{"id":5748,"date":"2020-10-03T17:16:42","date_gmt":"2020-10-03T17:16:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=5748"},"modified":"2020-10-03T17:39:48","modified_gmt":"2020-10-03T17:39:48","slug":"spezzare-la-parola-xxvii-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/spezzare-la-parola-xxvii-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a\/","title":{"rendered":"Spezzare la Parola, XXVII Domenica del Tempo Ordinario ANNO A"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">L<\/span><\/strong>a partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. <strong>Sosta e Ripresa<\/strong> intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che &#8220;spezzare la Parola&#8221; del Signore \u00e8 indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.<\/p>\n<p>Anche in questo 4 ottobre 2020, <strong>XXVII Domenica del Tempo Ordinario \u2013 ANNO A<\/strong>, ci aiutano a farlo le indicazioni offerte dalle\u00a0 riflessioni omeletiche del\u00a0 cardinale <strong>Lorenzo Antonetti<\/strong>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_5626\" aria-describedby=\"caption-attachment-5626\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/88120A.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5626\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/88120A.jpeg\" alt=\"Cardinale Lorenzo Antonetti\" width=\"150\" height=\"180\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5626\" class=\"wp-caption-text\">Cardinale Lorenzo Antonetti<\/figcaption><\/figure>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 pi\u00f9 volte sottolineato come una perenne validit\u00e0 catechetica e una singolare attualit\u00e0 caratterizzino queste omelie del porporato pronunciate tutte nell&#8217;ultimo decennio del secolo scorso. Questo aspetto risulta ancora pi\u00f9 evidente nel suo commento a questa liturgia domenicale.<\/p>\n<p>\u00abLa parola di Ges\u00f9 nel Vangelo di oggi (Mt 21, 33-43) ha come scenario ancora una volta una vigna. Ed \u00e8 forse la pi\u00f9 dura delle tre che abbiamo ascoltato in queste settimane. Non si tratta pi\u00f9 &#8211; disse il Cardinale &#8211; di riflettere sul significato del lavoro, del compenso che deve essere commisurato al bisogno prima ancora che al merito, di interrogarci su un&#8217;economia dominatada criteri utilitaristici fino a considerare l&#8217;essere umano come un mero strumento di produzione, come nel caso dei lavoratori chiamati a ore diverse. E\u00a0 neppure del diverso atteggiamento di due fratelli, uno che a parole rispetta la volont\u00e0 del padre e nei fatti ascolta solo il proprio egoismo e l&#8217;altro che a una prima risposta\u00a0 di rifiuto e di sfida fa seguire una riflessione e un ripensamento che lo porta a fare la cosa giusta. Stavolta si tratta di vignaioli ostinati nel peccato, fino all&#8217;uso disinvolto dell&#8217;omicidio. E con questo dobbiamo confrontarci anche noi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIl brano del Vangelo che abbiamo proclamato oggi &#8211; ricord\u00f2 il cardinale Antonetti &#8211; segue immediatamente quello di domenica scorsa, con la parabola appunto dei due fratelli. Gli interlocutori sono ancora\u00a0 i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo. E certo non ignorano il riferimento allla profezia di Isaia (Is 5,1 -7) che la liturgia di oggi ci ha proposto nella prima lettura. La vigna del Signore di cui parla Isaia &#8220;\u00e8\u00a0 la casa d&#8217;Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi&#8221;.\u00a0 E cos\u00ec dice ai suoi interlocutori Ges\u00f9: gli inviati del padrone della vigna sono i profeti percossi e uccisi, il figlio ucciso \u00e8 egli stesso. Ma riguarda solo Israele tutto ci\u00f2. Appartiene al passato, a una storia gi\u00e0 trascosa tutto cio? Siamo noi quelli ai quali il Signore ha affidato in esclusiva la sua vigna dopo averla tolta ai suoi affidatari infedeli? Lungo i\u00a0 secoli spesso questa convinzione arrogante ha portato a persecuzioni, a delitti spaventosi. Ancora oggi l&#8217;antisemitismo si autogiustifica con interpretazioni perverse del Vangelo, con appropriazioni blasfeme della Parola di Dio. E oggi? A poche centinaia di chilometri da noi si sta consumando una strage orribile nella quale fondamentalismi pseudoreligiosi sono usati per fornire fragili identit\u00e0 ai cancri del nazionalismo che hanno riportato in Europa la guerra (come detto l&#8217;omelia \u00e8 dei primi anni Novanta e il cardinale faceva riferimento al conflitto nell&#8217;ex Jugoslavia, n.d.r.). Nell&#8217;Irlanda\u00a0 del Nord un annoso e irrisolto contrasto, del quale non s&#8217;intravede ancora la fine (l&#8217;accordo cosiddetto del Venerd\u00ec santo che vi mise termine arriv\u00f2 nel 1998, n.d.r.) viene presentato da una stampa spesso superficiale come una guerra di religione tra cattolici e anglicani. Sulla sponda sudorientale del Mediterraneo il pluridecennale scontro tra lo Stato d&#8217;Israele e i vicini Paesi arabi \u00e8 alimentato da quegli stessi fondamentalismi che lo considerano una guerra di religione tra islam ed ebraismo. E\u00a0 purtroppo potremmo fare altri esempi\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDomenica scorsa &#8211; disse ancora il cardinale Antonetti &#8211; ci siamo lasciati con un impegno a riflettere sulle terribili conseguenze dell&#8217;ostinazione nel peccato. A riflettere sul passato, sul presente, sul futuro. Non si tratta di realt\u00e0 separate. Gi\u00e0 sant&#8217;Agostino diceva che tutto \u00e8 presente. Non solo presente in Dio, ma presente nella nostra dimensione di uomini. C&#8217;\u00e8 il presente del passato che \u00e8 la memoria, c&#8217;\u00e8 il presente del presente che \u00e8 la visione e la comprensione, c&#8217;\u00e8 il presente del futuro che \u00e8 la speranza. Nella vigna del Signore siamo tutti, \u00e8 la Terra intera, \u00e8 questo nostro mondo che continuiamo a violentare con il nostro peccato, con lo sfruttamento indiscriminato delle risorse, con la devastazione dell&#8217;ambiente, con le immense discriminazioni tra i popoli e all&#8217;interno delle singole nazioni causate dagli interessi inconfessabili di quanti, come i vignaioli della parabola di oggi, vogliono usurpare un&#8217;eredt\u00e0 che appartiene all&#8217;umanit\u00e0 intera e che non si fermano di fronte al delitto, neppure di fronte a genocidi palesi con le armi o striscianti, ma sistematici, con la fame, con le malattie, con l&#8217;oppressione del povero. Facciamo memoria sapiente del nostro passato, sapendo che ci accompagna,\u00a0 viviamo con responsabilit\u00e0 la visione del nostro presente, dei nostri comportamenti concreti, difendiamo la speranza che \u00e8 il presente del futuro, nostro e delle generazioni dei nostri figli\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSe vogliamo dirci cristiani non solo perch\u00e9 parteciamo alle celebrazioni liturgiche, non solo con le nostre povere parole &#8211; concluse\u00a0 il cardinale Antonetti &#8211; apriamo davvero in cuore e la mente alla Parola di Dio. Solo cos\u00ec saremo il popolo che fa fruttificare la vigna del Signore, la Terra data nell&#8217;eredit\u00e0 di un perenne usufrutto a tutta l&#8217;umanit\u00e0 e a tutte le generazioni\u00bb.<\/p>\n<p>Buona domenica a tutti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. 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