{"id":5735,"date":"2020-09-30T13:59:12","date_gmt":"2020-09-30T13:59:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=5735"},"modified":"2020-09-30T13:59:41","modified_gmt":"2020-09-30T13:59:41","slug":"scripturae-sacrae-affectus-del-santo-padre-francesco-nel-xvi-centenario-della-morte-di-san-girolamo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/papa-francesco\/scripturae-sacrae-affectus-del-santo-padre-francesco-nel-xvi-centenario-della-morte-di-san-girolamo\/","title":{"rendered":"Scripturae Sacrae Affectus del Santo Padre Francesco nel XVI Centenario della morte di san Girolamo"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">U<\/span><\/strong>n affetto per la Sacra Scrittura, un amore vivo e soave per la Parola di Dio scritta \u00e8 l\u2019eredit\u00e0 che San Girolamo ha lasciato alla Chiesa attraverso la sua vita e le sue opere. Le espressioni tratte dalla memoria liturgica del Santo[1] ci offrono una chiave di lettura indispensabile per conoscere, nel XVI centenario dalla morte, la sua imponente figura nella storia della Chiesa e il suo grande amore per Cristo. Questo amore si dirama, come un fiume in tanti rivoli, nella sua opera di infaticabile studioso, traduttore, esegeta, profondo conoscitore e appassionato divulgatore della Sacra Scrittura; di raffinato interprete dei testi biblici; di ardente e talvolta impetuoso difensore della verit\u00e0 cristiana; di ascetico e intransigente eremita oltre che di esperta guida spirituale, nella sua generosit\u00e0 e tenerezza. Oggi, milleseicento anni dopo, la sua figura rimane di grande attualit\u00e0 per noi cristiani del XXI secolo.<\/p>\n<p>Introduzione<\/p>\n<p>Il 30 settembre del 420 Girolamo concludeva a Betlemme, nella comunit\u00e0 da lui fondata presso la grotta della Nativit\u00e0, la sua vicenda terrena.Si affidava, cos\u00ec, a quel Signore che aveva sempre cercato e conosciuto nella Scrittura, lo stesso che come Giudice aveva gi\u00e0 incontrato, febbricitante, in una visione, forse nella Quaresima del 375. In quell\u2019avvenimento, che segn\u00f2 una svolta decisiva nella sua vita, momento di conversione e cambiamento di prospettiva, egli si sent\u00ec trascinato alla presenza del Giudice: \u00abinterrogato circa la mia condizione, risposi che ero cristiano. Ma colui che presiedeva soggiunse: \u201cTu mentisci! Sei ciceroniano, non cristiano\u201d\u00bb.[2]\u00a0Girolamo, infatti, aveva amato fin da giovane la limpida bellezza dei testi classici latini, al cui confronto gli scritti della Bibbia gli apparivano, inizialmente, rozzi e sgrammaticati, troppo aspri per il suo raffinato gusto letterario.<\/p>\n<p>Quell\u2019episodio della sua vita favorisce la decisione di dedicarsi interamente a Cristo e alla sua Parola, consacrando la sua esistenza a rendere sempre pi\u00f9 accessibili le lettere divine agli altri, con il suo infaticabile lavoro di traduttore e commentatore. Quell\u2019evento imprime alla sua vita un nuovo e pi\u00f9 deciso orientamento: diventare servitore della Parola di Dio, come innamorato della \u201ccarne della Scrittura\u201d. Cos\u00ec, nella ricerca continua che ha caratterizzato la sua vita, valorizza i suoi studi giovanili e la formazione ricevuta a Roma, riordinando il suo sapere nel pi\u00f9 maturo servizio a Dio e alla comunit\u00e0 ecclesiale.<\/p>\n<p>Per questo, San Girolamo entra a pieno titolo tra le grandi figure della Chiesa antica, nel periodo definito il secolo d\u2019oro della Patristica, vero ponte tra Oriente e Occidente: \u00e8 amico di giovent\u00f9 di Rufino di Aquileia, incontra Ambrogio e intrattiene una fitta corrispondenza con Agostino. In Oriente conosce Gregorio di Nazianzo, Didimo il Cieco, Epifanio di Salamina. La tradizione iconografica cristiana lo consacra rappresentandolo, insieme ad Agostino, Ambrogio e Gregorio Magno, tra i quattro grandi dottori della Chiesa di Occidente.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 i miei predecessori hanno voluto ricordare la sua figura in diverse circostanze. Un secolo fa, in occasione del quindicesimo centenario della morte,\u00a0Benedetto XV\u00a0dedic\u00f2 a lui la Lettera enciclica\u00a0Spiritus Paraclitus\u00a0(15 settembre 1920), presentandolo al mondo come \u00abdoctor maximus explanandis Scripturis\u00bb.[3]\u00a0In tempi pi\u00f9 recenti,\u00a0Benedetto XVI\u00a0ha presentato\u00a0in due catechesi successive\u00a0la sua personalit\u00e0 e le sue opere.[4]\u00a0Ora, nel sedicesimo centenario della morte, desidero anch\u2019io ricordare San Girolamo e riproporre l\u2019attualit\u00e0 del suo messaggio e dei suoi insegnamenti, a partire dal suo grande affetto per le Scritture.<\/p>\n<p>In questo senso, egli pu\u00f2 essere posto in connessione ideale, come guida sicura e testimone privilegiato, con la\u00a0XII Assemblea del Sinodo dei Vescovi, dedicata alla Parola di Dio,[5]\u00a0e con l\u2019Esortazione Apostolica\u00a0Verbum Domini\u00a0(VD) del mio predecessore\u00a0Benedetto XVI, pubblicata proprio nella festa del Santo, il 30 settembre 2010.[6]<\/p>\n<p>Da Roma a Betlemme<\/p>\n<p>La vita e l\u2019itinerario personale di San Girolamo si consumano lungo le strade dell\u2019impero romano, tra l\u2019Europa e l\u2019Oriente. Nato intorno al 345 a Stridone, al confine tra la Dalmazia e la Pannonia, nel territorio dell\u2019odierna Croazia o Slovenia, riceve una solida educazione in una famiglia cristiana. Secondo l\u2019uso dell\u2019epoca, \u00e8 battezzato in et\u00e0 adulta negli anni che lo vedono a Roma studente di retorica, tra il 358 e il 364. Proprio in questo periodo romano diventa insaziabile lettore dei classici latini, che studia sotto la guida dei pi\u00f9 illustri maestri di retorica del tempo.<\/p>\n<p>Conclusi gli studi, intraprende un lungo viaggio in Gallia che lo porta nella citt\u00e0 imperiale di Treviri, oggi in Germania. \u00c8 l\u00e0 che viene a contatto, per la prima volta, con l\u2019esperienza monastica orientale diffusa da Sant\u2019Atanasio. Matura cos\u00ec un desiderio profondo che lo accompagna ad Aquileia dove inizia, con alcuni suoi amici, \u00abun coro di beati\u00bb,[7]\u00a0un periodo di vita comune.<\/p>\n<p>Verso l\u2019anno 374, passando per Antiochia, decide di ritirarsi nel deserto della Calcide, per realizzare, in maniera sempre pi\u00f9 radicale, una vita ascetica in cui grande spazio \u00e8 riservato allo studio delle lingue bibliche, prima del greco e poi dell\u2019ebraico. Si affida a un fratello ebreo, diventato cristiano, che lo introduce alla conoscenza della nuova lingua ebraica e dei suoni che definisce \u00abstriduli e aspirati\u00bb.[8]<\/p>\n<p>Il deserto, con la conseguente vita eremitica, viene scelto e vissuto da Girolamo nel suo significato pi\u00f9 profondo: come luogo delle scelte esistenziali fondamentali, di intimit\u00e0 e di incontro con Dio, dove attraverso la contemplazione, le prove interiori, il combattimento spirituale, arriva alla conoscenza della fragilit\u00e0, con una maggiore consapevolezza del limite proprio e altrui, riconoscendo l\u2019importanza delle lacrime.[9]\u00a0Cos\u00ec, nel deserto, avverte la concreta presenza di Dio, il necessario rapporto dell\u2019essere umano con Lui, la sua consolazione misericordiosa. Mi piace al riguardo ricordare un aneddoto, di tradizione apocrifa. Girolamo chiede al Signore: \u201cCosa vuoi da me?\u201d. Ed Egli risponde: \u201cAncora non mi hai dato tutto\u201d. \u201cMa Signore, io ti ho dato questo, questo e questo&#8230;\u201d &#8211; \u201cManca una cosa\u201d &#8211; \u201cChe cosa?\u201d &#8211; \u201cDammi i tuoi peccati perch\u00e9 io possa avere la gioia di perdonarli ancora\u201d.[10]<\/p>\n<p>Lo ritroviamo ad Antiochia, dove \u00e8 ordinato sacerdote dal Vescovo Paolino, poi a Costantinopoli, verso il 379, dove conosce Gregorio di Nazianzo e dove prosegue i suoi studi, si dedica alla traduzione in latino di importanti opere dal greco (omelie di Origene e la cronaca di Eusebio), respira il clima del Concilio celebrato in quella citt\u00e0 nel 381. In questi anni \u00e8 nello studio che si rivelano la sua passione e la sua generosit\u00e0. \u00c8 una benedetta inquietudine a guidarlo e a renderlo instancabile e appassionato nella ricerca: \u00abOgni tanto mi disperavo, pi\u00f9 volte mi arresi; ma poi riprendevo per l\u2019ostinata decisione d\u2019imparare\u00bb, condotto dal \u201cseme amaro\u201d di tali studi a raccogliere \u201cfrutti saporosi\u201d.[11]<\/p>\n<p>Nel 382 Girolamo torna a Roma, mettendosi a disposizione di Papa Damaso che, apprezzando le sue grandi qualit\u00e0, ne fa un suo stretto collaboratore. Qui Girolamo si impegna in una incessante attivit\u00e0 senza dimenticare la dimensione spirituale: sull\u2019Aventino, grazie al sostegno di donne aristocratiche romane desiderose di scelte radicali evangeliche, come Marcella, Paola e la figlia di lei Eustochio, crea un cenacolo fondato sulla lettura e sullo studio rigoroso della Scrittura. Girolamo \u00e8 esegeta, docente, guida spirituale. In questo tempo intraprende una revisione delle precedenti traduzioni latine dei Vangeli, forse anche di altre parti del Nuovo Testamento; continua il suo lavoro come traduttore di omelie e commenti scritturistici di Origene, dispiega una frenetica attivit\u00e0 epistolare, si confronta pubblicamente con autori eretici, a volte con eccessi e intemperanze, ma sempre mosso sinceramente dal desiderio di difendere la vera fede e il deposito delle Scritture.<\/p>\n<p>Questo intenso e proficuo periodo si interrompe con la morte di Papa Damaso. Si vede costretto a lasciare Roma e, seguito da amici e da alcune donne desiderose di continuare l\u2019esperienza spirituale e di studio biblico avviata, parte alla volta dell\u2019Egitto \u2013 dove incontra il grande teologo Didimo il Cieco \u2013 e della Palestina, per stabilirsi definitivamente a Betlemme nel 386. Riprende i suoi studi filologici, ancorati ai luoghi fisici che di quelle narrazioni erano stati lo scenario.<\/p>\n<p>L\u2019importanza data ai luoghi santi \u00e8 evidenziata non solo dalla scelta di vivere in Palestina, dal 386 fino alla morte, ma anche dal servizio per i pellegrinaggi. Proprio a Betlemme, luogo per lui privilegiato, presso la grotta della Nativit\u00e0 fonda due monasteri \u201cgemelli\u201d, maschile e femminile, con ospizi per l\u2019accoglienza dei pellegrini giunti\u00a0ad loca sancta, rivelando la sua generosit\u00e0 nell\u2019ospitare quanti giungevano in quella terra per vedere e toccare i luoghi della storia della salvezza, unendo cos\u00ec la ricerca culturale a quella spirituale.[12]<\/p>\n<p>\u00c8 nella Sacra Scrittura che, mettendosi in ascolto, Girolamo trova s\u00e9 stesso, il volto di Dio e quello dei fratelli, e affina la sua predilezione per la vita comunitaria. Da qui il suo desiderio di vivere con gli amici, come gi\u00e0 dai tempi di Aquileia, e di fondare comunit\u00e0 monastiche, perseguendo l\u2019ideale cenobitico di vita religiosa che vede il monastero come \u201cpalestra\u201d in cui formare persone \u00abche si ritengono inferiori a tutti per essere primi fra tutti\u00bb, felici nella povert\u00e0 e capaci di insegnare con il proprio stile di vita. Ritiene formativo, infatti, il vivere \u00absotto il governo di un unico superiore e in compagnia di molti\u00bb per apprendere l\u2019umilt\u00e0, la pazienza, il silenzio e la mansuetudine, nella consapevolezza che \u00abla verit\u00e0 non ama gli angoli oscuri, e non cerca i sussurratori\u00bb.[13]\u00a0Confessa, inoltre, di \u00abanelare alle cellette del monastero, [\u2026] desiderare quella sollecitudine delle formiche, dove si lavora insieme e non esiste niente che sia propriet\u00e0 di qualcuno, ma tutto \u00e8 di tutti\u00bb.[14]<\/p>\n<p>Nello studio Girolamo non trova un effimero diletto fine a s\u00e9 stesso, ma un esercizio di vita spirituale, un mezzo per arrivare a Dio, e cos\u00ec anche la sua formazione classica viene riordinata nel pi\u00f9 maturo servizio alla comunit\u00e0 ecclesiale. Pensiamo all\u2019aiuto dato al Papa Damaso, all\u2019insegnamento che dedica alle donne, specie per l\u2019ebraico, sin dal primo cenacolo sull\u2019Aventino, tanto da fare entrare Paola e Eustochio \u00abnei combattimenti dei traduttori\u00bb[15]\u00a0e, cosa inaudita per il tempo, garantire loro di poter leggere e cantare i Salmi nella lingua originale.[16]<\/p>\n<p>Una cultura, la sua, messa a servizio e ribadita come necessaria ad ogni evangelizzatore. Cos\u00ec ricorda all\u2019amico Nepoziano: \u00abLa parola del sacerdote deve prendere sapore grazie alla lettura delle Scritture. Non voglio che tu sia un declamatore o un ciarlatano dalle molte parole, ma uno che comprende la sacra dottrina (mysterii) e conosce fino in fondo gli insegnamenti (sacramentorum) del tuo Dio. \u00c8 tipico degli ignoranti rigirare le parole e accattivarsi l\u2019ammirazione del popolo inesperto con il parlare velocemente. Chi \u00e8 senza pudore spesso spiega ci\u00f2 che non conosce e pretende di essere un grande esperto solo perch\u00e9 riesce a persuadere gli altri\u00bb.[17]<\/p>\n<p>A Betlemme Girolamo vive, fino alla sua morte nel 420, il periodo pi\u00f9 fecondo e intenso della sua vita, completamente dedicato allo studio della Scrittura, impegnato nella monumentale opera della traduzione di tutto l\u2019Antico Testamento a partire dall\u2019originale ebraico. Nello stesso tempo, commenta i libri profetici, i salmi, le opere paoline, scrive sussidi per lo studio della Bibbia. Il prezioso lavoro confluito nelle sue opere \u00e8 frutto di confronto e di collaborazione, dalla copiatura e collazione dei manoscritti alla riflessione e discussione: \u00abNon mi sono fidato mai delle mie proprie forze per studiare i volumi divini, [\u2026] ho l\u2019abitudine di porre questioni, anche a proposito di ci\u00f2 che credevo sapere, a pi\u00f9 ragione su ci\u00f2 di cui non ero sicuro\u00bb.[18]\u00a0Perci\u00f2, consapevole del proprio limite, chiede continuo sostegno nella preghiera di intercessione per la riuscita della sua traduzione dei testi sacri \u00abnello stesso Spirito con cui furono scritti\u00bb,[19]\u00a0senza dimenticare di tradurre anche opere di autori indispensabili per il lavoro esegetico, come Origene, in modo da \u00abmettere a disposizione di chi vuole approfondire gli studi scientifici questo materiale\u00bb.[20]<\/p>\n<p>Lo studio di Girolamo si rivela come uno sforzo compiuto nella comunit\u00e0 e a servizio della comunit\u00e0, modello di sinodalit\u00e0 anche per noi, per i nostri tempi e per le diverse istituzioni culturali della Chiesa, perch\u00e9 siano sempre \u00abluogo dove il sapere diventa servizio, perch\u00e9 senza un sapere che nasce dalla collaborazione e sfocia nella cooperazione non c\u2019\u00e8 sviluppo genuinamente e integralmente umano\u00bb.[21]\u00a0Fondamento di tale comunione \u00e8 la Scrittura, che non possiamo leggere da soli: \u00abLa Bibbia \u00e8 stata scritta dal Popolo di Dio e per il Popolo di Dio, sotto l\u2019ispirazione dello Spirito Santo. Solo in questa comunione col Popolo di Dio possiamo realmente entrare con il \u201cnoi\u201d nel nucleo della verit\u00e0 che Dio stesso ci vuol dire\u00bb.[22]<\/p>\n<p>La robusta esperienza di vita, nutrita dalla Parola di Dio, fa s\u00ec che Girolamo, attraverso una fitta corrispondenza epistolare, diventi guida spirituale. Egli si fa compagno di viaggio, convinto che \u00abnon c\u2019\u00e8 arte che s\u2019impari senza maestro\u00bb, come scrive a Rustico: \u00abci\u00f2 che desidero farti capire, prendendoti per mano, come se io fossi un marinaio che, fatta ormai l\u2019esperienza di parecchi naufragi, tenta d\u2019istruire un navigante inesperto\u00bb.[23]\u00a0Da quell\u2019angolo pacifico di mondo segue l\u2019umanit\u00e0 in un\u2019epoca di grandi capovolgimenti, segnata da eventi come il sacco di Roma del 410 che lo colp\u00ec profondamente.<\/p>\n<p>Alle lettere affida le polemiche dottrinali, sempre nella difesa della retta fede, rivelandosi uomo di relazioni, vissute con forza e con dolcezza, con pieno coinvolgimento, senza forme edulcorate, sperimentando che \u00abl\u2019amore non ha prezzo\u00bb.[24]\u00a0Cos\u00ec vive i suoi affetti con impeto e sincerit\u00e0. Questo coinvolgersi nelle situazioni in cui vive e opera si riscontra anche nel fatto che egli offre il suo lavoro di traduzione e di commento come\u00a0munus amicitiae. \u00c8 un dono prima di tutto per gli amici, destinatari e dedicatari delle sue opere e ai quali chiede di leggerle con occhio amichevole piuttosto che critico, e poi per i lettori, i suoi contemporanei e quelli di ogni tempo.[25]<\/p>\n<p>Consuma gli ultimi anni della sua vita nella lettura orante personale e comunitaria della Scrittura, nella contemplazione, nel servizio ai fratelli attraverso le sue opere. Tutto questo a Betlemme, accanto alla grotta dove il Verbo fu partorito dalla Vergine, consapevole che \u00e8 \u00abfelice colui che porta nel suo intimo la croce, la risurrezione, il luogo della nascita e dell\u2019ascensione di Cristo! Felice chi ha Betlemme nel suo cuore, nel cui cuore Cristo nasce ogni giorno!\u00bb.[26]<\/p>\n<p>La chiave sapienziale del suo ritratto<\/p>\n<p>Per una piena comprensione della personalit\u00e0 di San Girolamo \u00e8 necessario coniugare due dimensioni caratteristiche della sua esistenza di credente: da un lato, l\u2019assoluta e rigorosa consacrazione a Dio, con la rinuncia a qualsiasi umana soddisfazione, per amore di Cristo crocifisso (cfr\u00a01 Cor\u00a02,2;\u00a0Fil\u00a03,8.10); dall\u2019altro, l\u2019impegno di studio assiduo, volto esclusivamente a una sempre pi\u00f9 piena comprensione del mistero del Signore. \u00c8 proprio questa duplice testimonianza, mirabilmente offerta da San Girolamo, che viene proposta come modello: per i monaci, innanzitutto, perch\u00e9 chi vive di ascesi e di preghiera venga sollecitato a dedicarsi all\u2019assiduo travaglio della ricerca e del pensiero; per gli studiosi, poi, che devono ricordare che il sapere \u00e8 valido religiosamente solo se fondato sull\u2019amore esclusivo per Dio, sulla spoliazione di ogni umana ambizione e di ogni mondana aspirazione.<\/p>\n<p>Tali dimensioni sono state recepite nel campo della storia dell\u2019arte, dove la presenza di San Girolamo \u00e8 frequente: grandi maestri della pittura occidentale ci hanno lasciato le loro raffigurazioni. Potremmo organizzare le varie tipologie iconografiche lungo due linee distinte. L\u2019una lo definisce soprattutto come monaco e penitente, con un corpo scolpito dal digiuno, ritirato in zone desertiche, in ginocchio o prostrato a terra, in molti casi stringendo un sasso nella destra per battersi il petto, e con gli occhi rivolti al Crocifisso. In questa linea si pone il toccante capolavoro di Leonardo da Vinci conservato nella Pinacoteca Vaticana. Un altro modo di raffigurare Girolamo \u00e8 quello che ce lo mostra in veste di studioso, seduto al suo scrittoio, intento a tradurre e commentare la Sacra Scrittura, attorniato da volumi e pergamene, investito della missione di difendere la fede attraverso il pensiero e lo scritto. Albrecht D\u00fcrer, per citare un altro esempio illustre, lo ha raffigurato pi\u00f9 di una volta in questo atteggiamento.<\/p>\n<p>I due aspetti sopra evocati si ritrovano congiunti nella tela del Caravaggio, alla Galleria Borghese di Roma: in un\u2019unica scena, infatti, viene presentato l\u2019anziano asceta, sommariamente rivestito da un panno rosso, che sul tavolo ha un cranio, simbolo della vanit\u00e0 delle realt\u00e0 terrene; ma assieme \u00e8 pure potentemente raffigurata la qualit\u00e0 dello studioso, che tiene gli occhi fissi sul libro, mentre la sua mano intinge la penna nel calamaio nell\u2019atto caratteristico dello scrittore.<\/p>\n<p>In modo analogo \u2013 un modo che chiamerei sapienziale \u2013 dobbiamo comprendere il duplice profilo del percorso biografico di Girolamo. Quando, da vero \u00abLeone di Betlemme\u00bb, esagerava nei toni, lo faceva per la ricerca di una verit\u00e0 della quale era pronto a farsi incondizionato servitore. E come lui stesso spiega nel primo dei suoi scritti,\u00a0Vita di San Paolo, eremita di Tebe, i leoni sono capaci di \u201cpotenti ruggiti\u201d ma anche di lacrime.[27]\u00a0Per questo motivo, quelle che nella sua figura appaiono due fisionomie giustapposte sono, in realt\u00e0, elementi con i quali lo Spirito Santo gli ha permesso di maturare la sua unit\u00e0 interiore.<\/p>\n<p>Amore per la Sacra Scrittura<\/p>\n<p>Il tratto peculiare della figura spirituale di San Girolamo rimane senza dubbio il suo amore appassionato per la Parola di Dio, trasmessa alla Chiesa nella Sacra Scrittura. Se tutti i Dottori della Chiesa \u2013 e in particolare quelli della prima epoca cristiana \u2013 hanno attinto esplicitamente dalla Bibbia i contenuti del loro insegnamento, Girolamo lo ha fatto in modo pi\u00f9 sistematico e per certi versi unico.<\/p>\n<p>Gli esegeti negli ultimi tempi hanno scoperto la genialit\u00e0 narrativa e poetica della Bibbia, esaltata proprio per la sua qualit\u00e0 espressiva; Girolamo, invece, sottolineava piuttosto nella Scrittura il carattere umile del rivelarsi di Dio ed espresso nella natura aspra e quasi primitiva della lingua ebraica, paragonata alla raffinatezza del latino ciceroniano. Non \u00e8 dunque per un gusto estetico che egli si dedica alla Sacra Scrittura, ma \u2013 come \u00e8 ben noto \u2013 solamente perch\u00e9 essa lo porta a conoscere Cristo, perch\u00e9 l\u2019ignoranza delle Scritture \u00e8 ignoranza di Cristo.[28]<\/p>\n<p>Girolamo ci insegna che non vanno studiati solo i Vangeli, e non \u00e8 solo la tradizione apostolica, presente negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, a dover essere commentata, perch\u00e9 tutto l\u2019Antico Testamento \u00e8 indispensabile per penetrare nella verit\u00e0 e nella ricchezza del Cristo.[29]\u00a0Le stesse pagine evangeliche lo attestano: esse ci parlano di Ges\u00f9 come Maestro che, per spiegare il suo mistero, ricorre a Mos\u00e8, ai profeti e ai Salmi (cfr\u00a0Lc\u00a04,16-21; 24,27.44-47). Anche la predicazione di Pietro e Paolo, negli Atti, si radica emblematicamente nelle antiche Scritture; senza di esse non pu\u00f2 essere pienamente compresa la figura del Figlio di Dio, il Messia Salvatore. L\u2019Antico Testamento non deve essere considerato come un vasto repertorio di citazioni che dimostrano il compiersi delle profezie nella persona di Ges\u00f9 di Nazaret; pi\u00f9 radicalmente, invece, \u00e8 solo alla luce delle \u201cfigure\u201d anticotestamentarie che \u00e8 possibile conoscere in pienezza il senso dell\u2019evento di Cristo, compiutosi nella sua morte e risurrezione. Da qui la necessit\u00e0 di riscoprire, nella prassi catechetica e nella predicazione, come anche nelle trattazioni teologiche, l\u2019apporto indispensabile dell\u2019Antico Testamento, che va letto e assimilato come nutrimento prezioso (cfr\u00a0Ez\u00a03,1-11;\u00a0Ap\u00a010,8-11).[30]<\/p>\n<p>La dedizione totale di Girolamo alla Scrittura si manifesta in una forma espressiva appassionata, simile a quella degli antichi profeti. \u00c8 da loro che il nostro Dottore attinge il fuoco interiore che diventa verbo impetuoso e dirompente (cfr\u00a0Ger\u00a05,14; 20,9; 23,29;\u00a0Ml\u00a03,2;\u00a0Sir\u00a048,1;\u00a0Mt\u00a03,11;\u00a0Lc\u00a012,49), necessario per esprimere lo zelo ardente del servitore per la causa di Dio. Nella scia di Elia, di Giovanni Battista e anche dell\u2019apostolo Paolo, lo sdegno nei confronti della menzogna, dell\u2019ipocrisia e delle false dottrine infiamma il discorso di Girolamo rendendolo provocatorio e apparentemente aspro. La dimensione polemica dei suoi scritti si comprende meglio se letta come una sorta di calco e di attualizzazione della pi\u00f9 autentica tradizione profetica. Girolamo, dunque, \u00e8 modello di inflessibile testimonianza della verit\u00e0, che assume la severit\u00e0 del rimprovero per indurre a conversione. Nell\u2019intensit\u00e0 delle locuzioni e delle immagini si manifesta il coraggio del servitore che non vuole compiacere gli uomini ma esclusivamente il suo Signore (Gal\u00a01,10), per il quale egli ha consumato ogni energia spirituale.<\/p>\n<p>Lo studio della Sacra Scrittura<\/p>\n<p>L\u2019amore appassionato di San Girolamo per le divine Scritture \u00e8 intriso di obbedienza. Innanzitutto nei confronti di Dio, che si \u00e8 comunicato in parole che esigono ascolto riverente,[31]\u00a0e, di conseguenza, obbedienza anche a coloro che nella Chiesa rappresentano la vivente tradizione interpretativa del messaggio rivelato. La \u00abobbedienza della fede\u00bb (Rm\u00a01,5; 16,26) non \u00e8 per\u00f2 una mera recezione passiva di ci\u00f2 che \u00e8 noto; essa esige, al contrario, l\u2019impegno attivo della personale ricerca. Possiamo considerare San Girolamo un servitore della Parola, fedele e laborioso, consacrato interamente a favorire nei suoi fratelli di fede una pi\u00f9 adeguata comprensione del \u00abdeposito\u00bb sacro loro affidato (cfr\u00a01 Tm\u00a06,20;\u00a02 Tm\u00a01,14). Senza intelligenza di ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto dagli autori ispirati, la stessa Parola di Dio \u00e8 priva di efficacia (cfr\u00a0Mt\u00a013,19) e l\u2019amore per Dio non pu\u00f2 scaturire.<\/p>\n<p>Ora, le pagine bibliche non sempre sono immediatamente accessibili. Come \u00e8 detto in Isaia (29,11), anche per coloro che sanno \u201cleggere\u201d \u2013 che hanno cio\u00e8 avuto una sufficiente formazione intellettuale \u2013 il libro sacro appare \u201csigillato\u201d, chiuso ermeticamente all\u2019interpretazione. \u00c8, perci\u00f2, necessario che intervenga un testimone competente ad apportare la chiave liberatoria, quella del Cristo Signore, il solo capace di sciogliere i sigilli e aprire il libro (cfr\u00a0Ap\u00a05,1-10), cos\u00ec da svelare il prodigioso effondersi della grazia (cfr\u00a0Lc\u00a04,17-21). Molti poi, anche fra i cristiani praticanti, dichiarano apertamente di non essere capaci di leggere (cfr\u00a0Is\u00a029,12), non per analfabetismo, ma perch\u00e9 impreparati al linguaggio biblico, ai suoi modi espressivi e alle tradizioni culturali antiche, per cui il testo biblico risulta indecifrabile, come se fosse scritto in un alfabeto sconosciuto e in una lingua astrusa.<\/p>\n<p>Si rende dunque necessaria la mediazione dell\u2019interprete che eserciti la sua funzione \u201cdiaconale\u201d, mettendosi al servizio di chi non riesce a comprendere il senso di ci\u00f2 che \u00e8 stato scritto profeticamente. L\u2019immagine che pu\u00f2 essere evocata, al proposito, \u00e8 quella del diacono Filippo, suscitato dal Signore per andare incontro all\u2019eunuco che sul suo carro sta leggendo un passo di Isaia (53,7-8), senza per\u00f2 poterne dischiudere il significato. \u00abCapisci quello che leggi?\u00bb, domanda Filippo; e l\u2019eunuco risponde: \u00abE come potrei capire se nessuno mi guida?\u00bb (At\u00a08,30-31).[32]<\/p>\n<p>Girolamo \u00e8 la nostra guida sia perch\u00e9, come ha fatto Filippo (cfr\u00a0At\u00a08,35), conduce ogni lettore al mistero di Ges\u00f9, sia perch\u00e9 assume responsabilmente e sistematicamente le mediazioni esegetiche e culturali necessarie per una corretta e proficua lettura delle Sacre Scritture.[33]\u00a0La competenza nelle lingue in cui la Parola di Dio \u00e8 stata trasmessa, l\u2019accurata analisi e valutazione dei manoscritti, la puntuale ricerca archeologica, oltre alla conoscenza della storia dell\u2019interpretazione, tutte le risorse metodologiche, insomma, che nella sua epoca storica erano disponibili, vengono da lui utilizzate, concordemente e sapientemente, per orientare a una giusta comprensione della Scrittura ispirata.<\/p>\n<p>Una tale dimensione esemplare dell\u2019attivit\u00e0 di San Girolamo \u00e8 quanto mai importante anche nella Chiesa di oggi. Se, come insegna la\u00a0Dei Verbum, la Bibbia costituisce \u00abcome l\u2019anima della sacra teologia\u00bb[34]\u00a0e come il nerbo spirituale della pratica religiosa cristiana,[35]\u00a0\u00e8 indispensabile che l\u2019atto interpretativo della Bibbia sia sorretto da specifiche competenze.<\/p>\n<p>A questo scopo servono certamente i centri di eccellenza della ricerca biblica (come il Pontificio Istituto Biblico di Roma, e a Gerusalemme l\u2019\u00c9cole Biblique e lo Studium Biblicum Franciscanum) e patristica (come l\u2019Augustinianum di Roma), ma anche ogni Facolt\u00e0 di Teologia deve impegnarsi affinch\u00e9 l\u2019insegnamento della Sacra Scrittura sia programmato in modo da assicurare agli studenti una competente capacit\u00e0 interpretativa, sia nell\u2019esegesi dei testi, sia nelle sintesi di teologia biblica. La ricchezza della Scrittura \u00e8 purtroppo da molti ignorata o minimizzata, perch\u00e9 a loro non sono state fornite le basi essenziali di conoscenza.\u00a0Accanto quindi a un incremento degli studi ecclesiastici, indirizzati a sacerdoti e a catechisti, che valorizzino in modo pi\u00f9 adeguato la competenza nelle Sacre Scritture, va promossa una formazione estesa a tutti i cristiani, perch\u00e9 ciascuno diventi capace di aprire il libro sacro e di trarne i frutti inestimabili di sapienza, di speranza e di vita.[36]<\/p>\n<p>Vorrei qui ricordare quanto espresso dal mio Predecessore nell\u2019Esortazione apostolica\u00a0Verbum Domini: \u00abLa sacramentalit\u00e0 della Parola si lascia cos\u00ec comprendere in analogia alla presenza reale di Cristo sotto le specie del pane e del vino consacrati. [\u2026] Sull\u2019atteggiamento da avere sia nei confronti dell\u2019Eucaristia, che della Parola di Dio, San Girolamo afferma: \u201cNoi leggiamo le sante Scritture. Io penso che il Vangelo \u00e8 il Corpo di Cristo; io penso che le sante Scritture sono il suo insegnamento. E quando egli dice: Chi non manger\u00e0 la mia carne e berr\u00e0 il mio sangue (Gv\u00a06,53), bench\u00e9 queste parole si possano intendere anche del Mistero [eucaristico], tuttavia il corpo di Cristo e il suo sangue \u00e8 veramente la parola della Scrittura, \u00e8 l\u2019insegnamento di Dio\u201d\u00bb.[37]<\/p>\n<p>Purtroppo in molte famiglie cristiane nessuno si sente in grado \u2013 come invece \u00e8 prescritto nella T\u00f4rah (cfr\u00a0Dt\u00a06,6) \u2013 di far conoscere ai figli la Parola del Signore, con tutta la sua bellezza, con tutta la sua forza spirituale. Per questo ho voluto istituire la Domenica della Parola di Dio,[38]\u00a0incoraggiando la lettura orante della Bibbia e la familiarit\u00e0 con la Parola di Dio.[39]\u00a0Ogni altra manifestazione di religiosit\u00e0 sar\u00e0 cos\u00ec arricchita di senso, sar\u00e0 guidata nella gerarchia di valori e sar\u00e0 indirizzata a ci\u00f2 che costituisce il vertice della fede: l\u2019adesione piena al mistero di Cristo.<\/p>\n<p>La Vulgata<\/p>\n<p>Il \u201cfrutto pi\u00f9 dolce dell\u2019ardua semina\u201d[40]\u00a0di studio del greco e dell\u2019ebraico, compiuto da Girolamo, \u00e8 la traduzione dell\u2019Antico Testamento in latino a partire dall\u2019originale ebraico. Fino a quel momento i cristiani dell\u2019impero romano potevano leggere integralmente la Bibbia solo in greco. Mentre i libri del Nuovo Testamento erano stati scritti in greco, per quelli dell\u2019Antico esisteva una versione completa, la cosiddetta\u00a0Septuaginta\u00a0(ossia la versione dei Settanta) fatta dalla comunit\u00e0 ebraica di Alessandria attorno al secolo II a.C. Per i lettori di lingua latina, invece, non vi era una versione completa della Bibbia nella loro lingua, bens\u00ec solo alcune traduzioni, parziali e incomplete, a partire dal greco. A Girolamo, e dopo di lui ai suoi continuatori, spetta il merito di aver intrapreso una revisione e una nuova traduzione di tutta la Scrittura. Iniziata a Roma la revisione dei Vangeli e dei Salmi, con l\u2019incoraggiamento di Papa Damaso, Girolamo diede poi inizio nel suo ritiro di Betlemme alla traduzione di tutti i libri anticotestamentari, direttamente dall\u2019ebraico: un\u2019opera protrattasi per anni.<\/p>\n<p>Per portare a termine questo lavoro di traduzione, Girolamo mise a frutto la sua conoscenza del greco e dell\u2019ebraico, nonch\u00e9 la sua solida formazione latina, e si serv\u00ec degli strumenti filologici che aveva a disposizione, in particolare delle\u00a0Hexapla\u00a0di Origene. Il testo finale coniugava la continuit\u00e0 nelle formule, ormai entrate nell\u2019uso comune, con una maggiore aderenza al dettato ebraico, senza sacrificare l\u2019eleganza della lingua latina. Il risultato \u00e8 un vero monumento che ha segnato la storia culturale dell\u2019Occidente, modellandone il linguaggio teologico. La traduzione di Girolamo, superati alcuni rifiuti iniziali, divent\u00f2 subito patrimonio comune sia dei dotti, sia del popolo cristiano, donde il nome\u00a0Vulgata.[41]\u00a0L\u2019Europa del medioevo ha imparato a leggere, a pregare e a ragionare sulle pagine della Bibbia tradotta da Girolamo. Cos\u00ec \u00abla Sacra Scrittura \u00e8 diventata una sorta di \u201cimmenso vocabolario\u201d (P. Claudel) e di \u201catlante iconografico\u201d (M. Chagall), a cui hanno attinto la cultura e l\u2019arte cristiana\u00bb.[42]\u00a0La letteratura, le arti, e anche il linguaggio popolare hanno costantemente attinto alla versione geronimiana della Bibbia lasciandoci tesori di bellezza e di devozione.<\/p>\n<p>\u00c8 in ossequio a questo fatto incontestabile che il Concilio di Trento stabil\u00ec il carattere \u00abautentico\u00bb della Vulgata nel decreto\u00a0Insuper\u00a0rendendo omaggio all\u2019uso secolare che la Chiesa ne aveva fatto e attestandone il valore come strumento per lo studio, la predicazione e le dispute pubbliche.[43]\u00a0Tuttavia, esso non cercava di minimizzare l\u2019importanza delle lingue originali, come Girolamo non smetteva di ricordare, n\u00e9, tantomeno, di vietare in futuro nuove imprese di traduzione integrale.\u00a0San Paolo VI, raccogliendo il mandato dei Padri del\u00a0Concilio Vaticano II, volle che il lavoro di revisione della traduzione della Vulgata fosse portato a compimento e messo a disposizione di tutta la Chiesa. \u00c8 cos\u00ec che\u00a0San Giovanni Paolo II, nella Costituzione apostolica\u00a0Scripturarum thesaurus,[44]\u00a0ha promulgato l\u2019edizione tipica chiamata\u00a0Neovulgata\u00a0nel 1979.<\/p>\n<p>La traduzione come inculturazione<\/p>\n<p>Con questa sua traduzione, Girolamo \u00e8 riuscito a \u201cinculturare\u201d la Bibbia nella lingua e nella cultura latina e questa sua operazione \u00e8 diventata un paradigma permanente per l\u2019azione missionaria della Chiesa. In effetti, \u00abquando una comunit\u00e0 accoglie l\u2019annuncio della salvezza, lo Spirito Santo ne feconda la cultura con la forza trasformante del Vangelo\u00bb,[45]\u00a0e si instaura cos\u00ec una sorta di circolarit\u00e0: come la traduzione di Girolamo \u00e8 debitrice della lingua e della cultura dei classici latini, le cui impronte sono ben visibili, cos\u00ec essa, con il suo linguaggio e il suo contenuto simbolico e immaginifico, \u00e8 diventata a sua volta elemento creatore di cultura.<\/p>\n<p>L\u2019opera di traduzione di Girolamo ci insegna che i valori e le forme positive di ogni cultura rappresentano un arricchimento per tutta la Chiesa. I diversi modi in cui la Parola di Dio \u00e8 annunciata, compresa e vissuta ad ogni nuova traduzione, arricchiscono la Scrittura stessa, poich\u00e9 essa, secondo la nota espressione di Gregorio Magno, cresce con il lettore,[46]\u00a0ricevendo lungo i secoli nuovi accenti e nuove sonorit\u00e0. L\u2019inserimento della Bibbia e del Vangelo nelle diverse culture fa s\u00ec che la Chiesa si manifesti sempre pi\u00f9 quale \u00absponsa ornata monilibus suis\u00bb (Is\u00a061,10). E attesta, nello stesso tempo, che la Bibbia ha bisogno di essere costantemente tradotta nelle categorie linguistiche e mentali di ogni cultura e di ogni generazione, anche nella cultura secolarizzata globale del nostro tempo.[47]<\/p>\n<p>\u00c8 stato ricordato, a ragione, che \u00e8 possibile stabilire un\u2019analogia fra la traduzione, in quanto atto di ospitalit\u00e0 linguistica, e altre forme di accoglienza.[48]\u00a0Per questo la traduzione non \u00e8 un lavoro che riguarda unicamente il linguaggio, ma corrisponde, in verit\u00e0, a una decisione etica pi\u00f9 ampia, che si connette con l\u2019intera visione della vita. Senza traduzione, le differenti comunit\u00e0 linguistiche sarebbero nell\u2019impossibilit\u00e0 di comunicare tra loro; noi chiuderemmo gli uni agli altri le porte della storia e negheremmo la possibilit\u00e0 di costruire una cultura dell\u2019incontro.[49]\u00a0Senza traduzione, in effetti, non si d\u00e0 ospitalit\u00e0, e anzi si rafforzano le pratiche di ostilit\u00e0. Il traduttore \u00e8 un costruttore di ponti. Quanti giudizi avventati, quante condanne e conflitti nascono dal fatto che ignoriamo la lingua degli altri e che non ci applichiamo, con tenace speranza, a questa interminabile prova d\u2019amore che \u00e8 la traduzione!<\/p>\n<p>Anche Girolamo dovette contrastare il pensiero dominante del suo tempo. Se agli albori dell\u2019Impero romano conoscere il greco era relativamente comune, alla sua epoca gi\u00e0 si trattava di una rarit\u00e0. Egli venne comunque a essere uno dei migliori conoscitori della lingua e della letteratura greca cristiana e intraprese un ancor pi\u00f9 arduo viaggio in solitaria quando si diede allo studio dell\u2019ebraico. Se, come \u00e8 stato scritto, \u00abi limiti del mio linguaggio sono i limiti del mio mondo\u00bb,[50]\u00a0possiamo dire che dobbiamo al poliglottismo di San Girolamo una comprensione del cristianesimo pi\u00f9 universale e, al tempo stesso, pi\u00f9 coerente con le sue fonti.<\/p>\n<p>Con la celebrazione del centenario della morte di San Girolamo, lo sguardo si volge alla straordinaria vitalit\u00e0 missionaria espressa dalla traduzione della Parola di Dio in pi\u00f9 di tremila lingue. Tanti sono i missionari ai quali si deve la preziosa opera di pubblicazione di grammatiche, dizionari e altri strumenti linguistici che offrono i fondamenti alla comunicazione umana e sono un veicolo per il \u00absogno missionario di arrivare a tutti\u00bb.[51]\u00a0\u00c8 necessario valorizzare tutto questo lavoro e investire su di esso, contribuendo al superamento delle frontiere della incomunicabilit\u00e0 e del mancato incontro. C\u2019\u00e8 ancora tanto da fare. Come \u00e8 stato affermato, non esiste comprensione senza traduzione:[52]\u00a0non comprenderemmo noi stessi n\u00e9 gli altri.<\/p>\n<p>Girolamo e la Cattedra di Pietro<\/p>\n<p>Girolamo ha avuto sempre un particolare rapporto con la citt\u00e0 di Roma: Roma \u00e8 il porto spirituale al quale torna continuamente; a Roma si \u00e8 formato l\u2019umanista e si \u00e8 forgiato il cristiano; egli \u00e8\u00a0homo romanus. Questo legame avviene, in modo del tutto peculiare, nella lingua dell\u2019Urbe, il latino, di cui \u00e8 stato maestro e cultore, ma \u00e8 soprattutto legato alla Chiesa di Roma e, segnatamente, alla cattedra di Pietro. La tradizione iconografica, in modo anacronistico, lo ha raffigurato con la porpora cardinalizia, a segnalare la sua appartenenza al presbiterio di Roma accanto a Papa Damaso. \u00c8 a Roma che ha iniziato la revisione della traduzione. E anche quando le invidie e le incomprensioni lo hanno forzato a lasciare l\u2019Urbe, \u00e8 rimasto sempre fortemente legato alla cattedra di Pietro.<\/p>\n<p>Per Girolamo, la Chiesa di Roma \u00e8 il terreno fecondo dove il seme di Cristo porta frutto abbondante.[53]\u00a0In un\u2019epoca convulsa, in cui la tunica inconsutile della Chiesa \u00e8 spesso lacerata dalle divisioni tra i cristiani, Girolamo guarda alla cattedra di Pietro come punto di riferimento sicuro: \u00abIo che non seguo nessuno se non il Cristo, mi associo in comunione alla Cattedra di Pietro. So che su quella roccia \u00e8 edificata la Chiesa\u00bb. Nel pieno delle dispute contro gli ariani, scrive a Damaso: \u00abChi non raccoglie con te, disperde, chi non \u00e8 del Cristo, \u00e8 dell\u2019anticristo\u00bb.[54]\u00a0Perci\u00f2 pu\u00f2 anche affermare: \u00abChi \u00e8 unito alla cattedra di Pietro, \u00e8 dei miei\u00bb.[55]<\/p>\n<p>Girolamo si \u00e8 visto spesso coinvolto in aspre dispute per la causa della fede. Il suo amore per la verit\u00e0 e la difesa ardente di Cristo lo hanno forse portato a eccedere nella violenza verbale nelle sue lettere e nei suoi scritti. Egli, per\u00f2, vive orientato alla pace: \u00abLa pace la voglio anch\u2019io; e non solo la desidero ma la imploro! Ma intendo la pace di Cristo, la pace autentica, una pace senza residui di ostilit\u00e0, una pace che non covi in s\u00e9 la guerra; non la pace che soggioga gli avversari, ma quella che ci unisce in amicizia!\u00bb.[56]<\/p>\n<p>Il nostro mondo ha bisogno pi\u00f9 che mai della medicina della misericordia e della comunione. Permettetemi di ripetere ancora una volta: diamo una testimonianza di comunione fraterna che diventi attraente e luminosa.[57]\u00a0\u00abDa questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri\u00bb (Gv\u00a013,35). \u00c8 quello che ha chiesto con intensa preghiera Ges\u00f9 al Padre: \u00abSiano una sola cosa [\u2026] in noi [\u2026] perch\u00e9 il mondo creda\u00bb (Gv\u00a017,21).<\/p>\n<p>Amare ci\u00f2 che Girolamo am\u00f2<\/p>\n<p>A conclusione di questa Lettera, desidero rivolgere un ulteriore appello a tutti. Tra i tanti elogi tributati dai posteri a San Girolamo vi \u00e8 quello che egli non fu semplicemente considerato uno dei massimi cultori della \u201cbiblioteca\u201d di cui si nutre il cristianesimo nel corso del tempo, a cominciare dal tesoro delle Sacre Scritture; a lui si pu\u00f2 applicare ci\u00f2 che egli stesso scriveva di Nepoziano: \u00abCon la lettura assidua e la meditazione costante aveva fatto del suo cuore una biblioteca di Cristo\u00bb.[58]\u00a0Girolamo non risparmi\u00f2 sforzi al fine di arricchire la propria biblioteca, nella quale sempre vide un laboratorio indispensabile all\u2019intelligenza della fede e alla vita spirituale; e in questo egli costituisce un mirabile esempio anche per il presente. Ma egli and\u00f2 oltre. Per lui, lo studio non rimase confinato agli anni giovanili della formazione, fu un impegno costante, una priorit\u00e0 di ogni giorno della sua vita. Possiamo insomma affermare che assimil\u00f2 un\u2019intera biblioteca e divenne dispensatore di sapere per molti altri. Postumiano, che nel IV secolo viaggi\u00f2 per l\u2019Oriente alla scoperta dei movimenti monastici, fu testimone oculare dello stile di vita di Girolamo, presso il quale soggiorn\u00f2 alcuni mesi, e cos\u00ec lo descrisse: \u00abEgli \u00e8 tutto nella lettura, tutto nei libri; non riposa n\u00e9 giorno n\u00e9 notte; sempre legge o scrive qualcosa\u00bb.[59]<\/p>\n<p>A questo proposito penso spesso all\u2019esperienza che pu\u00f2 fare oggi un giovane entrando in una libreria della sua citt\u00e0, o in un sito internet, e cercandovi il settore dei libri religiosi. \u00c8 un settore che, quando esiste, nella maggior parte dei casi \u00e8 non solo marginale, ma sguarnito di opere sostanziose. Esaminando quegli scaffali, o quelle pagine in rete, difficilmente un giovane potrebbe comprendere come la ricerca religiosa possa essere un\u2019avventura appassionante che unisce pensiero e cuore; come la sete di Dio abbia infiammato grandi menti lungo tutti i secoli fino a oggi; come la maturazione della vita spirituale abbia contagiato teologi e filosofi, artisti e poeti, storici e scienziati. Uno dei problemi odierni, non solo della religione, \u00e8 l\u2019analfabetismo: scarseggiano le competenze ermeneutiche che ci rendano interpreti e traduttori credibili della nostra stessa tradizione culturale. Specialmente ai giovani voglio lanciare una sfida: partite alla ricerca della vostra eredit\u00e0. Il cristianesimo vi rende eredi di un insuperabile patrimonio culturale di cui dovete prendere possesso. Appassionatevi di questa storia, che \u00e8 vostra. Osate fissare lo sguardo su quell\u2019inquieto giovane Girolamo che, come il personaggio della parabola di Ges\u00f9, vendette tutto quanto possedeva per acquistare \u00abla perla di grande valore\u00bb (Mt\u00a013,46).<\/p>\n<p>Davvero Girolamo \u00e8 la \u00abBiblioteca di Cristo\u00bb, una biblioteca perenne che sedici secoli pi\u00f9 tardi continua a insegnarci che cosa significhi l\u2019amore di Cristo, amore che \u00e8 indissociabile dall\u2019incontro con la sua Parola. Per questo l\u2019attuale centenario rappresenta una chiamata ad amare ci\u00f2 che Girolamo am\u00f2, riscoprendo i suoi scritti e lasciandoci toccare dall\u2019impatto di una spiritualit\u00e0 che pu\u00f2 essere descritta, nel suo nucleo pi\u00f9 vitale, come il desiderio inquieto e appassionato di una conoscenza pi\u00f9 grande del Dio della Rivelazione. Come non ascoltare, nel nostro oggi, ci\u00f2 a cui Girolamo spronava incessantemente i suoi contemporanei: \u00abLeggi spesso le Divine Scritture; anzi le tue mani non depongano mai il libro sacro\u00bb?[60]<\/p>\n<p>Esempio luminoso \u00e8 la Vergine Maria, da Girolamo evocata, soprattutto nella sua maternit\u00e0 verginale ma anche nel suo atteggiamento di lettrice orante della Scrittura. Maria meditava in cuor suo (cfr\u00a0Lc\u00a02,19.51) \u00abperch\u00e9 era santa e aveva letto le Sacre Scritture, conosceva i profeti e ricordava ci\u00f2 che l\u2019angelo Gabriele le aveva annunciato e ci\u00f2 che era stato vaticinato dai profeti [\u2026], vedeva il neonato che era suo figlio, il suo unico figlio che giaceva e vagiva in quel presepe, ma chi veramente vedeva giacente era il Figlio di Dio, ci\u00f2 che lei vedeva lo paragonava con quanto aveva letto e sentito\u00bb.[61]\u00a0Affidiamoci a lei, che meglio di ogni altro pu\u00f2 insegnarci come leggere, meditare, pregare e contemplare Dio che si fa presente nella nostra vita senza mai stancarsi.<\/p>\n<p>Roma, San Giovanni in Laterano, 30 settembre, memoria di San Girolamo, dell\u2019anno 2020, ottavo del mio pontificato.<\/p>\n<p><em><strong>Francesco<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un affetto per la Sacra Scrittura, un amore vivo e soave per la Parola di Dio scritta &egrave; l&rsquo;eredit&agrave; che San Girolamo ha lasciato alla Chiesa attraverso la sua vita e le sue opere. Le<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/papa-francesco\/scripturae-sacrae-affectus-del-santo-padre-francesco-nel-xvi-centenario-della-morte-di-san-girolamo\/\">Leggi tutto &rarr;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":5736,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[233],"tags":[],"class_list":["entry","author-redazione","post-5735","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-papa-francesco"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-09-02 18:08:39","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5735"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5735"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5735\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5737,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5735\/revisions\/5737"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5736"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5735"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5735"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5735"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}