{"id":16004,"date":"2026-01-17T08:18:32","date_gmt":"2026-01-17T08:18:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=16004"},"modified":"2026-01-17T08:26:36","modified_gmt":"2026-01-17T08:26:36","slug":"il-tempo-spezzato-di-gianluca-braroncini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/in-evidenza\/il-tempo-spezzato-di-gianluca-braroncini\/","title":{"rendered":"IL TEMPO SPEZZATO di Gianluca Braroncini"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">CULTURA La ricorrenza del bombardamento di Viterbo del 17 gennaio 1944. \u201cIl tempo spezzato\u201d nei ricordi di Gianluca Braconcini del racconto di suo padre.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><em><strong>Stefano Stefanini<\/strong><\/em>\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">Il bombardando di Viterbo del 17 gennaio 1944. \u00a0 Archivio di Viterbo: La notte del 17 gennaio 1944, collateralmente alle operazioni di supporto dell&#8217;imminente sbarco americano a Nettuno, gli Alleati attaccarono la stazione di Porta Fiorentina e le bombe cadute in tutta la zona circostante causarono dolori e lutti tra la gente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">Seguirono altri bombardamenti via via pi\u00f9 diradati con il migliorare della situazione sul fronte a sud di Roma, fino ad arrivare all&#8217;ultima fase delle incursioni aeree su Viterbo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">Il 26 maggio 1944 rappresent\u00f2 infatti il giorno &#8220;pi\u00f9 lungo\u201d e triste di tutta la storia di Viterbo: 4 successive incursioni di grande portata seminarono l&#8217;incubo e l&#8217;angoscia tra i viterbesi, con centinaia di vittime e un&#8217;infinit\u00e0 di edifici distrutti e rasi al suolo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">I giorni successivi furono altrettanto angosciosi per tutti; il protrarsi degli attacchi, la mancanza di una casa, il dolore per i morti, la paura delle rappresaglie e reazioni dei tedeschi ormai in ritirata ed anche il timore, non del tutto infondato, di nuove violenze da parte degli Alleati, agitavano la pace degli abitanti di Viterbo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400; font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\">Il nove giugno del \u201844, finalmente, insieme alla cioccolata e alla ritrovata tranquillit\u00e0, i primi soldati americani misero piede nella citt\u00e0: da una camionetta arrivata fino a Piazza del Comune scesero l&#8217;inglese John Kane e l&#8217;italo-americano Antony Lancione che entrando in Prefettura assunsero il comando della provincia in nome del Governo Militare Alleato.<\/span><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/download-10.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-16006\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/download-10-300x127.jpg\" alt=\"\" width=\"390\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/download-10-300x127.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/download-10.jpg 346w\" sizes=\"(max-width: 390px) 100vw, 390px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><b>Pubblichiamo il racconto di Gianluca Braconcini, che riferisce i ricordi di suo padre Fausto, allora quindicenne \u2026..<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">Con questo racconto ho voluto narrare cosa successe a mio padre e ci\u00f2 che egli vide quando usc\u00ec dal rifugio. Mi ha parlato tante volte di questo tragico avvenimento; ho cercato di immedesimarmi in lui a quindici anni, immaginando\u00a0 quale potesse essere il suo stato d\u2019animo e le sue emozioni di fronte ad una tragedia cos\u00ec straziante e dolorosa; talmente devastante, che ancora oggi lascia ognuno di noi impotente\u2026<\/span><\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-weight: 400;\">L\u2019aria di tramontana di quel <\/span><b>17 gennaio 1944<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> entrava tagliente da <\/span><b>Porta Fiorentina<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">\u00a0 gi\u00e0 dal mattino presto.\u00a0 <\/span><b>Fausto<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> era un quindicenne e lavorava come\u00a0 maschietto di bottega alla barberia in <\/span><b>piazza della Rocca<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ad angolo con <\/span><b>via Chiodaroli<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><span style=\"font-weight: 400;\">Stava\u00a0 spazzando i capelli dal pavimento mentre il Sor Francesco, il barbiere, lo aspettava per chiudere e andare a pranzo. <\/span><b>Alle 13:15 precise<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, un suono acuto e sinistro squarci\u00f2 la quiete: era l\u2019allarme della sirena sul tetto del <\/span><b>palazzo Grandori<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. \u201c<\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">Corri, Fausto! Vai a casa dalla tua famiglia!<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">\u201c, gli grid\u00f2 il padrone, col cappotto in mano. Fausto gett\u00f2 la scopa a terra e si lanci\u00f2 fuori correndo;\u00a0 la sua casa era a poche centinaia di metri, <\/span><b>in via Pio Fedi<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Il cuore gli batteva fortissimo per la corsa ma soprattutto per la paura. Suo padre pompiere era lontano, in Sicilia, dove le bombe avevano gi\u00e0 compiuto la loro tragica missione.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><b>Ora toccava a Viterbo<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Arrivato a casa, spalanc\u00f2 il portone ed url\u00f2 dalle scale: \u201cMamma,\u00a0 presto, dobbiamo andare al rifugio!\u201d. La tavola era apparecchiata e sulla dell economica si stava scaldando la minestra. Era tutto pronto per pranzare ma non c\u2019era il tempo di aspettare. La madre, col volto pallido e le mani tremanti, afferr\u00f2 le due sorelline pi\u00f9 piccole: <\/span><b>Mafalda<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> e <\/span><b>Valeria<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Intanto erano arrivati anche <\/span><b>Otello<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> ed <\/span><b>Esmeralda<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, gli altri due fratelli. Fausto prese una per la mano e si precipitarono verso<\/span><b> piazza del Sacrario<\/b><span style=\"font-weight: 400;\"> dov\u2019era un\u2019entrata del rifugio. Il cielo sembrava ruggire; le Fortezze Volanti, enormi e minacciose, solcavano l\u2019aria come uno sciame di calabroni. La gente correva, urlava, si spingeva. Ma Fausto non mollava la presa. Arrivati all\u2019ingresso del rifugio si fecero largo tra la folla e scesero gi\u00f9. Lui fece sedere la madre e le sorelle su una panca di legno, accanto a un vecchio che tremava come una foglia. Qualcuno pregava, altri piangevano. C\u2019era chi stringeva un rosario, chi fissava il vuoto con gli occhi sbarrati. Ad un tratto un boato sordo; due, tre e tanti altri. L\u00ec sotto il tempo pareva essersi fermato. Quando il silenzio torn\u00f2, irreale e pesante, Fausto si alz\u00f2, salut\u00f2 con uno sguardo la madre, i suoi fratelli e sal\u00ec i gradini del rifugio; appena usc\u00ec fu investito da una luce lattiginosa e da un odore acre. L\u2019aria era densa di polvere e fumo, il cielo sembrava sparito; ogni cosa era grigia, come se la citt\u00e0 fosse stata cancellata. Corse verso casa; era ancora in piedi. <\/span><b>Un sospiro<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Poi si diresse verso <\/span><b>piazza della Rocca<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">. Quando arriv\u00f2, si ferm\u00f2 di colpo; il cuore gli si strinse: sulla piazza c\u2019erano solo macerie, polvere e urla. La sua bottega, non esisteva pi\u00f9. Un cumulo di pietre, travi spezzate, calcinacci e\u00a0 un\u2019insegna contorta che penzolava da un chiodo. Davanti all\u2019attuale negozio di Di Marco, vide il\u00a0 corpo di un vecchio riverso a terra col volto verso il cielo;\u00a0 Fausto lo riconobbe:<\/span><b> era il Sor Giuseppe<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">, che ogni giorno andava alla fontanella con la sua brocca di rame;\u00a0 non era riuscito a mettersi in salvo e lo spostamento d\u2019aria lo aveva scagliato contro il muro. Ora giaceva l\u00ec, immobile, come una statua spezzata. Cammin\u00f2 pi\u00f9 avanti, con passi incerti, della fontana rimaneva un misero moncone delle scale, guard\u00f2 verso l\u2019ingresso di destra\u00a0 di Porta Fiorentina: intravide\u00a0 la parte posteriore di una camionetta tedesca schiacciata da un cumulo di detriti. Sicuramente l\u00ec era rimasto qualche militare, pens\u00f2. Poco pi\u00f9 in l\u00e0,\u00a0 sotto un arco del palazzo Grandori, ormai ridotto a met\u00e0, c\u2019era il corpo contorto e\u00a0 senza vita di un soldato tedesco scaraventato contro la parete. Fausto si guard\u00f2 attorno, c\u2019erano anche altre persone che se ne stavano mute con gli occhi persi nel vuoto. Quel silenzio agghiacciante, era rotto a tratti da grida disperate, pianti e\u00a0 richiami. Una signora urlava il nome del figlio, un uomo cercava di sollevare a mani nude\u00a0 una trave, sotto la quale una donna giaceva immobile. Fausto d\u2019un tratto si sent\u00ec piccolo e inutile; continu\u00f2 a camminare tra le rovine, cercando volti conosciuti, cercando un senso. Alz\u00f2 lo sguardo verso il cielo grigio e muto. Poi si guard\u00f2 attorno e vide davanti a lui che uno dei cuori della citt\u00e0 aveva finito di battere ed era diventato un deserto di macerie. In quel momento, cap\u00ec che la sua adolescenza felice era finita per sempre. <\/span><b>Il 17 gennaio del 1944 alle ore 13,15,\u00a0 il tempo si era spezzato per tutti\u2026<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: 'trebuchet ms', geneva, sans-serif; font-size: 14pt;\"><b>Gianluca Braconcini\u00a0<\/b><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CULTURA La ricorrenza del bombardamento di Viterbo del 17 gennaio 1944. &ldquo;Il tempo spezzato&rdquo; nei ricordi di Gianluca Braconcini del racconto di suo padre. 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