{"id":13594,"date":"2024-04-26T09:54:10","date_gmt":"2024-04-26T09:54:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=13594"},"modified":"2024-08-16T11:28:14","modified_gmt":"2024-08-16T11:28:14","slug":"bassirou-diomaye-faye-e-la-globalizzazione-dei-diritti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/bassirou-diomaye-faye-e-la-globalizzazione-dei-diritti\/","title":{"rendered":"Bassirou Diomaye Faye e la globalizzazione dei diritti"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">U<\/span><\/strong>no degli interrogativi che gli analisti internazionali si sono posti in questi anni riguarda l\u2019effettiva capacit\u00e0 dei Paesi africani di affermare la partecipazione e il consolidamento dei processi democratici. A questo proposito occorre ricordare che a partire dagli anni Novanta, la maggior parte dei regimi politici si \u00e8 aperto al multipartitismo in Africa. Attualmente, circa il 43 per cento dei Paesi africani \u00e8 considerato democratico, almeno formalmente, anche se recentemente \u00e8 stata registrata una recrudescenza dei colpi di Stato, soprattutto nell\u2019Africa Occidentale. Ad oggi sono quattro i Paesi che non tengono periodicamente elezioni multipartitiche (Eritrea, eSwatini, Somalia e Sudan del Sud). Ci pare che questa sia la giusta premessa per inquadrare quanto \u00e8 avvenuto recentemente in Senegal a seguito della tradizionale consultazione elettorale.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, la vittoria al primo turno delle presidenziali di Bassirou Diomaye Faye, 44 anni, conclude una fase turbolenta sulla scena politica nazionale che ha di fatto confermato la resilienza democratica di un Paese che alcune \u201cCassandre\u201d davano gi\u00e0 per spacciato. Ma andiamo per ordine. Nel 2019, era stato rieletto per un secondo mandato di 5 anni Macky Sall, quarto presidente del Senegal, a seguito di una revisione costituzionale avvenuta nel 2016 che fissava un limite presidenziale di 2 mandati riducendone la durata da 7 a 5 anni. Sebbene i suoi sostenitori avessero chiesto che si ricandidasse anche quest\u2019anno, ritenendo che il suo primo mandato secondo la precedente Costituzione non dovesse contare, Sall aveva deciso di ritirarsi dalla competizione. Nel febbraio scorso, per\u00f2, il Consiglio costituzionale aveva provocato un esteso malcontento dopo aver escluso dalla lista dei candidati alcuni importanti membri dell\u2019opposizione. Il dato preoccupante era comunque rappresentato dalla svolta autoritaria di Sall nei confronti dei suoi oppositori politici. Per comprendere la gravit\u00e0 della situazione, basti pensare che Faye, segretario generale del Pastef (Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l\u2019etica e la fraternit\u00e0), fino al 15 marzo scorso, appena dieci giorni prima del voto, era in carcere con un\u2019accusa per reato di diffamazione. A condividere la stessa sorte anche Ousmane Sonko, fondatore del movimento ed esponente di spicco dell\u2019opposizione. Entrambi sono stati scarcerati grazie a un\u2019amnistia, ma poich\u00e9 il Consiglio costituzionale senegalese aveva respinto la candidatura di Sonko, la scelta delle opposizioni riunite in un\u2019unica coalizione \u00e8 ricaduta su Faye.<\/p>\n<p>Il rinvio a tempo indeterminato delle presidenziali fissate per il 25 febbraio scorso voluto da Sall aveva fatto temere il peggio. Alla fine il buon senso ha prevalso e la disposizione \u00e8 stata revocata dal Consiglio costituzionale. Figlio di contadini ed ex ispettore del fisco, Faye ha sconfitto il suo principale rivale nel voto di domenica 24 marzo. Il verdetto delle urne \u00e8 stato implacabile e il candidato del partito al governo Amadou Ba ha ammesso la sconfitta quando, a scrutinio ormai avanzato, era ormai chiaro che Faye aveva ottenuto pi\u00f9 del 50 per cento dei suffragi necessari per essere eletto alla massima carica dello Stato al primo turno. Il presidente uscente Macky Sall si \u00e8 congratulato con lui cercando cos\u00ec di porre riparo alle possibili conseguenze di una rivalsa, dagli esiti incerti, da parte di Faye: \u00abQuesta \u2013 ha detto \u2013 \u00e8 la vittoria della democrazia senegalese\u00bb. \u00c8 importante tenere presente che la deriva autoritaria impressa dal governo di Sall aveva fortemente condizionato la libert\u00e0 di stampa per cui il dibattito politico non trovava la dovuta risonanza sui mezzi d\u2019informazione e spesso certe dichiarazioni venivano censurate.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che colpisce maggiormente \u00e8 stata la discesa in campo dei giovani che si sono opposti alla parabola autoritaria denunciata anche da autorevoli organizzazioni come Human Rights Watch. Essi rappresentano il 75 per cento della popolazione con meno di 35 anni e in questi anni nonostante la forte crescita dell\u2019economia nazionale, hanno sofferto gli effetti della disoccupazione, rappresentando, dal punto di vista occupazionale, quella quota del mercato del lavoro maggiormente penalizzata dall\u2019inflazione, dall\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse, dalle privatizzazioni e dalla finanziarizzazione dell\u2019economia nazionale. \u00c8 evidente che il compito di Faye \u2014 il pi\u00f9 giovane capo di stato africano democraticamente eletto \u2014 \u00e8 molto impegnativo e non sembra essere necessariamente in linea con le attese dei grandi\u00a0player\u00a0internazionali. Lo si evince, ad esempio, da quanto dichiarato dall\u2019agenzia di rating Standard and Poor\u2019s secondo cui sono imminenti alcuni cambiamenti sostanziali: \u00abCrediamo che il governo entrante rivisiter\u00e0 il Plan Senegal Emergent (Pse), il piano di sviluppo dell\u2019amministrazione uscente; parti del Pse potrebbero essere modificate o cancellate. I rapporti della nuova amministrazione con le multinazionali potrebbero rivelarsi impegnativi, date le promesse elettorali di Faye, inclusa una completa rinegoziazione dei contratti sugli idrocarburi\u00bb.<\/p>\n<p>Rimane il fatto che contrariamente a quello che pensano i suoi detrattori, Faye ha lanciato un messaggio rassicurante ai leader africani affinch\u00e9 consolidino i risultati dell\u2019integrazione regionale, mentre sul piano internazionale ha rassicurato gli investitori sottolineando che il suo Paese continuer\u00e0 ad essere un partner affidabile con cui collaborare in uno spirito di \u00abcooperazione virtuosa, rispettosa e reciprocamente produttiva\u00bb. Faye inizialmente aveva promesso di introdurre una nuova valuta per il Senegal, che attualmente utilizza il franco Cfa, anche se ora ha chiarito che cercher\u00e0 semplicemente di promuovere delle \u00abriforme\u00bb all\u2019interno del blocco della Comunit\u00e0 Economica dei Paesi dell\u2019Africa Occidentale (Ecowas\/Cedeao). Vasti settori della politica e della societ\u00e0 civile presenti all\u2019interno della macroregione subsahariana sotto l\u2019influenza di Parigi hanno a lungo visto il franco Cfa come uno strumento persistente di controllo economico francese, dato che la valuta \u00e8 ancorata all\u2019euro ed \u00e8 sostenuta dal Tesoro francese. Tuttavia, gli investitori stranieri hanno sempre accolto con favore il franco Cfa poich\u00e9 ha contribuito a mantenere la stabilit\u00e0 dei cambi e a mantenere i tassi di interesse relativamente bassi.<\/p>\n<p>Alex Vines, direttore dell\u2019Africa Programme nell\u2019ambito del think tank Chatham House di Londra, ritiene che Faye si dimostrer\u00e0 alla prova dei fatti un pragmatico e che comunque non prender\u00e0 decisioni avventate. Un punto di vista che comunque non escude la volont\u00e0 politica di Faye di promuovere una riforma valutaria che tuteli gli interessi non solo del Senegal, ma anche degli altri partner africani. D\u2019altronde \u00e8 bene ricordare che nel settembre dello scorso anno, l\u2019Ecowas ha ribadito il suo impegno a lanciare la moneta ecologica comune entro il 2027. Faye \u00e8 un convinto assertore della necessit\u00e0 di riformare le regole del commercio e dunque dell\u2019urgenza di rinegoziare gli accordi su gas, petrolio, pesca \u2026 convinto com\u2019\u00e8 \u2014 noi sottolineammo \u00abgiustamente\u00bb \u2014 che debbano essere vantaggiosi per tutti. Per quanto alcuni potrebbero considerare prematuro o eccessivo accostare la figura di Faye al \u201cPadre della patria\u201d, L\u00e9opold S\u00e9dar Senghor, vi sono alcune assonanze. Quest\u2019ultimo, grande maestro della\u00a0n\u00e9gritude\u00a0(una scuola di pensiero che condivise con altri intellettuali del calibro dell\u2019antillese Aim\u00e9 C\u00e9saire), imput\u00f2 al colonialismo di aver misconosciuto la civilt\u00e0 africana per imporre una propria logica civilizzatrice, con l\u2019intento di sfruttare le risorse del continente. Anche se poi con il passare degli anni Senghor avvert\u00ec la necessit\u00e0 di superare la concezione originaria di una\u00a0n\u00e9gritude\u00a0identitaria, per dedicarsi all\u2019edificazione di un umanesimo integrale ed universale. Possiamo allora forse dire che Faye si \u00e8 fatto paladino di quelle istanze, nella consapevolezza che l\u2019Africa nel complesso, rivendica un riconoscimento, quello di una dignit\u00e0 che solo la globalizzazione dei diritti potr\u00e0 garantire. A ci\u00f2 si aggiunga la corrispondenza tra il programma di Faye e quello del burkinab\u00e9 Thomas Sankara il quale non si stancava mai di ripetere che l\u2019Africa non chiede beneficenza ma giustizia, incentrando la sua azione politica sull\u2019azzardo dell\u2019utopia. Una cosa \u00e8 certa: per quanto concerne Faye, sar\u00e0 la storia a giudicare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;Osservatore Romano<br \/>\n00120 Citt\u00e0 del Vaticano.<br \/>\nTutti i diritti riservati<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno degli interrogativi che gli analisti internazionali si sono posti in questi anni riguarda l&rsquo;effettiva capacit&agrave; dei Paesi africani di affermare la partecipazione e il consolidamento dei processi democratici. 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