{"id":1742,"date":"2018-11-25T12:24:17","date_gmt":"2018-11-25T12:24:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=1742"},"modified":"2024-08-16T15:09:57","modified_gmt":"2024-08-16T15:09:57","slug":"le-politiche-della-santa-sede-sulla-mobilita-umana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/le-politiche-della-santa-sede-sulla-mobilita-umana\/","title":{"rendered":"Le politiche della Santa Sede sulla mobilit\u00e0 umana"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><span style=\"font-size: 18pt;\">L<\/span>a posizione cattolica sul fenomeno delle migrazioni, oggi ingigantito come mai prima, fino a coinvolgere oltre duecentoventi milioni di persone, si pu\u00f2 raccontare in due modi. Il primo \u00e8 quello ecclesiale, identitario in senso cristiano, e si basa sul Vangelo: \u201cero straniero e mi avete accolto\u201d. Un imperativo che la Chiesa traduce nella pastorale ordinaria e in iniziative straordinarie nei momenti di emergenza particolarmente acuta. E verrebbe da preferire concentrarsi sulla ricchezza antropologica, prima ancora che confessionale, di quest&#8217;opera costante e silenziosa di tante migliaia di cattolici, laici e religiosi.\u00a0L&#8217;altro modo, \u00e8 riferire, necessariamente per sommi capi, l&#8217;azione della Santa Sede, una struttura con personalit\u00e0 giuridica internazionale con il compito, concreto e realista, di tradurre il magistero del Papa nei rapporti internazionali e interreligiosi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il 2018 potrebbe essere un anno cruciale. In dicembre all&#8217;Onu dovr\u00e0 essere approvato il\u00a0Global Compact per le migrazioni e per i rifugiati, un duplice accordo al quale si lavora da due anni. I rappresentanti dell&#8217;Onu parlano di un accordo ambizioso e innovativo. Ambizioso lo \u00e8 di sicuro, innovativo fino a un certo punto, dato che non supera la consolidata distinzione tra profughi e migranti cosiddetti economici. Mentre oggi i flussi sono sempre misti e l&#8217;enfasi specifica al tema della protezione internazionale per i profughi di guerra minaccia di discriminare i \u201cprofughi dalla fame\u201d, vittime del progressivo allargamento della forbice tra i pochi sempre pi\u00f9 ricchi e i miliardi di essere umani sempre pi\u00f9 poveri.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Nel lavoro sul Global Compact \u00e8 molto impegnata proprio la Santa Sede, dotata di strumenti \u2013 e di visione \u2013 che le danno una conoscenza del fenomeno certo pi\u00f9 globale di quella dei singoli Stati, specie di quelli cosiddetti di accoglienza (termine che indica purtroppo pi\u00f9 un auspico che comportamenti effettivi), dove prevalgono spesso interessi di corto respiro, atteggiamenti di chiusura, regurgiti di nazionalismi e particolarismi esasperati, esplicita xenofobia, talora vero e proprio razzismo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il contributo della Santa Sede alla ricerca di soluzioni pu\u00f2 essere particolarmente prezioso per l&#8217;Africa, stremata da una storia di spostamenti delle popolazioni quasi sempre forzati, a partire della tratta degli schiavi, responsabilit\u00e0, giova ricordare, non solo dei colonizzatori europei, ma anche di quelli arabi. E forse di pi\u00f9: secondo gli studi pi\u00f9 attendibili, tra l&#8217;VIII e il XX secolo, oltre 17 milioni di africani resi schiavi avrebbero percorso la tratta orientale, verso il Golfo persico e l&#8217;Oceano indiano. Tra il XV e il XIX secolo le navi negrerie ne avrebbero trasportati 11 milioni sulla tratta occidentale, verso l&#8217;Europa e le Americhe.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Dopo oltre mezzo secolo di decolonizzazione, almeno formale, non mancano ovviamente le responsabilit\u00e0 locali, ma questo quadro di sradicamento resta la causa principale dalla secolare impossibilit\u00e0 per gli africani di prendere davvero il proprio destino nelle proprie mani, e persino dei conflitti, spesso dimenticati e incancreniti, che oggi insanguinano il continente, conflitti soprattutto etnici ed economici, non religiosi come molta stampa, molta saggistica e molta politica nel nord ricco del mondo tendono a far credere.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ci\u00f2 detto, va sottolineato che in Africa il fenomeno \u00e8 un dramma soprattutto interno: meno di un quarto dei suoi migranti e profughi, circa cinque milioni sui venti totali (numero che a sua volta rappresenta meno del dieci per cento del totale mondiale) si trovano fuori dal continente, in maggioranza in Asia. Il che dimostra falsa e strumentale l&#8217;idea della \u201cminaccia di invasione\u201d sulla sponda nord del Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Le realt\u00e0 ecclesiali, soprattutto i missionari, fronteggiano da sempre questo fenomeno, con sostanziale vicinanza alle vittime, anche se storicamente non sono mancati colletarismi e complicit\u00e0 di fatto con i colonizzatori. Di certo, comunque, dopo il Concilio Vaticano II questa sollecitudine si \u00e8 accresciuta e meglio definita. E pi\u00f9 ancora dopo la fine del bipolarismo est-ovest la Chiesa cattolica \u00e8 stata in prima linea nella difesa dei popoli del sud devastato del mondo e in particolare degli africani. Gli esempi sono innumerevoli sia nell&#8217;azione quotidiana, sia nei documenti pontifici, sia nei rapporti diplomatici, nella convinzione che \u201ctanto la moltiplicazione dei conflitti armati, quanto il dramma dei profughi e dei migranti, sono frutti amari anche della globalizzazione\u201d, come si legge nella dichiarazione finale della riunione tenuta in primavera dai vescovi africani ed europei.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Di una globalizzazione, cio\u00e8, dominata dalla finanza predatoria che ha aumentato a dismisura la miseria sul piano economico e la discriminazione su quello politico e sociale, senza che comunit\u00e0 internazionale sia riuscita finora a contrastarne gli esiti nefandi con un&#8217;efficace spinta alla globalizzazione dei diritti. Dagli anni Novanta in poi, da Giovanni Paolo II a Francesco, tutta l&#8217;azione politica politica della Santa Sede punta sulla prospettiva di una nuova \u201ceconomia sociale di mercato\u201d da costruire nella dimensione globale. Perch\u00e8, come ha pi\u00f9 volte ripetuto anche di recente Papa Francesco, \u00e8 l&#8217;iniquit\u00e0 a produrre instabilit\u00e0 e violenze, comprese quelle legate ai fenomeni migratori, che nessuna forza forza di di polizia, alla lunga, \u00e8 in grado di reprimere e neppure di contenere.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Della mobilit\u00e0 umana si occupa uno specifico Pontificio Consiglio pontificio, quello per la pastorale dei migranti e degli itineranti. Nato dal Concilio Vaticano II, \u00e8 soprattutto un\u00a0think tank, un serbatoio di pensiero, ma le sue ricadute sul piano pastorale, con il sostegno e l&#8217;indirizzo per le Chiese locali, su quello sociale e su quello internazionale, sono sempre state rilevanti, in particolare nel primo decennio di questo secolo, quando a coordinarle e in gran parte a ispirarle era l&#8217;allora suo Segretario, l&#8217;arcivescovo Agostino Marchetto, non a caso un diplomatico di lungo corso, di formazione storica e giuridica, oltre che probabilmente il massimo esegeta vivente del Concilio stesso.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">C&#8217;\u00e8 molto contributo di questo piccolo Consiglio (ci lavorano a tempo pieno appena una ventina di persone) nelle posizioni con le quali la Santa Sede affronter\u00e0 in dicembre la discussione all&#8217;Onu sul Global Compact. I rappresentanti vaticani da tempo ne stanno illustrando i contenuti nei consessi internazionali, in particolare con le istituzione europee, a conferma della volont\u00e0 di costruire una linea comune alla quale la Santa Sede non intende rinunciare, nella speranza che l\u2019Unione Europea sappia ricompattarsi sui suoi valori fondanti. In particolare, la Santa Sede ha presentato in primavera, in una riunione dell&#8217;Onu a Ginevra e in un&#8217;audizione al Parlamento europeo, una lista in venti punti con proposte su quattro esigenze cruciali:\u00a0accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti. Vi si trovano, oltre principi gi\u00e0 codificati come il diritto al non respingimento, raccomandazioni a istituire canali sicuri e legali per migranti e rifugiati, forme di\u00a0accoglienza degna e responsabile, procedure che garantiscano i minori e il\u00a0ricongiungimento familiare, promozione di politiche nazionali che permettano l&#8217;accesso all&#8217;istruzione, alla formazione e al mercato del lavoro. Un punto cruciale \u00e8 l&#8217;accesso alla cittadinanza, che include lo\u00a0ius soli\u00a0per gli immigrati di seconda generazione.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Va detto, per\u00f2, che nonostante l&#8217;indubbio interesse mondiale per la figura del Papa, la capacit\u00e0 di comunicazione e di persuasione della Chiesa in questo campo sembra insufficiente. Degli infiniti documenti in materia prodotti nell&#8217;ultimo quarantennio, ben pochi arrivano al grande pubblico. E potrebbe essere anche la sorte di quanto la Santa Sede sta facendo riguardo al Global Compact, le cui\u00a0prospettive di successo non sembrano molte. Come tutti gli accordi dell&#8217;Onu, infatti, a farlo funzionare dovrebbero essere gli Stati. E oggi sembrano prevalere un po&#8217; ovunque i suddetti atteggiamenti, fomentati e cavalcati da forze politiche che in molti Paesi hanno visto aumentare i loro consensi fino ad assumere responsabilit\u00e0 di governo. Per fare solo esempio, sull&#8217;approccio multilaterale, indispensabile di fronte a una questione appunto globale, pesa il mutamento della politica statunitense, dopo che Trump ha ritirato l&#8217;adesione al Global Compat data da Obama.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E il discorso vale anche per l&#8217;Europa, come dimostra l&#8217;esito delle tornate elettorali in diversi Paesi, compresa l&#8217;Italia, dove \u00e8 di fatto passata l&#8217;equazione \u201cpi\u00f9 migranti meno sicurezza\u201d, equazione che la Santa Sede ha denunciato con chiarezza comefalsa e perversa. Dopo il voto italiano, per esempio,\u00a0\u00a0il Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin, ha ribadito che sicurezza e accoglienza dei migranti sono \u201cdue esigenze imprescindibili\u201d che la politica deve conciliare e non contrapporre. \u201cLa Santa Sede sa che deve lavorare nelle condizioni che si presentano. Non possiamo avere la societ\u00e0 che vorremmo\u201d, ha detto Parolin, ma la Chiesa \u201ccontinuer\u00e0 la sua opera&#8221;, perch\u00e9 \u00e8 importante &#8220;riuscire a educare la popolazione a passare da un atteggiamento negativo a un atteggiamento pi\u00f9 positivo nei confronti dei\u00a0migranti,\u00a0dissipare pregiudizi e paure e abbandonare la cultura dominante dello scarto e del rifiuto&#8221;, secondo un&#8217;espressione cara a Papa Francesco.\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Perch\u00e9 quei due modi di raccontare la posizione del Papa e della Chiesa sulla questione migratoria citati all&#8217;inizio di questo articolo in fondo finiscono per coincidere.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La posizione cattolica sul fenomeno delle migrazioni, oggi ingigantito come mai prima, fino a coinvolgere oltre duecentoventi milioni di persone, si pu&ograve; raccontare in due modi. 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