{"id":4389,"date":"2020-05-20T03:18:35","date_gmt":"2020-05-20T03:18:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=4389"},"modified":"2020-05-19T21:45:29","modified_gmt":"2020-05-19T21:45:29","slug":"in-bilico-tra-tante-identita-la-linea-del-colore-di-igiaba-scego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/cultura\/in-bilico-tra-tante-identita-la-linea-del-colore-di-igiaba-scego\/","title":{"rendered":"In bilico tra tante identit\u00e0. &#8220;La linea del colore&#8221; di Igiaba Scego"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>\u00c8<\/strong><\/span> tante cose insieme l\u2019ultimo romanzo di <strong>Igiaba Scego<\/strong>, scrittrice italiana di origine somala che nel tempo ha raccontato l\u2019arte di stare in equilibrio tra identit\u00e0 diverse, capaci ora di convivere, ora di stridere. Un equilibrio che, in qualche modo, \u00e8 anche al centro de La linea del colore (Bompiani 2020, pagine 384, euro 19).<\/p>\n<figure id=\"attachment_4399\" aria-describedby=\"caption-attachment-4399\" style=\"width: 214px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/9788830101418.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4399\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/9788830101418-214x300.jpg\" alt=\"La linea del colore, Isciaba Scego\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/9788830101418-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/05\/9788830101418.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4399\" class=\"wp-caption-text\">La linea del colore<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il romanzo inizia un giorno di febbraio del 1887 quando giunge a Roma la notizia che a D\u00f2gali, in Eritrea, cinquecento soldati italiani sono stati uccisi dalle truppe etiopi anticolonialiste. E mentre la citt\u00e0 sbava rabbia e sdegno, Lafanu Brown \u2014 pittrice americana da anni cittadina di Roma \u2014 passeggia verso casa. Sar\u00e0 su di lei che la folla \u2014 \u00abricchi e poveri (\u2026) per la prima volta uniti nel furore autentico di quella manifestazione di piazza\u00bb \u2014 vomita la sua cieca rabbia perch\u00e9 Lafanu Brown ha la pelle scura. Eppure Lafanu Brown, ora \u00aballa merc\u00e9 di tutti\u00bb, a Roma era venuta per trovarvi la pace.<\/p>\n<p>Nata in una trib\u00f9 indiana Chippewa, figlia di uno straniero \u00abdalla pelle scurissima\u00bb e istruita grazie a una donna che la considerer\u00e0 sempre un\u2019ingrata (quanta ambivalenza nella carit\u00e0&#8230;), Lafanu \u00e8 costretta a fuggire dalla violenza e dal razzismo che contagia anche i cosiddetti buoni. La sua figura \u2014 che Scego crea unendo la vita di due donne afrodiscendenti realmente esistite (la scultrice Edmonia Lewis e l\u2019ostetrica e attivista Sarah Parker Remond) \u2014 nel romanzo \u00e8 affiancata da quella di Leila. Una ragazza di oggi che studia il t\u00f3pos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d\u2019arte, e che cerca di tessere fili tra il passato e il presente. Tra la sua situazione privilegiata e quella delle cugine rimaste in Africa.<\/p>\n<p>\u00c8 nell\u2019andirivieni tra queste due figure \u2014 entrambe ricostruite con maestria nelle loro tante sfaccettature \u2014 che La linea del colore diventa un canto capace di abbracciare le tragedie, i conflitti e (qualche volta almeno) le vittorie che le donne ultime vivono sulla loro pelle da secoli.<\/p>\n<p>Sono i corpi delle donne \u2014 corpi violati, ma anche corpi che emancipano \u2014 costretti a imparare a urlare in silenzio, ma anche a dare un colore ai giorni, a resistere trasformando il dolore. Sono le violenze sistemiche in societ\u00e0 che si chiudono a riccio non appena sfiorate dalla diversit\u00e0 in tutte le sue forme, perch\u00e9 gli eccentrici \u2014 e i coraggiosi \u2014 sono da sempre le vittime pi\u00f9 comode, ma \u00e8 il loro sguardo il solo a essere veramente fruttifero. Sono i mari, mari di morte e mari di salvezza, solcati da liberi divenuti schiavi e da schiavi in cerca di libert\u00e0 fisiche, mentali, culturali. Sono, infine, tutte le schiavit\u00f9, visibili e invisibili, silenziosamente esaltate dall\u2019arte, immortalate nelle sculture che adornano (ieri come oggi) le nostre piazze e negli affreschi che illuminano le nostre stanze.<\/p>\n<p>Nel firmare un romanzo di formazione, Igiaba Scego ci ricorda che fare memoria della storia \u2014 e di tutto ci\u00f2 che essa lascia inavvertitamente cadere per la via \u2014 \u00e8 sempre il primo passo verso il futuro che vogliamo costruire.<\/p>\n<p>La linea del colore, infine, ci piace leggerlo come un\u2019ode per quanti sono costretti a fermarsi a met\u00e0. Perch\u00e9 oltre a chi arriva alla meta e a chi muore prima di raggiungerla, ci sono i tanti costretti a fermarsi e a tornare indietro quando continuare il cammino diventa impossibile. Troppa violenza, troppo dolore, troppo orrore, troppi muri: \u00e8 la linea che respinge. Ma \u2014 ci sussurra con toni potenti Igiaba Scego \u2014 pu\u00f2 essere anche la linea del colore.<\/p>\n<p>\u00a9 L&#8217;Osservatore Romano, 18 maggio 2020<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&Egrave; tante cose insieme l&rsquo;ultimo romanzo di Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala che nel tempo ha raccontato l&rsquo;arte di stare in equilibrio tra identit&agrave; diverse, capaci ora di convivere, ora di stridere. 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