{"id":12907,"date":"2024-01-13T04:39:55","date_gmt":"2024-01-13T04:39:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=12907"},"modified":"2024-08-25T10:32:14","modified_gmt":"2024-08-25T10:32:14","slug":"a-proposito-di-buone-notizie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/a-proposito-di-buone-notizie\/","title":{"rendered":"A proposito di buone notizie"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">L<\/span><\/strong>a convinzione che le buone notizie non facciano notizia \u00e8 ancora molto diffusa nelle redazioni giornalistiche. In effetti, si tratta di un errore colossale che ha deviato il circuito informativo main stream, quello delle grandi testate, dal proprio obiettivo originario, quello di aiutare l\u2019opinione pubblica non solo nella conoscenza, ma anche nel discernimento su quanto sta avvenendo oggi sul palcoscenico della storia contemporanea.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-12910 alignleft\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa-300x225.jpg\" alt=\"Africa\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa-465x349.jpg 465w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa-667x500.jpg 667w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/africa.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>Il continente africano, da questo punto di vista, viene spesso penalizzato, non foss\u2019altro perch\u00e9 l\u2019attualit\u00e0 \u00e8 quasi sempre legata a tematiche estremamente negative &#8211; guerre, terrorismo, mobilit\u00e0 umana, catastrofi ambientali, inedia e malattie \u2013 capaci di condizionare il giudizio dell\u2019opinione pubblica internazionale, innescando il pregiudizio. Quando, ad esempio, si parla di povert\u00e0, nell\u2019immaginario nostrano o nel sentimento comune che dir si voglia, sovviene il solito stereotipo di qualche villaggio disperso nel cuore dell\u2019Africa subsahariana. Al di l\u00e0 di questa rappresentazione iconografica, suggerita in gran parte dalla televisione e dalla rete internettiana, ma anche dalle testate cartacee, risulta assai arduo immaginare una realt\u00e0 fatta di persone, di relazioni sociali, di quotidianit\u00e0. Eppure \u00e8 stato ampiamente dimostrato che le buone notizie possono fare anche loro notizia. A questo proposito \u00e8 davvero illuminante il contributo offerto dalla ricercatrice e giornalista danese Cathrine Gyldensted la quale nel 2007 ha coniato la definizione di \u201cgiornalismo costruttivo\u201d. Di cosa si tratta?<\/p>\n<p>L\u2019idea alla base \u00e8 quella di contestualizzare maggiormente le storie per consentire ai destinatari di notizie d\u2019essere maggiormente informati. Esso infatti pu\u00f2 fornire un valido aiuto alla comprensione di universi multiformi, dei quali si tende spesso a ignorare la complessit\u00e0. Si tratta di un approccio innovativo per fare finalmente buon giornalismo, raccontando cio\u00e8 la realt\u00e0 dei fatti in modo pi\u00f9 accurato, cogliendo sfumature, rendendo intelligibile ci\u00f2 che si cela dietro le notizie, il cosiddetto background, per alimentare la curiosit\u00e0 sui possibili retroscena. Tutto questo per poi evidenziare la singolarit\u00e0 di quanto viene riportato, ma anche ci\u00f2 che sta andando bene, in modo che l\u2019opinione pubblica possa essere in grado di disporre di una visione pi\u00f9 realistica del mondo. La posta in gioco \u00e8 alta se si considera l\u2019aspetto deontologico. Infatti, i pionieri del giornalismo costruttivo di cui sopra sono convinti \u2013 in effetti come dar loro torto &#8211; che qualsivoglia inviato, corrispondente o redattore, con quanto scrive o comunica verbalmente ha comunque un grande impatto sul modo di pensare della gente.<\/p>\n<p>Gli operatori dell\u2019informazione, evidentemente, devono essere pi\u00f9 consapevoli di questa responsabilit\u00e0, prestando maggiore attenzione al modo in cui costruiscono le loro storie.\u00a0 Non solo. Proprio perch\u00e9 occorre andare al di l\u00e0 della notizia, invece di limitarsi a descrivere l\u2019accaduto e a segnalare i problemi, i fautori del giornalismo costruttivo si concentrano anche sul contributo che il lettore pu\u00f2 offrire nel momento in cui viene messo al corrente di determinate informazioni. \u00c8 questo il motivo per cui \u00e8 sorto una decina d\u2019anni fa il Solutions Journalism Network (SJN).\u00a0Si tratta di un approccio all\u2019informazione simile al giornalismo d\u2019inchiesta che sceglie l\u2019approfondimento piuttosto che la velocit\u00e0 di narrazione. Il primo passo \u00e8 stato compiuto nel 2010 con la nascita della rubrica Fixes curata per il New York Times da due celebri firme: Tina Rosenberg e David Bornstein. Nel 2013 ai due giornalisti si \u00e8 aggiunta la collega Courtney Martin. Il SJN oggi pu\u00f2 contare su 47.000 giornalisti che utilizzano i suoi strumenti: un database con un men\u00f9 scelto di storie propositive provenienti da 1.900 testate giornalistiche; 100 scuole affiliate di giornalismo; 8 partner formativi istituzionali in Nord America, Europa, Africa e America Latina; oltre a numerosi formatori certificati SJN in 40 Paesi.<\/p>\n<p>Proviamo a portare alcuni esempi molto concreti di buone notizie, facendo tesoro di questi suggerimenti. In Tanzania \u2013 stando a quanto riferisce il giornale online East African\u00a0 &#8211; sar\u00e0 completato e messo in funzione entro la met\u00e0 di febbraio il Julius Nyerere Hydroelectric Power Project (JNHPP). La notizia \u00e8 stata quasi del tutto ignorata dalla grande stampa internazionale sebbene sia rilevante nel contesto generale del continente africano. In costruzione dal 2019, il progetto mira a produrre 5.920 GWh di elettricit\u00e0 all\u2019anno, oltre a migliorare la gestione idrica complessiva. Ancora pi\u00f9 impressionante \u00e8 il fatto che esso, completato al 94 per cento, \u00e8 davvero un progetto tutto africano. Finanziato dal governo tanzaniano, i suoi principali appaltatori sono due aziende egiziane, la El-Sewedy Electric, privata, e la Arab Contractors Company, statale. Costruita sul fiume Rufiji al costo di 2,9 miliardi di dollari, la diga costituisce la sezione pi\u00f9 importante del complesso e sar\u00e0, quanto a dimensioni, la quarta diga pi\u00f9 grande dell\u2019Africa e la nona al mondo. Lunga 1.025 metri, ha una capacit\u00e0 di stoccaggio di circa 34 miliardi di metri cubi d\u2019acqua.<\/p>\n<p>Oltre a produrre energia, il JNHPP fornisce anche una miriade di opportunit\u00e0 che vanno dall\u2019agricoltura irrigua nel delta del Rufiji, alla pesca. Da rilevare che il bacino di contenimento della diga ha la capacit\u00e0 di immagazzinare acqua sufficiente per generare energia anche durante la stagione secca, dunque servir\u00e0 anche a controllare il bacino idrogeologico garantendo un\u2019irrigazione sicura. Sebbene il progetto fosse in programma da decenni, le istituzioni finanziarie internazionali come la Banca Mondiale si sono rifiutate di stanziare i fondi necessari, sostenendo che in Tanzania non vi fosse una grande richiesta di elettricit\u00e0. Questo, nonostante solo il 40 per cento dei 63 milioni di abitanti abbia attualmente accesso all\u2019energia elettrica. Vi sono state alcune contestazioni da parte di organizzazioni ambientaliste preoccupate in quanto il bacino del fiume Rufiji fa parte della Selous Game Reserve, patrimonio mondiale dell\u2019UNESCO. Ma, in effetti, riflettendo sul rapporto svantaggi-benefici, \u00e8 evidente che questi ultimi sono significativi soprattutto in riferimento alla crescita economica del Paese.<\/p>\n<p>E cosa dire delle buone notizie, riportate dal settimanale Internazionale il 22 dicembre scorso, in riferimento proprio all\u2019Africa? In un interessante articolo a firma di Francesca Sibani vengono presentate una decina di notizie. Tra queste figurano, ad esempio, quella riguardante il Ghana, riportata dal sito Web statunitense Semafor. In un\u2019intervista al direttore del servizio sanitario del Ghana, Patrick Kuma-Aboagye, \u00e8 emerso che il Paese dell\u2019Africa Occidentale quest\u2019anno passer\u00e0 dalla fase di contenimento a quella dell\u2019eliminazione della malaria. Da quando, quattro anni or sono le autorit\u00e0 di Accra hanno avviato un programma pilota di vaccinazioni con il farmaco Rts,s il Ghana ha visto una significativa riduzione dei casi di malaria e la mortalit\u00e0 \u00e8 diminuita notevolmente.<\/p>\n<p>Sempre nello stesso articolo si parla degli abitanti di Timbuct\u00f9, nel nord del Mali,\u00a0i quali sono riusciti\u00a0a organizzare una rassegna musicale patrocinata dal governo, Vivre ensemble, nonostante che la citt\u00e0 da agosto sia assediata dai jihadisti del gruppo affiliato ad al-Qaeda Jama\u2019at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), che hanno ripetutamente impedito i rifornimenti di cibo e carburante. \u201cLa prima edizione del festival \u2013 scrive Sibani &#8211; si era tenuta otto anni fa, con il sostegno della Minusma, la missione delle Nazioni Unite, che nel frattempo si \u00e8 ritirata dal paese. Grazie alla mediazione di alcuni leader della comunit\u00e0 locale, i jihadisti hanno accettato di sospendere temporaneamente l\u2019assedio e di lasciar passare alcuni camion carichi di provviste, garantendo a Timbuct\u00f9 e ai suoi abitanti circa due settimane di sollievo e normalit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Interessante \u00e8 anche la storia di Francis Kazoba, un piccolo allevatore del villaggio di Rwagitima, nel distretto ruandese di Gatisibo che aveva acquistato otto mucche per produrre latte. A riportarla con dovizia di particolari \u00e8 stato il giornale locale Dispatch. Sfortunatamente, Kazoba si rese conto ben presto che i bovini erano affetti da una febbre emorragica virale acuta\u00a0denominata Rift Valley Fever (RVF). Grazie ad un sistema basato sulla telefonia mobile, Kazoba \u00e8 riuscito a segnalare tempestivamente i sintomi rilevati ad un servizio di assistenza veterinaria operativo H24 ricevendo cos\u00ec un rapido aiuto per salvare le sue mucche.<\/p>\n<p>Nel complesso, questi brevemente accennati sono racconti dal volto umano che esprimono, con declinazioni diverse, la voglia di riscatto di un continente ancora tutto da scoprire.<\/p>\n<p>Foto tratte dal web<\/p>\n<p>\u00a9 L\u2019Osservatore Romano<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La convinzione che le buone notizie non facciano notizia &egrave; ancora molto diffusa nelle redazioni giornalistiche. 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