{"id":12701,"date":"2023-12-21T13:45:16","date_gmt":"2023-12-21T13:45:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=12701"},"modified":"2024-08-25T10:30:21","modified_gmt":"2024-08-25T10:30:21","slug":"denaro-in-fuga-illecita-dallafrica-lonu-puo-agire-ma-lue-si-oppone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/indicazioni-di-senso\/denaro-in-fuga-illecita-dallafrica-lonu-puo-agire-ma-lue-si-oppone\/","title":{"rendered":"Denaro in fuga illecita dall\u2019Africa. L\u2019Onu pu\u00f2 agire ma l\u2019Ue si oppone"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">D<\/span><\/strong>obbiamo riconoscere che alcune notizie passano in sordina. A volte volutamente, altre per disattenzione. Eccone un classico esempio. Il mese scorso e precisamente il 22 novembre, i Paesi africani, guidati dalla Nigeria, hanno conseguito una vittoria storica nei confronti di quelli del primo mondo nell\u2019ambito del dibattito sull\u2019evasione fiscale delle imprese e dei flussi finanziari illeciti (Iff). Infatti, sono riusciti a far passare al Palazzo di Vetro una risoluzione (A\/C.2\/78\/L.18\/Rev.1) che chiede di avviare un processo in due fasi per negoziare una convenzione quadro nell\u2019ambito dell\u2019Onu sulla cooperazione fiscale internazionale. I voti a favore sono stati 125, tra cui quelli della Cina e della Russia, insieme a 51 delle 54 delegazioni africane; 48 quelli contrari e 9 le astensioni.<\/p>\n<p>Si tratta di un traguardo importante verso la tanto agognata riforma del sistema fiscale internazionale, aprendo la strada a un trattato internazionale. Stati Uniti, Giappone e Unione Europea (Ue) non hanno gradito questa iniziativa, mentre la societ\u00e0 civile e il mondo missionario hanno espresso il proprio plauso per l\u2019esito del voto, ribadendo che i diritti umani devono essere posti al centro di ogni processo internazionale di riforma fiscale. D\u2019altronde ogni anno si perdono centinaia di miliardi di dollari, somme che potrebbero essere impiegate per la realizzazione di reti stradali, ospedali e quant\u2019altro.<\/p>\n<p>Lo scorso ottobre i ministri delle finanze dell\u2019Ue avevano apertamente manifestato la loro contrariet\u00e0 per il voto a favore di una convenzione fiscale dell\u2019Onu finalizzata alla definizione delle regole di contrasto dell\u2019evasione fiscale. Dal loro punto di vista si verrebbe a determinare un inutile doppione rispetto a quella che \u00e8 oggi l\u2019attuale operativit\u00e0 dell\u2019OCSE sulla trasparenza fiscale. I ministri delle finanze dell\u2019Ue preferirebbero \u00abun\u2019agenda multilaterale non vincolante\u00bb. Di parere diverso \u00e8 Tijjani Muhammad-Bande, ambasciatore nigeriano al Palazzo di Vetro, il quale ha sottolineato che: \u00abAdottare una convenzione quadro unificata, guidata dalle Nazioni Unite, per la cooperazione fiscale internazionale, apre le porte a notevoli vantaggi economici per tutti. Per le economie emergenti, ci\u00f2 significa una maggiore capacit\u00e0 di mobilitare risorse nazionali, alimentando direttamente progetti di sviluppo e programmi di welfare sociale. Per le nazioni pi\u00f9 sviluppate, promette condizioni di parit\u00e0, riducendo i casi di evasione ed elusione fiscale che attualmente minano l\u2019equit\u00e0 economica\u00bb.<\/p>\n<p>Il pensiero dei governi europei \u00e8 paradossalmente in contrasto con una recente risoluzione del Parlamento europeo che sosteneva l\u2019avvio di una convenzione fiscale delle Nazioni Unite per affrontare l\u2019evasione fiscale e i flussi finanziari illeciti in seguito alle rivelazioni dei \u00abPandora Papers\u00bb. Ogni anno, stando ai dati dell\u2019Unctad, l\u2019autorevole Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo sviluppo, quasi 90 miliardi di dollari, equivalenti a poco meno del 4 per cento del Pil africano, viene trafugato dal continente sotto forma di Iff, vale a dire movimenti illegali di denaro e beni attraverso le frontiere che risultano, alla prova dei fatti, illegali nella fonte, nel trasferimento o nell\u2019uso. Secondo uno studio del progetto Africa Growth Initiative presso la Brookings Institution, tra i primi 10 Paesi che registrano il maggior volume di flussi finanziari illeciti, ben 9 concentrano una parte significativa delle loro esportazioni totali sulle risorse naturali. Vale a dire: Sud Africa, Repubblica Democratica del Congo, Botswana e Zambia nell\u2019industria mineraria; mentre Nigeria, Repubblica del Congo, Angola, Sudan e Camerun nella produzione di gas e petrolio.<\/p>\n<p>Di fronte a questo scenario i Paesi africani, che sostengono di essere nel novero di coloro che vengono maggiormente danneggiati da quella che \u00e8 una vera e propria emorragia di denaro, stanno cercando, con la forza della persuasione, di spingere la riforma della politica fiscale globale nell\u2019ambito della pi\u00f9 ampia agenda di riforma del quadro finanziario multilaterale. Un piano Marshall o Mattei che dir si voglia per l\u2019Africa non dovrebbe prescindere da queste considerazioni. Altrimenti come possiamo pretendere di aiutarli a casa loro?<\/p>\n<p>\u00a9Avvenire 20 dicembre 2023<\/p>\n<p>Foto tratta dal web<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dobbiamo riconoscere che alcune notizie passano in sordina. A volte volutamente, altre per disattenzione. Eccone un classico esempio. 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