{"id":12874,"date":"2024-01-07T03:26:37","date_gmt":"2024-01-07T03:26:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=12874"},"modified":"2024-08-25T10:32:07","modified_gmt":"2024-08-25T10:32:07","slug":"2024-africa-quo-vadis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/2024-africa-quo-vadis\/","title":{"rendered":"2024: Africa, quo vadis?"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">T<\/span><\/strong>ra le domande sulle prospettive dell\u2019anno che si apre sono di rilievo quelle su cosa riserver\u00e0 per l\u2019Africa. Certezza nelle previsioni non \u00e8 ovviamente possibile poich\u00e9 eventi o sviluppi imprevisti potrebbero cambiare il futuro in modo inaspettato. Tenendo conto degli attuali trend, vi sono comunque due principali scenari potenziali per il futuro del continente. Il primo \u00e8 quello di una crescita del cosiddetto futuro sostenibile, caratterizzato dal progresso tecnologico in ambiti come l\u2019energia rinnovabile e il digitale, oltre a una maggiore integrazione dell\u2019economia attraverso l\u2019Afcfta (Africa Continental Free Trade Area) l\u2019area di libero scambio all\u2019interno del continente africano. L\u2019Africa costituisce circa il 18 per cento della popolazione mondiale e questa quota salir\u00e0 al 25 per cento entro il 2050. Inoltre \u00e8 un continente giovane con un\u2019et\u00e0 media nella macroregione subsahariana stimata attorno ai vent\u2019anni, il che offre potenzialmente significative opportunit\u00e0 di innovazione, crescita e sviluppo. L\u2019Africa \u2013 \u00e8 bene rammentarlo &#8211; possiede il 30 per cento delle risorse minerarie mondiali e il 60 per cento delle terre coltivabili inutilizzate a livello planetario. Siamo di fronte a un grande paradosso se si considera che proprio l\u2019Africa \u00e8 afflitta da ricorrenti carestie e che le preoccupazioni relative alla sicurezza alimentare in termini generali sono tra le principali priorit\u00e0 dell\u2019agenda internazionale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quanto detto finora non pu\u00f2 comunque prescindere dal progressivo diffondersi e perdurare di numerosi conflitti armati a livello continentale, legati alle debolezze nei processi di\u00a0state-building\u00a0e\u00a0nation-building; una fenomenologia questa che ha segnato pesantemente il 2023. La dice lunga la raffica di colpi di stato che ha investito l\u2019Africa nel corrente decennio. Quello in Gabon dell\u2019agosto scorso \u00e8 l\u2019ottavo\u00a0in Africa centrale e Occidentale dal 2020. Al contempo sono innegabili le interferenze straniere a partire dallo sfruttamento delle\u00a0commodity\u00a0da parte di aziende straniere. Si tratta di una vulnerabilit\u00e0 che accresce costantemente l\u2019insofferenza delle masse africane. Motivo per cui i governi locali dovranno necessariamente misurarsi con la crescente disparit\u00e0 di reddito, con gli effetti dei cambiamenti climatici e le turbolenze generate dalle speculazioni finanziarie a livello planetario.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 occorre aggiungere la cronica instabilit\u00e0 politica di alcuni Paesi e i disordini sociali generati dal progressivo indebolimento delle politiche di welfare. Sulla base delle tendenze attuali lo scenario pi\u00f9 probabile per il futuro dell&#8217;Africa nel 2024 \u00e8 quello di un suo graduale allontanamento dall\u2019area d\u2019influenza occidentale.\u00a0Negli ultimi due decenni, il focus delle esportazioni africane, particolarmente dalla macroregione subsahariana, si \u00e8 spostato in particolare verso Cina e India, con quote in significativo calo per Stati Uniti e Unione Europea.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, comunque, che in considerazione degli effetti della crisi russo-ucraina e di quella israelo-palestinese, l\u2019Occidente non si tirer\u00e0 indietro da quello che ancora oggi viene definito dagli osservatori, in versione riveduta e corretta, \u201cThe Great scramble for Africa\u201d\u00a0(\u201cLa Grande corsa per l\u2019Africa\u201d). Per esempio Bruxelles\u00a0ha consentito ai 33 Paesi africani pi\u00f9 poveri di godere di un accesso esente da dazi e quote al mercato dell\u2019Unione Europea per tutti i prodotti, con la sola eccezione del materiale bellico (armi e munizioni). In aggiunta, per contrastare la crescente influenza cinese della Belt and Road Initiative (nota come Via della Seta), da un trilione di dollari, che intende rispondere ai\u00a0bisogni strategici di Pechino, l\u2019Unione Europea ha lanciato il proprio piano strategico per gli investimenti nelle infrastrutture, salute e cambiamenti climatici denominato\u00a0Global Gateway\u00a0.\u00a0La met\u00e0 dell\u2019importo promesso da Bruxelles (150 miliardi di euro) \u00e8 stata destinata al continente africano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una cosa \u00e8 certa: la transizione energetica verde e la trasformazione digitale a cui tutti i grandi player internazionali ambiscono pongono l\u2019Africa subsahariana come punto focale per ogni genere di partenariato. Infatti le immense ricchezze del sottosuolo \u2013 dal cobalto al rutilio; dal rame agli idrocarburi (petrolio e gas); dai giacimenti di oro, diamanti, uranio, cassiterite (da cui si ottiene lo stagno), manganese, piombo, zinco\u2026 &#8211; hanno scatenato una competizione senza precedenti. Considerando che nell\u2019attuale congiuntura internazionale il multilateralismo vacilla e il commercio globale risente dei diversi e contrapposti allineamenti dei principali attori, non c\u2019\u00e8 da farsi grandi illusioni sulla crescita del Pil africano nel 2024. Stando ai dati della Banca Mondiale, nel 2023 il Pil della macroregione subsahariana \u00e8 aumentato del 2,5 per cento, in calo rispetto all\u2019aumento del 3,6 per cento registrato l\u2019anno precedente. \u00c8 previsto un rimbalzo quest\u2019anno e poi nel 2025, con incrementi rispettivamente del 3,7 e del 4,1 per cento.<\/p>\n<p>A trainare la tendenza al ribasso sono state nel 2023 le maggiori economie del continente. Il Sud Africa, ad esempio, dove imperversa una crisi del settore dell\u2019energia che non conosce precedenti, la crescita prevista per l\u2019anno che si \u00e8 appena concluso \u00e8 dello 0,5 contro il +1,9 per cento del 2022. In Nigeria e Angola, principali produttori africani di petrolio, si prevede un calo rispettivamente dal 3,3 al 2,9 per cento e dal tre all\u20191,9 per cento.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 essere poi sottovalutata l\u2019impennata dei tassi d\u2019interesse a livello globale che nel 2023 ha reso\u00a0sempre pi\u00f9 difficile la ricerca di fonti di finanziamento alternative per molti Paesi che hanno fatto di tutto per testare i limiti della capacit\u00e0 dei propri mercati nazionali per ovviare alla scarsit\u00e0 di fondi internazionali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un altro tema scottante \u00e8 quello del debito pubblico africano che nel 2023 ha raggiunto i 1140 miliardi di dollari. Si tratta di un valore assoluto certamente inferiore a quello delle economie avanzate. \u00c8 per\u00f2 una cifra debitoria elevata se raffrontata al valore complessivo del Pil africano che \u00e8 di 3,1 trilioni di dollari. Per avere un confronto, basti pensare che quello dell\u2019Unione Europea \u00e8 di 16 trilioni e mezzo. Nei circoli finanziari si parla spesso di ristrutturazione del debito, anche se poi tutti sanno che alla prova dei fatti questo servirebbe a dilazionare il problema, non a risolverlo. Secondo l\u2019agenzia di rating Fitch\u00a0il Ghana e lo Zambia potrebbero uscire quest\u2019anno dal default sul loro debito in valuta estera nel 2024, anche se, in entrambi i casi, i rischi rimangono.\u00a0Per quanto concerne l\u2019Etiopia, invece, Fitch ha annunciato in questi giorni il declassamento del debito valutario internazionale da \u201cC\u201d, cio\u00e8 la categoria speculativa, a \u201cdefault parziale\u201d, in seguito al mancato pagamento, l\u201911 dicembre scorso, di una cedola di 33 milioni di dollari. Il governo di Addis Abeba sta attualmente negoziando un piano di aiuti con il Fondo monetario internazionale, ma deve prima raggiungere un accordo con la maggior parte dei creditori.<\/p>\n<p>Fitch ipotizza che la crescita globale nel 2024 sar\u00e0 pi\u00f9 debole rispetto all\u2019anno precedente, anche a causa del rallentamento della Cina. Anche se si prevede che la Federal Reserve statunitense e la Banca Centrale Europea inizieranno a tagliare i tassi nel 2024, pare certo che rimarranno elevati rispetto agli anni precedenti la pandemia di Covid-19. Ci\u00f2 implica, sempre secondo l\u2019agenzia di rating, che le condizioni di finanziamento del mercato per i titoli sovrani dell\u2019Africa Subsahariana rimarranno costose e fortemente vincolate.\u00a0Per i Paesi sovrani che si troveranno a richiedere liquidit\u00e0 esterna, ci\u00f2 potrebbe portare &#8211; e questo pare gi\u00e0 scontato &#8211; a una pressione sui tassi di cambio che si ripercuoterebbe sull\u2019inflazione rendendo il debito pubblico pi\u00f9 oneroso.<\/p>\n<p>In conclusione, il futuro dell\u2019Africa si presenta ricco di incognite. \u00c8 comunque fondamentale il superamento delle numerose situazioni di conflittualit\u00e0, alimentate dal diffondersi del jihadismo, dalla fascia saheliana fino al Mozambico. Un altro elemento determinante sar\u00e0 la capacit\u00e0 degli Stati di migliorare la qualit\u00e0 della vita nelle aree rurali. La fuga dalle campagne verso le metropoli sempre pi\u00f9 estese e caotiche a causa della mancanza di servizi, dei cambiamenti climatici e talvolta del\u00a0Land grabbing\u00a0(accaparramento di terre) a opera di spregiudicate multinazionali, sono tutti fattori sui quali i governi africani sono chiamati ad intervenire.<\/p>\n<p>La partita geopolitica sul continente africano \u00e8 dunque molto complessa, con esiti difficilmente prevedibili, ma comunque fortemente condizionati dallo scenario internazionale.<\/p>\n<p>\u00a9 L\u2019Osservatore Romano<\/p>\n<p><strong>Foto Gianluca Belei<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tra le domande sulle prospettive dell&rsquo;anno che si apre sono di rilievo quelle su cosa riserver&agrave; per l&rsquo;Africa. 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