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, che avr\u00e0 inizio con una Veglia di preghiera ecumenica presieduta da Papa Francesco in Piazza San Pietro il prossimo 30 settembre. \u00c8 un\u2019altra occasione di grazia per la Chiesa, un tempo per certi versi simile a quello che \u00e8 stato il tempo dell\u2019ultimo Concilio, in cui \u00e8 riecheggiata in maniera insistente la domanda: \u201cChiesa, cosa dici di te stessa?\u201d. La prossima Assemblea del Sinodo dei Vescovi si trover\u00e0 a far risuonare una domanda simile, sulla natura e sulla missione di una Chiesa che voglia essere tutta sinodale, declinando insieme comunione, partecipazione e missione.<\/p>\n<p>Il nostro Cammino sinodale, con le sue tipicit\u00e0, rappresenta il contributo specifico delle Chiese in Italia a quello scambio dei doni che costruisce la comunione delle Chiese. Non si tratta, infatti, di un percorso parallelo a quello della Chiesa universale ma, in seno al cammino della Chiesa tutta intera, le nostre Chiese in Italia stanno offrendo il contributo delle loro peculiarit\u00e0 ecclesiali. Riteniamo matura la discussione di un cambiamento anche delle strutture stesse della CEI, del suo snellimento e ripensamento che recepisca le importanti indicazioni contenute nella riforma della Curia Romana e del Vicariato di Roma, della quale la Segreteria Generale si far\u00e0 carico di presentare un primo progetto per opportuna valutazione del Consiglio Permanente e dell\u2019Assemblea Generale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Conclusione<\/p>\n<p>Questo anno di discernimento desidero sia un\u2019appassionante discussione per aiutare a trovare soluzioni adeguate e innovative. La prospettiva resta sempre la stessa: guardare con la compassione di Ges\u00f9, sentire la sua chiamata e il suo invio perch\u00e9 la folla possa incontrare l\u2019annuncio del Vangelo e diventare una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La Chiesa segno di unit\u00e0 e pace<br \/>\nIn questo mondo, pi\u00f9 di sempre, tutto si comunica: non si pu\u00f2 pensare all\u2019Italia isolata dall\u2019Europa e dal resto del mondo (lo si vede con la guerra in Ucraina e le migrazioni, e tant\u2019altro); non si pu\u00f2 pensare la Chiesa isolata o separata dalla contemporaneit\u00e0. Questo non significa che la Chiesa sia \u201cconfusa\u201d, sbattuta qua e l\u00e0: non confusa, ma non separata. Preservare l\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 ecclesiale non significa chiudersi in s\u00e9, nei nostri ambienti, nel nostro linguaggio. Non dobbiamo isolarci per proteggerci dal rischio di essere contaminati. C\u2019\u00e8 chi ne teorizza la necessit\u00e0 e soprattutto c\u2019\u00e8 chi lo pratica, con la convinzione di conservare cos\u00ec la verit\u00e0 altrimenti minacciata. Non siamo una minoranza residuale ma, come dissi ricordando la felice espressione di Papa Benedetto XVI, la Chiesa \u00e8 chiamata a essere minoranza creativa. La creativit\u00e0 nutre la missione ed \u00e8 frutto del viverla, spinti dallo Spirito della Pentecoste, non subendo il mondo ma accettandone la sfida con serena consapevolezza e responsabilit\u00e0. La Chiesa in Italia, in vari aspetti, \u00e8 una Chiesa di popolo, realt\u00e0 da coltivare, mai da disprezzare, i cui confini non debbono essere tracciati da noi con il rischio di allontanare e rendere incomprensibile l\u2019annuncio evangelico ma con la fiduciosa speranza del seminatore. Dobbiamo annunziare e vivere il Vangelo, tutto il Vangelo e i comportamenti conseguenti, questo s\u00ec! Lo Spirito Santo d\u00e0 e dar\u00e0 forma alle comunit\u00e0. Siamo in ascolto dello Spirito. La Chiesa vive per il Vangelo e per gli altri, segno di unit\u00e0 e pace nelle citt\u00e0, nelle periferie, nelle aree interne, nell\u2019Italia intera, ricordandole il destino comune di popolo.<\/p>\n<p>Manca la pace<br \/>\nIl nostro mondo ha bisogno di pace e unit\u00e0. La guerra continua in Ucraina e non ci abituiamo ad essa. Il dolore di questa guerra \u00e8 stampato su volti precisi: quelli dei morti, soprattutto tra i civili, e dei feriti per i bombardamenti; quello delle persone barbaramente violentate; quello delle popolazioni sfollate e costrette a migrare; quello dei bambini lontani dai propri familiari o dalle proprie case. Si tratta di un dramma alle porte dell\u2019Europa che ci riguarda tutti, come uomini e donne di questo tempo, prima ancora che come cittadini europei. Capiamo con evidenza come siamo davvero tutti sulla stessa barca e apparteniamo alla stessa famiglia umana. Fratelli tutti. L\u2019azione del Santo Padre per la pace, oltre alle sue parole, ci ricorda che tutti dobbiamo agire e pregare per la pace. Ho personalmente sentito quanto la preghiera per la pace abbia accompagnato anche la mia missione degli ultimi mesi e ne sono intimamente grato ed edificato. Sono certo che \u00e8 un valore che misteriosamente, ma efficacemente, spinger\u00e0 la missione nella direzione auspicata. San Giovanni Crisostomo insegna: \u201cNulla \u00e8 pi\u00f9 potente della preghiera e nulla le \u00e8 pari\u201d. La solidariet\u00e0 aiuta la resistenza degli ucraini in una situazione tragica, venendo incontro a molteplici e drammatiche necessit\u00e0. Soprattutto \u2013 come ho detto recentemente al Sinodo della Chiesa greco-cattolico \u2013 ci ricordiamo sempre degli ucraini e continuiamo a sostenerli in Ucraina o in Italia, esuli dalla loro terra. Desidero ringraziare le tante famiglie che hanno dato disponibilit\u00e0 per accogliere i bambini ucraini. Mi auguro che l\u2019anno prossimo questa accoglienza dei minori ucraini possa trovare un ulteriore e sempre pi\u00f9 diffuso sviluppo, per garantire ai pi\u00f9 piccoli, feriti intimamente dalla guerra, un periodo di protezione e gioia. Ripetiamo, con il Papa, l\u2019esortazione a trovare vie di pace nella giustizia, perch\u00e9 siano abbreviate le sofferenze di tanti e salvate tante vite. L\u2019appassionato impegno per l\u2019Ucraina non fa dimenticare altri Paesi che soffrono guerra, tensioni e instabilit\u00e0. Dovremmo scorrere i nomi dei Paesi in guerra nella preghiera, come i grani del Rosario. Penso al terribile conflitto in Sudan, dove 5 milioni di abitanti su 45 hanno dovuto lasciare le loro case. In questi giorni si \u00e8 riaccesa una preoccupante violenza nel Nagorno Karabakh per il quale auspichiamo che la vita dei cristiani e la convivenza siano pienamente rispettate. Pensando a questa e a tantissime situazioni di conflitto, sentiamo l\u2019urgenza della pace. Il Santo Padre ha detto: \u201c\u00c8 tempo di trovare il cambiamento della pace, il cambiamento della fraternit\u00e0. \u00c8 tempo che le armi cessino. \u00c8 tempo di tornare al dialogo, alla diplomazia. \u00c8 tempo che cessino i disegni di conquista e di aggressione militare. Per questo ripeto: no alla guerra. No alla guerra\u201d.<\/p>\n<p>Migranti e rifugiati<br \/>\nLe guerre, il degrado ambientale, l\u2019insicurezza, la miseria, il fallimento di non pochi Stati sono all\u2019origine dei flussi di rifugiati e migranti. Si tratta di gestire con umanit\u00e0 e intelligenza un vasto fenomeno epocale. L\u2019errore \u2013 non da oggi \u2013 \u00e8 stato politicizzare il fenomeno migratorio, anche condizionati dal consenso e dalle paure. Si tratta di esseri umani prima di tutto; si tratta del futuro dell\u2019Italia, in crisi demografica; si tratta di coinvolgere la popolazione in un fenomeno che crea scenari nuovi e non semplici. Richiede coraggio politico e responsabilit\u00e0 sociale. La questione migratoria dovrebbe essere trattata come una grande questione nazionale, che richiede la cooperazione e il contribuito di tutte le forze politiche. Papa Francesco a Marsiglia \u2013 incontro che \u00e8 stato in piena continuit\u00e0 con quelli di Bari e Firenze e che chiede una progettazione perch\u00e9 il Mediterraneo sia per tutta la Chiesa, per la nostra Conferenza, un ambito decisivo di riflessione \u2013 ha richiamato \u201cla tragedia di chi non ce l\u2019ha fatta, di chi \u00e8 morto in mare\u201d. E ha ricordato alla nostra coscienza che \u201csono vite spezzate e sogni infranti\u201d. \u201cSiamo di fronte a un bivio\u201d: o scegliamo la cultura della fraternit\u00e0 o la cultura dell\u2019indifferenza. In questo \u00e8 davvero necessaria una concertazione tra le forze politiche e sociali indispensabile per creare un sistema di accoglienza che sia tale, non opportunistico, non solo di sicurezza perch\u00e9 la vera sfida \u00e8 governare un fenomeno di dimensioni epocali e renderlo un\u2019opportunit\u00e0 cos\u00ec come esso \u00e8. Non dimentichiamo la necessit\u00e0 anche di una comune visione europea, per la quale \u00e8 necessario forse un ulteriore sforzo da parte nostra e delle Chiese europee, anche con maggiore collaborazione con il CCEE e la COMECE.<br \/>\n\u00c8 solo la legalit\u00e0 che contrasta l\u2019illegalit\u00e0 e pu\u00f2 permettere una seria e indispensabile inclusione. La Conferenza Episcopale Italiana resta fedele all\u2019intuizione e allo spirito dell\u2019iniziativa \u201cLiberi di partire, liberi di restare\u201d e ai corridoi umanitari, esperienza che offre importanti indicazioni per affrontare responsabilmente il problema. In questo contesto \u00e8 stata possibile l\u2019apertura del primo canale legale di ingresso per minori stranieri non accompagnati attraverso un permesso di studio (progetto Pagelle in tasca) dal Niger all\u2019Italia, specificatamente in Piemonte. \u00c8 stato un percorso molto difficile e lento, ma i risultati raggiunti per i pochi minori che si \u00e8 riusciti a far arrivare \u2013 una decina in circa due anni \u2013 sono estremamente incoraggianti. Tutti sono entrati con un permesso di studio e sono stati inseriti in famiglie affidatarie: forse varrebbe la pena aumentare questo tipo di possibilit\u00e0, ad esempio per i MSNA che si trovano in Libia.<br \/>\nSeguiremo con attenzione e vigilanza i provvedimenti e la loro attuazione, perch\u00e9 sia rispettata la dignit\u00e0 di ogni persona, basandoci sui criteri che il Papa ha offerto: accogliere, proteggere, promuovere e integrare.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 italiana non \u00e8 in pace<br \/>\nLa societ\u00e0 italiana non \u00e8 in pace. Penso ai femminicidi, spesso amara conclusione di un processo di violenza sulla donna. La strage delle donne continua spesso causata dalla ricerca di libert\u00e0 da un rapporto violento e possessivo (38 sono morte per mano di compagni o ex partner). Sono 79 le donne assassinate dall\u2019inizio dell\u2019anno: 61 in ambito familiare-affettivo. C\u2019\u00e8 in gioco il rispetto verso le donne, ma ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 il nostro modo di essere famiglia, di vivere in una trama di relazioni. Abbiamo il compito di fornire strumenti per aiutare a guarire dalla malattia mortale che \u00e8 il disprezzo del pi\u00f9 debole e la volont\u00e0 di sottomissione. Al contempo, dobbiamo trovare nuovi modi per tutelare i pi\u00f9 deboli e fragili, per identificare il disagio e trovare soluzioni in grado di prevenire tanta violenza.<br \/>\nIl mondo dei giovani \u00e8 coinvolto dalla violenza: risse, bullismo, atti vandalici, violenze sessuali, ma anche spaccio, furti e rapine, a volte di baby gang. I social sono il tam-tam dove si documentano le gesta. Violenze verso minorenni o adulti, compiute da minori: segnali di una tendenza in atto da anni, amplificata dalla pandemia. I dati della Direzione centrale della polizia criminale mostrano, nei primi dieci mesi del 2022, un incremento di pi\u00f9 del 14% dei minori denunciati o arrestati. Sono aumentati i reati commessi da minori e le violenze sessuali, rispetto allo stesso periodo del 2021, pi\u00f9 del 15,7%. In forte crescita gli omicidi commessi dai minorenni, pi\u00f9 del 35,3%. Si segnala una crescita dei disturbi di ansia, ritiro sociale e isolamento, autolesionismo, rabbia, aggressivit\u00e0, problemi alimentari, disturbi del sonno e depressione. Drammatici sono i dati sui suicidi degli adolescenti che stanno lievitando: per noi non devono essere solo numeri, ma sono persone, volti, storie. Ci segnalano un disagio diffuso che ci deve interpellare.<br \/>\nTutto avviene diversamente dal passato in pubblico: nella \u201cfornace\u201d dei social, spietati e agonistici. Nessuna generazione prima ha conosciuto quest\u2019esperienza: ci si deve autodefinire, si deve mettere il volto e il corpo in mostra, si misurano quanti ti seguono. \u00c8 facile sui social sbagliare e finire alla gogna, segnati dall\u2019ansia, alimentata dalla crisi dei grandi sogni collettivi e da reti educative e relazionali molto pi\u00f9 fragili. \u201cL\u2019\u201cEvaporazione del padre\u201d \u00e8 il tratto costitutivo del nostro tempo\u201d, dice Recalcati. Si ripropone con forza il problema dell\u2019educazione, su cui costantemente la Chiesa in Italia ha riflettuto, riflette ed \u00e8 necessario continuare a riflettere. L\u2019educazione non \u00e8 un\u2019emergenza ma \u00e8 la quotidianit\u00e0 della vita della Chiesa. Abbiamo un potenziale straordinario di gente che lavora per l\u2019educazione da anni e in tante parti d\u2019Italia. C\u2019\u00e8 qui un aspetto significativo della nostra vocazione, espressa non solo nelle istituzioni educative, ma in tutti gli ambiti della Chiesa e nel rapporto con i giovani.<br \/>\nNon dobbiamo aver timore di fronte alle nuove generazioni. Abbiamo risorse profonde, un\u2019umanit\u00e0 che si mette al servizio dei pi\u00f9 giovani. Abbiamo un tesoro di vita e di senso. Vorrei ricordare come Padre Pino Puglisi sia per certi verso un martire dell\u2019educazione, perch\u00e9 mostra come si cambia un quartiere oppresso dall\u2019\u201ceducazione\u201d mafiosa proprio offrendo alternative serie, coinvolgenti, migliori. Lo ha fatto come sacerdote, maestro, uomo, a mani nude, con fede e passione, fino al dono della vita. Diceva don Pino agli educatori: \u201cDio ci ama, ma sempre tramite qualcuno\u201d.<br \/>\nRecenti provvedimenti governativi hanno cercato di rispondere a queste urgenze. A noi spetta il compito di gettare uno sguardo evangelico su questo tema, ma \u2013 direi \u2013 soprattutto di aiutare ad allargare l\u2019orizzonte della riflessione e della discussione perch\u00e9 i provvedimenti diano risposte efficaci a medio termine, diventino impegno ordinario e continuativo per non creare ulteriori delusioni e rafforzare la diffusa convinzione di essere abbandonati.<\/p>\n<p>Penso\u00a0in primis\u00a0ai genitori, a quanti, cio\u00e8, hanno la gioia e la responsabilit\u00e0 di educare la prossima generazione. Occorre profondere uno sforzo almeno pari a quello dell\u2019iniziazione cristiana nei confronti dei genitori e degli adulti in generale. In realt\u00e0 sono loro i veri educatori con il loro stile di vita, con i \u201cs\u00ec\u201d e i \u201cno\u201d su cui basano la propria vita ancor prima di trasmetterli ai figli.<br \/>\nSotto la pressione degli ultimi eventi, si torna oggi a parlare di\u00a0\u201ceducazione affettiva\u201d\u00a0dei giovani. Per noi la persona \u00e8 una realt\u00e0 unica e complessa, la cui affettivit\u00e0 \u00e8 in dialogo con il corpo e il suo sviluppo, con la mente e le sue conoscenze, con il cuore e i suoi valori. Forse \u00e8 tempo perch\u00e9 anche noi credenti troviamo il coraggio di parlare di\u00a0sessualit\u00e0\u00a0senza infingimenti, nella prospettiva dell\u2019integrazione tra vita umana e vita spirituale.\u00a0L\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0\u00a0nasconde infatti un\u2019esigenza ancora pi\u00f9 profonda:\u00a0l\u2019educazione alla vita interiore, all\u2019incontro con le profondit\u00e0 di s\u00e9 stessi.<br \/>\nDa pochi giorni in tutta Italia si sono aperte le scuole e tra pochi giorni inizieranno le lezioni nelle Universit\u00e0. Vorrei rivolgere per questo un augurio speciale di buon anno scolastico e accademico a tutti: ai docenti, agli studenti e al personale amministrativo. Che sia un anno di crescita intellettuale e umana. Dalla scuola dell\u2019infanzia ai Centri di ricerca universitari siano questi i luoghi in cui si possa fare esperienza di un sapere che edifica la comunione e la pace.<\/p>\n<p>La compassione per le folle in una Chiesa pi\u00f9 familiare<br \/>\nProprio pensando ai giovani, alle donne e uomini del nostro Paese, vorrei fare riferimento a una pagina del Vangelo, a me sempre molto cara, in cui emerge la \u201ccompassione\u201d di Ges\u00f9: \u201cVedendo le folle ne sent\u00ec compassione, perch\u00e9 erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore. Allora disse ai suoi discepoli: \u2018La messe \u00e8 molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe\u2019\u201d (Mt 9, 37-38). Nel vangelo di Marco si legge come \u201cGes\u00f9 percorreva i villaggi intorno a Nazareth, insegnando. Chiam\u00f2 a s\u00e9 i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri\u201d (Mc 6,6-7). Vorrei evocare brevemente l\u2019antefatto di questa celebre scena. Ed \u00e8\u00a0un antefatto triste. Ges\u00f9 si era dedicato alla predicazione proprio nella sinagoga di Nazareth (Mc 6,1-2), la sua citt\u00e0 di residenza. Ma aveva dovuto constatare il fallimento della sua iniziativa: qualcuno si era limitato ad ammirarlo (\u201cDa dove gli vengono queste cose? E che sapienza \u00e8 quella che gli \u00e8 stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?\u201d, Mc 6, 2), altri invece lo avevano semplicemente ridimensionato evocando la sua parentela (\u201cNon \u00e8 costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?\u201d, Mc 6,3a). Di fatto, nessuno capisce la portata salvifica del suo agire. Nel linguaggio di Marco: \u201cEra per loro motivo di scandalo\u201d (Mc 6,3b). Ges\u00f9 non resta a Nazareth, magari per interpretare i problemi oppure per convincerli o semplicemente catturato dalla polemica ma facendosi anche imporre da loro il limite. Si mette in cammino e costringe i suoi a incontrare la folla, a misurarsi con la messe abbondante che richiede sempre tanti operai se la guardiamo con compassione. Ges\u00f9 decide di mandare gli apostoli a predicare perch\u00e9 vede le folle stanche e sfinite e ne\u00a0ha compassione\u00a0(cfr. Mt 9,36). Lo Spirito di Ges\u00f9 dona a noi tutti, se l\u2019accogliamo, la commozione per folle di persone di qualunque tipo, talvolta spaesate, sole, stanche, ammalate o impoverite. L\u2019espressione \u201cfolla\u201d ben si adegua alla realt\u00e0 sociale, composta sovente da donne e uomini, soli o impoveriti nelle relazioni, privi di reti. Anche spaesati, spaventati di un futuro che non aspettano con nessuno. C\u2019\u00e8 troppa infelicit\u00e0 e insoddisfazione. Scrive Zygmunt Bauman, \u201cla vera funzione del mercato consumistico \u00e8 provocare insoddisfazione\u201d.<\/p>\n<p>La compassione \u00e8 amare non un popolo anonimo, ma persone di cui si comincia a conoscere il nome, che hanno volti e storie. Evangelizzare, uscendo dai nostri recinti, non \u00e8 proselitismo verso una folla. Evangelizzare \u00e8 incontrare, conoscere, comunicare personalmente la Parola di Dio, divenire amici e fratelli. In questa prospettiva, cogliendo l\u2019opportunit\u00e0 del processo sinodale, non dobbiamo interrogarci su come la Chiesa possa pi\u00f9 essere famiglia? Su come le nostre comunit\u00e0 possano essere familiari, accoglienti, fraterne? Non solo interrogarci, ma vivere una corrente di simpatia umana, che trasmetta affezione e compassione. La Chiesa \u00e8 anzitutto comunit\u00e0, famiglia, dimensione domestica, personale, di relazione, perch\u00e9 solo cos\u00ec sapremo educare i giovani e trovare uno spazio per tutti nella loro diversit\u00e0. Papa Francesco ha ripreso nella Fratelli tutti alcune sue belle parole: la Chiesa \u00e8 \u201cuna famiglia tra le famiglie \u2013 questo \u00e8 la Chiesa\u2026 Una casa con le porte aperte. La Chiesa \u00e8 una casa con le porte aperte, perch\u00e9 \u00e8 madre\u201d.<\/p>\n<p>La comunione<\/p>\n<p>Per questo, sono tristi e sterili le polarizzazioni nella Chiesa. Nel 1972, nel post Concilio, il teologo Karl Rahner aveva parlato, riguardo alla Chiesa tedesca di allora, della polarizzazione come grande pericolo (Trasformazione strutturale della Chiesa come compito e chance, pp. 48 ss). Allora era una polarizzazione infuocata di dibattiti e polemiche. Oggi, oltre le polemiche, si rischia la polarizzazione dell\u2019indifferenza, spesso accentuata dalla disillusione, per cui le altre realt\u00e0 o personalit\u00e0 ecclesiali sono ignorate o deprecate. Sinodalit\u00e0 vuol dire rimettere in discussione le arroccate solitudini ecclesiali nell\u2019incontro, nella comunione, nell\u2019ascolto, nell\u2019impegno missionario enorme che ci attende confrontandoci con la folla e le sue sofferenze. In fondo \u00e8 la malattia della societ\u00e0 che prende la Chiesa e isola gli uni dagli altri, magari nella contrapposizione. Invece mai senza l\u2019altro! Umberto Eco ha espresso una visione valida per tutti: \u201cNon possiamo comprendere chi siamo senza lo sguardo e la risposta dell\u2019altro\u201d. Il processo sinodale \u00e8 una grande occasione di rinnovamento e affratellamento.<\/p>\n<p>Ci misuriamo con la realt\u00e0 in cui siamo, la citt\u00e0, il territorio, il quartiere. Questa realt\u00e0 \u00e8 il centro della nostra cura e del nostro impegno. Sinodalmente: anche se viviamo in prospettive diverse, abbiamo attitudini, responsabilit\u00e0 e storie differenti. Niente e nessuno sono il centro. Nemmeno la parrocchia. Il centro \u00e8 Ges\u00f9 e il prossimo che ci affida: sono gli altri con cui vivere, cui comunicare il Vangelo. Cambia la geografia della Chiesa. Tanti sono i suoi volti su un territorio: la parrocchia, i movimenti, i religiosi e le religiose, gli stessi santuari e quanto lo Spirito ci dona. Tutte risorse per una stessa missione.<\/p>\n<p>A Lisbona, alla GMG, cui erano presenti alcuni di noi, in un \u201coceano di giovani\u201d \u2013 come ha detto il Papa \u2013, abbiamo sperimentato la gioia di essere popolo di diverse generazioni e di vedere una giovane generazione vivere l\u2019entusiasmo dell\u2019incontro con Ges\u00f9. Nella Chiesa per i giovani, non esistono i confini che separano. Abbiamo vissuto a Lisbona la gioia di essere popolo, contenti della numerosa partecipazione di giovani italiani. Il primo dato da registrare sono le 65.000 presenze: una sorpresa rispetto alle previsioni. Lisbona era stata posticipata di un anno e la distanza con Cracovia (2016) faceva temere una dispersione e una fatica nel coinvolgimento dei ragazzi. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. Il secondo dato e motivo di speranza \u00e8 che buona parte di questi ragazzi erano alla loro prima esperienza di GMG.<\/p>\n<p>I giovani sono venuti per un\u2019esperienza di fede e per stare insieme: hanno detto la forza della giovinezza in una societ\u00e0, che li comprime, dove gli adulti non vogliono invecchiare lasciando loro spazio. La Chiesa \u00e8 lo spazio dei giovani. Questi sono venuti anche per Papa Francesco, un anziano padre che ha parlato al loro cuore. Chi ha vissuto l\u2019esperienza di Lisbona non pu\u00f2 non ringraziarlo. I giovani hanno colto il significato del ministero del Papa e il valore delle parole e del carisma di Francesco. Lo voglio ribadire di fronte a troppe resistenze verso di lui e il suo messaggio, spesso espresse in uno spirito di contrapposizione, favorito dai social, che affievolisce la comunione e intristisce la vita ecclesiale.<\/p>\n<p>Mi sono tornate in mente le parole di don Mazzolari, nel piccolo libro, Anch\u2019io voglio bene al papa: \u201cCome sono corti certi apprezzamenti sulla missione storica del papa! Come lo rendono male!\u201d. Poco si \u00e8 capito l\u2019impegno originale del Papa per la pace, la sua compassione per le sofferenze delle vittime della guerra. L\u2019affetto per il Papa tocca in profondit\u00e0 la comunione nella Chiesa e la sua unit\u00e0: specie per noi Vescovi italiani, per cui egli \u00e8 Primate d\u2019Italia. La sinodalit\u00e0 \u00e8 anche un cammino di comprensione piena del ministero del Vescovo di Roma. Un ministero tanto importante per la fede, l\u2019unit\u00e0 della Chiesa, che si esprime anche al servizio dell\u2019unit\u00e0 dei popoli in un periodo di cos\u00ec grandi lacerazioni.<\/p>\n<p>Lisbona era stata posticipata di un anno e la distanza con Cracovia (2016) faceva temere una dispersione e una fatica nel coinvolgimento dei ragazzi. Ma cos\u00ec non \u00e8 stato. Il secondo dato e motivo di speranza \u00e8 che buona parte di questi ragazzi erano alla loro prima esperienza di GMG.<br \/>\nI giovani sono venuti per un\u2019esperienza di fede e per stare insieme: hanno detto la forza della giovinezza in una societ\u00e0, che li comprime, dove gli adulti non vogliono invecchiare lasciando loro spazio. La Chiesa \u00e8 lo spazio dei giovani. Questi sono venuti anche per Papa Francesco, un anziano padre che ha parlato al loro cuore. Chi ha vissuto l\u2019esperienza di Lisbona non pu\u00f2 non ringraziarlo. I giovani hanno colto il significato del ministero del Papa e il valore delle parole e del carisma di Francesco. Lo voglio ribadire di fronte a troppe resistenze verso di lui e il suo messaggio, spesso espresse in uno spirito di contrapposizione, favorito dai social, che affievolisce la comunione e intristisce la vita ecclesiale.<\/p>\n<p>Quante sofferenze della nostra gente che suscitano la nostra compassione e, quindi, la nostra scelta concreta di evangelizzazione e promozione umana. I dati forniti dall\u2019Istat, a questo proposito, non possono essere taciuti. La povert\u00e0 in Italia pu\u00f2 dirsi ormai un fenomeno strutturale, visto che tocca quasi una persona su dieci: il 9,4% della popolazione residente vive, infatti, in una condizione di povert\u00e0 assoluta. Solo quindici anni fa, il fenomeno riguardava appena il 3% della popolazione. Inflazione, crescita dei prezzi, caro bollette, lavoro povero sono i nuovi pesi che gravano in misura crescente sulle famiglie gi\u00e0 pi\u00f9 povere, per le quali occorre proporre politiche concrete che le aiutino a vivere dignitosamente e a far fronte a una precariet\u00e0 che assume volti diversi.<\/p>\n<p>Un problema specifico concerne la casa. Il rincaro dei prezzi degli affitti, dei mutui e delle utenze domestiche rende sempre pi\u00f9 oneroso il mantenimento dell\u2019abitazione, molte persone e nuclei familiari sono alla ricerca di un alloggio. Nel corso del tempo, molte comunit\u00e0 parrocchiali hanno messo a disposizione degli spazi cercando di stare a fianco a quanti non avevano pi\u00f9 la possibilit\u00e0 un proprio alloggio. Questa disponibilit\u00e0 di accoglienza, nata come risposta momentanea a un\u2019emergenza, con il solo impegno ecclesiale non \u00e8 pi\u00f9 sostenibile! Vanno sollecitati interventi pubblici per affrontare il problema.<\/p>\n<p>Un altro aspetto della precariet\u00e0 che si vive \u00e8 quello legato alla denatalit\u00e0. Occorrono servizi integrati sul territorio a sostegno delle famiglie, non solo aiuti materiali. Molte famiglie rinunciano anche alla cura della propria salute perch\u00e9 i tempi di attesa delle ASL sono lunghi e non tutti possono permettersi di rivolgersi al privato.<\/p>\n<p>Il lavoro ha conosciuto, negli ultimi mesi, una ripresa in termini di occupazione, ma conosce ancora molta sofferenza circa la sua qualit\u00e0. Lo segnala il fenomeno degli working poor: non \u00e8 garantito, come in passato, a chi lavora di sentirsi al sicuro fuori dalla soglia di povert\u00e0. Incidono la precariet\u00e0 dei contratti, l\u2019incapacit\u00e0 di adeguamento degli stipendi al costo della vita, lo sfruttamento e la diffusione del lavoro nero in alcuni contesti. 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