{"id":5771,"date":"2020-10-06T07:31:00","date_gmt":"2020-10-06T07:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=5771"},"modified":"2024-10-24T04:41:52","modified_gmt":"2024-10-24T04:41:52","slug":"lettera-enciclica-fratelli-tutti-del-santo-padre-francesco-sulla-fraternita-e-lamicizia-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/lettera-enciclica-fratelli-tutti-del-santo-padre-francesco-sulla-fraternita-e-lamicizia-sociale\/","title":{"rendered":"Lettera Enciclica &#8216;Fratelli Tutti&#8217; del Santo Padre Francesco sulla fraternit\u00e0 e l&#8217;amicizia sociale"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em><strong>DEL SANTO PADRE <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>FRANCESCO <\/strong><\/em><br \/>\n<em><strong>SULLA FRATER<\/strong><\/em><\/p>\n<p>1. \u00abFratelli tutti\u00bb,[1] scriveva San Francesco d\u2019Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di l\u00e0 delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l\u2019altro \u00abquando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui\u00bb.[2] Con queste poche e semplici parole ha spiegato l\u2019essenziale di una fraternit\u00e0 aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di l\u00e0 della vicinanza fisica, al di l\u00e0 del luogo del mondo dove \u00e8 nata o dove abita.<br \/>\n2. Questo Santo dell\u2019amore fraterno, della semplicit\u00e0 e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l\u2019Enciclica Laudato si\u2019, mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternit\u00e0 e all\u2019amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora pi\u00f9 unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto semin\u00f2 pace e cammin\u00f2 accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi.<br \/>\nSenza frontiere<br \/>\n3. C\u2019\u00e8 un episodio della sua vita che ci mostra il suo cuore senza confini, capace di andare al di l\u00e0 delle distanze dovute all\u2019origine, alla nazionalit\u00e0, al colore o alla religione. \u00c8 la sua visita al Sultano Malik-al-Kamil in Egitto, visita che comport\u00f2 per lui un grande sforzo a motivo della sua povert\u00e0, delle poche risorse che possedeva, della lontananza e della differenza di lingua, cultura e religione. Tale viaggio, in quel momento storico segnato dalle crociate, dimostrava ancora di pi\u00f9 la grandezza dell\u2019amore che voleva vivere, desideroso di abbracciare tutti. La fedelt\u00e0 al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle. Senza ignorare le difficolt\u00e0 e i pericoli, San Francesco and\u00f2 a incontrare il Sultano col medesimo atteggiamento che esigeva dai suoi discepoli: che, senza negare la propria identit\u00e0, trovandosi \u00abtra i saraceni o altri infedeli [\u2026], non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio\u00bb.[3] In quel contesto era una richiesta straordinaria. Ci colpisce come, ottocento anni fa, Francesco raccomandasse di evitare ogni forma di aggressione o contesa e anche di vivere un\u2019umile e fraterna \u201csottomissione\u201d, pure nei confronti di coloro che non condividevano la loro fede.<br \/>\n4. Egli non faceva la guerra dialettica imponendo dottrine, ma comunicava l\u2019amore di Dio. Aveva compreso che \u00abDio \u00e8 amore; chi rimane nell\u2019amore rimane in Dio e Dio rimane in lui\u00bb (1 Gv 4,16). In questo modo \u00e8 stato un padre fecondo che ha suscitato il sogno di una societ\u00e0 fraterna, perch\u00e9 \u00absolo l\u2019uomo che accetta di avvicinarsi alle altre persone nel loro stesso movimento, non per trattenerle nel proprio, ma per aiutarle a essere maggiormente s\u00e9 stesse, si fa realmente padre\u00bb.[4] In quel mondo pieno di torri di guardia e di mura difensive, le citt\u00e0 vivevano guerre sanguinose tra famiglie potenti, mentre crescevano le zone miserabili delle periferie escluse. L\u00e0 Francesco ricevette dentro di s\u00e9 la vera pace, si liber\u00f2 da ogni desiderio di dominio sugli altri, si fece uno degli ultimi e cerc\u00f2 di vivere in armonia con tutti. A lui si deve la motivazione di queste pagine.<br \/>\n5. Le questioni legate alla fraternit\u00e0 e all\u2019amicizia sociale sono sempre state tra le mie preoccupazioni. Negli ultimi anni ho fatto riferimento ad esse pi\u00f9 volte e in diversi luoghi. Ho voluto raccogliere in questa Enciclica molti di tali interventi collocandoli in un contesto pi\u00f9 ampio di riflessione. Inoltre, se nella redazione della Laudato si\u2019 ho avuto una fonte di ispirazione nel mio fratello Bartolomeo, il Patriarca ortodosso che ha proposto con molta forza la cura del creato, in questo caso mi sono sentito stimolato in modo speciale dal Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, con il quale mi sono incontrato ad Abu Dhabi per ricordare che Dio \u00abha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignit\u00e0, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro\u00bb.[5] Non si \u00e8 trattato di un mero atto diplomatico, bens\u00ec di una riflessione compiuta nel dialogo e di un impegno congiunto. Questa Enciclica raccoglie e sviluppa grandi temi esposti in quel Documento che abbiamo firmato insieme. E qui ho anche recepito, con il mio linguaggio, numerosi documenti e lettere che ho ricevuto da tante persone e gruppi di tutto il mondo.<br \/>\n6. Le pagine che seguono non pretendono di riassumere la dottrina sull\u2019amore fraterno, ma si soffermano sulla sua dimensione universale, sulla sua apertura a tutti. Consegno questa Enciclica sociale come un umile apporto alla riflessione affinch\u00e9, di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternit\u00e0 e di amicizia sociale che non si limiti alle parole. Pur avendola scritta a partire dalle mie convinzioni cristiane, che mi animano e mi nutrono, ho cercato di farlo in modo che la riflessione si apra al dialogo con tutte le persone di buona volont\u00e0.<br \/>\n7. Proprio mentre stavo scrivendo questa lettera, ha fatto irruzione in maniera inattesa la pandemia del Covid-19, che ha messo in luce le nostre false sicurezze. Al di l\u00e0 delle varie risposte che hanno dato i diversi Paesi, \u00e8 apparsa evidente l\u2019incapacit\u00e0 di agire insieme. Malgrado si sia iper-connessi, si \u00e8 verificata una frammentazione che ha reso pi\u00f9 difficile risolvere i problemi che ci toccano tutti. Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che gi\u00e0 facevamo, o che l\u2019unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole gi\u00e0 esistenti, sta negando la realt\u00e0.<br \/>\n8. Desidero tanto che, in questo tempo che ci \u00e8 dato di vivere, riconoscendo la dignit\u00e0 di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un\u2019aspirazione mondiale alla fraternit\u00e0. Tra tutti: \u00abEcco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno pu\u00f2 affrontare la vita in modo isolato [\u2026]. C\u2019\u00e8 bisogno di una comunit\u00e0 che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com\u2019\u00e8 importante sognare insieme! [\u2026] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c\u2019\u00e8; i sogni si costruiscono insieme\u00bb.[6] Sogniamo come un\u2019unica umanit\u00e0, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!<br \/>\nCAPITOLO PRIMO<br \/>\nLE OMBRE DI UN MONDO CHIUSO<br \/>\n9. Senza la pretesa di compiere un\u2019analisi esaustiva n\u00e9 di prendere in considerazione tutti gli aspetti della realt\u00e0 che viviamo, propongo soltanto di porre attenzione ad alcune tendenze del mondo attuale che ostacolano lo sviluppo della fraternit\u00e0 universale.<br \/>\nSogni che vanno in frantumi<br \/>\n10. Per decenni \u00e8 sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione. Per esempio, si \u00e8 sviluppato il sogno di un\u2019Europa unita, capace di riconoscere radici comuni e di gioire per la diversit\u00e0 che la abita. Ricordiamo \u00abla ferma convinzione dei Padri fondatori dell\u2019Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacit\u00e0 di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente\u00bb.[7] Ugualmente ha preso forza l\u2019aspirazione ad un\u2019integrazione latinoamericana e si \u00e8 incominciato a fare alcuni passi. In altri Paesi e regioni vi sono stati tentativi di pacificazione e avvicinamenti che hanno portato frutti e altri che apparivano promettenti.<br \/>\n11. Ma la storia sta dando segni di un ritorno all\u2019indietro. Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un\u2019idea dell\u2019unit\u00e0 del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa degli interessi nazionali. E questo ci ricorda che \u00abogni generazione deve far proprie le lotte e le conquiste delle generazioni precedenti e condurle a mete ancora pi\u00f9 alte. \u00c8 il cammino. Il bene, come anche l\u2019amore, la giustizia e la solidariet\u00e0, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno. Non \u00e8 possibile accontentarsi di quello che si \u00e8 gi\u00e0 ottenuto nel passato e fermarsi, e goderlo come se tale situazione ci facesse ignorare che molti nostri fratelli soffrono ancora situazioni di ingiustizia che ci interpellano tutti\u00bb.[8]<br \/>\n12. \u201cAprirsi al mondo\u201d \u00e8 un\u2019espressione che oggi \u00e8 stata fatta propria dall\u2019economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all\u2019apertura agli interessi stranieri o alla libert\u00e0 dei poteri economici di investire senza vincoli n\u00e9 complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall\u2019economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perch\u00e9 \u00abla societ\u00e0 sempre pi\u00f9 globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli\u00bb.[9] Siamo pi\u00f9 soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell\u2019esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L\u2019avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l\u2019identit\u00e0 dei pi\u00f9 forti che proteggono s\u00e9 stessi, ma cerca di dissolvere le identit\u00e0 delle regioni pi\u00f9 deboli e povere, rendendole pi\u00f9 vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre pi\u00f9 fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il \u201cdivide et impera\u201d.<br \/>\nLa fine della coscienza storica<br \/>\n13. Per questo stesso motivo si favorisce anche una perdita del senso della storia che provoca ulteriore disgregazione. Si avverte la penetrazione culturale di una sorta di \u201cdecostruzionismo\u201d, per cui la libert\u00e0 umana pretende di costruire tutto a partire da zero. Restano in piedi unicamente il bisogno di consumare senza limiti e l\u2019accentuarsi di molte forme di individualismo senza contenuti. In questo contesto si poneva un consiglio che ho dato ai giovani: \u00abSe una persona vi fa una proposta e vi dice di ignorare la storia, di non fare tesoro dell\u2019esperienza degli anziani, di disprezzare tutto ci\u00f2 che \u00e8 passato e guardare solo al futuro che lui vi offre, non \u00e8 forse questo un modo facile di attirarvi con la sua proposta per farvi fare solo quello che lui vi dice? Quella persona ha bisogno che siate vuoti, sradicati, diffidenti di tutto, perch\u00e9 possiate fidarvi solo delle sue promesse e sottomettervi ai suoi piani. \u00c8 cos\u00ec che funzionano le ideologie di diversi colori, che distruggono (o de-costruiscono) tutto ci\u00f2 che \u00e8 diverso e in questo modo possono dominare senza opposizioni. A tale scopo hanno bisogno di giovani che disprezzino la storia, che rifiutino la ricchezza spirituale e umana che \u00e8 stata tramandata attraverso le generazioni, che ignorino tutto ci\u00f2 che li ha preceduti\u00bb.[10]<br \/>\n14. Sono le nuove forme di colonizzazione culturale. Non dimentichiamo che \u00abi popoli che alienano la propria tradizione e, per mania imitativa, violenza impositiva, imperdonabile negligenza o apatia, tollerano che si strappi loro l\u2019anima, perdono, insieme con la fisionomia spirituale, anche la consistenza morale e, alla fine, l\u2019indipendenza ideologica, economica e politica\u00bb.[11] Un modo efficace di dissolvere la coscienza storica, il pensiero critico, l\u2019impegno per la giustizia e i percorsi di integrazione \u00e8 quello di svuotare di senso o alterare le grandi parole. Che cosa significano oggi alcune espressioni come democrazia, libert\u00e0, giustizia, unit\u00e0? Sono state manipolate e deformate per utilizzarle come strumenti di dominio, come titoli vuoti di contenuto che possono servire per giustificare qualsiasi azione.<br \/>\nSenza un progetto per tutti<br \/>\n15. Il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti \u00e8 seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, bench\u00e9 mascherata con la difesa di alcuni valori. Oggi in molti Paesi si utilizza il meccanismo politico di esasperare, esacerbare e polarizzare. Con varie modalit\u00e0 si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare, e a tale scopo si ricorre alla strategia di ridicolizzarli, di insinuare sospetti su di loro, di accerchiarli. Non si accoglie la loro parte di verit\u00e0, i loro valori, e in questo modo la societ\u00e0 si impoverisce e si riduce alla prepotenza del pi\u00f9 forte. La politica cos\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bens\u00ec solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell\u2019altro la risorsa pi\u00f9 efficace. In questo gioco meschino delle squalificazioni, il dibattito viene manipolato per mantenerlo allo stato di controversia e contrapposizione.<br \/>\n16. In questo scontro di interessi che ci pone tutti contro tutti, dove vincere viene ad essere sinonimo di distruggere, com\u2019\u00e8 possibile alzare la testa per riconoscere il vicino o mettersi accanto a chi \u00e8 caduto lungo la strada? Un progetto con grandi obiettivi per lo sviluppo di tutta l\u2019umanit\u00e0 oggi suona come un delirio. Aumentano le distanze tra noi, e il cammino duro e lento verso un mondo unito e pi\u00f9 giusto subisce un nuovo e drastico arretramento.<br \/>\n17. Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un \u201cnoi\u201d che abita la Casa comune. Tale cura non interessa ai poteri economici che hanno bisogno di entrate veloci. Spesso le voci che si levano a difesa dell\u2019ambiente sono messe a tacere o ridicolizzate, ammantando di razionalit\u00e0 quelli che sono solo interessi particolari. In questa cultura che stiamo producendo, vuota, protesa all\u2019immediato e priva di un progetto comune, \u00ab\u00e8 prevedibile che, di fronte all\u2019esaurimento di alcune risorse, si vada creando uno scenario favorevole per nuove guerre, mascherate con nobili rivendicazioni\u00bb.[12]<br \/>\nLo scarto mondiale<br \/>\n18. Certe parti dell\u2019umanit\u00e0 sembrano sacrificabili a vantaggio di una selezione che favorisce un settore umano degno di vivere senza limiti. In fondo, \u00able persone non sono pi\u00f9 sentite come un valore primario da rispettare e tutelare, specie se povere o disabili, se \u201cnon servono ancora\u201d \u2013 come i nascituri \u2013, o \u201cnon servono pi\u00f9\u201d \u2013 come gli anziani. Siamo diventati insensibili ad ogni forma di spreco, a partire da quello alimentare, che \u00e8 tra i pi\u00f9 deprecabili\u00bb.[13]<br \/>\n19. La mancanza di figli, che provoca un invecchiamento della popolazione, insieme all\u2019abbandono delle persone anziane a una dolorosa solitudine, afferma implicitamente che tutto finisce con noi, che contano solo i nostri interessi individuali. Cos\u00ec, \u00aboggetto di scarto non sono solo il cibo o i beni superflui, ma spesso gli stessi esseri umani\u00bb.[14] Abbiamo visto quello che \u00e8 successo agli anziani in alcuni luoghi del mondo a causa del coronavirus. Non dovevano morire cos\u00ec. Ma in realt\u00e0 qualcosa di simile era gi\u00e0 accaduto a motivo delle ondate di calore e in altre circostanze: crudelmente scartati. Non ci rendiamo conto che isolare le persone anziane e abbandonarle a carico di altri senza un adeguato e premuroso accompagnamento della famiglia, mutila e impoverisce la famiglia stessa. Inoltre, finisce per privare i giovani del necessario contatto con le loro radici e con una saggezza che la giovent\u00f9 da sola non pu\u00f2 raggiungere.<br \/>\n20. Questo scarto si manifesta in molti modi, come nell\u2019ossessione di ridurre i costi del lavoro, senza rendersi conto delle gravi conseguenze che ci\u00f2 provoca, perch\u00e9 la disoccupazione che si produce ha come effetto diretto di allargare i confini della povert\u00e0.[15] Lo scarto, inoltre, assume forme spregevoli che credevamo superate, come il razzismo, che si nasconde e riappare sempre di nuovo. Le espressioni di razzismo rinnovano in noi la vergogna dimostrando che i presunti progressi della societ\u00e0 non sono cos\u00ec reali e non sono assicurati una volta per sempre.<br \/>\n21. Ci sono regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale.[16] \u00c8 aumentata la ricchezza, ma senza equit\u00e0, e cos\u00ec ci\u00f2 che accade \u00e8 che \u00abnascono nuove povert\u00e0\u00bb.[17] Quando si dice che il mondo moderno ha ridotto la povert\u00e0, lo si fa misurandola con criteri di altre epoche non paragonabili con la realt\u00e0 attuale. Infatti, in altri tempi, per esempio, non avere accesso all\u2019energia elettrica non era considerato un segno di povert\u00e0 e non era motivo di grave disagio. La povert\u00e0 si analizza e si intende sempre nel contesto delle possibilit\u00e0 reali di un momento storico concreto.<br \/>\nDiritti umani non sufficientemente universali<br \/>\n22. Molte volte si constata che, di fatto, i diritti umani non sono uguali per tutti. Il rispetto di tali diritti \u00ab\u00e8 condizione preliminare per lo stesso sviluppo sociale ed economico di un Paese. Quando la dignit\u00e0 dell\u2019uomo viene rispettata e i suoi diritti vengono riconosciuti e garantiti, fioriscono anche la creativit\u00e0 e l\u2019intraprendenza e la personalit\u00e0 umana pu\u00f2 dispiegare le sue molteplici iniziative a favore del bene comune\u00bb.[18] Ma \u00abosservando con attenzione le nostre societ\u00e0 contemporanee, si riscontrano numerose contraddizioni che inducono a chiederci se davvero l\u2019eguale dignit\u00e0 di tutti gli esseri umani, solennemente proclamata 70 anni or sono, sia riconosciuta, rispettata, protetta e promossa in ogni circostanza. Persistono oggi nel mondo numerose forme di ingiustizia, nutrite da visioni antropologiche riduttive e da un modello economico fondato sul profitto, che non esita a sfruttare, a scartare e perfino ad uccidere l\u2019uomo. Mentre una parte dell\u2019umanit\u00e0 vive nell\u2019opulenza, un\u2019altra parte vede la propria dignit\u00e0 disconosciuta, disprezzata o calpestata e i suoi diritti fondamentali ignorati o violati\u00bb.[19] Che cosa dice questo riguardo all\u2019uguaglianza di diritti fondata sulla medesima dignit\u00e0 umana?<br \/>\n23. Analogamente, l\u2019organizzazione delle societ\u00e0 in tutto il mondo \u00e8 ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignit\u00e0 e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realt\u00e0 gridano un altro messaggio. \u00c8 un fatto che \u00abdoppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perch\u00e9 spesso si trovano con minori possibilit\u00e0 di difendere i loro diritti\u00bb.[20]<br \/>\n24. Riconosciamo ugualmente che, \u00abmalgrado la comunit\u00e0 internazionale abbia adottato numerosi accordi al fine di porre un termine alla schiavit\u00f9 in tutte le sue forme e avviato diverse strategie per combattere questo fenomeno, ancora oggi milioni di persone \u2013 bambini, uomini e donne di ogni et\u00e0 \u2013 vengono private della libert\u00e0 e costrette a vivere in condizioni assimilabili a quelle della schiavit\u00f9. [\u2026] Oggi come ieri, alla radice della schiavit\u00f9 si trova una concezione della persona umana che ammette la possibilit\u00e0 di trattarla come un oggetto. [\u2026] La persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio, con la forza, l\u2019inganno o la costrizione fisica o psicologica viene privata della libert\u00e0, mercificata, ridotta a propriet\u00e0 di qualcuno; viene trattata come un mezzo e non come un fine\u00bb. Le reti criminali \u00abutilizzano abilmente le moderne tecnologie informatiche per adescare giovani e giovanissimi in ogni parte del mondo\u00bb.[21] L\u2019aberrazione non ha limiti quando si assoggettano donne, poi forzate ad abortire. Un atto abominevole che arriva addirittura al sequestro delle persone allo scopo di vendere i loro organi. Tutto ci\u00f2 fa s\u00ec che la tratta di persone e altre forme di schiavit\u00f9 diventino un problema mondiale, che esige di essere preso sul serio dall\u2019umanit\u00e0 nel suo insieme, perch\u00e9 \u00abcome le organizzazioni criminali utilizzano reti globali per raggiungere i loro scopi, cos\u00ec l\u2019azione per sconfiggere questo fenomeno richiede uno sforzo comune e altrettanto globale da parte dei diversi attori che compongono la societ\u00e0\u00bb.[22]<br \/>\nConflitto e paura<br \/>\n25. Guerre, attentati, persecuzioni per motivi razziali o religiosi, e tanti soprusi contro la dignit\u00e0 umana vengono giudicati in modi diversi a seconda che convengano o meno a determinati interessi, essenzialmente economici. Ci\u00f2 che \u00e8 vero quando conviene a un potente, cessa di esserlo quando non \u00e8 nel suo interesse. Tali situazioni di violenza vanno \u00abmoltiplicandosi dolorosamente in molte regioni del mondo, tanto da assumere le fattezze di quella che si potrebbe chiamare una \u201cterza guerra mondiale a pezzi\u201d\u00bb.[23]<br \/>\n26. Questo non stupisce se notiamo la mancanza di orizzonti in grado di farci convergere in unit\u00e0, perch\u00e9 in ogni guerra ci\u00f2 che risulta distrutto \u00e8 \u00ablo stesso progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana\u00bb, per cui \u00abogni situazione di minaccia alimenta la sfiducia e il ripiegamento\u00bb.[24] Cos\u00ec, il nostro mondo avanza in una dicotomia senza senso, con la pretesa di \u00abgarantire la stabilit\u00e0 e la pace sulla base di una falsa sicurezza supportata da una mentalit\u00e0 di paura e sfiducia\u00bb.[25]<br \/>\n27. Paradossalmente, ci sono paure ancestrali che non sono state superate dal progresso tecnologico; anzi, hanno saputo nascondersi e potenziarsi dietro nuove tecnologie. Anche oggi, dietro le mura dell\u2019antica citt\u00e0 c\u2019\u00e8 l\u2019abisso, il territorio dell\u2019ignoto, il deserto. Ci\u00f2 che proviene di l\u00e0 non \u00e8 affidabile, perch\u00e9 non \u00e8 conosciuto, non \u00e8 familiare, non appartiene al villaggio. \u00c8 il territorio di ci\u00f2 che \u00e8 \u201cbarbaro\u201d, da cui bisogna difendersi ad ogni costo. Di conseguenza si creano nuove barriere di autodifesa, cos\u00ec che non esiste pi\u00f9 il mondo ed esiste unicamente il \u201cmio\u201d mondo, fino al punto che molti non vengono pi\u00f9 considerati esseri umani con una dignit\u00e0 inalienabile e diventano semplicemente \u201cquelli\u201d. Riappare \u00abla tentazione di fare una cultura dei muri, di alzare i muri, muri nel cuore, muri nella terra per impedire questo incontro con altre culture, con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finir\u00e0 schiavo dentro ai muri che ha costruito, senza orizzonti. Perch\u00e9 gli manca questa alterit\u00e0\u00bb.[26]<br \/>\n28. La solitudine, le paure e l\u2019insicurezza di tante persone, che si sentono abbandonate dal sistema, fanno s\u00ec che si vada creando un terreno fertile per le mafie. Queste infatti si impongono presentandosi come \u201cprotettrici\u201d dei dimenticati, spesso mediante vari tipi di aiuto, mentre perseguono i loro interessi criminali. C\u2019\u00e8 una pedagogia tipicamente mafiosa che, con un falso spirito comunitario, crea legami di dipendenza e di subordinazione dai quali \u00e8 molto difficile liberarsi.<br \/>\nGlobalizzazione e progresso senza una rotta comune<br \/>\n29. Con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb non ignoriamo gli sviluppi positivi avvenuti nella scienza, nella tecnologia, nella medicina, nell\u2019industria e nel benessere, soprattutto nei Paesi sviluppati. Ci\u00f2 nonostante, \u00absottolineiamo che, insieme a tali progressi storici, grandi e apprezzati, si verifica un deterioramento dell\u2019etica, che condiziona l\u2019agire internazionale, e un indebolimento dei valori spirituali e del senso di responsabilit\u00e0. Tutto ci\u00f2 contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione [\u2026]. Nascono focolai di tensione e si accumulano armi e munizioni, in una situazione mondiale dominata dall\u2019incertezza, dalla delusione e dalla paura del futuro e controllata dagli interessi economici miopi\u00bb. Segnaliamo altres\u00ec \u00able forti crisi politiche, l\u2019ingiustizia e la mancanza di una distribuzione equa delle risorse naturali. [\u2026] Nei confronti di tali crisi che portano a morire di fame milioni di bambini, gi\u00e0 ridotti a scheletri umani \u2013 a motivo della povert\u00e0 e della fame \u2013, regna un silenzio internazionale inaccettabile\u00bb.[27] Davanti a questo panorama, bench\u00e9 ci attraggano molti progressi, non riscontriamo una rotta veramente umana.<br \/>\n30. Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanit\u00e0 si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un\u2019utopia di altri tempi. Vediamo come domina un\u2019indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l\u2019inganno di una illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca. Questo disinganno, che lascia indietro i grandi valori fraterni, conduce \u00aba una sorta di cinismo. Questa \u00e8 la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione. [\u2026] L\u2019isolamento e la chiusura in se stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma \u00e8 la vicinanza, \u00e8 la cultura dell\u2019incontro. L\u2019isolamento, no; vicinanza, s\u00ec. Cultura dello scontro, no; cultura dell\u2019incontro, s\u00ec\u00bb.[28]<br \/>\n31. In questo mondo che corre senza una rotta comune, si respira un\u2019atmosfera in cui \u00abla distanza fra l\u2019ossessione per il proprio benessere e la felicit\u00e0 dell\u2019umanit\u00e0 condivisa sembra allargarsi: sino a far pensare che fra il singolo e la comunit\u00e0 umana sia ormai in corso un vero e proprio scisma. [\u2026] Perch\u00e9 una cosa \u00e8 sentirsi costretti a vivere insieme, altra cosa \u00e8 apprezzare la ricchezza e la bellezza dei semi di vita comune che devono essere cercati e coltivati insieme\u00bb.[29] La tecnologia fa progressi continui, ma \u00abcome sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equit\u00e0 e inclusione sociale! Come sarebbe bello se, mentre scopriamo nuovi pianeti lontani, riscoprissimo i bisogni del fratello e della sorella che mi orbitano attorno!\u00bb.[30]<br \/>\nLe pandemie e altri flagelli della storia<br \/>\n32. Una tragedia globale come la pandemia del Covid-19 ha effettivamente suscitato per un certo tempo la consapevolezza di essere una comunit\u00e0 mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti. Ci siamo ricordati che nessuno si salva da solo, che ci si pu\u00f2 salvare unicamente insieme. Per questo ho detto che \u00abla tempesta smaschera la nostra vulnerabilit\u00e0 e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorit\u00e0. [\u2026] Con la tempesta, \u00e8 caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri \u201cego\u201d sempre preoccupati della propria immagine; ed \u00e8 rimasta scoperta, ancora una volta, quella (benedetta) appartenenza comune alla quale non possiamo sottrarci: l\u2019appartenenza come fratelli\u00bb.[31]<br \/>\n33. Il mondo avanzava implacabilmente verso un\u2019economia che, utilizzando i progressi tecnologici, cercava di ridurre i \u201ccosti umani\u201d, e qualcuno pretendeva di farci credere che bastava la libert\u00e0 di mercato perch\u00e9 tutto si potesse considerare sicuro. Ma il colpo duro e inaspettato di questa pandemia fuori controllo ha obbligato per forza a pensare agli esseri umani, a tutti, pi\u00f9 che al beneficio di alcuni. Oggi possiamo riconoscere che \u00abci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fraternit\u00e0. Abbiamo cercato il risultato rapido e sicuro e ci troviamo oppressi dall\u2019impazienza e dall\u2019ansia. Prigionieri della virtualit\u00e0, abbiamo perso il gusto e il sapore della realt\u00e0\u00bb.[32] Il dolore, l\u2019incertezza, il timore e la consapevolezza dei propri limiti che la pandemia ha suscitato, fanno risuonare l\u2019appello a ripensare i nostri stili di vita, le nostre relazioni, l\u2019organizzazione delle nostre societ\u00e0 e soprattutto il senso della nostra esistenza.<br \/>\n34. Se tutto \u00e8 connesso, \u00e8 difficile pensare che questo disastro mondiale non sia in rapporto con il nostro modo di porci rispetto alla realt\u00e0, pretendendo di essere padroni assoluti della propria vita e di tutto ci\u00f2 che esiste. Non voglio dire che si tratta di una sorta di castigo divino. E neppure basterebbe affermare che il danno causato alla natura alla fine chiede il conto dei nostri soprusi. \u00c8 la realt\u00e0 stessa che geme e si ribella. Viene alla mente il celebre verso del poeta Virgilio che evoca le lacrimevoli vicende umane.[33]<br \/>\n35. Velocemente per\u00f2 dimentichiamo le lezioni della storia, \u00abmaestra di vita\u00bb.[34] Passata la crisi sanitaria, la peggiore reazione sarebbe quella di cadere ancora di pi\u00f9 in un febbrile consumismo e in nuove forme di auto-protezione egoistica. Voglia il Cielo che alla fine non ci siano pi\u00f9 \u201cgli altri\u201d, ma solo un \u201cnoi\u201d. Che non sia stato l\u2019ennesimo grave evento storico da cui non siamo stati capaci di imparare. Che non ci dimentichiamo degli anziani morti per mancanza di respiratori, in parte come effetto di sistemi sanitari smantellati anno dopo anno. Che un cos\u00ec grande dolore non sia inutile, che facciamo un salto verso un nuovo modo di vivere e scopriamo una volta per tutte che abbiamo bisogno e siamo debitori gli uni degli altri, affinch\u00e9 l\u2019umanit\u00e0 rinasca con tutti i volti, tutte le mani e tutte le voci, al di l\u00e0 delle frontiere che abbiamo creato.<br \/>\n36. Se non riusciamo a recuperare la passione condivisa per una comunit\u00e0 di appartenenza e di solidariet\u00e0, alla quale destinare tempo, impegno e beni, l\u2019illusione globale che ci inganna croller\u00e0 rovinosamente e lascer\u00e0 molti in preda alla nausea e al vuoto. Inoltre, non si dovrebbe ingenuamente ignorare che \u00abl\u2019ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potr\u00e0 provocare soltanto violenza e distruzione reciproca\u00bb.[35] Il \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d si tradurr\u00e0 rapidamente nel \u201ctutti contro tutti\u201d, e questo sar\u00e0 peggio di una pandemia.<br \/>\nSenza dignit\u00e0 umana sulle frontiere<br \/>\n37. Tanto da alcuni regimi politici populisti quanto da posizioni economiche liberali, si sostiene che occorre evitare ad ogni costo l\u2019arrivo di persone migranti. Al tempo stesso si argomenta che conviene limitare l\u2019aiuto ai Paesi poveri, cos\u00ec che tocchino il fondo e decidano di adottare misure di austerit\u00e0. Non ci si rende conto che, dietro queste affermazioni astratte difficili da sostenere, ci sono tante vite lacerate. Molti fuggono dalla guerra, da persecuzioni, da catastrofi naturali. Altri, con pieno diritto, sono \u00aballa ricerca di opportunit\u00e0 per s\u00e9 e per la propria famiglia. Sognano un futuro migliore e desiderano creare le condizioni perch\u00e9 si realizzi\u00bb.[36]<br \/>\n38. Purtroppo, altri sono \u00abattirati dalla cultura occidentale, nutrendo talvolta aspettative irrealistiche che li espongono a pesanti delusioni. Trafficanti senza scrupolo, spesso legati ai cartelli della droga e delle armi, sfruttano la debolezza dei migranti, che lungo il loro percorso troppo spesso incontrano la violenza, la tratta, l\u2019abuso psicologico e anche fisico, e sofferenze indicibili\u00bb.[37] Coloro che emigrano \u00absperimentano la separazione dal proprio contesto di origine e spesso anche uno sradicamento culturale e religioso. La frattura riguarda anche le comunit\u00e0 di origine, che perdono gli elementi pi\u00f9 vigorosi e intraprendenti, e le famiglie, in particolare quando migra uno o entrambi i genitori, lasciando i figli nel Paese di origine\u00bb.[38] Di conseguenza, \u00abva riaffermato il diritto a non emigrare, cio\u00e8 a essere in condizione di rimanere nella propria terra\u00bb.[39]<br \/>\n39. Per giunta, \u00abin alcuni Paesi di arrivo, i fenomeni migratori suscitano allarme e paure, spesso fomentate e sfruttate a fini politici. Si diffonde cos\u00ec una mentalit\u00e0 xenofoba, di chiusura e di ripiegamento su se stessi\u00bb.[40] I migranti vengono considerati non abbastanza degni di partecipare alla vita sociale come qualsiasi altro, e si dimentica che possiedono la stessa intrinseca dignit\u00e0 di qualunque persona. Pertanto, devono essere \u201cprotagonisti del proprio riscatto\u201d.[41] Non si dir\u00e0 mai che non sono umani, per\u00f2 in pratica, con le decisioni e il modo di trattarli, si manifesta che li si considera di minor valore, meno importanti, meno umani. \u00c8 inaccettabile che i cristiani condividano questa mentalit\u00e0 e questi atteggiamenti, facendo a volte prevalere certe preferenze politiche piuttosto che profonde convinzioni della propria fede: l\u2019inalienabile dignit\u00e0 di ogni persona umana al di l\u00e0 dell\u2019origine, del colore o della religione, e la legge suprema dell\u2019amore fraterno.<br \/>\n40. \u00abLe migrazioni costituiranno un elemento fondante del futuro del mondo\u00bb.[42] Ma oggi esse risentono di una \u00abperdita di quel senso della responsabilit\u00e0 fraterna, su cui si basa ogni societ\u00e0 civile\u00bb.[43] L\u2019Europa, ad esempio, rischia seriamente di andare per questa strada. Tuttavia, \u00abaiutata dal suo grande patrimonio culturale e religioso, [ha] gli strumenti per difendere la centralit\u00e0 della persona umana e per trovare il giusto equilibrio fra il duplice dovere morale di tutelare i diritti dei propri cittadini e quello di garantire l\u2019assistenza e l\u2019accoglienza dei migranti\u00bb.[44]<br \/>\n41. Comprendo che di fronte alle persone migranti alcuni nutrano dubbi o provino timori. Lo capisco come un aspetto dell\u2019istinto naturale di autodifesa. Ma \u00e8 anche vero che una persona e un popolo sono fecondi solo se sanno integrare creativamente dentro di s\u00e9 l\u2019apertura agli altri. Invito ad andare oltre queste reazioni primarie, perch\u00e9 \u00abil problema \u00e8 quando [esse] condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche \u2013 senza accorgercene \u2013 razzisti. E cos\u00ec la paura ci priva del desiderio e della capacit\u00e0 di incontrare l\u2019altro\u00bb.[45]<br \/>\nL\u2019illusione della comunicazione<br \/>\n42. Paradossalmente, mentre crescono atteggiamenti chiusi e intolleranti che ci isolano rispetto agli altri, si riducono o spariscono le distanze fino al punto che viene meno il diritto all\u2019intimit\u00e0. Tutto diventa una specie di spettacolo che pu\u00f2 essere spiato, vigilato, e la vita viene esposta a un controllo costante. Nella comunicazione digitale si vuole mostrare tutto ed ogni individuo diventa oggetto di sguardi che frugano, denudano e divulgano, spesso in maniera anonima. Il rispetto verso l\u2019altro si sgretola e in tal modo, nello stesso tempo in cui lo sposto, lo ignoro e lo tengo a distanza, senza alcun pudore posso invadere la sua vita fino all\u2019estremo.<br \/>\n43. D\u2019altra parte, i movimenti digitali di odio e distruzione non costituiscono \u2013 come qualcuno vorrebbe far credere \u2013 un\u2019ottima forma di mutuo aiuto, bens\u00ec mere associazioni contro un nemico. Piuttosto, \u00abi media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realt\u00e0 concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche\u00bb.[46] C\u2019\u00e8 bisogno di gesti fisici, di espressioni del volto, di silenzi, di linguaggio corporeo, e persino di profumo, tremito delle mani, rossore, sudore, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 parla e fa parte della comunicazione umana. I rapporti digitali, che dispensano dalla fatica di coltivare un\u2019amicizia, una reciprocit\u00e0 stabile e anche un consenso che matura con il tempo, hanno un\u2019apparenza di socievolezza. Non costruiscono veramente un \u201cnoi\u201d, ma solitamente dissimulano e amplificano lo stesso individualismo che si esprime nella xenofobia e nel disprezzo dei deboli. La connessione digitale non basta per gettare ponti, non \u00e8 in grado di unire l\u2019umanit\u00e0.<br \/>\nAggressivit\u00e0 senza pudore<br \/>\n44. Proprio mentre difendono il proprio isolamento consumistico e comodo, le persone scelgono di legarsi in maniera costante e ossessiva. Questo favorisce il pullulare di forme insolite di aggressivit\u00e0, di insulti, maltrattamenti, offese, sferzate verbali fino a demolire la figura dell\u2019altro, con una sfrenatezza che non potrebbe esistere nel contatto corpo a corpo perch\u00e9 finiremmo per distruggerci tutti a vicenda. L\u2019aggressivit\u00e0 sociale trova nei dispositivi mobili e nei computer uno spazio di diffusione senza uguali.<br \/>\n45. Ci\u00f2 ha permesso che le ideologie abbandonassero ogni pudore. Quello che fino a pochi anni fa non si poteva dire di nessuno senza il rischio di perdere il rispetto del mondo intero, oggi si pu\u00f2 esprimere nella maniera pi\u00f9 cruda anche per alcune autorit\u00e0 politiche e rimanere impuniti. Non va ignorato che \u00aboperano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l\u2019incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio\u00bb.[47]<br \/>\n46. Occorre riconoscere che i fanatismi che inducono a distruggere gli altri hanno per protagonisti anche persone religiose, non esclusi i cristiani, che \u00abpossono partecipare a reti di violenza verbale mediante internet e i diversi ambiti o spazi di interscambio digitale. Persino nei media cattolici si possono eccedere i limiti, si tollerano la diffamazione e la calunnia, e sembrano esclusi ogni etica e ogni rispetto per il buon nome altrui\u00bb.[48] Cos\u00ec facendo, quale contributo si d\u00e0 alla fraternit\u00e0 che il Padre comune ci propone?<br \/>\nInformazione senza saggezza<br \/>\n47. La vera saggezza presuppone l\u2019incontro con la realt\u00e0. Ma oggi tutto si pu\u00f2 produrre, dissimulare, modificare. Questo fa s\u00ec che l\u2019incontro diretto con i limiti della realt\u00e0 diventi insopportabile. Di conseguenza, si attua un meccanismo di \u201cselezione\u201d e si crea l\u2019abitudine di separare immediatamente ci\u00f2 che mi piace da ci\u00f2 che non mi piace, le cose attraenti da quelle spiacevoli. Con la stessa logica si scelgono le persone con le quali si decide di condividere il mondo. Cos\u00ec le persone o le situazioni che hanno ferito la nostra sensibilit\u00e0 o ci sono risultate sgradite oggi semplicemente vengono eliminate nelle reti virtuali, costruendo un circolo virtuale che ci isola dal mondo in cui viviamo.<br \/>\n48. Il mettersi seduti ad ascoltare l\u2019altro, caratteristico di un incontro umano, \u00e8 un paradigma di atteggiamento accogliente, di chi supera il narcisismo e accoglie l\u2019altro, gli presta attenzione, gli fa spazio nella propria cerchia. Tuttavia, \u00abil mondo di oggi \u00e8 in maggioranza un mondo sordo [\u2026]. A volte la velocit\u00e0 del mondo moderno, la frenesia ci impedisce di ascoltare bene quello che dice l\u2019altra persona. E quando \u00e8 a met\u00e0 del suo discorso, gi\u00e0 la interrompiamo e vogliamo risponderle mentre ancora non ha finito di parlare. Non bisogna perdere la capacit\u00e0 di ascolto\u00bb. San Francesco d\u2019Assisi \u00abha ascoltato la voce di Dio, ha ascoltato la voce del povero, ha ascoltato la voce del malato, ha ascoltato la voce della natura. E tutto questo lo trasforma in uno stile di vita. Spero che il seme di San Francesco cresca in tanti cuori\u00bb.[49]<br \/>\n49. Venendo meno il silenzio e l\u2019ascolto, e trasformando tutto in battute e messaggi rapidi e impazienti, si mette in pericolo la struttura basilare di una saggia comunicazione umana. Si crea un nuovo stile di vita in cui si costruisce ci\u00f2 che si vuole avere davanti, escludendo tutto quello che non si pu\u00f2 controllare o conoscere superficialmente e istantaneamente. Tale dinamica, per sua logica intrinseca, impedisce la riflessione serena che potrebbe condurci a una saggezza comune.<br \/>\n50. Possiamo cercare insieme la verit\u00e0 nel dialogo, nella conversazione pacata o nella discussione appassionata. \u00c8 un cammino perseverante, fatto anche di silenzi e di sofferenze, capace di raccogliere con pazienza la vasta esperienza delle persone e dei popoli. Il cumulo opprimente di informazioni che ci inonda non equivale a maggior saggezza. La saggezza non si fabbrica con impazienti ricerche in internet, e non \u00e8 una sommatoria di informazioni la cui veracit\u00e0 non \u00e8 assicurata. In questo modo non si matura nell\u2019incontro con la verit\u00e0. Le conversazioni alla fine ruotano intorno agli ultimi dati, sono meramente orizzontali e cumulative. Non si presta invece un\u2019attenzione prolungata e penetrante al cuore della vita, non si riconosce ci\u00f2 che \u00e8 essenziale per dare un senso all\u2019esistenza. Cos\u00ec, la libert\u00e0 diventa un\u2019illusione che ci viene venduta e che si confonde con la libert\u00e0 di navigare davanti a uno schermo. Il problema \u00e8 che una via di fraternit\u00e0, locale e universale, la possono percorrere soltanto spiriti liberi e disposti a incontri reali.<br \/>\nSottomissioni e disprezzo di s\u00e9<br \/>\n51. Alcuni Paesi forti dal punto di vista economico vengono presentati come modelli culturali per i Paesi poco sviluppati, invece di fare in modo che ognuno cresca con lo stile che gli \u00e8 peculiare, sviluppando le proprie capacit\u00e0 di innovare a partire dai valori della propria cultura. Questa nostalgia superficiale e triste, che induce a copiare e comprare piuttosto che creare, d\u00e0 luogo a un\u2019autostima nazionale molto bassa. Nei settori benestanti di molti Paesi poveri, e a volte in coloro che sono riusciti a uscire dalla povert\u00e0, si riscontra l\u2019incapacit\u00e0 di accettare caratteristiche e processi propri, cadendo in un disprezzo della propria identit\u00e0 culturale, come se fosse la causa di tutti i mali.<br \/>\n52. Demolire l\u2019autostima di qualcuno \u00e8 un modo facile di dominarlo. Dietro le tendenze che mirano ad omogeneizzare il mondo, affiorano interessi di potere che beneficiano della scarsa stima di s\u00e9, nel momento stesso in cui, attraverso i media e le reti, si cerca di creare una nuova cultura al servizio dei pi\u00f9 potenti. Da ci\u00f2 traggono vantaggio l\u2019opportunismo della speculazione finanziaria e lo sfruttamento, dove i poveri sono sempre quelli che perdono. D\u2019altra parte, ignorare la cultura di un popolo fa s\u00ec che molti leader politici non siano in grado di promuovere un progetto efficace che possa essere liberamente assunto e sostenuto nel tempo.<br \/>\n53. Si dimentica che \u00abnon c\u2019\u00e8 peggior alienazione che sperimentare di non avere radici, di non appartenere a nessuno. Una terra sar\u00e0 feconda, un popolo dar\u00e0 frutti e sar\u00e0 in grado di generare futuro solo nella misura in cui d\u00e0 vita a relazioni di appartenenza tra i suoi membri, nella misura in cui crea legami di integrazione tra le generazioni e le diverse comunit\u00e0 che lo compongono; e anche nella misura in cui rompe le spirali che annebbiano i sensi, allontanandoci sempre gli uni dagli altri\u00bb.[50]<br \/>\nSperanza<br \/>\n54. Malgrado queste dense ombre, che non vanno ignorate, nelle pagine seguenti desidero dare voce a tanti percorsi di speranza. Dio infatti continua a seminare nell\u2019umanit\u00e0 semi di bene. La recente pandemia ci ha permesso di recuperare e apprezzare tanti compagni e compagne di viaggio che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. Siamo stati capaci di riconoscere che le nostre vite sono intrecciate e sostenute da persone ordinarie che, senza dubbio, hanno scritto gli avvenimenti decisivi della nostra storia condivisa: medici, infermieri e infermiere, farmacisti, addetti ai supermercati, personale delle pulizie, badanti, trasportatori, uomini e donne che lavorano per fornire servizi essenziali e sicurezza, volontari, sacerdoti, religiose,\u2026 hanno capito che nessuno si salva da solo.[51]<br \/>\n55. Invito alla speranza, che \u00abci parla di una realt\u00e0 che \u00e8 radicata nel profondo dell\u2019essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un\u2019aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ci\u00f2 che \u00e8 grande, con ci\u00f2 che riempie il cuore ed eleva lo spirito verso cose grandi, come la verit\u00e0, la bont\u00e0 e la bellezza, la giustizia e l\u2019amore. [\u2026] La speranza \u00e8 audace, sa guardare oltre la comodit\u00e0 personale, le piccole sicurezze e compensazioni che restringono l\u2019orizzonte, per aprirsi a grandi ideali che rendono la vita pi\u00f9 bella e dignitosa\u00bb.[52] Camminiamo nella speranza.<br \/>\nCAPITOLO SECONDO<br \/>\nUN ESTRANEO SULLA STRADA<br \/>\n56. Tutto ci\u00f2 che ho menzionato nel capitolo precedente \u00e8 pi\u00f9 di un\u2019asettica descrizione della realt\u00e0, poich\u00e9 \u00able gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d\u2019oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi \u00e8 di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore\u00bb.[53] Nell\u2019intento di cercare una luce in mezzo a ci\u00f2 che stiamo vivendo, e prima di impostare alcune linee di azione, intendo dedicare un capitolo a una parabola narrata da Ges\u00f9 duemila anni fa. Infatti, bench\u00e9 questa Lettera sia rivolta a tutte le persone di buona volont\u00e0, al di l\u00e0 delle loro convinzioni religiose, la parabola si esprime in modo tale che chiunque di noi pu\u00f2 lasciarsene interpellare.<br \/>\n\u00abIn quel tempo, un dottore della Legge si alz\u00f2 per mettere alla prova Ges\u00f9 e chiese: \u201cMaestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?\u201d. Ges\u00f9 gli disse: \u201cChe cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?\u201d. Costui rispose: \u201cAmerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso\u201d. Gli disse: \u201cHai risposto bene; fa\u2019 questo e vivrai\u201d. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Ges\u00f9: \u201cE chi \u00e8 mio prossimo?\u201d. Ges\u00f9 riprese: \u201cUn uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, pass\u00f2 oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e pass\u00f2 oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasci\u00f2 le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caric\u00f2 sulla sua cavalcatura, lo port\u00f2 in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tir\u00f2 fuori due denari e li diede all\u2019albergatore, dicendo: \u2018Abbi cura di lui; ci\u00f2 che spenderai in pi\u00f9, te lo pagher\u00f2 al mio ritorno\u2019. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che \u00e8 caduto nelle mani dei briganti?\u201d. Quello rispose: \u201cChi ha avuto compassione di lui\u201d. Ges\u00f9 gli disse: \u201cVa\u2019 e anche tu fa\u2019 cos\u00ec\u201d\u00bb (Lc 10,25-37).<br \/>\nLo sfondo<br \/>\n57. Questa parabola raccoglie uno sfondo di secoli. Poco dopo la narrazione della creazione del mondo e dell\u2019essere umano, la Bibbia presenta la sfida delle relazioni tra di noi. Caino elimina suo fratello Abele, e risuona la domanda di Dio: \u00abDov\u2019\u00e8 Abele, tuo fratello?\u00bb (Gen 4,9). La risposta \u00e8 la stessa che spesso diamo noi: \u00abSono forse io il custode di mio fratello?\u00bb (ibid.). Con la sua domanda, Dio mette in discussione ogni tipo di determinismo o fatalismo che pretenda di giustificare l\u2019indifferenza come unica risposta possibile. Ci abilita, al contrario, a creare una cultura diversa, che ci orienti a superare le inimicizie e a prenderci cura gli uni degli altri.<br \/>\n58. Il libro di Giobbe ricorre al fatto di avere un medesimo Creatore come base per sostenere alcuni diritti comuni: \u00abChi ha fatto me nel ventre materno, non ha fatto anche lui? Non fu lo stesso a formarci nel grembo?\u00bb (31,15). Molti secoli dopo, Sant\u2019Ireneo si esprimer\u00e0 in modo diverso con l\u2019immagine della melodia: \u00abDunque chi ama la verit\u00e0 non deve lasciarsi trasportare dalla differenza di ciascun suono n\u00e9 immaginare che uno sia l\u2019artefice e il creatore di questo suono e un altro l\u2019artefice e il creatore dell\u2019altro [\u2026], ma deve pensare che lo ha fatto uno solo\u00bb.[54]<br \/>\n59. Nelle tradizioni ebraiche, l\u2019imperativo di amare l\u2019altro e prendersene cura sembrava limitarsi alle relazioni tra i membri di una medesima nazione. L\u2019antico precetto \u00abamerai il tuo prossimo come te stesso\u00bb (Lv 19,18) si intendeva ordinariamente riferito ai connazionali. Tuttavia, specialmente nel giudaismo sviluppatosi fuori dalla terra d\u2019Israele, i confini si andarono ampliando. Comparve l\u2019invito a non fare agli altri ci\u00f2 che non vuoi sia fatto a te (cfr Tb 4,15). Il saggio Hillel (I sec. a.C.) diceva al riguardo: \u00abQuesto \u00e8 la Legge e i Profeti. Tutto il resto \u00e8 commento\u00bb.[55] Il desiderio di imitare gli atteggiamenti divini condusse a superare quella tendenza a limitarsi ai pi\u00f9 vicini: \u00abLa misericordia dell\u2019uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente\u00bb (Sir 18,13).<br \/>\n60. Nel Nuovo Testamento, il precetto di Hillel ha trovato espressione positiva: \u00abTutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti \u00e8 la Legge e i Profeti\u00bb (Mt 7,12). Tale appello \u00e8 universale, tende ad abbracciare tutti, solo per la loro condizione umana, perch\u00e9 l\u2019Altissimo, il Padre celeste \u00abfa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni\u00bb (Mt 5,45). E di conseguenza si esige: \u00abSiate misericordiosi, come il Padre vostro \u00e8 misericordioso\u00bb (Lc 6,36).<br \/>\n61. C\u2019\u00e8 una motivazione per allargare il cuore in modo che non escluda lo straniero, e la si pu\u00f2 trovare gi\u00e0 nei testi pi\u00f9 antichi della Bibbia. \u00c8 dovuta al costante ricordo del popolo ebraico di aver vissuto come straniero in Egitto:<br \/>\n\u00abNon molesterai il forestiero n\u00e9 l\u2019opprimerai, perch\u00e9 voi siete stati forestieri in terra d\u2019Egitto\u00bb (Es 22,20).<br \/>\n\u00abNon opprimerai il forestiero: anche voi conoscete la vita del forestiero, perch\u00e9 siete stati forestieri in terra d\u2019Egitto\u00bb (Es 23,9).<br \/>\n\u00abQuando un forestiero dimorer\u00e0 presso di voi nella vostra terra, non lo opprimerete. Il forestiero dimorante fra voi lo tratterete come colui che \u00e8 nato tra voi; tu l\u2019amerai come te stesso, perch\u00e9 anche voi siete stati forestieri in terra d\u2019Egitto\u00bb (Lv 19,33-34).<br \/>\n\u00abQuando vendemmierai la tua vigna, non tornerai indietro a racimolare. Sar\u00e0 per il forestiero, per l\u2019orfano e per la vedova. Ricordati che sei stato schiavo nella terra d\u2019Egitto\u00bb (Dt 24,21-22).<br \/>\nNel Nuovo Testamento risuona con forza l\u2019appello all\u2019amore fraterno:<br \/>\n\u00abTutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso\u00bb (Gal 5,14).<br \/>\n\u00abChi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi \u00e8 in lui occasione d\u2019inciampo. Ma chi odia suo fratello, \u00e8 nelle tenebre\u00bb (1 Gv 2,10-11).<br \/>\n\u00abNoi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perch\u00e9 amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte\u00bb (1 Gv 3,14).<br \/>\n\u00abChi infatti non ama il proprio fratello che vede, non pu\u00f2 amare Dio che non vede\u00bb (1 Gv 4,20).<br \/>\n62. Anche questa proposta di amore poteva essere fraintesa. Non per nulla, davanti alla tentazione delle prime comunit\u00e0 cristiane di formare gruppi chiusi e isolati, San Paolo esortava i suoi discepoli ad avere carit\u00e0 tra di loro \u00abe verso tutti\u00bb (1 Ts 3,12); e nella comunit\u00e0 di Giovanni si chiedeva che fossero accolti bene i \u00abfratelli, bench\u00e9 stranieri\u00bb (3 Gv 5). Tale contesto aiuta a comprendere il valore della parabola del buon samaritano: all\u2019amore non importa se il fratello ferito viene da qui o da l\u00e0. Perch\u00e9 \u00e8 l\u2019\u00abamore che rompe le catene che ci isolano e ci separano, gettando ponti; amore che ci permette di costruire una grande famiglia in cui tutti possiamo sentirci a casa [\u2026]. Amore che sa di compassione e di dignit\u00e0\u00bb.[56]<br \/>\nL\u2019abbandonato<br \/>\n63. Ges\u00f9 racconta che c\u2019era un uomo ferito, a terra lungo la strada, che era stato assalito. Passarono diverse persone accanto a lui ma se ne andarono, non si fermarono. Erano persone con funzioni importanti nella societ\u00e0, che non avevano nel cuore l\u2019amore per il bene comune. Non sono state capaci di perdere alcuni minuti per assistere il ferito o almeno per cercare aiuto. Uno si \u00e8 fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si \u00e8 occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma \u00e8 stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo.<br \/>\n64. Con chi ti identifichi? Questa domanda \u00e8 dura, diretta e decisiva. A quale di loro assomigli? Dobbiamo riconoscere la tentazione che ci circonda di disinteressarci degli altri, specialmente dei pi\u00f9 deboli. Diciamolo, siamo cresciuti in tanti aspetti ma siamo analfabeti nell\u2019accompagnare, curare e sostenere i pi\u00f9 fragili e deboli delle nostre societ\u00e0 sviluppate. Ci siamo abituati a girare lo sguardo, a passare accanto, a ignorare le situazioni finch\u00e9 queste non ci toccano direttamente.<br \/>\n65. Aggrediscono una persona per la strada, e molti scappano come se non avessero visto nulla. Spesso ci sono persone che investono qualcuno con la loro automobile e fuggono. Pensano solo a non avere problemi, non importa se un essere umano muore per colpa loro. Questi per\u00f2 sono segni di uno stile di vita generalizzato, che si manifesta in vari modi, forse pi\u00f9 sottili. Inoltre, poich\u00e9 tutti siamo molto concentrati sulle nostre necessit\u00e0, vedere qualcuno che soffre ci d\u00e0 fastidio, ci disturba, perch\u00e9 non vogliamo perdere tempo per colpa dei problemi altrui. Questi sono sintomi di una societ\u00e0 malata, perch\u00e9 mira a costruirsi voltando le spalle al dolore.<br \/>\n66. Meglio non cadere in questa miseria. Guardiamo il modello del buon samaritano. \u00c8 un testo che ci invita a far risorgere la nostra vocazione di cittadini del nostro Paese e del mondo intero, costruttori di un nuovo legame sociale. \u00c8 un richiamo sempre nuovo, bench\u00e9 sia scritto come legge fondamentale del nostro essere: che la societ\u00e0 si incammini verso il perseguimento del bene comune e, a partire da questa finalit\u00e0, ricostruisca sempre nuovamente il suo ordine politico e sociale, il suo tessuto di relazioni, il suo progetto umano. Coi suoi gesti il buon samaritano ha mostrato che \u00abl\u2019esistenza di ciascuno di noi \u00e8 legata a quella degli altri: la vita non \u00e8 tempo che passa, ma tempo di incontro\u00bb.[57]<br \/>\n67. Questa parabola \u00e8 un\u2019icona illuminante, capace di mettere in evidenza l\u2019opzione di fondo che abbiamo bisogno di compiere per ricostruire questo mondo che ci d\u00e0 pena. Davanti a tanto dolore, a tante ferite, l\u2019unica via di uscita \u00e8 essere come il buon samaritano. Ogni altra scelta conduce o dalla parte dei briganti oppure da quella di coloro che passano accanto senza avere compassione del dolore dell\u2019uomo ferito lungo la strada. La parabola ci mostra con quali iniziative si pu\u00f2 rifare una comunit\u00e0 a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilit\u00e0 degli altri, che non lasciano edificare una societ\u00e0 di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l\u2019uomo caduto, perch\u00e9 il bene sia comune. Nello stesso tempo, la parabola ci mette in guardia da certi atteggiamenti di persone che guardano solo a s\u00e9 stesse e non si fanno carico delle esigenze ineludibili della realt\u00e0 umana.<br \/>\n68. Il racconto, diciamolo chiaramente, non fa passare un insegnamento di ideali astratti, n\u00e9 si circoscrive alla funzionalit\u00e0 di una morale etico-sociale. Ci rivela una caratteristica essenziale dell\u2019essere umano, tante volte dimenticata: siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell\u2019amore. Vivere indifferenti davanti al dolore non \u00e8 una scelta possibile; non possiamo lasciare che qualcuno rimanga \u201cai margini della vita\u201d. Questo ci deve indignare, fino a farci scendere dalla nostra serenit\u00e0 per sconvolgerci con la sofferenza umana. Questo \u00e8 dignit\u00e0.<br \/>\nUna storia che si ripete<br \/>\n69. La narrazione \u00e8 semplice e lineare, ma contiene tutta la dinamica della lotta interiore che avviene nell\u2019elaborazione della nostra identit\u00e0, in ogni esistenza proiettata sulla via per realizzare la fraternit\u00e0 umana. Una volta incamminati, ci scontriamo, immancabilmente, con l\u2019uomo ferito. Oggi, e sempre di pi\u00f9, ci sono persone ferite. L\u2019inclusione o l\u2019esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici, politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza. E se estendiamo lo sguardo alla totalit\u00e0 della nostra storia e al mondo nel suo insieme, tutti siamo o siamo stati come questi personaggi: tutti abbiamo qualcosa dell\u2019uomo ferito, qualcosa dei briganti, qualcosa di quelli che passano a distanza e qualcosa del buon samaritano.<br \/>\n70. \u00c8 interessante come le differenze tra i personaggi del racconto risultino completamente trasformate nel confronto con la dolorosa manifestazione dell\u2019uomo caduto, umiliato. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 distinzione tra abitante della Giudea e abitante della Samaria, non c\u2019\u00e8 sacerdote n\u00e9 commerciante; semplicemente ci sono due tipi di persone: quelle che si fanno carico del dolore e quelle che passano a distanza; quelle che si chinano riconoscendo l\u2019uomo caduto e quelle che distolgono lo sguardo e affrettano il passo. In effetti, le nostre molteplici maschere, le nostre etichette e i nostri travestimenti cadono: \u00e8 l\u2019ora della verit\u00e0. Ci chineremo per toccare e curare le ferite degli altri? Ci chineremo per caricarci sulle spalle gli uni gli altri? Questa \u00e8 la sfida attuale, di cui non dobbiamo avere paura. Nei momenti di crisi la scelta diventa incalzante: potremmo dire che, in questo momento, chiunque non \u00e8 brigante e chiunque non passa a distanza, o \u00e8 ferito o sta portando sulle sue spalle qualche ferito.<br \/>\n71. La storia del buon samaritano si ripete: risulta sempre pi\u00f9 evidente che l\u2019incuranza sociale e politica fa di molti luoghi del mondo delle strade desolate, dove le dispute interne e internazionali e i saccheggi di opportunit\u00e0 lasciano tanti emarginati a terra sul bordo della strada. Nella sua parabola, Ges\u00f9 non presenta vie alternative, come ad esempio: che cosa sarebbe stato di quell\u2019uomo gravemente ferito o di colui che lo ha aiutato se l\u2019ira o la sete di vendetta avessero trovato spazio nei loro cuori? Egli ha fiducia nella parte migliore dello spirito umano e con la parabola la incoraggia affinch\u00e9 aderisca all\u2019amore, recuperi il sofferente e costruisca una societ\u00e0 degna di questo nome.<br \/>\nI personaggi<br \/>\n72. La parabola comincia con i briganti. Il punto di partenza che Ges\u00f9 sceglie \u00e8 un\u2019aggressione gi\u00e0 consumata. Non fa s\u00ec che ci fermiamo a lamentarci del fatto, non dirige il nostro sguardo verso i briganti. Li conosciamo. Abbiamo visto avanzare nel mondo le dense ombre dell\u2019abbandono, della violenza utilizzata per meschini interessi di potere, accumulazione e divisione. La domanda potrebbe essere: lasceremo la persona ferita a terra per correre ciascuno a ripararsi dalla violenza o a inseguire i banditi? Sar\u00e0 quel ferito la giustificazione delle nostre divisioni inconciliabili, delle nostre indifferenze crudeli, dei nostri scontri intestini?<br \/>\n73. Poi la parabola ci fa fissare chiaramente lo sguardo su quelli che passano a distanza. Questa pericolosa indifferenza di andare oltre senza fermarsi, innocente o meno, frutto del disprezzo o di una triste distrazione, fa dei personaggi del sacerdote e del levita un non meno triste riflesso di quella distanza che isola dalla realt\u00e0. Ci sono tanti modi di passare a distanza, complementari tra loro. Uno \u00e8 ripiegarsi su di s\u00e9, disinteressarsi degli altri, essere indifferenti. Un altro sarebbe guardare solamente al di fuori. Riguardo a quest\u2019ultimo modo di passare a distanza, in alcuni Paesi, o in certi settori di essi, c\u2019\u00e8 un disprezzo dei poveri e della loro cultura, e un vivere con lo sguardo rivolto al di fuori, come se un progetto di Paese importato tentasse di occupare il loro posto. Cos\u00ec si pu\u00f2 giustificare l\u2019indifferenza di alcuni, perch\u00e9 quelli che potrebbero toccare il loro cuore con le loro richieste semplicemente non esistono. Sono fuori dal loro orizzonte di interessi.<br \/>\n74. In quelli che passano a distanza c\u2019\u00e8 un particolare che non possiamo ignorare: erano persone religiose. Di pi\u00f9, si dedicavano a dare culto a Dio: un sacerdote e un levita. Questo \u00e8 degno di speciale nota: indica che il fatto di credere in Dio e di adorarlo non garantisce di vivere come a Dio piace. Una persona di fede pu\u00f2 non essere fedele a tutto ci\u00f2 la fede stessa esige, e tuttavia pu\u00f2 sentirsi vicina a Dio e ritenersi pi\u00f9 degna degli altri. Ci sono invece dei modi di vivere la fede che favoriscono l\u2019apertura del cuore ai fratelli, e quella sar\u00e0 la garanzia di un\u2019autentica apertura a Dio. San Giovanni Crisostomo giunse ad esprimere con grande chiarezza tale sfida che si presenta ai cristiani: \u00abVolete onorare veramente il corpo di Cristo? Non disprezzatelo quando \u00e8 nudo. Non onoratelo nel tempio con paramenti di seta, mentre fuori lo lasciate a patire il freddo e la nudit\u00e0\u00bb.[58] Il paradosso \u00e8 che, a volte, coloro che dicono di non credere possono vivere la volont\u00e0 di Dio meglio dei credenti.<br \/>\n75. I \u201cbriganti della strada\u201d hanno di solito come segreti alleati quelli che \u201cpassano per la strada guardando dall\u2019altra parte\u201d. Si chiude il cerchio tra quelli che usano e ingannano la societ\u00e0 per prosciugarla e quelli che pensano di mantenere la purezza nella loro funzione critica, ma nello stesso tempo vivono di quel sistema e delle sue risorse. C\u2019\u00e8 una triste ipocrisia l\u00e0 dove l\u2019impunit\u00e0 del delitto, dell\u2019uso delle istituzioni per interessi personali o corporativi, e altri mali che non riusciamo a eliminare, si uniscono a un permanente squalificare tutto, al costante seminare sospetti propagando la diffidenza e la perplessit\u00e0. All\u2019inganno del \u201ctutto va male\u201d corrisponde un \u201cnessuno pu\u00f2 aggiustare le cose\u201d, \u201cche posso fare io?\u201d. In tal modo, si alimenta il disincanto e la mancanza di speranza, e ci\u00f2 non incoraggia uno spirito di solidariet\u00e0 e di generosit\u00e0. Far sprofondare un popolo nello scoraggiamento \u00e8 la chiusura di un perfetto circolo vizioso: cos\u00ec opera la dittatura invisibile dei veri interessi occulti, che si sono impadroniti delle risorse e della capacit\u00e0 di avere opinioni e di pensare.<br \/>\n76. Guardiamo infine all\u2019uomo ferito. A volte ci sentiamo come lui, gravemente feriti e a terra sul bordo della strada. Ci sentiamo anche abbandonati dalle nostre istituzioni sguarnite e carenti, o rivolte al servizio degli interessi di pochi, all\u2019esterno e all\u2019interno. Infatti, \u00abnella societ\u00e0 globalizzata, esiste una maniera elegante di guardare dall\u2019altra parte che si pratica abitualmente: sotto il rivestimento del politicamente corretto o delle mode ideologiche, si guarda alla persona che soffre senza toccarla, la si mostra in televisione in diretta, si adotta anche un discorso all\u2019apparenza tollerante e pieno di eufemismi\u00bb.[59]<br \/>\nRicominciare<br \/>\n77. Ogni giorno ci viene offerta una nuova opportunit\u00e0, una nuova tappa. Non dobbiamo aspettare tutto da coloro che ci governano, sarebbe infantile. Godiamo di uno spazio di corresponsabilit\u00e0 capace di avviare e generare nuovi processi e trasformazioni. Dobbiamo essere parte attiva nella riabilitazione e nel sostegno delle societ\u00e0 ferite. Oggi siamo di fronte alla grande occasione di esprimere il nostro essere fratelli, di essere altri buoni samaritani che prendono su di s\u00e9 il dolore dei fallimenti, invece di fomentare odi e risentimenti. Come il viandante occasionale della nostra storia, ci vuole solo il desiderio gratuito, puro e semplice di essere popolo, di essere costanti e instancabili nell\u2019impegno di includere, di integrare, di risollevare chi \u00e8 caduto; anche se tante volte ci troviamo immersi e condannati a ripetere la logica dei violenti, di quanti nutrono ambizioni solo per s\u00e9 stessi e diffondono la confusione e la menzogna. Che altri continuino a pensare alla politica o all\u2019economia per i loro giochi di potere. Alimentiamo ci\u00f2 che \u00e8 buono e mettiamoci al servizio del bene.<br \/>\n78. \u00c8 possibile cominciare dal basso e caso per caso, lottare per ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 concreto e locale, fino all\u2019ultimo angolo della patria e del mondo, con la stessa cura che il viandante di Samaria ebbe per ogni piaga dell\u2019uomo ferito. Cerchiamo gli altri e facciamoci carico della realt\u00e0 che ci spetta, senza temere il dolore o l\u2019impotenza, perch\u00e9 l\u00ec c\u2019\u00e8 tutto il bene che Dio ha seminato nel cuore dell\u2019essere umano. Le difficolt\u00e0 che sembrano enormi sono l\u2019opportunit\u00e0 per crescere, e non la scusa per la tristezza inerte che favorisce la sottomissione. Per\u00f2 non facciamolo da soli, individualmente. Il samaritano cerc\u00f2 un affittacamere che potesse prendersi cura di quell\u2019uomo, come noi siamo chiamati a invitare e incontrarci in un \u201cnoi\u201d che sia pi\u00f9 forte della somma di piccole individualit\u00e0; ricordiamoci che \u00abil tutto \u00e8 pi\u00f9 delle parti, ed \u00e8 anche pi\u00f9 della loro semplice somma\u00bb.[60] Rinunciamo alla meschinit\u00e0 e al risentimento dei particolarismi sterili, delle contrapposizioni senza fine. Smettiamo di nascondere il dolore delle perdite e facciamoci carico dei nostri delitti, della nostra ignavia e delle nostre menzogne. La riconciliazione riparatrice ci far\u00e0 risorgere e far\u00e0 perdere la paura a noi stessi e agli altri.<br \/>\n79. Il samaritano della strada se ne and\u00f2 senza aspettare riconoscimenti o ringraziamenti. La dedizione al servizio era la grande soddisfazione davanti al suo Dio e alla sua vita, e per questo un dovere. Tutti abbiamo una responsabilit\u00e0 riguardo a quel ferito che \u00e8 il popolo stesso e tutti i popoli della terra. Prendiamoci cura della fragilit\u00e0 di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni anziano, con quell\u2019atteggiamento solidale e attento, l\u2019atteggiamento di prossimit\u00e0 del buon samaritano.<br \/>\nIl prossimo senza frontiere<br \/>\n80. Ges\u00f9 propose questa parabola per rispondere a una domanda: chi \u00e8 il mio prossimo? La parola \u201cprossimo\u201d nella societ\u00e0 dell\u2019epoca di Ges\u00f9 indicava di solito chi \u00e8 pi\u00f9 vicino, prossimo. Si intendeva che l\u2019aiuto doveva rivolgersi anzitutto a chi appartiene al proprio gruppo, alla propria razza. Un samaritano, per alcuni giudei di allora, era considerato una persona spregevole, impura, e pertanto non era compreso tra i vicini ai quali si doveva dare aiuto. Il giudeo Ges\u00f9 rovescia completamente questa impostazione: non ci chiama a domandarci chi sono quelli vicini a noi, bens\u00ec a farci noi vicini, prossimi.<br \/>\n81. La proposta \u00e8 quella di farsi presenti alla persona bisognosa di aiuto, senza guardare se fa parte della propria cerchia di appartenenza. In questo caso, il samaritano \u00e8 stato colui che si \u00e8 fatto prossimo del giudeo ferito. Per rendersi vicino e presente, ha attraversato tutte le barriere culturali e storiche. La conclusione di Ges\u00f9 \u00e8 una richiesta: \u00abVa\u2019 e anche tu fa\u2019 cos\u00ec\u00bb (Lc 10,37). Vale a dire, ci interpella perch\u00e9 mettiamo da parte ogni differenza e, davanti alla sofferenza, ci facciamo vicini a chiunque. Dunque, non dico pi\u00f9 che ho dei \u201cprossimi\u201d da aiutare, ma che mi sento chiamato a diventare io un prossimo degli altri.<br \/>\n82. Il problema \u00e8 che, espressamente, Ges\u00f9 mette in risalto che l\u2019uomo ferito era un giudeo \u2013 abitante della Giudea \u2013 mentre colui che si ferm\u00f2 e lo aiut\u00f2 era un samaritano \u2013 abitante della Samaria \u2013. Questo particolare ha una grandissima importanza per riflettere su un amore che si apre a tutti. I samaritani abitavano una regione che era stata contaminata da riti pagani, e per i giudei ci\u00f2 li rendeva impuri, detestabili, pericolosi. Difatti, un antico testo ebraico che menziona nazioni degne di disprezzo si riferisce a Samaria affermando per di pi\u00f9 che \u00abnon \u00e8 neppure un popolo\u00bb (Sir 50,25), e aggiunge che \u00e8 \u00abil popolo stolto che abita a Sichem\u00bb (v. 26).<br \/>\n83. Questo spiega perch\u00e9 una donna samaritana, quando Ges\u00f9 le chiese da bere, rispose enfaticamente: \u00abCome mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?\u00bb (Gv 4,9). Quelli che cercavano accuse che potessero screditare Ges\u00f9, la cosa pi\u00f9 offensiva che trovarono fu di dirgli \u00abindemoniato\u00bb e \u00absamaritano\u00bb (Gv 8,48). Pertanto, questo incontro misericordioso tra un samaritano e un giudeo \u00e8 una potente provocazione, che smentisce ogni manipolazione ideologica, affinch\u00e9 allarghiamo la nostra cerchia, dando alla nostra capacit\u00e0 di amare una dimensione universale, in grado di superare tutti i pregiudizi, tutte le barriere storiche o culturali, tutti gli interessi meschini.<br \/>\nL\u2019appello del forestiero<br \/>\n84. Infine, ricordo che in un altro passo del Vangelo Ges\u00f9 dice: \u00abEro straniero e mi avete accolto\u00bb (Mt 25,35). Ges\u00f9 poteva dire queste parole perch\u00e9 aveva un cuore aperto che faceva propri i drammi degli altri. San Paolo esortava: \u00abRallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto\u00bb (Rm 12,15). Quando il cuore assume tale atteggiamento, \u00e8 capace di identificarsi con l\u2019altro senza badare a dove \u00e8 nato o da dove viene. Entrando in questa dinamica, in definitiva sperimenta che gli altri sono \u201csua stessa carne\u201d (cfr Is 58,7).<br \/>\n85. Per i cristiani, le parole di Ges\u00f9 hanno anche un\u2019altra dimensione, trascendente. Implicano il riconoscere Cristo stesso in ogni fratello abbandonato o escluso (cfr Mt 25,40.45). In realt\u00e0, la fede colma di motivazioni inaudite il riconoscimento dell\u2019altro, perch\u00e9 chi crede pu\u00f2 arrivare a riconoscere che Dio ama ogni essere umano con un amore infinito e che \u00abgli conferisce con ci\u00f2 una dignit\u00e0 infinita\u00bb.[61] A ci\u00f2 si aggiunge che crediamo che Cristo ha versato il suo sangue per tutti e per ciascuno, e quindi nessuno resta fuori dal suo amore universale. E se andiamo alla fonte ultima, che \u00e8 la vita intima di Dio, ci incontriamo con una comunit\u00e0 di tre Persone, origine e modello perfetto di ogni vita in comune. La teologia continua ad arricchirsi grazie alla riflessione su questa grande verit\u00e0.<br \/>\n86. A volte mi rattrista il fatto che, pur dotata di tali motivazioni, la Chiesa ha avuto bisogno di tanto tempo per condannare con forza la schiavit\u00f9 e diverse forme di violenza. Oggi, con lo sviluppo della spiritualit\u00e0 e della teologia, non abbiamo scuse. Tuttavia, ci sono ancora coloro che ritengono di sentirsi incoraggiati o almeno autorizzati dalla loro fede a sostenere varie forme di nazionalismo chiuso e violento, atteggiamenti xenofobi, disprezzo e persino maltrattamenti verso coloro che sono diversi. La fede, con l\u2019umanesimo che ispira, deve mantenere vivo un senso critico davanti a queste tendenze e aiutare a reagire rapidamente quando cominciano a insinuarsi. Perci\u00f2 \u00e8 importante che la catechesi e la predicazione includano in modo pi\u00f9 diretto e chiaro il senso sociale dell\u2019esistenza, la dimensione fraterna della spiritualit\u00e0, la convinzione sull\u2019inalienabile dignit\u00e0 di ogni persona e le motivazioni per amare e accogliere tutti.<br \/>\nCAPITOLO TERZO<br \/>\nPENSARE E GENERARE UN MONDO APERTO<br \/>\n87. Un essere umano \u00e8 fatto in modo tale che non si realizza, non si sviluppa e non pu\u00f2 trovare la propria pienezza \u00abse non attraverso un dono sincero di s\u00e9\u00bb.[62] E ugualmente non giunge a riconoscere a fondo la propria verit\u00e0 se non nell\u2019incontro con gli altri: \u00abNon comunico effettivamente con me stesso se non nella misura in cui comunico con l\u2019altro\u00bb.[63] Questo spiega perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare. Qui sta un segreto dell\u2019autentica esistenza umana, perch\u00e9 \u00abla vita sussiste dove c\u2019\u00e8 legame, comunione, fratellanza; ed \u00e8 una vita pi\u00f9 forte della morte quando \u00e8 costruita su relazioni vere e legami di fedelt\u00e0. Al contrario, non c\u2019\u00e8 vita dove si ha la pretesa di appartenere solo a s\u00e9 stessi e di vivere come isole: in questi atteggiamenti prevale la morte\u00bb.[64]<br \/>\nAl di l\u00e0<br \/>\n88. Dall\u2019intimo di ogni cuore, l\u2019amore crea legami e allarga l\u2019esistenza quando fa uscire la persona da s\u00e9 stessa verso l\u2019altro.[65] Siamo fatti per l\u2019amore e c\u2019\u00e8 in ognuno di noi \u00abuna specie di legge di \u201cestasi\u201d: uscire da se stessi per trovare negli altri un accrescimento di essere\u00bb.[66] Perci\u00f2 \u00abin ogni caso l\u2019uomo deve pure decidersi una volta ad uscire d\u2019un balzo da se stesso\u00bb.[67]<br \/>\n89. D\u2019altra parte, non posso ridurre la mia vita alla relazione con un piccolo gruppo e nemmeno alla mia famiglia, perch\u00e9 \u00e8 impossibile capire me stesso senza un tessuto pi\u00f9 ampio di relazioni: non solo quello attuale ma anche quello che mi precede e che \u00e8 andato configurandomi nel corso della mia vita. La mia relazione con una persona che stimo non pu\u00f2 ignorare che quella persona non vive solo per la sua relazione con me, n\u00e9 io vivo soltanto rapportandomi con lei. La nostra relazione, se \u00e8 sana e autentica, ci apre agli altri che ci fanno crescere e ci arricchiscono. Il pi\u00f9 nobile senso sociale oggi facilmente rimane annullato dietro intimismi egoistici con l\u2019apparenza di relazioni intense. Invece, l\u2019amore che \u00e8 autentico, che aiuta a crescere, e le forme pi\u00f9 nobili di amicizia abitano cuori che si lasciano completare. Il legame di coppia e di amicizia \u00e8 orientato ad aprire il cuore attorno a s\u00e9, a renderci capaci di uscire da noi stessi fino ad accogliere tutti. I gruppi chiusi e le coppie autoreferenziali, che si costituiscono come un \u201cnoi\u201d contrapposto al mondo intero, di solito sono forme idealizzate di egoismo e di mera autoprotezione.<br \/>\n90. Non \u00e8 un caso che molte piccole popolazioni sopravvissute in zone desertiche abbiano sviluppato una generosa capacit\u00e0 di accoglienza nei confronti dei pellegrini di passaggio, dando cos\u00ec un segno esemplare del sacro dovere dell\u2019ospitalit\u00e0. Lo hanno vissuto anche le comunit\u00e0 monastiche medievali, come si riscontra nella Regola di San Benedetto. Bench\u00e9 potesse disturbare l\u2019ordine e il silenzio dei monasteri, Benedetto esigeva che i poveri e i pellegrini fossero trattati \u00abcon tutto il riguardo e la premura possibili\u00bb.[68] L\u2019ospitalit\u00e0 \u00e8 un modo concreto di non privarsi di questa sfida e di questo dono che \u00e8 l\u2019incontro con l\u2019umanit\u00e0 al di l\u00e0 del proprio gruppo. Quelle persone riconoscevano che tutti i valori che potevano coltivare dovevano essere accompagnati da questa capacit\u00e0 di trascendersi in un\u2019apertura agli altri.<br \/>\nIl valore unico dell\u2019amore<br \/>\n91. Le persone possono sviluppare alcuni atteggiamenti che presentano come valori morali: fortezza, sobriet\u00e0, laboriosit\u00e0 e altre virt\u00f9. Ma per orientare adeguatamente gli atti delle varie virt\u00f9 morali, bisogna considerare anche in quale misura essi realizzino un dinamismo di apertura e di unione verso altre persone. Tale dinamismo \u00e8 la carit\u00e0 che Dio infonde. Altrimenti, avremo forse solo un\u2019apparenza di virt\u00f9, e queste saranno incapaci di costruire la vita in comune. Perci\u00f2 San Tommaso d\u2019Aquino \u2013 citando Sant\u2019Agostino \u2013 diceva che la temperanza di una persona avara non \u00e8 neppure virtuosa.[69] San Bonaventura, con altre parole, spiegava che le altre virt\u00f9, senza la carit\u00e0, a rigore non adempiono i comandamenti \u00abcome Dio li intende\u00bb.[70]<br \/>\n92. La statura spirituale di un\u2019esistenza umana \u00e8 definita dall\u2019amore, che in ultima analisi \u00e8 \u00abil criterio per la decisione definitiva sul valore o il disvalore di una vita umana\u00bb.[71] Tuttavia, ci sono credenti che pensano che la loro grandezza consista nell\u2019imporre le proprie ideologie agli altri, o nella difesa violenta della verit\u00e0, o in grandi dimostrazioni di forza. Tutti noi credenti dobbiamo riconoscere questo: al primo posto c\u2019\u00e8 l\u2019amore, ci\u00f2 che mai dev\u2019essere messo a rischio \u00e8 l\u2019amore, il pericolo pi\u00f9 grande \u00e8 non amare (cfr 1 Cor 13,1-13).<br \/>\n93. Cercando di precisare in che cosa consista l\u2019esperienza di amare, che Dio rende possibile con la sua grazia, San Tommaso d\u2019Aquino la spiegava come un movimento che pone l\u2019attenzione sull\u2019altro \u00abconsiderandolo come un\u2019unica cosa con s\u00e9 stesso\u00bb.[72] L\u2019attenzione affettiva che si presta all\u2019altro provoca un orientamento a ricercare gratuitamente il suo bene. Tutto ci\u00f2 parte da una stima, da un apprezzamento, che in definitiva \u00e8 quello che sta dietro la parola \u201ccarit\u00e0\u201d: l\u2019essere amato \u00e8 per me \u201ccaro\u201d, vale a dire che lo considero di grande valore.[73] E \u00abdall\u2019amore per cui a uno \u00e8 gradita una data persona derivano le gratificazioni verso di essa\u00bb.[74]<br \/>\n94. L\u2019amore implica dunque qualcosa di pi\u00f9 che una serie di azioni benefiche. Le azioni derivano da un\u2019unione che inclina sempre pi\u00f9 verso l\u2019altro considerandolo prezioso, degno, gradito e bello, al di l\u00e0 delle apparenze fisiche o morali. L\u2019amore all\u2019altro per quello che \u00e8 ci spinge a cercare il meglio per la sua vita. Solo coltivando questo modo di relazionarci renderemo possibile l\u2019amicizia sociale che non esclude nessuno e la fraternit\u00e0 aperta a tutti.<br \/>\nLa progressiva apertura dell\u2019amore<br \/>\n95. L\u2019amore, infine, ci fa tendere verso la comunione universale. Nessuno matura n\u00e9 raggiunge la propria pienezza isolandosi. Per sua stessa dinamica, l\u2019amore esige una progressiva apertura, maggiore capacit\u00e0 di accogliere gli altri, in un\u2019avventura mai finita che fa convergere tutte le periferie verso un pieno senso di reciproca appartenenza. Ges\u00f9 ci ha detto: \u00abVoi siete tutti fratelli\u00bb (Mt 23,8).<br \/>\n96. Questo bisogno di andare oltre i propri limiti vale anche per le varie regioni e i vari Paesi. Di fatto, \u00abil numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende pi\u00f9 palpabile la consapevolezza dell\u2019unit\u00e0 e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversit\u00e0 delle etnie, delle societ\u00e0 e delle culture, vediamo seminata cos\u00ec la vocazione a formare una comunit\u00e0 composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri\u00bb.[75]<br \/>\nSociet\u00e0 aperte che integrano tutti<br \/>\n97. Ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una citt\u00e0, o nella propria famiglia. C\u2019\u00e8 anche un aspetto dell\u2019apertura universale dell\u2019amore che non \u00e8 geografico ma esistenziale. \u00c8 la capacit\u00e0 quotidiana di allargare la mia cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non sento parte del mio mondo di interessi, bench\u00e9 siano vicino a me. D\u2019altra parte, ogni fratello o sorella sofferente, abbandonato o ignorato dalla mia societ\u00e0 \u00e8 un forestiero esistenziale, anche se \u00e8 nato nello stesso Paese. Pu\u00f2 essere un cittadino con tutte le carte in regola, per\u00f2 lo fanno sentire come uno straniero nella propria terra. Il razzismo \u00e8 un virus che muta facilmente e invece di sparire si nasconde, ma \u00e8 sempre in agguato.<br \/>\n98. Voglio ricordare quegli \u201cesiliati occulti\u201d che vengono trattati come corpi estranei della societ\u00e0.[76] Tante persone con disabilit\u00e0 \u00absentono di esistere senza appartenere e senza partecipare\u00bb. Ci sono ancora molte cose \u00abche [impediscono] loro una cittadinanza piena\u00bb. L\u2019obiettivo \u00e8 non solo assisterli, ma la loro \u00abpartecipazione attiva alla comunit\u00e0 civile ed ecclesiale. \u00c8 un cammino esigente e anche faticoso, che contribuir\u00e0 sempre pi\u00f9 a formare coscienze capaci di riconoscere ognuno come persona unica e irripetibile\u00bb. Ugualmente penso alle persone anziane \u00abche, anche a motivo della disabilit\u00e0, sono sentite a volte come un peso\u00bb. Tuttavia, tutti possono dare \u00abun singolare apporto al bene comune attraverso la propria originale biografia\u00bb. Mi permetto di insistere: bisogna \u00abavere il coraggio di dare voce a quanti sono discriminati per la condizione di disabilit\u00e0, perch\u00e9 purtroppo in alcune Nazioni, ancora oggi, si stenta a riconoscerli come persone di pari dignit\u00e0\u00bb.[77]<br \/>\nComprensioni inadeguate di un amore universale<br \/>\n99. L\u2019amore che si estende al di l\u00e0 delle frontiere ha come base ci\u00f2 che chiamiamo \u201camicizia sociale\u201d in ogni citt\u00e0 e in ogni Paese. Quando \u00e8 genuina, questa amicizia sociale all\u2019interno di una societ\u00e0 \u00e8 condizione di possibilit\u00e0 di una vera apertura universale. Non si tratta del falso universalismo di chi ha bisogno di viaggiare continuamente perch\u00e9 non sopporta e non ama il proprio popolo. Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria societ\u00e0 categorie di prima e di seconda classe, di persone con pi\u00f9 o meno dignit\u00e0 e diritti. In tal modo nega che ci sia spazio per tutti.<br \/>\n100. Neppure sto proponendo un universalismo autoritario e astratto, dettato o pianificato da alcuni e presentato come un presunto ideale allo scopo di omogeneizzare, dominare e depredare. C\u2019\u00e8 un modello di globalizzazione che \u00abmira consapevolmente a un\u2019uniformit\u00e0 unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unit\u00e0. [\u2026] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarit\u00e0 di ciascuna persona e di ciascun popolo\u00bb.[78] Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della variet\u00e0 dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanit\u00e0. Perch\u00e9 \u00abil futuro non \u00e8 \u201cmonocromatico\u201d, ma, se ne abbiamo il coraggio, \u00e8 possibile guardarlo nella variet\u00e0 e nella diversit\u00e0 degli apporti che ciascuno pu\u00f2 dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!\u00bb.[79]<br \/>\nAndare oltre un mondo di soci<br \/>\n101. Riprendiamo ora la parabola del buon samaritano, che ha ancora molto da proporci. C\u2019era un uomo ferito sulla strada. I personaggi che passavano accanto a lui non si concentravano sulla chiamata interiore a farsi vicini, ma sulla loro funzione, sulla posizione sociale che occupavano, su una professione di prestigio nella societ\u00e0. Si sentivano importanti per la societ\u00e0 di quel tempo e ci\u00f2 che premeva loro era il ruolo che dovevano svolgere. L\u2019uomo ferito e abbandonato lungo la strada era un disturbo per questo progetto, un\u2019interruzione, e da parte sua era uno che non rivestiva alcuna funzione. Era un \u201cnessuno\u201d, non apparteneva a un gruppo degno di considerazione, non aveva alcun ruolo nella costruzione della storia. Nel frattempo, il samaritano generoso resisteva a queste classificazioni chiuse, anche se lui stesso restava fuori da tutte queste categorie ed era semplicemente un estraneo senza un proprio posto nella societ\u00e0. Cos\u00ec, libero da ogni titolo e struttura, \u00e8 stato capace di interrompere il suo viaggio, di cambiare i suoi programmi, di essere disponibile ad aprirsi alla sorpresa dell\u2019uomo ferito che aveva bisogno di lui.<br \/>\n102. Quale reazione potrebbe suscitare oggi questa narrazione, in un mondo dove compaiono continuamente, e crescono, gruppi sociali che si aggrappano a un\u2019identit\u00e0 che li separa dagli altri? Come pu\u00f2 commuovere quelli che tendono a organizzarsi in modo tale da impedire ogni presenza estranea che possa turbare questa identit\u00e0 e questa organizzazione autodifensiva e autoreferenziale? In questo schema rimane esclusa la possibilit\u00e0 di farsi prossimo, ed \u00e8 possibile essere prossimo solo di chi permetta di consolidare i vantaggi personali. Cos\u00ec la parola \u201cprossimo\u201d perde ogni significato, e acquista senso solamente la parola \u201csocio\u201d, colui che \u00e8 associato per determinati interessi.[80]<br \/>\nLibert\u00e0, uguaglianza e fraternit\u00e0<br \/>\n103. La fraternit\u00e0 non \u00e8 solo il risultato di condizioni di rispetto per le libert\u00e0 individuali, e nemmeno di una certa regolata equit\u00e0. Bench\u00e9 queste siano condizioni di possibilit\u00e0, non bastano perch\u00e9 essa ne derivi come risultato necessario. La fraternit\u00e0 ha qualcosa di positivo da offrire alla libert\u00e0 e all\u2019uguaglianza. Che cosa accade senza la fraternit\u00e0 consapevolmente coltivata, senza una volont\u00e0 politica di fraternit\u00e0, tradotta in un\u2019educazione alla fraternit\u00e0, al dialogo, alla scoperta della reciprocit\u00e0 e del mutuo arricchimento come valori? Succede che la libert\u00e0 si restringe, risultando cos\u00ec piuttosto una condizione di solitudine, di pura autonomia per appartenere a qualcuno o a qualcosa, o solo per possedere e godere. Questo non esaurisce affatto la ricchezza della libert\u00e0, che \u00e8 orientata soprattutto all\u2019amore.<br \/>\n104. Neppure l\u2019uguaglianza si ottiene definendo in astratto che \u201ctutti gli esseri umani sono uguali\u201d, bens\u00ec \u00e8 il risultato della coltivazione consapevole e pedagogica della fraternit\u00e0. Coloro che sono capaci solamente di essere soci creano mondi chiusi. Che senso pu\u00f2 avere in questo schema la persona che non appartiene alla cerchia dei soci e arriva sognando una vita migliore per s\u00e9 e per la sua famiglia?<br \/>\n105. L\u2019individualismo non ci rende pi\u00f9 liberi, pi\u00f9 uguali, pi\u00f9 fratelli. La mera somma degli interessi individuali non \u00e8 in grado di generare un mondo migliore per tutta l\u2019umanit\u00e0. Neppure pu\u00f2 preservarci da tanti mali che diventano sempre pi\u00f9 globali. Ma l\u2019individualismo radicale \u00e8 il virus pi\u00f9 difficile da sconfiggere. Inganna. Ci fa credere che tutto consiste nel dare briglia sciolta alle proprie ambizioni, come se accumulando ambizioni e sicurezze individuali potessimo costruire il bene comune.<br \/>\nAmore universale che promuove le persone<br \/>\n106. C\u2019\u00e8 un riconoscimento basilare, essenziale da compiere per camminare verso l\u2019amicizia sociale e la fraternit\u00e0 universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza. Se ciascuno vale tanto, bisogna dire con chiarezza e fermezza che \u00abil solo fatto di essere nati in un luogo con minori risorse o minor sviluppo non giustifica che alcune persone vivano con minore dignit\u00e0\u00bb.[81] Questo \u00e8 un principio elementare della vita sociale, che viene abitualmente e in vari modi ignorato da quanti vedono che non conviene alla loro visione del mondo o non serve ai loro fini.<br \/>\n107. Ogni essere umano ha diritto a vivere con dignit\u00e0 e a svilupparsi integralmente, e nessun Paese pu\u00f2 negare tale diritto fondamentale. Ognuno lo possiede, anche se \u00e8 poco efficiente, anche se \u00e8 nato o cresciuto con delle limitazioni; infatti ci\u00f2 non sminuisce la sua immensa dignit\u00e0 come persona umana, che non si fonda sulle circostanze bens\u00ec sul valore del suo essere. Quando questo principio elementare non \u00e8 salvaguardato, non c\u2019\u00e8 futuro n\u00e9 per la fraternit\u00e0 n\u00e9 per la sopravvivenza dell\u2019umanit\u00e0.<br \/>\n108. Vi sono societ\u00e0 che accolgono questo principio parzialmente. Accettano che ci siano opportunit\u00e0 per tutti, per\u00f2 sostengono che, posto questo, tutto dipende da ciascuno. Secondo tale prospettiva parziale non avrebbe senso \u00abinvestire affinch\u00e9 quelli che rimangono indietro, i deboli o i meno dotati possano farsi strada nella vita\u00bb.[82] Investire a favore delle persone fragili pu\u00f2 non essere redditizio, pu\u00f2 comportare minore efficienza. Esige uno Stato presente e attivo, e istituzioni della societ\u00e0 civile che vadano oltre la libert\u00e0 dei meccanismi efficientisti di certi sistemi economici, politici o ideologici, perch\u00e9 veramente si orientano prima di tutto alle persone e al bene comune.<br \/>\n109. Alcuni nascono in famiglie di buone condizioni economiche, ricevono una buona educazione, crescono ben nutriti, o possiedono naturalmente capacit\u00e0 notevoli. Essi sicuramente non avranno bisogno di uno Stato attivo e chiederanno solo libert\u00e0. Ma evidentemente non vale la stessa regola per una persona disabile, per chi \u00e8 nato in una casa misera, per chi \u00e8 cresciuto con un\u2019educazione di bassa qualit\u00e0 e con scarse possibilit\u00e0 di curare come si deve le proprie malattie. Se la societ\u00e0 si regge primariamente sui criteri della libert\u00e0 di mercato e dell\u2019efficienza, non c\u2019\u00e8 posto per costoro, e la fraternit\u00e0 sar\u00e0 tutt\u2019al pi\u00f9 un\u2019espressione romantica.<br \/>\n110. Il fatto \u00e8 che \u00abla semplice proclamazione della libert\u00e0 economica, quando per\u00f2 le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente, e quando si riduce l\u2019accesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio\u00bb.[83] Parole come libert\u00e0, democrazia o fraternit\u00e0 si svuotano di senso. Perch\u00e9, in realt\u00e0, \u00abfinch\u00e9 il nostro sistema economico-sociale produrr\u00e0 ancora una vittima e ci sar\u00e0 una sola persona scartata, non ci potr\u00e0 essere la festa della fraternit\u00e0 universale\u00bb.[84] Una societ\u00e0 umana e fraterna \u00e8 in grado di adoperarsi per assicurare in modo efficiente e stabile che tutti siano accompagnati nel percorso della loro vita, non solo per provvedere ai bisogni primari, ma perch\u00e9 possano dare il meglio di s\u00e9, anche se il loro rendimento non sar\u00e0 il migliore, anche se andranno lentamente, anche se lo loro efficienza sar\u00e0 poco rilevante.<br \/>\n111. La persona umana, coi suoi diritti inalienabili, \u00e8 naturalmente aperta ai legami. Nella sua stessa radice abita la chiamata a trascendere s\u00e9 stessa nell\u2019incontro con gli altri. Per questo \u00aboccorre prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi \u00e8 infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre pi\u00f9 ampia di diritti individuali \u2013 sono tentato di dire individualistici \u2013, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una \u201cmonade\u201d (mon\u00e1s), sempre pi\u00f9 insensibile [\u2026]. Se il diritto di ciascuno non \u00e8 armonicamente ordinato al bene pi\u00f9 grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze\u00bb.[85]<br \/>\nPromuovere il bene morale<br \/>\n112. Non possiamo tralasciare di dire che il desiderio e la ricerca del bene degli altri e di tutta l\u2019umanit\u00e0 implicano anche di adoperarsi per una maturazione delle persone e delle societ\u00e0 nei diversi valori morali che conducono ad uno sviluppo umano integrale. Nel Nuovo Testamento si menziona un frutto dello Spirito Santo (cfr Gal 5,22) definito con il termine greco agathosyne. Indica l\u2019attaccamento al bene, la ricerca del bene. Pi\u00f9 ancora, \u00e8 procurare ci\u00f2 che vale di pi\u00f9, il meglio per gli altri: la loro maturazione, la loro crescita in una vita sana, l\u2019esercizio dei valori e non solo il benessere materiale. C\u2019\u00e8 un\u2019espressione latina simile: bene-volentia, cio\u00e8 l\u2019atteggiamento di volere il bene dell\u2019altro. \u00c8 un forte desiderio del bene, un\u2019inclinazione verso tutto ci\u00f2 che \u00e8 buono ed eccellente, che ci spinge a colmare la vita degli altri di cose belle, sublimi, edificanti.<br \/>\n113. In questa linea, torno a rilevare con dolore che \u00abgi\u00e0 troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell\u2019etica, della bont\u00e0, della fede, dell\u2019onest\u00e0, ed \u00e8 arrivato il momento di riconoscere che questa allegra superficialit\u00e0 ci \u00e8 servita a poco. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l\u2019uno contro l\u2019altro per difendere i propri interessi\u00bb.[86] Volgiamoci a promuovere il bene, per noi stessi e per tutta l\u2019umanit\u00e0, e cos\u00ec cammineremo insieme verso una crescita genuina e integrale. Ogni societ\u00e0 ha bisogno di assicurare la trasmissione dei valori, perch\u00e9 se questo non succede si trasmettono l\u2019egoismo, la violenza, la corruzione nelle sue varie forme, l\u2019indifferenza e, in definitiva, una vita chiusa ad ogni trascendenza e trincerata negli interessi individuali.<br \/>\nIl valore della solidariet\u00e0<br \/>\n114. Desidero mettere in risalto la solidariet\u00e0, che \u00abcome virt\u00f9 morale e atteggiamento sociale, frutto della conversione personale, esige un impegno da parte di una molteplicit\u00e0 di soggetti, che hanno responsabilit\u00e0 di carattere educativo e formativo. Il mio primo pensiero va alle famiglie, chiamate a una missione educativa primaria e imprescindibile. Esse costituiscono il primo luogo in cui si vivono e si trasmettono i valori dell\u2019amore e della fraternit\u00e0, della convivenza e della condivisione, dell\u2019attenzione e della cura dell\u2019altro. Esse sono anche l\u2019ambito privilegiato per la trasmissione della fede, cominciando da quei primi semplici gesti di devozione che le madri insegnano ai figli. Per quanto riguarda gli educatori e i formatori che, nella scuola o nei diversi centri di aggregazione infantile e giovanile, hanno l\u2019impegnativo compito di educare i bambini e i giovani, sono chiamati ad essere consapevoli che la loro responsabilit\u00e0 riguarda le dimensioni morale, spirituale e sociale della persona. I valori della libert\u00e0, del rispetto reciproco e della solidariet\u00e0 possono essere trasmessi fin dalla pi\u00f9 tenera et\u00e0. [\u2026] Anche gli operatori culturali e dei mezzi di comunicazione sociale hanno responsabilit\u00e0 nel campo dell\u2019educazione e della formazione, specialmente nelle societ\u00e0 contemporanee, in cui l\u2019accesso a strumenti di informazione e di comunicazione \u00e8 sempre pi\u00f9 diffuso\u00bb.[87]<br \/>\n115. In questi momenti, nei quali tutto sembra dissolversi e perdere consistenza, ci fa bene appellarci alla solidit\u00e0[88] che deriva dal saperci responsabili della fragilit\u00e0 degli altri cercando un destino comune. La solidariet\u00e0 si esprime concretamente nel servizio, che pu\u00f2 assumere forme molto diverse nel modo di farsi carico degli altri. Il servizio \u00e8 \u00abin gran parte, avere cura della fragilit\u00e0. Servire significa avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra societ\u00e0, nel nostro popolo\u00bb. In questo impegno ognuno \u00e8 capace di \u00abmettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei pi\u00f9 fragili. [\u2026] Il servizio guarda sempre il volto del fratello, tocca la sua carne, sente la sua prossimit\u00e0 fino in alcuni casi a \u201csoffrirla\u201d, e cerca la promozione del fratello. Per tale ragione il servizio non \u00e8 mai ideologico, dal momento che non serve idee, ma persone\u00bb.[89]<br \/>\n116. Gli ultimi in generale \u00abpraticano quella solidariet\u00e0 tanto speciale che esiste fra quanti soffrono, tra i poveri, e che la nostra civilt\u00e0 sembra aver dimenticato, o quantomeno ha molta voglia di dimenticare. Solidariet\u00e0 \u00e8 una parola che non sempre piace; direi che alcune volte l\u2019abbiamo trasformata in una cattiva parola, non si pu\u00f2 dire; ma \u00e8 una parola che esprime molto pi\u00f9 che alcuni atti di generosit\u00e0 sporadici. \u00c8 pensare e agire in termini di comunit\u00e0, di priorit\u00e0 della vita di tutti sull\u2019appropriazione dei beni da parte di alcuni. \u00c8 anche lottare contro le cause strutturali della povert\u00e0, la disuguaglianza, la mancanza di lavoro, della terra e della casa, la negazione dei diritti sociali e lavorativi. \u00c8 far fronte agli effetti distruttori dell\u2019Impero del denaro [\u2026]. La solidariet\u00e0, intesa nel suo senso pi\u00f9 profondo, \u00e8 un modo di fare la storia, ed \u00e8 questo che fanno i movimenti popolari\u00bb.[90]<br \/>\n117. Quando parliamo di avere cura della casa comune che \u00e8 il pianeta, ci appelliamo a quel minimo di coscienza universale e di preoccupazione per la cura reciproca che ancora pu\u00f2 rimanere nelle persone. Infatti, se qualcuno possiede acqua in avanzo, e tuttavia la conserva pensando all\u2019umanit\u00e0, \u00e8 perch\u00e9 ha raggiunto un livello morale che gli permette di andare oltre s\u00e9 stesso e il proprio gruppo di appartenenza. Ci\u00f2 \u00e8 meravigliosamente umano! Questo stesso atteggiamento \u00e8 quello che si richiede per riconoscere i diritti di ogni essere umano, bench\u00e9 sia nato al di l\u00e0 delle proprie frontiere.<br \/>\nRiproporre la funzione sociale della propriet\u00e0<br \/>\n118. Il mondo esiste per tutti, perch\u00e9 tutti noi esseri umani nasciamo su questa terra con la stessa dignit\u00e0. Le differenze di colore, religione, capacit\u00e0, luogo di origine, luogo di residenza e tante altre non si possono anteporre o utilizzare per giustificare i privilegi di alcuni a scapito dei diritti di tutti. Di conseguenza, come comunit\u00e0 siamo tenuti a garantire che ogni persona viva con dignit\u00e0 e abbia opportunit\u00e0 adeguate al suo sviluppo integrale.<br \/>\n119. Nei primi secoli della fede cristiana, diversi sapienti hanno sviluppato un senso universale nella loro riflessione sulla destinazione comune dei beni creati.[91] Ci\u00f2 conduceva a pensare che, se qualcuno non ha il necessario per vivere con dignit\u00e0, \u00e8 perch\u00e9 un altro se ne sta appropriando. Lo riassume San Giovanni Crisostomo dicendo che \u00abnon dare ai poveri parte dei propri beni \u00e8 rubare ai poveri, \u00e8 privarli della loro stessa vita; e quanto possediamo non \u00e8 nostro, ma loro\u00bb.[92] Come pure queste parole di San Gregorio Magno: \u00abQuando distribuiamo agli indigenti qualunque cosa, non elargiamo roba nostra ma restituiamo loro ci\u00f2 che ad essi appartiene\u00bb.[93]<br \/>\n120. Di nuovo faccio mie e propongo a tutti alcune parole di San Giovanni Paolo II, la cui forza non \u00e8 stata forse compresa: \u00abDio ha dato la terra a tutto il genere umano, perch\u00e9 essa sostenti tutti i suoi membri, senza escludere n\u00e9 privilegiare nessuno\u00bb.[94] In questa linea ricordo che \u00abla tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto o intoccabile il diritto alla propriet\u00e0 privata, e ha messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di propriet\u00e0 privata\u00bb.[95] Il principio dell\u2019uso comune dei beni creati per tutti \u00e8 il \u00abprimo principio di tutto l\u2019ordinamento etico-sociale\u00bb,[96] \u00e8 un diritto naturale, originario e prioritario.[97] Tutti gli altri diritti sui beni necessari alla realizzazione integrale delle persone, inclusi quello della propriet\u00e0 privata e qualunque altro, \u00abnon devono quindi intralciare, bens\u00ec, al contrario, facilitarne la realizzazione\u00bb, come affermava San Paolo VI.[98] Il diritto alla propriet\u00e0 privata si pu\u00f2 considerare solo come un diritto naturale secondario e derivato dal principio della destinazione universale dei beni creati, e ci\u00f2 ha conseguenze molto concrete, che devono riflettersi sul funzionamento della societ\u00e0. Accade per\u00f2 frequentemente che i diritti secondari si pongono al di sopra di quelli prioritari e originari, privandoli di rilevanza pratica.<br \/>\nDiritti senza frontiere<br \/>\n121. Nessuno dunque pu\u00f2 rimanere escluso, a prescindere da dove sia nato, e tanto meno a causa dei privilegi che altri possiedono per esser nati in luoghi con maggiori opportunit\u00e0. I confini e le frontiere degli Stati non possono impedire che questo si realizzi. Cos\u00ec come \u00e8 inaccettabile che una persona abbia meno diritti per il fatto di essere donna, \u00e8 altrettanto inaccettabile che il luogo di nascita o di residenza gi\u00e0 di per s\u00e9 determini minori opportunit\u00e0 di vita degna e di sviluppo.<br \/>\n122. Lo sviluppo non dev\u2019essere orientato all\u2019accumulazione crescente di pochi, bens\u00ec deve assicurare \u00abi diritti umani, personali e sociali, economici e politici, inclusi i diritti delle Nazioni e dei popoli\u00bb.[99] Il diritto di alcuni alla libert\u00e0 di impresa o di mercato non pu\u00f2 stare al di sopra dei diritti dei popoli e della dignit\u00e0 dei poveri; e neppure al di sopra del rispetto dell\u2019ambiente, poich\u00e9 \u00abchi ne possiede una parte \u00e8 solo per amministrarla a beneficio di tutti\u00bb.[100]<br \/>\n123. L\u2019attivit\u00e0 degli imprenditori effettivamente \u00ab\u00e8 una nobile vocazione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti\u00bb.[101] Dio ci promuove, si aspetta da noi che sviluppiamo le capacit\u00e0 che ci ha dato e ha riempito l\u2019universo di potenzialit\u00e0. Nei suoi disegni ogni persona \u00e8 chiamata a promuovere il proprio sviluppo,[102] e questo comprende l\u2019attuazione delle capacit\u00e0 economiche e tecnologiche per far crescere i beni e aumentare la ricchezza. Tuttavia, in ogni caso, queste capacit\u00e0 degli imprenditori, che sono un dono di Dio, dovrebbero essere orientate chiaramente al progresso delle altre persone e al superamento della miseria, specialmente attraverso la creazione di opportunit\u00e0 di lavoro diversificate. Sempre, insieme al diritto di propriet\u00e0 privata, c\u2019\u00e8 il prioritario e precedente diritto della subordinazione di ogni propriet\u00e0 privata alla destinazione universale dei beni della terra e, pertanto, il diritto di tutti al loro uso.[103]<br \/>\nDiritti dei popoli<br \/>\n124. La certezza della destinazione comune dei beni della terra richiede oggi che essa sia applicata anche ai Paesi, ai loro territori e alle loro risorse. Se lo guardiamo non solo a partire dalla legittimit\u00e0 della propriet\u00e0 privata e dei diritti dei cittadini di una determinata nazione, ma anche a partire dal primo principio della destinazione comune die beni, allora possiamo dire che ogni Paese \u00e8 anche dello straniero, in quanto i beni di un territorio non devono essere negati a una persona bisognosa che provenga da un altro luogo. Infatti, come hanno insegnato i Vescovi degli Stati Uniti, vi sono diritti fondamentali che \u00abprecedono qualunque societ\u00e0 perch\u00e9 derivano dalla dignit\u00e0 conferita ad ogni persona in quanto creata da Dio\u00bb.[104]<br \/>\n125. Ci\u00f2 inoltre presuppone un altro modo di intendere le relazioni e l\u2019interscambio tra i Paesi. Se ogni persona ha una dignit\u00e0 inalienabile, se ogni essere umano \u00e8 mio fratello o mia sorella, e se veramente il mondo \u00e8 di tutti, non importa se qualcuno \u00e8 nato qui o se vive fuori dai confini del proprio Paese. Anche la mia Nazione \u00e8 corresponsabile del suo sviluppo, bench\u00e9 possa adempiere questa responsabilit\u00e0 in diversi modi: accogliendolo generosamente quando ne abbia un bisogno inderogabile, promuovendolo nella sua stessa terra, non usufruendo n\u00e9 svuotando di risorse naturali Paesi interi favorendo sistemi corrotti che impediscono lo sviluppo degno dei popoli. Questo, che vale per le nazioni, si applica alle diverse regioni di ogni Paese, tra le quali si verificano spesso gravi sperequazioni. Ma l\u2019incapacit\u00e0 di riconoscere l\u2019uguale dignit\u00e0 umana a volte fa s\u00ec che le regioni pi\u00f9 sviluppate di certi Paesi aspirino a liberarsi della \u201czavorra\u201d delle regioni pi\u00f9 povere per aumentare ancora di pi\u00f9 il loro livello di consumo.<br \/>\n126. Parliamo di una nuova rete nelle relazioni internazionali, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 modo di risolvere i gravi problemi del mondo ragionando solo in termini di aiuto reciproco tra individui o piccoli gruppi. Ricordiamo che \u00abl\u2019inequit\u00e0 non colpisce solo gli individui, ma Paesi interi, e obbliga a pensare ad un\u2019etica delle relazioni internazionali\u00bb.[105] E la giustizia esige di riconoscere e rispettare non solo i diritti individuali, ma anche i diritti sociali e i diritti dei popoli.[106] Quanto stiamo affermando implica che si assicuri il \u00abfondamentale diritto dei popoli alla sussistenza ed al progresso\u00bb,[107] che a volte risulta fortemente ostacolato dalla pressione derivante dal debito estero. Il pagamento del debito in molti casi non solo non favorisce lo sviluppo bens\u00ec lo limita e lo condiziona fortemente. Bench\u00e9 si mantenga il principio che ogni debito legittimamente contratto dev\u2019essere saldato, il modo di adempiere questo dovere, che molti Paesi poveri hanno nei confronti dei Paesi ricchi, non deve portare a compromettere la loro sussistenza e la loro crescita.<br \/>\n127. Senza dubbio, si tratta di un\u2019altra logica. Se non ci si sforza di entrare in questa logica, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l\u2019inalienabile dignit\u00e0 umana, \u00e8 possibile accettare la sfida di sognare e pensare ad un\u2019altra umanit\u00e0. \u00c8 possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti. Questa \u00e8 la vera via della pace, e non la strategia stolta e miope di seminare timore e diffidenza nei confronti di minacce esterne. Perch\u00e9 la pace reale e duratura \u00e8 possibile solo \u00aba partire da un\u2019etica globale di solidariet\u00e0 e cooperazione al servizio di un futuro modellato dall\u2019interdipendenza e dalla corresponsabilit\u00e0 nell\u2019intera famiglia umana\u00bb.[108]<br \/>\nCAPITOLO QUARTO<br \/>\nUN CUORE APERTO AL MONDO INTERO<br \/>\n128. L\u2019affermazione che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle, se non \u00e8 solo un\u2019astrazione ma prende carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide che ci smuovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove risposte.<br \/>\nIl limite delle frontiere<br \/>\n129. Quando il prossimo \u00e8 una persona migrante si aggiungono sfide complesse.[109] Certo, l\u2019ideale sarebbe evitare le migrazioni non necessarie e a tale scopo la strada \u00e8 creare nei Paesi di origine la possibilit\u00e0 concreta di vivere e di crescere con dignit\u00e0, cos\u00ec che si possano trovare l\u00ec le condizioni per il proprio sviluppo integrale. Ma, finch\u00e9 non ci sono seri progressi in questa direzione, \u00e8 nostro dovere rispettare il diritto di ogni essere umano di trovare un luogo dove poter non solo soddisfare i suoi bisogni primari e quelli della sua famiglia, ma anche realizzarsi pienamente come persona. I nostri sforzi nei confronti delle persone migranti che arrivano si possono riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Infatti, \u00abnon si tratta di calare dall\u2019alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire citt\u00e0 e Paesi che, pur conservando le rispettive identit\u00e0 culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana\u00bb.[110]<br \/>\n130. Ci\u00f2 implica alcune risposte indispensabili, soprattutto nei confronti di coloro che fuggono da gravi crisi umanitarie. Per esempio: incrementare e semplificare la concessione di visti; adottare programmi di patrocinio privato e comunitario; aprire corridoi umanitari per i rifugiati pi\u00f9 vulnerabili; offrire un alloggio adeguato e decoroso; garantire la sicurezza personale e l\u2019accesso ai servizi essenziali; assicurare un\u2019adeguata assistenza consolare, il diritto ad avere sempre con s\u00e9 i documenti personali di identit\u00e0, un accesso imparziale alla giustizia, la possibilit\u00e0 di aprire conti bancari e la garanzia del necessario per la sussistenza vitale; dare loro libert\u00e0 di movimento e possibilit\u00e0 di lavorare; proteggere i minorenni e assicurare ad essi l\u2019accesso regolare all\u2019educazione; prevedere programmi di custodia temporanea o di accoglienza; garantire la libert\u00e0 religiosa; promuovere il loro inserimento sociale; favorire il ricongiungimento familiare e preparare le comunit\u00e0 locali ai processi di integrazione.[111]<br \/>\n131. Per quanti sono arrivati gi\u00e0 da tempo e sono inseriti nel tessuto sociale, \u00e8 importante applicare il concetto di \u201ccittadinanza\u201d, che \u00absi basa sull\u2019eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo \u00e8 necessario impegnarsi per stabilire nelle nostre societ\u00e0 il concetto della piena cittadinanza e rinunciare all\u2019uso discriminatorio del termine minoranze, che porta con s\u00e9 i semi del sentirsi isolati e dell\u2019inferiorit\u00e0; esso prepara il terreno alle ostilit\u00e0 e alla discordia e sottrae le conquiste e i diritti religiosi e civili di alcuni cittadini discriminandoli\u00bb.[112]<br \/>\n132. Al di l\u00e0 delle diverse azioni indispensabili, gli Stati non possono sviluppare per conto proprio soluzioni adeguate \u00abpoich\u00e9 le conseguenze delle scelte di ciascuno ricadono inevitabilmente sull\u2019intera Comunit\u00e0 internazionale\u00bb. Pertanto \u00able risposte potranno essere frutto solo di un lavoro comune\u00bb,[113] dando vita ad una legislazione (governance) globale per le migrazioni. In ogni modo occorre \u00abstabilire progetti a medio e lungo termine che vadano oltre la risposta di emergenza. Essi dovrebbero da un lato aiutare effettivamente l\u2019integrazione dei migranti nei Paesi di accoglienza e, nel contempo, favorire lo sviluppo dei Paesi di provenienza con politiche solidali, che per\u00f2 non sottomettano gli aiuti a strategie e pratiche ideologicamente estranee o contrarie alle culture dei popoli cui sono indirizzate\u00bb.[114]<br \/>\nI doni reciproci<br \/>\n133. L\u2019arrivo di persone diverse, che provengono da un contesto vitale e culturale differente, si trasforma in un dono, perch\u00e9 \u00abquelle dei migranti sono anche storie di incontro tra persone e tra culture: per le comunit\u00e0 e le societ\u00e0 in cui arrivano sono una opportunit\u00e0 di arricchimento e di sviluppo umano integrale di tutti\u00bb.[115] Perci\u00f2 \u00abchiedo in particolare ai giovani di non cadere nelle reti di coloro che vogliono metterli contro altri giovani che arrivano nei loro Paesi, descrivendoli come soggetti pericolosi e come se non avessero la stessa inalienabile dignit\u00e0 di ogni essere umano\u00bb.[116]<br \/>\n134. D\u2019altra parte, quando si accoglie di cuore la persona diversa, le si permette di continuare ad essere s\u00e9 stessa, mentre le si d\u00e0 la possibilit\u00e0 di un nuovo sviluppo. Le varie culture, che hanno prodotto la loro ricchezza nel corso dei secoli, devono essere preservate perch\u00e9 il mondo non si impoverisca. E questo senza trascurare di stimolarle a lasciar emergere da s\u00e9 stesse qualcosa di nuovo nell\u2019incontro con altre realt\u00e0. Non va ignorato il rischio di finire vittime di una sclerosi culturale. Perci\u00f2 \u00ababbiamo bisogno di comunicare, di scoprire le ricchezze di ognuno, di valorizzare ci\u00f2 che ci unisce e di guardare alle differenze come possibilit\u00e0 di crescita nel rispetto di tutti. \u00c8 necessario un dialogo paziente e fiducioso, in modo che le persone, le famiglie e le comunit\u00e0 possano trasmettere i valori della propria cultura e accogliere il bene proveniente dalle esperienze altrui\u00bb.[117]<br \/>\n135. Riprendo degli esempi che ho menzionato tempo fa: la cultura dei latini \u00e8 \u00abun fermento di valori e possibilit\u00e0 che pu\u00f2 fare tanto bene agli Stati Uniti [\u2026]. Una forte immigrazione alla fine segna sempre e trasforma la cultura di un luogo. [\u2026] In Argentina, la forte immigrazione italiana ha segnato la cultura della societ\u00e0, e nello stile culturale di Buenos Aires si nota molto la presenza di circa duecentomila ebrei. Gli immigrati, se li si aiuta a integrarsi, sono una benedizione, una ricchezza e un nuovo dono che invita una societ\u00e0 a crescere\u00bb.[118]<br \/>\n136. Allargando lo sguardo, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb abbiamo ricordato che \u00abil rapporto tra Occidente e Oriente \u00e8 un\u2019indiscutibile reciproca necessit\u00e0, che non pu\u00f2 essere sostituita e nemmeno trascurata, affinch\u00e9 entrambi possano arricchirsi a vicenda della civilt\u00e0 dell\u2019altro, attraverso lo scambio e il dialogo delle culture. L\u2019Occidente potrebbe trovare nella civilt\u00e0 dell\u2019Oriente rimedi per alcune sue malattie spirituali e religiose causate dal dominio del materialismo. E l\u2019Oriente potrebbe trovare nella civilt\u00e0 dell\u2019Occidente tanti elementi che possono aiutarlo a salvarsi dalla debolezza, dalla divisione, dal conflitto e dal declino scientifico, tecnico e culturale. \u00c8 importante prestare attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente essenziale nella formazione della personalit\u00e0, della cultura e della civilt\u00e0 orientale; ed \u00e8 importante consolidare i diritti umani generali e comuni, per contribuire a garantire una vita dignitosa per tutti gli uomini in Oriente e in Occidente, evitando l\u2019uso della politica della doppia misura\u00bb.[119]<br \/>\nIl fecondo interscambio<br \/>\n137. L\u2019aiuto reciproco tra Paesi in definitiva va a beneficio di tutti. Un Paese che progredisce sulla base del proprio originale substrato culturale \u00e8 un tesoro per tutta l\u2019umanit\u00e0. Abbiamo bisogno di far crescere la consapevolezza che oggi o ci salviamo tutti o nessuno si salva. La povert\u00e0, il degrado, le sofferenze di una zona della terra sono un tacito terreno di coltura di problemi che alla fine toccheranno tutto il pianeta. Se ci preoccupa l\u2019estinzione di alcune specie, dovrebbe assillarci il pensiero che dovunque ci sono persone e popoli che non sviluppano il loro potenziale e la loro bellezza a causa della povert\u00e0 o di altri limiti strutturali. Perch\u00e9 questo finisce per impoverirci tutti.<br \/>\n138. Se ci\u00f2 \u00e8 stato sempre certo, oggi lo \u00e8 pi\u00f9 che mai a motivo della realt\u00e0 di un mondo cos\u00ec interconnesso per la globalizzazione. Abbiamo bisogno che un ordinamento mondiale giuridico, politico ed economico \u00abincrementi e orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli\u00bb.[120] Questo alla fine andr\u00e0 a vantaggio di tutto il pianeta, perch\u00e9 \u00abl\u2019aiuto allo sviluppo dei Paesi poveri\u00bb implica \u00abcreazione di ricchezza per tutti\u00bb.[121] Dal punto di vista dello sviluppo integrale, questo presuppone che si conceda \u00abanche alle Nazioni pi\u00f9 povere una voce efficace nelle decisioni comuni\u00bb[122] e che ci si adoperi per \u00abincentivare l\u2019accesso al mercato internazionale dei Paesi segnati da povert\u00e0 e sottosviluppo\u00bb.[123]<br \/>\nGratuit\u00e0 che accoglie<br \/>\n139. Tuttavia, non vorrei ridurre questa impostazione a una qualche forma di utilitarismo. Esiste la gratuit\u00e0. \u00c8 la capacit\u00e0 di fare alcune cose per il solo fatto che di per s\u00e9 sono buone, senza sperare di ricavarne alcun risultato, senza aspettarsi immediatamente qualcosa in cambio. Ci\u00f2 permette di accogliere lo straniero, anche se al momento non porta un beneficio tangibile. Eppure ci sono Paesi che pretendono di accogliere solo gli scienziati e gli investitori.<br \/>\n140. Chi non vive la gratuit\u00e0 fraterna fa della propria esistenza un commercio affannoso, sempre misurando quello che d\u00e0 e quello che riceve in cambio. Dio, invece, d\u00e0 gratis, fino al punto che aiuta persino quelli che non sono fedeli, e \u00abfa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni\u00bb (Mt 5,45). Per questo Ges\u00f9 raccomanda: \u00abMentre tu fai l\u2019elemosina, non sappia la tua sinistra ci\u00f2 che fa la tua destra, perch\u00e9 la tua elemosina resti nel segreto\u00bb (Mt 6,3-4). Abbiamo ricevuto la vita gratis, non abbiamo pagato per essa. Dunque tutti possiamo dare senza aspettare qualcosa, fare il bene senza pretendere altrettanto dalla persona che aiutiamo. \u00c8 quello che Ges\u00f9 diceva ai suoi discepoli: \u00abGratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date\u00bb (Mt 10,8).<br \/>\n141. La vera qualit\u00e0 dei diversi Paesi del mondo si misura da questa capacit\u00e0 di pensare non solo come Paese, ma anche come famiglia umana, e questo si dimostra specialmente nei periodi critici. I nazionalismi chiusi manifestano in definitiva questa incapacit\u00e0 di gratuit\u00e0, l\u2019errata persuasione di potersi sviluppare a margine della rovina altrui e che chiudendosi agli altri saranno pi\u00f9 protetti. L\u2019immigrato \u00e8 visto come un usurpatore che non offre nulla. Cos\u00ec, si arriva a pensare ingenuamente che i poveri sono pericolosi o inutili e che i potenti sono generosi benefattori. Solo una cultura sociale e politica che comprenda l\u2019accoglienza gratuita potr\u00e0 avere futuro.<br \/>\nLocale e universale<br \/>\n142. Va ricordato che \u00abtra la globalizzazione e la localizzazione si produce una tensione. Bisogna prestare attenzione alla dimensione globale per non cadere in una meschinit\u00e0 quotidiana. Al tempo stesso, non \u00e8 opportuno perdere di vista ci\u00f2 che \u00e8 locale, che ci fa camminare con i piedi per terra. Le due cose unite impediscono di cadere in uno di questi due estremi: l\u2019uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, [\u2026]; l\u2019altro, che diventino un museo folkloristico di eremiti localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ci\u00f2 che \u00e8 diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini\u00bb.[124] Bisogna guardare al globale, che ci riscatta dalla meschinit\u00e0 casalinga. Quando la casa non \u00e8 pi\u00f9 famiglia, ma \u00e8 recinto, cella, il globale ci riscatta perch\u00e9 \u00e8 come la causa finale che ci attira verso la pienezza. Al tempo stesso, bisogna assumere cordialmente la dimensione locale, perch\u00e9 possiede qualcosa che il globale non ha: essere lievito, arricchire, avviare dispositivi di sussidiariet\u00e0. Pertanto, la fraternit\u00e0 universale e l\u2019amicizia sociale all\u2019interno di ogni societ\u00e0 sono due poli inseparabili e coessenziali. Separarli conduce a una deformazione e a una polarizzazione dannosa.<br \/>\nIl sapore locale<br \/>\n143. La soluzione non \u00e8 un\u2019apertura che rinuncia al proprio tesoro. Come non c\u2019\u00e8 dialogo con l\u2019altro senza identit\u00e0 personale, cos\u00ec non c\u2019\u00e8 apertura tra popoli se non a partire dall\u2019amore alla terra, al popolo, ai propri tratti culturali. Non mi incontro con l\u2019altro se non possiedo un substrato nel quale sto saldo e radicato, perch\u00e9 su quella base posso accogliere il dono dell\u2019altro e offrirgli qualcosa di autentico. \u00c8 possibile accogliere chi \u00e8 diverso e riconoscere il suo apporto originale solo se sono saldamente attaccato al mio popolo e alla sua cultura. Ciascuno ama e cura con speciale responsabilit\u00e0 la propria terra e si preoccupa per il proprio Paese, cos\u00ec come ciascuno deve amare e curare la propria casa perch\u00e9 non crolli, dato che non lo faranno i vicini. Anche il bene del mondo richiede che ognuno protegga e ami la propria terra. Viceversa, le conseguenze del disastro di un Paese si ripercuoteranno su tutto il pianeta. Ci\u00f2 si fonda sul significato positivo del diritto di propriet\u00e0: custodisco e coltivo qualcosa che possiedo, in modo che possa essere un contributo al bene di tutti.<br \/>\n144. Inoltre, questo \u00e8 un presupposto degli interscambi sani e arricchenti. L\u2019esperienza di vivere in un certo luogo e in una certa cultura \u00e8 la base che rende capaci di cogliere aspetti della realt\u00e0, che quanti non hanno tale esperienza non sono in grado di cogliere tanto facilmente. L\u2019universale non dev\u2019essere il dominio omogeneo, uniforme e standardizzato di un\u2019unica forma culturale imperante, che alla fine perder\u00e0 i colori del poliedro e risulter\u00e0 disgustosa. \u00c8 la tentazione che emerge dall\u2019antico racconto della torre di Babele: la costruzione di una torre che arrivasse fino al cielo non esprimeva l\u2019unit\u00e0 tra vari popoli capaci di comunicare secondo la propria diversit\u00e0. Al contrario, era un tentativo fuorviante, nato dall\u2019orgoglio e dall\u2019ambizione umana, di creare un\u2019unit\u00e0 diversa da quella voluta da Dio nel suo progetto provvidenziale per le nazioni (cfr Gen 11,1-9).<br \/>\n145. C\u2019\u00e8 una falsa apertura all\u2019universale, che deriva dalla vuota superficialit\u00e0 di chi non \u00e8 capace di penetrare fino in fondo nella propria patria, o di chi porta con s\u00e9 un risentimento non risolto verso il proprio popolo. In ogni caso, \u00abbisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene pi\u00f9 grande che porter\u00e0 benefici a tutti noi. Per\u00f2 occorre farlo senza evadere, senza sradicamenti. \u00c8 necessario affondare le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che \u00e8 un dono di Dio. Si lavora nel piccolo, con ci\u00f2 che \u00e8 vicino, per\u00f2 con una prospettiva pi\u00f9 ampia. [\u2026] Non \u00e8 n\u00e9 la sfera globale che annulla, n\u00e9 la parzialit\u00e0 isolata che rende sterili\u00bb[125], \u00e8 il poliedro, dove, mentre ognuno \u00e8 rispettato nel suo valore, \u00abil tutto \u00e8 pi\u00f9 delle parti, ed \u00e8 anche pi\u00f9 della loro semplice somma\u00bb.[126]<br \/>\nL\u2019orizzonte universale<br \/>\n146. Ci sono narcisismi localistici che non esprimono un sano amore per il proprio popolo e la propria cultura. Nascondono uno spirito chiuso che, per una certa insicurezza e un certo timore verso l\u2019altro, preferisce creare mura difensive per preservare s\u00e9 stesso. Ma non \u00e8 possibile essere locali in maniera sana senza una sincera e cordiale apertura all\u2019universale, senza lasciarsi interpellare da ci\u00f2 che succede altrove, senza lasciarsi arricchire da altre culture e senza solidarizzare con i drammi degli altri popoli. Tale localismo si rinchiude ossessivamente tra poche idee, usanze e sicurezze, incapace di ammirazione davanti alle molteplici possibilit\u00e0 e bellezze che il mondo intero offre e privo di una solidariet\u00e0 autentica e generosa. Cos\u00ec, la vita locale non \u00e8 pi\u00f9 veramente recettiva, non si lascia pi\u00f9 completare dall\u2019altro; pertanto, si limita nelle proprie possibilit\u00e0 di sviluppo, diventa statica e si ammala. Perch\u00e9, in realt\u00e0, ogni cultura sana \u00e8 per natura aperta e accogliente, cos\u00ec che \u00abuna cultura senza valori universali non \u00e8 una vera cultura\u00bb.[127]<br \/>\n147. Riscontriamo che una persona, quanto minore ampiezza ha nella mente e nel cuore, tanto meno potr\u00e0 interpretare la realt\u00e0 vicina in cui \u00e8 immersa. Senza il rapporto e il confronto con chi \u00e8 diverso, \u00e8 difficile avere una conoscenza chiara e completa di s\u00e9 stessi e della propria terra, poich\u00e9 le altre culture non sono nemici da cui bisogna difendersi, ma sono riflessi differenti della ricchezza inesauribile della vita umana. Guardando s\u00e9 stessi dal punto di vista dell\u2019altro, di chi \u00e8 diverso, ciascuno pu\u00f2 riconoscere meglio le peculiarit\u00e0 della propria persona e della propria cultura: le ricchezze, le possibilit\u00e0 e i limiti. L\u2019esperienza che si realizza in un luogo si deve sviluppare \u201cin contrasto\u201d e \u201cin sintonia\u201d con le esperienze di altri che vivono in contesti culturali differenti.[128]<br \/>\n148. In realt\u00e0, una sana apertura non si pone mai in contrasto con l\u2019identit\u00e0. Infatti, arricchendosi con elementi di diversa provenienza, una cultura viva non ne realizza una copia o una mera ripetizione, bens\u00ec integra le novit\u00e0 secondo modalit\u00e0 proprie. Questo provoca la nascita di una nuova sintesi che alla fine va a beneficio di tutti, poich\u00e9 la cultura in cui tali apporti prendono origine risulta poi a sua volta alimentata. Perci\u00f2 ho esortato i popoli originari a custodire le loro radici e le loro culture ancestrali, ma ho voluto precisare che non era \u00abmia intenzione proporre un indigenismo completamente chiuso, astorico, statico, che si sottragga a qualsiasi forma di meticciato\u00bb, dal momento che \u00abla propria identit\u00e0 culturale si approfondisce e si arricchisce nel dialogo con realt\u00e0 differenti e il modo autentico di conservarla non \u00e8 un isolamento che impoverisce\u00bb.[129] Il mondo cresce e si riempie di nuova bellezza grazie a successive sintesi che si producono tra culture aperte, fuori da ogni imposizione culturale.<br \/>\n149. Per stimolare un rapporto sano tra l\u2019amore alla patria e la partecipazione cordiale all\u2019umanit\u00e0 intera, conviene ricordare che la societ\u00e0 mondiale non \u00e8 il risultato della somma dei vari Paesi, ma piuttosto \u00e8 la comunione stessa che esiste tra essi, \u00e8 la reciproca inclusione, precedente rispetto al sorgere di ogni gruppo particolare. In tale intreccio della comunione universale si integra ciascun gruppo umano e l\u00ec trova la propria bellezza. Dunque, ogni persona che nasce in un determinato contesto sa di appartenere a una famiglia pi\u00f9 grande, senza la quale non \u00e8 possibile avere una piena comprensione di s\u00e9.<br \/>\n150. Questo approccio, in definitiva, richiede di accettare con gioia che nessun popolo, nessuna cultura o persona pu\u00f2 ottenere tutto da s\u00e9. Gli altri sono costitutivamente necessari per la costruzione di una vita piena. La consapevolezza del limite o della parzialit\u00e0, lungi dall\u2019essere una minaccia, diventa la chiave secondo la quale sognare ed elaborare un progetto comune. Perch\u00e9 \u00abl\u2019uomo \u00e8 l\u2019essere-limite che non ha limite\u00bb.[130]<br \/>\nDalla propria regione<br \/>\n151. Grazie all\u2019interscambio regionale, a partire dal quale i Paesi pi\u00f9 deboli si aprono al mondo intero, \u00e8 possibile che l\u2019universalit\u00e0 non dissolva le particolarit\u00e0. Un\u2019adeguata e autentica apertura al mondo presuppone la capacit\u00e0 di aprirsi al vicino, in una famiglia di nazioni. L\u2019integrazione culturale, economica e politica con i popoli circostanti dovrebbe essere accompagnata da un processo educativo che promuova il valore dell\u2019amore per il vicino, primo esercizio indispensabile per ottenere una sana integrazione universale.<br \/>\n152. In alcuni quartieri popolari si vive ancora lo spirito del \u201cvicinato\u201d, dove ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino. In questi luoghi che conservano tali valori comunitari, si vivono i rapporti di prossimit\u00e0 con tratti di gratuit\u00e0, solidariet\u00e0 e reciprocit\u00e0, a partire dal senso di un \u201cnoi\u201d di quartiere.[131] Sarebbe auspicabile che ci\u00f2 si potesse vivere anche tra Paesi vicini, con la capacit\u00e0 di costruire una vicinanza cordiale tra i loro popoli. Ma le visioni individualistiche si traducono nelle relazioni tra Paesi. Il rischio di vivere proteggendoci gli uni dagli altri, vedendo gli altri come concorrenti o nemici pericolosi, si trasferisce al rapporto con i popoli della regione. Forse siamo stati educati in questa paura e in questa diffidenza.<br \/>\n153. Ci sono Paesi potenti e grandi imprese che traggono profitto da questo isolamento e preferiscono trattare con ciascun Paese separatamente. Al contrario, per i Paesi piccoli o poveri si apre la possibilit\u00e0 di raggiungere accordi regionali con i vicini, che permettano loro di trattare in blocco ed evitare di diventare segmenti marginali e dipendenti dalle grandi potenze. Oggi nessuno Stato nazionale isolato \u00e8 in grado di assicurare il bene comune della propria popolazione.<br \/>\nCAPITOLO QUINTO<br \/>\nLA MIGLIORE POLITICA<br \/>\n154. Per rendere possibile lo sviluppo di una comunit\u00e0 mondiale, capace di realizzare la fraternit\u00e0 a partire da popoli e nazioni che vivano l\u2019amicizia sociale, \u00e8 necessaria la migliore politica, posta al servizio del vero bene comune. Purtroppo, invece, la politica oggi spesso assume forme che ostacolano il cammino verso un mondo diverso.<br \/>\nPopulismi e liberalismi<br \/>\n155. Il disprezzo per i deboli pu\u00f2 nascondersi in forme populistiche, che li usano demagogicamente per i loro fini, o in forme liberali al servizio degli interessi economici dei potenti. In entrambi i casi si riscontra la difficolt\u00e0 a pensare un mondo aperto dove ci sia posto per tutti, che comprenda in s\u00e9 i pi\u00f9 deboli e rispetti le diverse culture.<br \/>\nPopolare o populista<br \/>\n156. Negli ultimi anni l\u2019espressione \u201cpopulismo\u201d o \u201cpopulista\u201d ha invaso i mezzi di comunicazione e il linguaggio in generale. Cos\u00ec essa perde il valore che potrebbe possedere e diventa una delle polarit\u00e0 della societ\u00e0 divisa. Ci\u00f2 \u00e8 arrivato al punto di pretendere di classificare tutte le persone, i gruppi, le societ\u00e0 e i governi a partire da una divisione binaria: \u201cpopulista\u201d o \u201cnon populista\u201d. Ormai non \u00e8 possibile che qualcuno si esprima su qualsiasi tema senza che tentino di classificarlo in uno di questi due poli, o per screditarlo ingiustamente o per esaltarlo in maniera esagerata.<br \/>\n157. La pretesa di porre il populismo come chiave di lettura della realt\u00e0 sociale contiene un altro punto debole: il fatto che ignora la legittimit\u00e0 della nozione di popolo. Il tentativo di far sparire dal linguaggio tale categoria potrebbe portare a eliminare la parola stessa \u201cdemocrazia\u201d (\u201cgoverno del popolo\u201d). Ci\u00f2 nonostante, per affermare che la societ\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 della mera somma degli individui, \u00e8 necessario il termine \u201cpopolo\u201d. La realt\u00e0 \u00e8 che ci sono fenomeni sociali che strutturano le maggioranze, ci sono mega-tendenze e aspirazioni comunitarie; inoltre, si pu\u00f2 pensare a obiettivi comuni, al di l\u00e0 delle differenze, per attuare insieme un progetto condiviso; infine, \u00e8 molto difficile progettare qualcosa di grande a lungo termine se non si ottiene che diventi un sogno collettivo. Tutto ci\u00f2 trova espressione nel sostantivo \u201cpopolo\u201d e nell\u2019aggettivo \u201cpopolare\u201d. Se non li si includesse \u2013 insieme ad una solida critica della demagogia \u2013 si rinuncerebbe a un aspetto fondamentale della realt\u00e0 sociale.<br \/>\n158. Esiste infatti un malinteso. \u00abPopolo non \u00e8 una categoria logica, n\u00e9 \u00e8 una categoria mistica, se la intendiamo nel senso che tutto quello che fa il popolo sia buono, o nel senso che il popolo sia una categoria angelicata. Ma no! \u00c8 una categoria mitica [\u2026] Quando spieghi che cos\u2019\u00e8 un popolo usi categorie logiche perch\u00e9 lo devi spiegare: ci vogliono, certo. Ma non spieghi cos\u00ec il senso dell\u2019appartenenza al popolo. La parola popolo ha qualcosa di pi\u00f9 che non pu\u00f2 essere spiegato in maniera logica. Essere parte del popolo \u00e8 far parte di un\u2019identit\u00e0 comune fatta di legami sociali e culturali. E questa non \u00e8 una cosa automatica, anzi: \u00e8 un processo lento, difficile\u2026 verso un progetto comune\u00bb.[132]<br \/>\n159. Ci sono leader popolari capaci di interpretare il sentire di un popolo, la sua dinamica culturale e le grandi tendenze di una societ\u00e0. Il servizio che prestano, aggregando e guidando, pu\u00f2 essere la base per un progetto duraturo di trasformazione e di crescita, che implica anche la capacit\u00e0 di cedere il posto ad altri nella ricerca del bene comune. Ma esso degenera in insano populismo quando si muta nell\u2019abilit\u00e0 di qualcuno di attrarre consenso allo scopo di strumentalizzare politicamente la cultura del popolo, sotto qualunque segno ideologico, al servizio del proprio progetto personale e della propria permanenza al potere. Altre volte mira ad accumulare popolarit\u00e0 fomentando le inclinazioni pi\u00f9 basse ed egoistiche di alcuni settori della popolazione. Ci\u00f2 si aggrava quando diventa, in forme grossolane o sottili, un assoggettamento delle istituzioni e della legalit\u00e0.<br \/>\n160. I gruppi populisti chiusi deformano la parola \u201cpopolo\u201d, poich\u00e9 in realt\u00e0 ci\u00f2 di cui parlano non \u00e8 un vero popolo. Infatti, la categoria di \u201cpopolo\u201d \u00e8 aperta. Un popolo vivo, dinamico e con un futuro \u00e8 quello che rimane costantemente aperto a nuove sintesi assumendo in s\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 diverso. Non lo fa negando s\u00e9 stesso, ma piuttosto con la disposizione ad essere messo in movimento e in discussione, ad essere allargato, arricchito da altri, e in tal modo pu\u00f2 evolversi.<br \/>\n161. Un\u2019altra espressione degenerata di un\u2019autorit\u00e0 popolare \u00e8 la ricerca dell\u2019interesse immediato. Si risponde a esigenze popolari allo scopo di garantirsi voti o appoggio, ma senza progredire in un impegno arduo e costante che offra alle persone le risorse per il loro sviluppo, per poter sostenere la vita con i loro sforzi e la loro creativit\u00e0. In questo senso ho affermato con chiarezza che \u00e8 \u00ablungi da me il proporre un populismo irresponsabile\u00bb.[133] Da una parte, il superamento dell\u2019inequit\u00e0 richiede di sviluppare l\u2019economia, facendo fruttare le potenzialit\u00e0 di ogni regione e assicurando cos\u00ec un\u2019equit\u00e0 sostenibile.[134] Dall\u2019altra, \u00abi piani assistenziali, che fanno fronte ad alcune urgenze, si dovrebbero considerare solo come risposte provvisorie\u00bb.[135]<br \/>\n162. Il grande tema \u00e8 il lavoro. Ci\u00f2 che \u00e8 veramente popolare \u2013 perch\u00e9 promuove il bene del popolo \u2013 \u00e8 assicurare a tutti la possibilit\u00e0 di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacit\u00e0, la sua iniziativa, le sue forze. Questo \u00e8 il miglior aiuto per un povero, la via migliore verso un\u2019esistenza dignitosa. Perci\u00f2 insisto sul fatto che \u00abaiutare i poveri con il denaro dev\u2019essere sempre un rimedio provvisorio per fare fronte a delle emergenze. Il vero obiettivo dovrebbe sempre essere di consentire loro una vita degna mediante il lavoro\u00bb.[136] Per quanto cambino i sistemi di produzione, la politica non pu\u00f2 rinunciare all\u2019obiettivo di ottenere che l\u2019organizzazione di una societ\u00e0 assicuri ad ogni persona un modo di contribuire con le proprie capacit\u00e0 e il proprio impegno. Infatti, \u00abnon esiste peggiore povert\u00e0 di quella che priva del lavoro e della dignit\u00e0 del lavoro\u00bb.[137] In una societ\u00e0 realmente progredita, il lavoro \u00e8 una dimensione irrinunciabile della vita sociale, perch\u00e9 non solo \u00e8 un modo di guadagnarsi il pane, ma anche un mezzo per la crescita personale, per stabilire relazioni sane, per esprimere s\u00e9 stessi, per condividere doni, per sentirsi corresponsabili nel miglioramento del mondo e, in definitiva, per vivere come popolo.<br \/>\nValori e limiti delle visioni liberali<br \/>\n163. La categoria di popolo, a cui \u00e8 intrinseca una valutazione positiva dei legami comunitari e culturali, \u00e8 abitualmente rifiutata dalle visioni liberali individualistiche, in cui la societ\u00e0 \u00e8 considerata una mera somma di interessi che coesistono. Parlano di rispetto per le libert\u00e0, ma senza la radice di una narrativa comune. In certi contesti, \u00e8 frequente l\u2019accusa di populismo verso tutti coloro che difendono i diritti dei pi\u00f9 deboli della societ\u00e0. Per queste visioni, la categoria di popolo \u00e8 una mitizzazione di qualcosa che in realt\u00e0 non esiste. Tuttavia, qui si crea una polarizzazione non necessaria, poich\u00e9 n\u00e9 quella di popolo n\u00e9 quella di prossimo sono categorie puramente mitiche o romantiche, tali da escludere o disprezzare l\u2019organizzazione sociale, la scienza e le istituzioni della societ\u00e0 civile.[138]<br \/>\n164. La carit\u00e0 riunisce entrambe le dimensioni \u2013 quella mitica e quella istituzionale \u2013 dal momento che implica un cammino efficace di trasformazione della storia che esige di incorporare tutto: le istituzioni, il diritto, la tecnica, l\u2019esperienza, gli apporti professionali, l\u2019analisi scientifica, i procedimenti amministrativi, e cos\u00ec via. Perch\u00e9 \u00abnon c\u2019\u00e8 di fatto vita privata se non \u00e8 protetta da un ordine pubblico; un caldo focolare domestico non ha intimit\u00e0 se non sta sotto la tutela della legalit\u00e0, di uno stato di tranquillit\u00e0 fondato sulla legge e sulla forza e con la condizione di un minimo di benessere assicurato dalla divisione del lavoro, dagli scambi commerciali, dalla giustizia sociale e dalla cittadinanza politica\u00bb.[139]<br \/>\n165. La vera carit\u00e0 \u00e8 capace di includere tutto questo nella sua dedizione, e se deve esprimersi nell\u2019incontro da persona a persona, \u00e8 anche in grado di giungere a un fratello e a una sorella lontani e persino ignorati, attraverso le varie risorse che le istituzioni di una societ\u00e0 organizzata, libera e creativa sono capaci di generare. Nel caso specifico, anche il buon samaritano ha avuto bisogno che ci fosse una locanda che gli permettesse di risolvere quello che lui da solo in quel momento non era in condizione di assicurare. L\u2019amore al prossimo \u00e8 realista e non disperde niente che sia necessario per una trasformazione della storia orientata a beneficio degli ultimi. Per altro verso, a volte si hanno ideologie di sinistra o dottrine sociali unite ad abitudini individualistiche e procedimenti inefficaci che arrivano solo a pochi. Nel frattempo, la moltitudine degli abbandonati resta in balia dell\u2019eventuale buona volont\u00e0 di alcuni. Ci\u00f2 dimostra che \u00e8 necessario far crescere non solo una spiritualit\u00e0 della fraternit\u00e0 ma nello stesso tempo un\u2019organizzazione mondiale pi\u00f9 efficiente, per aiutare a risolvere i problemi impellenti degli abbandonati che soffrono e muoiono nei Paesi poveri. Ci\u00f2 a sua volta implica che non c\u2019\u00e8 una sola via d\u2019uscita possibile, un\u2019unica metodologia accettabile, una ricetta economica che possa essere applicata ugualmente per tutti, e presuppone che anche la scienza pi\u00f9 rigorosa possa proporre percorsi differenti.<br \/>\n166. Tutto ci\u00f2 potrebbe avere ben poca consistenza, se perdiamo la capacit\u00e0 di riconoscere il bisogno di un cambiamento nei cuori umani, nelle abitudini e negli stili di vita. \u00c8 quello che succede quando la propaganda politica, i media e i costruttori di opinione pubblica insistono nel fomentare una cultura individualistica e ingenua davanti agli interessi economici senza regole e all\u2019organizzazione delle societ\u00e0 al servizio di quelli che hanno gi\u00e0 troppo potere. Perci\u00f2, la mia critica al paradigma tecnocratico non significa che solo cercando di controllare i suoi eccessi potremo stare sicuri, perch\u00e9 il pericolo maggiore non sta nelle cose, nelle realt\u00e0 materiali, nelle organizzazioni, ma nel modo in cui le persone le utilizzano. La questione \u00e8 la fragilit\u00e0 umana, la tendenza umana costante all\u2019egoismo, che fa parte di ci\u00f2 che la tradizione cristiana chiama \u201cconcupiscenza\u201d: l\u2019inclinazione dell\u2019essere umano a chiudersi nell\u2019immanenza del proprio io, del proprio gruppo, dei propri interessi meschini. Questa concupiscenza non \u00e8 un difetto della nostra epoca. Esiste da che l\u2019uomo \u00e8 uomo e semplicemente si trasforma, acquisisce diverse modalit\u00e0 nel corso dei secoli, utilizzando gli strumenti che il momento storico mette a sua disposizione. Per\u00f2 \u00e8 possibile dominarla con l\u2019aiuto di Dio.<br \/>\n167. L\u2019impegno educativo, lo sviluppo di abitudini solidali, la capacit\u00e0 di pensare la vita umana pi\u00f9 integralmente, la profondit\u00e0 spirituale sono realt\u00e0 necessarie per dare qualit\u00e0 ai rapporti umani, in modo tale che sia la societ\u00e0 stessa a reagire di fronte alle proprie ingiustizie, alle aberrazioni, agli abusi dei poteri economici, tecnologici, politici e mediatici. Ci sono visioni liberali che ignorano questo fattore della fragilit\u00e0 umana e immaginano un mondo che risponde a un determinato ordine capace di per s\u00e9 stesso di assicurare il futuro e la soluzione di tutti i problemi.<br \/>\n168. Il mercato da solo non risolve tutto, bench\u00e9 a volte vogliano farci credere questo dogma di fede neoliberale. Si tratta di un pensiero povero, ripetitivo, che propone sempre le stesse ricette di fronte a qualunque sfida si presenti. Il neoliberismo riproduce s\u00e9 stesso tale e quale, ricorrendo alla magica teoria del \u201ctraboccamento\u201d o del \u201cgocciolamento\u201d \u2013 senza nominarla \u2013 come unica via per risolvere i problemi sociali. Non ci si accorge che il presunto traboccamento non risolve l\u2019inequit\u00e0, la quale \u00e8 fonte di nuove forme di violenza che minacciano il tessuto sociale. Da una parte \u00e8 indispensabile una politica economica attiva, orientata a \u00abpromuovere un\u2019economia che favorisca la diversificazione produttiva e la creativit\u00e0 imprenditoriale\u00bb,[140] perch\u00e9 sia possibile aumentare i posti di lavoro invece di ridurli. La speculazione finanziaria con il guadagno facile come scopo fondamentale continua a fare strage. D\u2019altra parte, \u00absenza forme interne di solidariet\u00e0 e di fiducia reciproca, il mercato non pu\u00f2 pienamente espletare la propria funzione economica.Ed oggi \u00e8 questa fiducia che \u00e8 venuta a mancare\u00bb.[141] La fine della storia non \u00e8 stata tale, e le ricette dogmatiche della teoria economica imperante hanno dimostrato di non essere infallibili. La fragilit\u00e0 dei sistemi mondiali di fronte alla pandemia ha evidenziato che non tutto si risolve con la libert\u00e0 di mercato e che, oltre a riabilitare una politica sana non sottomessa al dettato della finanza, \u00abdobbiamo rimettere la dignit\u00e0 umana al centro e su quel pilastro vanno costruite le strutture sociali alternative di cui abbiamo bisogno\u00bb.[142]<br \/>\n169. In certe visioni economicistiche chiuse e monocromatiche, sembra che non trovino posto, per esempio, i movimenti popolari che aggregano disoccupati, lavoratori precari e informali e tanti altri che non rientrano facilmente nei canali gi\u00e0 stabiliti. In realt\u00e0, essi danno vita a varie forme di economia popolare e di produzione comunitaria. Occorre pensare alla partecipazione sociale, politica ed economica in modalit\u00e0 tali \u00abche includano i movimenti popolari e animino le strutture di governo locali, nazionali e internazionali con quel torrente di energia morale che nasce dal coinvolgimento degli esclusi nella costruzione del destino comune\u00bb; al tempo stesso, \u00e8 bene far s\u00ec \u00abche questi movimenti, queste esperienze di solidariet\u00e0 che crescono dal basso, dal sottosuolo del pianeta, confluiscano, siano pi\u00f9 coordinati, s\u2019incontrino\u00bb.[143] Questo, per\u00f2, senza tradire il loro stile caratteristico, perch\u00e9 essi sono \u00abseminatori di cambiamento, promotori di un processo in cui convergono milioni di piccole e grandi azioni concatenate in modo creativo, come in una poesia\u00bb.[144] In questo senso sono \u201cpoeti sociali\u201d, che a modo loro lavorano, propongono, promuovono e liberano. Con essi sar\u00e0 possibile uno sviluppo umano integrale, che richiede di superare \u00abquell\u2019idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli\u00bb.[145] Bench\u00e9 diano fastidio, bench\u00e9 alcuni \u201cpensatori\u201d non sappiano come classificarli, bisogna avere il coraggio di riconoscere che senza di loro \u00abla democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalit\u00e0, perde rappresentativit\u00e0, va disincarnandosi perch\u00e9 lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignit\u00e0, nella costruzione del suo destino\u00bb.[146]<br \/>\nIl potere internazionale<br \/>\n170. Mi permetto di ripetere che \u00abla crisi finanziaria del 2007-2008 era l\u2019occasione per sviluppare una nuova economia pi\u00f9 attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell\u2019attivit\u00e0 finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c\u2019\u00e8 stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo\u00bb.[147] Anzi, pare che le effettive strategie sviluppatesi successivamente nel mondo siano state orientate a maggiore individualismo, minore integrazione, maggiore libert\u00e0 per i veri potenti, che trovano sempre il modo di uscire indenni.<br \/>\n171. Vorrei insistere sul fatto che \u00abdare a ciascuno il suo, secondo la definizione classica di giustizia, significa che nessun individuo o gruppo umano si pu\u00f2 considerare onnipotente, autorizzato a calpestare la dignit\u00e0 e i diritti delle altre persone singole o dei gruppi sociali. La distribuzione di fatto del potere \u2013 politico, economico, militare, tecnologico e cos\u00ec via \u2013 tra una pluralit\u00e0 di soggetti e la creazione di un sistema giuridico di regolamentazione delle rivendicazioni e degli interessi, realizza la limitazione del potere. Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e \u2013 nello stesso tempo \u2013 ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere\u00bb.[148]<br \/>\n172. Il secolo XXI \u00abassiste a una perdita di potere degli Stati nazionali, soprattutto perch\u00e9 la dimensione economico-finanziaria, con caratteri transnazionali, tende a predominare sulla politica. In questo contesto, diventa indispensabile lo sviluppo di istituzioni internazionali pi\u00f9 forti ed efficacemente organizzate, con autorit\u00e0 designate in maniera imparziale mediante accordi tra i governi nazionali e dotate del potere di sanzionare\u00bb.[149] Quando si parla della possibilit\u00e0 di qualche forma di autorit\u00e0 mondiale regolata dal diritto,[150] non necessariamente si deve pensare a un\u2019autorit\u00e0 personale. Tuttavia, dovrebbe almeno prevedere il dare vita a organizzazioni mondiali pi\u00f9 efficaci, dotate di autorit\u00e0 per assicurare il bene comune mondiale, lo sradicamento della fame e della miseria e la difesa certa dei diritti umani fondamentali.<br \/>\n173. In questa prospettiva, ricordo che \u00e8 necessaria una riforma \u00absia dell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite che dell\u2019architettura economica e finanziaria internazionale, affinch\u00e9 si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni\u00bb.[151] Senza dubbio ci\u00f2 presuppone limiti giuridici precisi, per evitare che si tratti di un\u2019autorit\u00e0 cooptata solo da alcuni Paesi e, nello stesso tempo, impedire imposizioni culturali o la riduzione delle libert\u00e0 essenziali delle nazioni pi\u00f9 deboli a causa di differenze ideologiche. Infatti, \u00abquella internazionale \u00e8 una comunit\u00e0 giuridica fondata sulla sovranit\u00e0 di ogni Stato membro, senza vincoli di subordinazione che ne neghino o ne limitino l\u2019indipendenza\u00bb.[152] Ma \u00abil compito delle Nazioni Unite, a partire dai postulati del Preambolo e dei primi articoli della sua Carta costituzionale, pu\u00f2 essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranit\u00e0 del diritto, sapendo che la giustizia \u00e8 requisito indispensabile per realizzare l\u2019ideale della fraternit\u00e0 universale. [\u2026] Bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l\u2019infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all\u2019arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale\u00bb.[153] Occorre evitare che questa Organizzazione sia delegittimata, perch\u00e9 i suoi problemi e le sue carenze possono essere affrontati e risolti congiuntamente.<br \/>\n174. Ci vogliono coraggio e generosit\u00e0 per stabilire liberamente determinati obiettivi comuni e assicurare l\u2019adempimento in tutto il mondo di alcune norme essenziali. Perch\u00e9 ci\u00f2 sia veramente utile, si deve sostenere \u00abl\u2019esigenza di tenere fede agli impegni sottoscritti (pacta sunt servanda)\u00bb,[154] in modo da evitare \u00abla tentazione di fare appello al diritto della forza piuttosto che alla forza del diritto\u00bb.[155] Ci\u00f2 richiede di potenziare \u00abgli strumenti normativi per la soluzione pacifica delle controversie [\u2026] in modo da rafforzarne la portata e l\u2019obbligatoriet\u00e0\u00bb.[156] Tra tali strumenti normativi vanno favoriti gli accordi multilaterali tra gli Stati, perch\u00e9 garantiscono meglio degli accordi bilaterali la cura di un bene comune realmente universale e la tutela degli Stati pi\u00f9 deboli.<br \/>\n175. Grazie a Dio tante aggregazioni e organizzazioni della societ\u00e0 civile aiutano a compensare le debolezze della Comunit\u00e0 internazionale, la sua mancanza di coordinamento in situazioni complesse, la sua carenza di attenzione rispetto a diritti umani fondamentali e a situazioni molto critiche di alcuni gruppi. Cos\u00ec acquista un\u2019espressione concreta il principio di sussidiariet\u00e0, che garantisce la partecipazione e l\u2019azione delle comunit\u00e0 e organizzazioni di livello minore, le quali integrano in modo complementare l\u2019azione dello Stato. Molte volte esse portano avanti sforzi lodevoli pensando al bene comune e alcuni dei loro membri arrivano a compiere gesti davvero eroici, che mostrano di quanta bellezza \u00e8 ancora capace la nostra umanit\u00e0.<br \/>\nUna carit\u00e0 sociale e politica<br \/>\n176. Per molti la politica oggi \u00e8 una brutta parola, e non si pu\u00f2 ignorare che dietro questo fatto ci sono spesso gli errori, la corruzione, l\u2019inefficienza di alcuni politici. A ci\u00f2 si aggiungono le strategie che mirano a indebolirla, a sostituirla con l\u2019economia o a dominarla con qualche ideologia. E tuttavia, pu\u00f2 funzionare il mondo senza politica? Pu\u00f2 trovare una via efficace verso la fraternit\u00e0 universale e la pace sociale senza una buona politica?[157]<br \/>\nLa politica di cui c\u2019\u00e8 bisogno<br \/>\n177. Mi permetto di ribadire che \u00abla politica non deve sottomettersi all\u2019economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia\u00bb.[158] Bench\u00e9 si debba respingere il cattivo uso del potere, la corruzione, la mancanza di rispetto delle leggi e l\u2019inefficienza, \u00abnon si pu\u00f2 giustificare un\u2019economia senza politica, che sarebbe incapace di propiziare un\u2019altra logica in grado di governare i vari aspetti della crisi attuale\u00bb.[159] Al contrario, \u00ababbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi\u00bb.[160] Penso a \u00abuna sana politica, capace di riformare le istituzioni, coordinarle e dotarle di buone pratiche, che permettano di superare pressioni e inerzie viziose\u00bb.[161] Non si pu\u00f2 chiedere ci\u00f2 all\u2019economia, n\u00e9 si pu\u00f2 accettare che questa assuma il potere reale dello Stato.<br \/>\n178. Davanti a tante forme di politica meschine e tese all\u2019interesse immediato, ricordo che \u00abla grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione\u00bb[162] e ancora di pi\u00f9 in un progetto comune per l\u2019umanit\u00e0 presente e futura. Pensare a quelli che verranno non serve ai fini elettorali, ma \u00e8 ci\u00f2 che esige una giustizia autentica, perch\u00e9, come hanno insegnato i Vescovi del Portogallo, la terra \u00ab\u00e8 un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva\u00bb.[163]<br \/>\n179. La societ\u00e0 mondiale ha gravi carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi o soluzioni veloci meramente occasionali. Ci sono cose che devono essere cambiate con reimpostazioni di fondo e trasformazioni importanti. Solo una sana politica potrebbe averne la guida, coinvolgendo i pi\u00f9 diversi settori e i pi\u00f9 vari saperi. In tal modo, un\u2019economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune pu\u00f2 \u00abaprire la strada a opportunit\u00e0 differenti, che non implicano di fermare la creativit\u00e0 umana e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in modo nuovo\u00bb.[164]<br \/>\nL\u2019amore politico<br \/>\n180. Riconoscere ogni essere umano come un fratello o una sorella e ricercare un\u2019amicizia sociale che includa tutti non sono mere utopie. Esigono la decisione e la capacit\u00e0 di trovare i percorsi efficaci che ne assicurino la reale possibilit\u00e0. Qualunque impegno in tale direzione diventa un esercizio alto della carit\u00e0. Perch\u00e9 un individuo pu\u00f2 aiutare una persona bisognosa, ma quando si unisce ad altri per dare vita a processi sociali di fraternit\u00e0 e di giustizia per tutti, entra nel \u00abcampo della pi\u00f9 vasta carit\u00e0, della carit\u00e0 politica\u00bb.[165] Si tratta di progredire verso un ordine sociale e politico la cui anima sia la carit\u00e0 sociale.[166] Ancora una volta invito a rivalutare la politica, che \u00ab\u00e8 una vocazione altissima, \u00e8 una delle forme pi\u00f9 preziose della carit\u00e0, perch\u00e9 cerca il bene comune\u00bb.[167]<br \/>\n181. Tutti gli impegni che derivano dalla dottrina sociale della Chiesa \u00absono attinti alla carit\u00e0 che, secondo l\u2019insegnamento di Ges\u00f9, \u00e8 la sintesi di tutta la Legge (cfr Mt 22,36-40)\u00bb.[168] Ci\u00f2 richiede di riconoscere che \u00abl\u2019amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, \u00e8 anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore\u00bb.[169] Per questa ragione, l\u2019amore si esprime non solo in relazioni intime e vicine, ma anche nelle \u00abmacro-relazioni: rapporti sociali, economici, politici\u00bb.[170]<br \/>\n182. Questa carit\u00e0 politica presuppone di aver maturato un senso sociale che supera ogni mentalit\u00e0 individualistica: \u00abLa carit\u00e0 sociale ci fa amare il bene comune e fa cercare effettivamente il bene di tutte le persone, considerate non solo individualmente, ma anche nella dimensione sociale che le unisce\u00bb.[171] Ognuno \u00e8 pienamente persona quando appartiene a un popolo, e al tempo stesso non c\u2019\u00e8 vero popolo senza rispetto per il volto di ogni persona. Popolo e persona sono termini correlativi. Tuttavia, oggi si pretende di ridurre le persone a individui, facilmente dominabili da poteri che mirano a interessi illeciti. La buona politica cerca vie di costruzione di comunit\u00e0 nei diversi livelli della vita sociale, in ordine a riequilibrare e riorientare la globalizzazione per evitare i suoi effetti disgreganti.<br \/>\nAmore efficace<br \/>\n183. A partire dall\u2019\u00abamore sociale\u00bb[172] \u00e8 possibile progredire verso una civilt\u00e0 dell\u2019amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carit\u00e0, col suo dinamismo universale, pu\u00f2 costruire un mondo nuovo,[173] perch\u00e9 non \u00e8 un sentimento sterile, bens\u00ec il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti. L\u2019amore sociale \u00e8 una \u00abforza capace di suscitare nuove vie per affrontare i problemi del mondo d\u2019oggi e per rinnovare profondamente dall\u2019interno strutture, organizzazioni sociali, ordinamenti giuridici\u00bb.[174]<br \/>\n184. La carit\u00e0 \u00e8 al cuore di ogni vita sociale sana e aperta. Tuttavia, oggi \u00abne viene dichiarata facilmente l\u2019irrilevanza a interpretare e a dirigere le responsabilit\u00e0 morali\u00bb.[175] \u00c8 molto di pi\u00f9 che un sentimentalismo soggettivo, se essa si accompagna all\u2019impegno per la verit\u00e0, cos\u00ec da non essere facile \u00abpreda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti\u00bb.[176] Proprio il suo rapporto con la verit\u00e0 favorisce nella carit\u00e0 il suo universalismo e cos\u00ec la preserva dall\u2019essere \u00abrelegata in un ambito ristretto e privato di relazioni\u00bb.[177] Altrimenti, sar\u00e0 \u00abesclusa dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operativit\u00e0\u00bb.[178] Senza la verit\u00e0, l\u2019emotivit\u00e0 si vuota di contenuti relazionali e sociali. Perci\u00f2 l\u2019apertura alla verit\u00e0 protegge la carit\u00e0 da una falsa fede che resta \u00abpriva di respiro umano e universale\u00bb.[179]<br \/>\n185. La carit\u00e0 ha bisogno della luce della verit\u00e0 che costantemente cerchiamo e \u00abquesta luce \u00e8, a un tempo, quella della ragione e della fede\u00bb,[180] senza relativismi. Ci\u00f2 implica anche lo sviluppo delle scienze e il loro apporto insostituibile al fine di trovare i percorsi concreti e pi\u00f9 sicuri per raggiungere i risultati sperati. Infatti, quando \u00e8 in gioco il bene degli altri, non bastano le buone intenzioni, ma si tratta di ottenere effettivamente ci\u00f2 di cui essi e le loro nazioni hanno bisogno per realizzarsi.<br \/>\nL\u2019attivit\u00e0 dell\u2019amore politico<br \/>\n186. C\u2019\u00e8 un cosiddetto amore \u201celicito\u201d, vale a dire gli atti che procedono direttamente dalla virt\u00f9 della carit\u00e0, diretti a persone e a popoli. C\u2019\u00e8 poi un amore \u201cimperato\u201d: quegli atti della carit\u00e0 che spingono a creare istituzioni pi\u00f9 sane, ordinamenti pi\u00f9 giusti, strutture pi\u00f9 solidali.[181] Ne consegue che \u00e8 \u00abun atto di carit\u00e0 altrettanto indispensabile l\u2019impegno finalizzato ad organizzare e strutturare la societ\u00e0 in modo che il prossimo non abbia a trovarsi nella miseria\u00bb.[182] \u00c8 carit\u00e0 stare vicino a una persona che soffre, ed \u00e8 pure carit\u00e0 tutto ci\u00f2 che si fa, anche senza avere un contatto diretto con quella persona, per modificare le condizioni sociali che provocano la sua sofferenza. Se qualcuno aiuta un anziano ad attraversare un fiume \u2013 e questo \u00e8 squisita carit\u00e0 \u2013, il politico gli costruisce un ponte, e anche questo \u00e8 carit\u00e0. Se qualcuno aiuta un altro dandogli da mangiare, il politico crea per lui un posto di lavoro, ed esercita una forma altissima di carit\u00e0 che nobilita la sua azione politica.<br \/>\nI sacrifici dell\u2019amore<br \/>\n187. Questa carit\u00e0, cuore dello spirito della politica, \u00e8 sempre un amore preferenziale per gli ultimi, che sta dietro ogni azione compiuta in loro favore.[183] Solo con uno sguardo il cui orizzonte sia trasformato dalla carit\u00e0, che lo porta a cogliere la dignit\u00e0 dell\u2019altro, i poveri sono riconosciuti e apprezzati nella loro immensa dignit\u00e0, rispettati nel loro stile proprio e nella loro cultura, e pertanto veramente integrati nella societ\u00e0. Tale sguardo \u00e8 il nucleo dell\u2019autentico spirito della politica. A partire da l\u00ec, le vie che si aprono sono diverse da quelle di un pragmatismo senz\u2019anima. Per esempio, \u00abnon si pu\u00f2 affrontare lo scandalo della povert\u00e0 promuovendo strategie di contenimento che unicamente tranquillizzano e trasformano i poveri in esseri addomesticati e inoffensivi. Che triste vedere che, dietro a presunte opere altruistiche, si riduce l\u2019altro alla passivit\u00e0\u00bb.[184] Quello che occorre \u00e8 che ci siano diversi canali di espressione e di partecipazione sociale. L\u2019educazione \u00e8 al servizio di questo cammino, affinch\u00e9 ogni essere umano possa diventare artefice del proprio destino. Qui mostra il suo valore il principio di sussidiariet\u00e0, inseparabile dal principio di solidariet\u00e0.<br \/>\n188. Da ci\u00f2 risulta l\u2019urgenza di trovare una soluzione per tutto quello che attenta contro i diritti umani fondamentali. I politici sono chiamati a prendersi \u00abcura della fragilit\u00e0, della fragilit\u00e0 dei popoli e delle persone. Prendersi cura della fragilit\u00e0 dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondit\u00e0 in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla \u201ccultura dello scarto\u201d. [\u2026] Significa farsi carico del presente nella sua situazione pi\u00f9 marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignit\u00e0\u00bb.[185] Cos\u00ec certamente si d\u00e0 vita a un\u2019attivit\u00e0 intensa, perch\u00e9 \u00abtutto dev\u2019essere fatto per tutelare la condizione e la dignit\u00e0 della persona umana\u00bb.[186] Il politico \u00e8 un realizzatore, \u00e8 un costruttore con grandi obiettivi, con sguardo ampio, realistico e pragmatico, anche al di l\u00e0 del proprio Paese. Le maggiori preoccupazioni di un politico non dovrebbero essere quelle causate da una caduta nelle inchieste, bens\u00ec dal non trovare un\u2019effettiva soluzione al \u00abfenomeno dell\u2019esclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. \u00c8 tale l\u2019ordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli\u00bb.[187] Questo si fa sfruttando con intelligenza le grandi risorse dello sviluppo tecnologico.<br \/>\n189. Siamo ancora lontani da una globalizzazione dei diritti umani pi\u00f9 essenziali. Perci\u00f2 la politica mondiale non pu\u00f2 tralasciare di porre tra i suoi obiettivi principali e irrinunciabili quello di eliminare effettivamente la fame. Infatti, \u00abquando la speculazione finanziaria condiziona il prezzo degli alimenti trattandoli come una merce qualsiasi, milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Dall\u2019altra parte si scartano tonnellate di alimenti. Ci\u00f2 costituisce un vero scandalo. La fame \u00e8 criminale, l\u2019alimentazione \u00e8 un diritto inalienabile\u00bb.[188] Tante volte, mentre ci immergiamo in discussioni semantiche o ideologiche, lasciamo che ancora oggi ci siano fratelli e sorelle che muoiono di fame e di sete, senza un tetto o senza accesso alle cure per la loro salute. Insieme a questi bisogni elementari non soddisfatti, la tratta di persone \u00e8 un\u2019altra vergogna per l\u2019umanit\u00e0 che la politica internazionale non dovrebbe continuare a tollerare, al di l\u00e0 dei discorsi e delle buone intenzioni. \u00c8 il minimo indispensabile.<br \/>\nAmore che integra e raduna<br \/>\n190. La carit\u00e0 politica si esprime anche nell\u2019apertura a tutti. Specialmente chi ha la responsabilit\u00e0 di governare, \u00e8 chiamato a rinunce che rendano possibile l\u2019incontro, e cerca la convergenza almeno su alcuni temi. Sa ascoltare il punto di vista dell\u2019altro consentendo che tutti abbiano un loro spazio. Con rinunce e pazienza un governante pu\u00f2 favorire la creazione di quel bel poliedro dove tutti trovano un posto. In questo ambito non funzionano le trattative di tipo economico. \u00c8 qualcosa di pi\u00f9, \u00e8 un interscambio di offerte in favore del bene comune. Sembra un\u2019utopia ingenua, ma non possiamo rinunciare a questo altissimo obiettivo.<br \/>\n191. Mentre vediamo che ogni genere di intolleranza fondamentalista danneggia le relazioni tra persone, gruppi e popoli, impegniamoci a vivere e insegnare il valore del rispetto, l\u2019amore capace di accogliere ogni differenza, la priorit\u00e0 della dignit\u00e0 di ogni essere umano rispetto a qualunque sua idea, sentimento, prassi e persino ai suoi peccati. Mentre nella societ\u00e0 attuale proliferano i fanatismi, le logiche chiuse e la frammentazione sociale e culturale, un buon politico fa il primo passo perch\u00e9 risuonino le diverse voci. \u00c8 vero che le differenze generano conflitti, ma l\u2019uniformit\u00e0 genera asfissia e fa s\u00ec che ci fagocitiamo culturalmente. Non rassegniamoci a vivere chiusi in un frammento di realt\u00e0.<br \/>\n192. In tale contesto, desidero ricordare che, insieme con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, abbiamo chiesto \u00abagli artefici della politica internazionale e dell\u2019economia mondiale, di impegnarsi seriamente per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace; di intervenire, quanto prima possibile, per fermare lo spargimento di sangue innocente\u00bb.[189] E quando una determinata politica semina l\u2019odio e la paura verso altre nazioni in nome del bene del proprio Paese, bisogna preoccuparsi, reagire in tempo e correggere immediatamente la rotta.<br \/>\nPi\u00f9 fecondit\u00e0 che risultati<br \/>\n193. Mentre porta avanti questa attivit\u00e0 instancabile, ogni politico \u00e8 pur sempre un essere umano. \u00c8 chiamato a vivere l\u2019amore nelle sue quotidiane relazioni interpersonali. \u00c8 una persona, e ha bisogno di accorgersi che \u00abil mondo moderno, con la sua stessa perfezione tecnica, tende a razionalizzare sempre di pi\u00f9 la soddisfazione dei desideri umani, classificati e suddivisi tra diversi servizi. Sempre meno si chiama un uomo col suo nome proprio, sempre meno si tratter\u00e0 come persona questo essere unico al mondo, che ha il suo cuore, le sue sofferenze, i suoi problemi, le sue gioie e la sua famiglia. Si conosceranno soltanto le sue malattie per curarle, la sua mancanza di denaro per fornirglielo, il suo bisogno di casa per dargli un alloggio, il suo desiderio di svago e di distrazioni per organizzarli\u00bb. Per\u00f2, \u00abamare il pi\u00f9 insignificante degli esseri umani come un fratello, come se al mondo non ci fosse altri che lui, non \u00e8 perdere tempo\u00bb.[190]<br \/>\n194. Anche nella politica c\u2019\u00e8 spazio per amare con tenerezza. \u00abCos\u2019\u00e8 la tenerezza? \u00c8 l\u2019amore che si fa vicino e concreto. \u00c8 un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani. [\u2026] La tenerezza \u00e8 la strada che hanno percorso gli uomini e le donne pi\u00f9 coraggiosi e forti\u00bb.[191] In mezzo all\u2019attivit\u00e0 politica, \u00abi pi\u00f9 piccoli, i pi\u00f9 deboli, i pi\u00f9 poveri debbono intenerirci: hanno \u201cdiritto\u201d di prenderci l\u2019anima e il cuore. S\u00ec, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli\u00bb.[192]<br \/>\n195. Questo ci aiuta a riconoscere che non sempre si tratta di ottenere grandi risultati, che a volte non sono possibili. Nell\u2019attivit\u00e0 politica bisogna ricordare che \u00abal di l\u00e0 di qualsiasi apparenza, ciascuno \u00e8 immensamente sacro e merita il nostro affetto e la nostra dedizione. Perci\u00f2, se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo \u00e8 gi\u00e0 sufficiente a giustificare il dono della mia vita. \u00c8 bello essere popolo fedele di Dio. E acquistiamo pienezza quando rompiamo le pareti e il nostro cuore si riempie di volti e di nomi!\u00bb.[193] I grandi obiettivi sognati nelle strategie si raggiungono parzialmente. Al di l\u00e0 di questo, chi ama e ha smesso di intendere la politica come una mera ricerca di potere, \u00abha la sicurezza che non va perduta nessuna delle sue opere svolte con amore, non va perduta nessuna delle sue sincere preoccupazioni per gli altri, non va perduto nessun atto d\u2019amore per Dio, non va perduta nessuna generosa fatica, non va perduta nessuna dolorosa pazienza. Tutto ci\u00f2 circola attraverso il mondo come una forza di vita\u00bb.[194]<br \/>\n196. D\u2019altra parte, \u00e8 grande nobilt\u00e0 esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina. La buona politica unisce all\u2019amore la speranza, la fiducia nelle riserve di bene che ci sono nel cuore della gente, malgrado tutto. Perci\u00f2, \u00abla vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in s\u00e9 una promessa che pu\u00f2 sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali\u00bb.[195]<br \/>\n197. Vista in questo modo, la politica \u00e8 pi\u00f9 nobile dell\u2019apparire, del marketing, di varie forme di maquillage mediatico. Tutto ci\u00f2 non semina altro che divisione, inimicizia e uno scetticismo desolante incapace di appellarsi a un progetto comune. Pensando al futuro, in certi giorni le domande devono essere: \u201cA che scopo? Verso dove sto puntando realmente?\u201d. Perch\u00e9, dopo alcuni anni, riflettendo sul proprio passato, la domanda non sar\u00e0: \u201cQuanti mi hanno approvato, quanti mi hanno votato, quanti hanno avuto un\u2019immagine positiva di me?\u201d. Le domande, forse dolorose, saranno: \u201cQuanto amore ho messo nel mio lavoro? In che cosa ho fatto progredire il popolo? Che impronta ho lasciato nella vita della societ\u00e0? Quali legami reali ho costruito? Quali forze positive ho liberato? Quanta pace sociale ho seminato? Che cosa ho prodotto nel posto che mi \u00e8 stato affidato?\u201d.<br \/>\nCAPITOLO SESTO<br \/>\nDIALOGO E AMICIZIA SOCIALE<br \/>\n198. Avvicinarsi, esprimersi, ascoltarsi, guardarsi, conoscersi, provare a comprendersi, cercare punti di contatto, tutto questo si riassume nel verbo \u201cdialogare\u201d. Per incontrarci e aiutarci a vicenda abbiamo bisogno di dialogare. Non c\u2019\u00e8 bisogno di dire a che serve il dialogo. Mi basta pensare che cosa sarebbe il mondo senza il dialogo paziente di tante persone generose che hanno tenuto unite famiglie e comunit\u00e0. Il dialogo perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto pi\u00f9 di quanto possiamo rendercene conto.<br \/>\nIl dialogo sociale verso una nuova cultura<br \/>\n199. Alcuni provano a fuggire dalla realt\u00e0 rifugiandosi in mondi privati, e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma \u00abtra l\u2019indifferenza egoista e la protesta violenta c\u2019\u00e8 un\u2019opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni, il dialogo nel popolo, perch\u00e9 tutti siamo popolo, la capacit\u00e0 di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verit\u00e0. Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media\u00bb.[196]<br \/>\n200. Spesso si confonde il dialogo con qualcosa di molto diverso: un febbrile scambio di opinioni nelle reti sociali, molte volte orientato da un\u2019informazione mediatica non sempre affidabile. Sono solo monologhi che procedono paralleli, forse imponendosi all\u2019attenzione degli altri per i loro toni alti e aggressivi. Ma i monologhi non impegnano nessuno, a tal punto che i loro contenuti non di rado sono opportunistici e contraddittori.<br \/>\n201. La risonante diffusione di fatti e richiami nei media, in realt\u00e0 chiude spesso le possibilit\u00e0 del dialogo, perch\u00e9 permette che ciascuno, con la scusa degli errori altrui, mantenga intatti e senza sfumature le idee, gli interessi e le scelte propri. Predomina l\u2019abitudine di screditare rapidamente l\u2019avversario, attribuendogli epiteti umilianti, invece di affrontare un dialogo aperto e rispettoso, in cui si cerchi di raggiungere una sintesi che vada oltre. Il peggio \u00e8 che questo linguaggio, consueto nel contesto mediatico di una campagna politica, si \u00e8 talmente generalizzato che lo usano quotidianamente tutti. Il dibattito molte volte \u00e8 manipolato da determinati interessi che hanno maggior potere e cercano in maniera disonesta di piegare l\u2019opinione pubblica a loro favore. Non mi riferisco soltanto al governo di turno, perch\u00e9 tale potere manipolatore pu\u00f2 essere economico, politico, mediatico, religioso o di qualsiasi genere. A volte lo si giustifica o lo si scusa quando la sua dinamica corrisponde ai propri interessi economici o ideologici, ma prima o poi si ritorce contro questi stessi interessi.<br \/>\n202. La mancanza di dialogo comporta che nessuno, nei singoli settori, si preoccupa del bene comune, bens\u00ec di ottenere i vantaggi che il potere procura, o, nel migliore dei casi, di imporre il proprio modo di pensare. Cos\u00ec i colloqui si ridurranno a mere trattative affinch\u00e9 ciascuno possa accaparrarsi tutto il potere e i maggiori vantaggi possibili, senza una ricerca congiunta che generi bene comune. Gli eroi del futuro saranno coloro che sapranno spezzare questa logica malsana e decideranno di sostenere con rispetto una parola carica di verit\u00e0, al di l\u00e0 degli interessi personali. Dio voglia che questi eroi stiano silenziosamente venendo alla luce nel cuore della nostra societ\u00e0.<br \/>\nCostruire insieme<br \/>\n203. L\u2019autentico dialogo sociale presuppone la capacit\u00e0 di rispettare il punto di vista dell\u2019altro, accettando la possibilit\u00e0 che contenga delle convinzioni o degli interessi legittimi. A partire dalla sua identit\u00e0, l\u2019altro ha qualcosa da dare ed \u00e8 auspicabile che approfondisca ed esponga la sua posizione perch\u00e9 il dibattito pubblico sia ancora pi\u00f9 completo. \u00c8 vero che quando una persona o un gruppo \u00e8 coerente con quello che pensa, aderisce saldamente a valori e convinzioni, e sviluppa un pensiero, ci\u00f2 in un modo o nell\u2019altro andr\u00e0 a beneficio della societ\u00e0. Ma questo avviene effettivamente solo nella misura in cui tale sviluppo si realizza nel dialogo e nell\u2019apertura agli altri. Infatti, \u00abin un vero spirito di dialogo si alimenta la capacit\u00e0 di comprendere il significato di ci\u00f2 che l\u2019altro dice e fa, pur non potendo assumerlo come una propria convinzione. Cos\u00ec diventa possibile essere sinceri, non dissimulare ci\u00f2 in cui crediamo, senza smettere di dialogare, di cercare punti di contatto, e soprattutto di lavorare e impegnarsi insieme\u00bb.[197] La discussione pubblica, se veramente d\u00e0 spazio a tutti e non manipola n\u00e9 nasconde l\u2019informazione, \u00e8 uno stimolo costante che permette di raggiungere pi\u00f9 adeguatamente la verit\u00e0, o almeno di esprimerla meglio. Impedisce che i vari settori si posizionino comodi e autosufficienti nel loro modo di vedere le cose e nei loro interessi limitati. Pensiamo che \u00able differenze sono creative, creano tensione e nella risoluzione di una tensione consiste il progresso dell\u2019umanit\u00e0\u00bb.[198]<br \/>\n204. Oggi esiste la convinzione che, oltre agli sviluppi scientifici specializzati, occorre la comunicazione tra discipline, dal momento che la realt\u00e0 \u00e8 una, bench\u00e9 possa essere accostata da diverse prospettive e con differenti metodologie. Non va trascurato il rischio che un progresso scientifico venga considerato l\u2019unico approccio possibile per comprendere un aspetto della vita, della societ\u00e0 e del mondo. Invece, un ricercatore che avanza fruttuosamente nella sua analisi ed \u00e8 anche disposto a riconoscere altre dimensioni della realt\u00e0 che indaga, grazie al lavoro di altre scienze e altri saperi si apre a conoscere la realt\u00e0 in maniera pi\u00f9 integra e piena.<br \/>\n205. In questo mondo globalizzato \u00abi media possono aiutare a farci sentire pi\u00f9 prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unit\u00e0 della famiglia umana che spinge alla solidariet\u00e0 e all\u2019impegno serio per una vita pi\u00f9 dignitosa. [\u2026] Possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare internet pu\u00f2 offrire maggiori possibilit\u00e0 di incontro e di solidariet\u00e0 tra tutti, e questa \u00e8 una cosa buona, \u00e8 un dono di Dio\u00bb.[199] \u00c8 per\u00f2 necessario verificare continuamente che le attuali forme di comunicazione ci orientino effettivamente all\u2019incontro generoso, alla ricerca sincera della verit\u00e0 piena, al servizio, alla vicinanza con gli ultimi, all\u2019impegno di costruire il bene comune. Nello stesso tempo, come hanno indicato i Vescovi dell\u2019Australia, \u00abnon possiamo accettare un mondo digitale progettato per sfruttare la nostra debolezza e tirare fuori il peggio dalla gente\u00bb.[200]<br \/>\nIl fondamento dei consensi<br \/>\n206. Il relativismo non \u00e8 la soluzione. Sotto il velo di una presunta tolleranza, finisce per favorire il fatto che i valori morali siano interpretati dai potenti secondo le convenienze del momento. Se in definitiva \u00abnon ci sono verit\u00e0 oggettive n\u00e9 principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessit\u00e0 immediate, [\u2026] non possiamo pensare che i programmi politici o la forza della legge basteranno. [\u2026] Quando \u00e8 la cultura che si corrompe e non si riconosce pi\u00f9 alcuna verit\u00e0 oggettiva o principi universalmente validi, le leggi verranno intese solo come imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare\u00bb.[201]<br \/>\n207. \u00c8 possibile prestare attenzione alla verit\u00e0, cercare la verit\u00e0 che risponde alla nostra realt\u00e0 pi\u00f9 profonda? Che cos\u2019\u00e8 la legge senza la convinzione, raggiunta attraverso un lungo cammino di riflessione e di sapienza, che ogni essere umano \u00e8 sacro e inviolabile? Affinch\u00e9 una societ\u00e0 abbia futuro, \u00e8 necessario che abbia maturato un sentito rispetto verso la verit\u00e0 della dignit\u00e0 umana, alla quale ci sottomettiamo. Allora non ci si asterr\u00e0 dall\u2019uccidere qualcuno solo per evitare il disprezzo sociale e il peso della legge, bens\u00ec per convinzione. \u00c8 una verit\u00e0 irrinunciabile che riconosciamo con la ragione e accettiamo con la coscienza. Una societ\u00e0 \u00e8 nobile e rispettabile anche perch\u00e9 coltiva la ricerca della verit\u00e0 e per il suo attaccamento alle verit\u00e0 fondamentali.<br \/>\n208. Occorre esercitarsi a smascherare le varie modalit\u00e0 di manipolazione, deformazione e occultamento della verit\u00e0 negli ambiti pubblici e privati. Ci\u00f2 che chiamiamo \u201cverit\u00e0\u201d non \u00e8 solo la comunicazione di fatti operata dal giornalismo. \u00c8 anzitutto la ricerca dei fondamenti pi\u00f9 solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi. Questo implica accettare che l\u2019intelligenza umana pu\u00f2 andare oltre le convenienze del momento e cogliere alcune verit\u00e0 che non mutano, che erano verit\u00e0 prima di noi e lo saranno sempre. Indagando sulla natura umana, la ragione scopre valori che sono universali, perch\u00e9 da essa derivano.<br \/>\n209. Diversamente, non potrebbe forse succedere che i diritti umani fondamentali, oggi considerati insormontabili, vengano negati dai potenti di turno, dopo aver ottenuto il \u201cconsenso\u201d di una popolazione addormentata e impaurita? E nemmeno sarebbe sufficiente un mero consenso tra i vari popoli, ugualmente manipolabile. Gi\u00e0 abbiamo in abbondanza prove di tutto il bene che siamo capaci di compiere, per\u00f2, al tempo stesso, dobbiamo riconoscere la capacit\u00e0 di distruzione che c\u2019\u00e8 in noi. L\u2019individualismo indifferente e spietato in cui siamo caduti, non \u00e8 anche il risultato della pigrizia nel ricercare i valori pi\u00f9 alti, che vadano al di l\u00e0 dei bisogni momentanei? Al relativismo si somma il rischio che il potente o il pi\u00f9 abile riesca a imporre una presunta verit\u00e0. Invece, \u00abdi fronte alle norme morali che proibiscono il male intrinseco non ci sono privilegi n\u00e9 eccezioni per nessuno. Essere il padrone del mondo o l\u2019ultimo \u201cmiserabile\u201d sulla faccia della terra non fa alcuna differenza: davanti alle esigenze morali siamo tutti assolutamente uguali\u00bb.[202]<br \/>\n210. Quello che oggi ci accade, trascinandoci in una logica perversa e vuota, \u00e8 che si verifica un\u2019assimilazione dell\u2019etica e della politica alla fisica. Non esistono il bene e il male in s\u00e9, ma solamente un calcolo di vantaggi e svantaggi. Lo spostamento della ragione morale ha per conseguenza che il diritto non pu\u00f2 riferirsi a una concezione fondamentale di giustizia, ma piuttosto diventa uno specchio delle idee dominanti. Entriamo qui in una degenerazione: un andare \u201clivellando verso il basso\u201d mediante un consenso superficiale e compromissorio. Cos\u00ec, in definitiva, la logica della forza trionfa.<br \/>\nIl consenso e la verit\u00e0<br \/>\n211. In una societ\u00e0 pluralista, il dialogo \u00e8 la via pi\u00f9 adatta per arrivare a riconoscere ci\u00f2 che dev\u2019essere sempre affermato e rispettato, e che va oltre il consenso occasionale. Parliamo di un dialogo che esige di essere arricchito e illuminato da ragioni, da argomenti razionali, da variet\u00e0 di prospettive, da apporti di diversi saperi e punti di vista, e che non esclude la convinzione che \u00e8 possibile giungere ad alcune verit\u00e0 fondamentali che devono e dovranno sempre essere sostenute. Accettare che ci sono alcuni valori permanenti, bench\u00e9 non sia sempre facile riconoscerli, conferisce solidit\u00e0 e stabilit\u00e0 a un\u2019etica sociale. Anche quando li abbiamo riconosciuti e assunti grazie al dialogo e al consenso, vediamo che tali valori di base vanno al di l\u00e0 di ogni consenso, li riconosciamo come valori che trascendono i nostri contesti e mai negoziabili. Potr\u00e0 crescere la nostra comprensione del loro significato e della loro importanza \u2013 e in questo senso il consenso \u00e8 una realt\u00e0 dinamica \u2013 ma in s\u00e9 stessi sono apprezzati come stabili per il loro significato intrinseco.<br \/>\n212. Se una certa cosa rimane sempre conveniente per il buon funzionamento della societ\u00e0, non \u00e8 forse perch\u00e9 dietro ad essa c\u2019\u00e8 una verit\u00e0 perenne, che l\u2019intelligenza pu\u00f2 cogliere? Nella realt\u00e0 stessa dell\u2019essere umano e della societ\u00e0, nella loro natura intima, vi \u00e8 una serie di strutture di base che sostengono il loro sviluppo e la loro sopravvivenza. Da l\u00ec derivano determinate esigenze che si possono scoprire grazie al dialogo, anche se non sono costruite in senso stretto dal consenso. Il fatto che certe norme siano indispensabili per la vita sociale stessa \u00e8 un indizio esterno di come esse siano qualcosa di intrinsecamente buono. Di conseguenza, non \u00e8 necessario contrapporre la convenienza sociale, il consenso, e la realt\u00e0 di una verit\u00e0 obiettiva. Tutt\u2019e tre possono unirsi armoniosamente quando, attraverso il dialogo, le persone hanno il coraggio di andare fino in fondo a una questione.<br \/>\n213. Se bisogna rispettare in ogni situazione la dignit\u00e0 degli altri, \u00e8 perch\u00e9 noi non inventiamo o supponiamo tale dignit\u00e0, ma perch\u00e9 c\u2019\u00e8 effettivamente in essi un valore superiore rispetto alle cose materiali e alle circostanze, che esige siano trattati in un altro modo. Che ogni essere umano possiede una dignit\u00e0 inalienabile \u00e8 una verit\u00e0 corrispondente alla natura umana al di l\u00e0 di qualsiasi cambiamento culturale. Perci\u00f2 l\u2019essere umano possiede la medesima dignit\u00e0 inviolabile in qualunque epoca storica e nessuno pu\u00f2 sentirsi autorizzato dalle circostanze a negare questa convinzione o a non agire di conseguenza. L\u2019intelligenza pu\u00f2 dunque scrutare nella realt\u00e0 delle cose, attraverso la riflessione, l\u2019esperienza e il dialogo, per riconoscere in tale realt\u00e0 che la trascende la base di certe esigenze morali universali.<br \/>\n214. Agli agnostici, questo fondamento potr\u00e0 sembrare sufficiente per conferire una salda e stabile validit\u00e0 universale ai principi etici basilari e non negoziabili, cos\u00ec da poter impedire nuove catastrofi. Per i credenti, la natura umana, fonte di principi etici, \u00e8 stata creata da Dio, il quale, in ultima istanza, conferisce un fondamento solido a tali principi.[203] Ci\u00f2 non stabilisce un fissismo etico n\u00e9 apre la strada all\u2019imposizione di alcun sistema morale, dal momento che i principi morali fondamentali e universalmente validi possono dar luogo a diverse normative pratiche. Perci\u00f2 rimane sempre uno spazio per il dialogo.<br \/>\nUna nuova cultura<br \/>\n215. \u00abLa vita \u00e8 l\u2019arte dell\u2019incontro, anche se tanti scontri ci sono nella vita\u00bb.[204] Tante volte ho invitato a far crescere una cultura dell\u2019incontro, che vada oltre le dialettiche che mettono l\u2019uno contro l\u2019altro. \u00c8 uno stile di vita che tende a formare quel poliedro che ha molte facce, moltissimi lati, ma tutti compongono un\u2019unit\u00e0 ricca di sfumature, perch\u00e9 \u00abil tutto \u00e8 superiore alla parte\u00bb.[205] Il poliedro rappresenta una societ\u00e0 in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda, bench\u00e9 ci\u00f2 comporti discussioni e diffidenze. Da tutti, infatti, si pu\u00f2 imparare qualcosa, nessuno \u00e8 inutile, nessuno \u00e8 superfluo. Ci\u00f2 implica includere le periferie. Chi vive in esse ha un altro punto di vista, vede aspetti della realt\u00e0 che non si riconoscono dai centri di potere dove si prendono le decisioni pi\u00f9 determinanti.<br \/>\nL\u2019incontro fatto cultura<br \/>\n216. La parola \u201ccultura\u201d indica qualcosa che \u00e8 penetrato nel popolo, nelle sue convinzioni pi\u00f9 profonde e nel suo stile di vita. Se parliamo di una \u201ccultura\u201d nel popolo, ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 di un\u2019idea o di un\u2019astrazione. Comprende i desideri, l\u2019entusiasmo e in definitiva un modo di vivere che caratterizza quel gruppo umano. Dunque, parlare di \u201ccultura dell\u2019incontro\u201d significa che come popolo ci appassiona il volerci incontrare, il cercare punti di contatto, gettare ponti, progettare qualcosa che coinvolga tutti. Questo \u00e8 diventato un\u2019aspirazione e uno stile di vita. Il soggetto di tale cultura \u00e8 il popolo, non un settore della societ\u00e0 che mira a tenere in pace il resto con mezzi professionali e mediatici.<br \/>\n217. La pace sociale \u00e8 laboriosa, artigianale. Sarebbe pi\u00f9 facile contenere le libert\u00e0 e le differenze con un po\u2019 di astuzia e di risorse. Ma questa pace sarebbe superficiale e fragile, non il frutto di una cultura dell\u2019incontro che la sostenga. Integrare le realt\u00e0 diverse \u00e8 molto pi\u00f9 difficile e lento, eppure \u00e8 la garanzia di una pace reale e solida. Ci\u00f2 non si ottiene mettendo insieme solo i puri, perch\u00e9 \u00abpersino le persone che possono essere criticate per i loro errori hanno qualcosa da apportare che non deve andare perduto\u00bb.[206] E nemmeno consiste in una pace che nasce mettendo a tacere le rivendicazioni sociali o evitando che facciano troppo rumore, perch\u00e9 non \u00e8 \u00abun consenso a tavolino o un\u2019effimera pace per una minoranza felice\u00bb.[207] Quello che conta \u00e8 avviare processi di incontro, processi che possano costruire un popolo capace di raccogliere le differenze. Armiamo i nostri figli con le armi del dialogo! Insegniamo loro la buona battaglia dell\u2019incontro!<br \/>\nIl gusto di riconoscere l\u2019altro<br \/>\n218. Questo implica la capacit\u00e0 abituale di riconoscere all\u2019altro il diritto di essere s\u00e9 stesso e di essere diverso. A partire da tale riconoscimento fattosi cultura, si rende possibile dar vita ad un patto sociale. Senza questo riconoscimento emergono modi sottili di far s\u00ec che l\u2019altro perda ogni significato, che diventi irrilevante, che non gli si riconosca alcun valore nella societ\u00e0. Dietro al rifiuto di certe forme visibili di violenza, spesso si nasconde un\u2019altra violenza pi\u00f9 subdola: quella di coloro che disprezzano il diverso, soprattutto quando le sue rivendicazioni danneggiano in qualche modo i loro interessi.<br \/>\n219. Quando una parte della societ\u00e0 pretende di godere di tutto ci\u00f2 che il mondo offre, come se i poveri non esistessero, questo a un certo punto ha le sue conseguenze. Ignorare l\u2019esistenza e i diritti degli altri, prima o poi provoca qualche forma di violenza, molte volte inaspettata. I sogni della libert\u00e0, dell\u2019uguaglianza e della fraternit\u00e0 possono restare al livello delle mere formalit\u00e0, perch\u00e9 non sono effettivamente per tutti. Pertanto, non si tratta solamente di cercare un incontro tra coloro che detengono varie forme di potere economico, politico o accademico. Un incontro sociale reale pone in un vero dialogo le grandi forme culturali che rappresentano la maggioranza della popolazione. Spesso le buone proposte non sono fatte proprie dai settori pi\u00f9 impoveriti perch\u00e9 si presentano con una veste culturale che non \u00e8 la loro e con la quale non possono sentirsi identificati. Di conseguenza, un patto sociale realistico e inclusivo dev\u2019essere anche un \u201cpatto culturale\u201d, che rispetti e assuma le diverse visioni del mondo, le culture e gli stili di vita che coesistono nella societ\u00e0.<br \/>\n220. Per esempio, i popoli originari non sono contro il progresso, anche se hanno un\u2019idea di progresso diversa, molte volte pi\u00f9 umanistica di quella della cultura moderna dei popoli sviluppati. Non \u00e8 una cultura orientata al vantaggio di quanti hanno potere, di quanti hanno bisogno di creare una specie di paradiso sulla terra. L\u2019intolleranza e il disprezzo nei confronti delle culture popolari indigene \u00e8 una vera forma di violenza, propria degli \u201ceticisti\u201d senza bont\u00e0 che vivono giudicando gli altri. Ma nessun cambiamento autentico, profondo e stabile \u00e8 possibile se non si realizza a partire dalle diverse culture, principalmente dei poveri. Un patto culturale presuppone che si rinunci a intendere l\u2019identit\u00e0 di un luogo in modo monolitico, ed esige che si rispetti la diversit\u00e0 offrendole vie di promozione e di integrazione sociale.<br \/>\n221. Questo patto richiede anche di accettare la possibilit\u00e0 di cedere qualcosa per il bene comune. Nessuno potr\u00e0 possedere tutta la verit\u00e0, n\u00e9 soddisfare la totalit\u00e0 dei propri desideri, perch\u00e9 questa pretesa porterebbe a voler distruggere l\u2019altro negando i suoi diritti. La ricerca di una falsa tolleranza deve cedere il passo al realismo dialogante, di chi crede di dover essere fedele ai propri principi, riconoscendo tuttavia che anche l\u2019altro ha il diritto di provare ad essere fedele ai suoi. \u00c8 il vero riconoscimento dell\u2019altro, che solo l\u2019amore rende possibile e che significa mettersi al posto dell\u2019altro per scoprire che cosa c\u2019\u00e8 di autentico, o almeno di comprensibile, tra le sue motivazioni e i suoi interessi.<br \/>\nRecuperare la gentilezza<br \/>\n222. L\u2019individualismo consumista provoca molti soprusi. Gli altri diventano meri ostacoli alla propria piacevole tranquillit\u00e0. Dunque si finisce per trattarli come fastidi e l\u2019aggressivit\u00e0 aumenta. Ci\u00f2 si accentua e arriva a livelli esasperanti nei periodi di crisi, in situazioni catastrofiche, in momenti difficili, quando emerge lo spirito del \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d. Tuttavia, \u00e8 ancora possibile scegliere di esercitare la gentilezza. Ci sono persone che lo fanno e diventano stelle in mezzo all\u2019oscurit\u00e0.<br \/>\n223. San Paolo menzionava un frutto dello Spirito Santo con la parola greca chrestotes (Gal 5,22), che esprime uno stato d\u2019animo non aspro, rude, duro, ma benigno, soave, che sostiene e conforta. La persona che possiede questa qualit\u00e0 aiuta gli altri affinch\u00e9 la loro esistenza sia pi\u00f9 sopportabile, soprattutto quando portano il peso dei loro problemi, delle urgenze e delle angosce. \u00c8 un modo di trattare gli altri che si manifesta in diverse forme: come gentilezza nel tratto, come attenzione a non ferire con le parole o i gesti, come tentativo di alleviare il peso degli altri. Comprende il \u00abdire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano\u00bb, invece di \u00abparole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano\u00bb.[208]<br \/>\n224. La gentilezza \u00e8 una liberazione dalla crudelt\u00e0 che a volte penetra le relazioni umane, dall\u2019ansiet\u00e0 che non ci lascia pensare agli altri, dall\u2019urgenza distratta che ignora che anche gli altri hanno diritto a essere felici. Oggi raramente si trovano tempo ed energie disponibili per soffermarsi a trattare bene gli altri, a dire \u201cpermesso\u201d, \u201cscusa\u201d, \u201cgrazie\u201d. Eppure ogni tanto si presenta il miracolo di una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza. Questo sforzo, vissuto ogni giorno, \u00e8 capace di creare quella convivenza sana che vince le incomprensioni e previene i conflitti. La pratica della gentilezza non \u00e8 un particolare secondario n\u00e9 un atteggiamento superficiale o borghese. Dal momento che presuppone stima e rispetto, quando si fa cultura in una societ\u00e0 trasforma profondamente lo stile di vita, i rapporti sociali, il modo di dibattere e di confrontare le idee. Facilita la ricerca di consensi e apre strade l\u00e0 dove l\u2019esasperazione distrugge tutti i ponti.<br \/>\nCAPITOLO SETTIMO<br \/>\nPERCORSI DI UN NUOVO INCONTRO<br \/>\n225. In molte parti del mondo occorrono percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, c\u2019\u00e8 bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia.<br \/>\nRicominciare dalla verit\u00e0<br \/>\n226. Nuovo incontro non significa tornare a un momento precedente ai conflitti. Col tempo tutti siamo cambiati. Il dolore e le contrapposizioni ci hanno trasformato. Inoltre, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 spazio per diplomazie vuote, per dissimulazioni, discorsi doppi, occultamenti, buone maniere che nascondono la realt\u00e0. Quanti si sono confrontati duramente si parlano a partire dalla verit\u00e0, chiara e nuda. Hanno bisogno di imparare ad esercitare una memoria penitenziale, capace di assumere il passato per liberare il futuro dalle proprie insoddisfazioni, confusioni e proiezioni. Solo dalla verit\u00e0 storica dei fatti potranno nascere lo sforzo perseverante e duraturo di comprendersi a vicenda e di tentare una nuova sintesi per il bene di tutti. La realt\u00e0 \u00e8 che \u00abil processo di pace \u00e8 quindi un impegno che dura nel tempo. \u00c8 un lavoro paziente di ricerca della verit\u00e0 e della giustizia, che onora la memoria delle vittime e che apre, passo dopo passo, a una speranza comune, pi\u00f9 forte della vendetta\u00bb.[209] Come hanno affermato i Vescovi del Congo a proposito di un conflitto che si ripete, \u00abgli accordi di pace sulla carta non saranno mai sufficienti. Occorrer\u00e0 andare pi\u00f9 lontano, includendo l\u2019esigenza di verit\u00e0 sulle origini di questa crisi ricorrente. Il popolo ha il diritto di sapere che cosa \u00e8 successo\u00bb.[210]<br \/>\n227. In effetti, \u00abla verit\u00e0 \u00e8 una compagna inseparabile della giustizia e della misericordia. Tutt\u2019e tre unite, sono essenziali per costruire la pace e, d\u2019altra parte, ciascuna di esse impedisce che le altre siano alterate. [\u2026] La verit\u00e0 non deve, di fatto, condurre alla vendetta, ma piuttosto alla riconciliazione e al perdono. Verit\u00e0 \u00e8 raccontare alle famiglie distrutte dal dolore quello che \u00e8 successo ai loro parenti scomparsi. Verit\u00e0 \u00e8 confessare che cosa \u00e8 successo ai minori reclutati dagli operatori di violenza. Verit\u00e0 \u00e8 riconoscere il dolore delle donne vittime di violenza e di abusi. [\u2026] Ogni violenza commessa contro un essere umano \u00e8 una ferita nella carne dell\u2019umanit\u00e0; ogni morte violenta ci \u201cdiminuisce\u201d come persone. [\u2026] La violenza genera violenza, l\u2019odio genera altro odio, e la morte altra morte. Dobbiamo spezzare questa catena che appare ineluttabile\u00bb.[211]<br \/>\nL\u2019architettura e l\u2019artigianato della pace<br \/>\n228. Il percorso verso la pace non richiede di omogeneizzare la societ\u00e0, ma sicuramente ci permette di lavorare insieme. Pu\u00f2 unire molti nel perseguire ricerche congiunte in cui tutti traggono profitto. Di fronte a un determinato obiettivo condiviso, si potranno offrire diverse proposte tecniche, varie esperienze, e lavorare per il bene comune. Occorre cercare di identificare bene i problemi che una societ\u00e0 attraversa per accettare che esistano diversi modi di guardare le difficolt\u00e0 e di risolverle. Il cammino verso una migliore convivenza chiede sempre di riconoscere la possibilit\u00e0 che l\u2019altro apporti una prospettiva legittima \u2013 almeno in parte \u2013, qualcosa che si possa rivalutare, anche quando possa essersi sbagliato o aver agito male. Infatti, \u00abl\u2019altro non va mai rinchiuso in ci\u00f2 che ha potuto dire o fare, ma va considerato per la promessa che porta in s\u00e9\u00bb,[212] promessa che lascia sempre uno spiraglio di speranza.<br \/>\n229. Come hanno insegnato i Vescovi del Sudafrica, la vera riconciliazione si raggiunge in maniera proattiva, \u00abformando una nuova societ\u00e0 basata sul servizio agli altri, pi\u00f9 che sul desiderio di dominare; una societ\u00e0 basata sul condividere con altri ci\u00f2 che si possiede, pi\u00f9 che sulla lotta egoistica di ciascuno per la maggior ricchezza possibile; una societ\u00e0 in cui il valore di stare insieme come esseri umani \u00e8 senz\u2019altro pi\u00f9 importante di qualsiasi gruppo minore, sia esso la famiglia, la nazione, l\u2019etnia o la cultura\u00bb.[213] I Vescovi della Corea del Sud hanno segnalato che un\u2019autentica pace \u00absi pu\u00f2 ottenere solo quando lottiamo per la giustizia attraverso il dialogo, perseguendo la riconciliazione e lo sviluppo reciproco\u00bb.[214]<br \/>\n230. L\u2019impegno arduo per superare ci\u00f2 che ci divide senza perdere l\u2019identit\u00e0 di ciascuno presuppone che in tutti rimanga vivo un fondamentale senso di appartenenza. Infatti, \u00abla nostra societ\u00e0 vince quando ogni persona, ogni gruppo sociale, si sente veramente a casa. In una famiglia, i genitori, i nonni, i bambini sono di casa; nessuno \u00e8 escluso. Se uno ha una difficolt\u00e0, anche grave, anche quando \u201cse l\u2019\u00e8 cercata\u201d, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore \u00e8 di tutti. [\u2026] Nelle famiglie, tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l\u2019individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono. Litigano, ma c\u2019\u00e8 qualcosa che non si smuove: quel legame familiare. I litigi di famiglia dopo sono riconciliazioni. Le gioie e i dolori di ciascuno sono fatti propri da tutti. Questo s\u00ec \u00e8 essere famiglia! Se potessimo riuscire a vedere l\u2019avversario politico o il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli, i mariti, i padri e le madri. Che bello sarebbe! Amiamo la nostra societ\u00e0, o rimane qualcosa di lontano, qualcosa di anonimo, che non ci coinvolge, non ci tocca, non ci impegna?\u00bb.[215]<br \/>\n231. Molte volte c\u2019\u00e8 un grande bisogno di negoziare e cos\u00ec sviluppare percorsi concreti per la pace. Tuttavia, i processi effettivi di una pace duratura sono anzitutto trasformazioni artigianali operate dai popoli, in cui ogni persona pu\u00f2 essere un fermento efficace con il suo stile di vita quotidiana. Le grandi trasformazioni non si costruiscono alla scrivania o nello studio. Dunque, \u00abognuno svolge un ruolo fondamentale, in un unico progetto creativo, per scrivere una nuova pagina di storia, una pagina piena di speranza, piena di pace, piena di riconciliazione\u00bb.[216] C\u2019\u00e8 una \u201carchitettura\u201d della pace, nella quale intervengono le varie istituzioni della societ\u00e0, ciascuna secondo la propria competenza, per\u00f2 c\u2019\u00e8 anche un \u201cartigianato\u201d della pace che ci coinvolge tutti. A partire da diversi processi di pace che si sviluppano in vari luoghi del mondo, \u00ababbiamo imparato che queste vie di pacificazione, di primato della ragione sulla vendetta, di delicata armonia tra la politica e il diritto, non possono ovviare ai percorsi della gente. Non \u00e8 sufficiente il disegno di quadri normativi e accordi istituzionali tra gruppi politici o economici di buona volont\u00e0. [\u2026] Inoltre, \u00e8 sempre prezioso inserire nei nostri processi di pace l\u2019esperienza di settori che, in molte occasioni, sono stati resi invisibili, affinch\u00e9 siano proprio le comunit\u00e0 a colorare i processi di memoria collettiva\u00bb.[217]<br \/>\n232. Non c\u2019\u00e8 un punto finale nella costruzione della pace sociale di un Paese, bens\u00ec si tratta di \u00abun compito che non d\u00e0 tregua e che esige l\u2019impegno di tutti. Lavoro che ci chiede di non venir meno nello sforzo di costruire l\u2019unit\u00e0 della nazione e, malgrado gli ostacoli, le differenze e i diversi approcci sul modo di raggiungere la convivenza pacifica, persistere nella lotta per favorire la cultura dell\u2019incontro, che esige di porre al centro di ogni azione politica, sociale ed economica la persona umana, la sua altissima dignit\u00e0, e il rispetto del bene comune. Che questo sforzo ci faccia rifuggire da ogni tentazione di vendetta e ricerca di interessi solo particolari e a breve termine\u00bb.[218] Le manifestazioni pubbliche violente, da una parte e dall\u2019altra, non aiutano a trovare vie d\u2019uscita. Soprattutto perch\u00e9, come bene hanno osservato i Vescovi della Colombia, quando si incoraggiano \u00abmobilitazioni cittadine, non sempre risultano chiari le loro origini e i loro obiettivi, ci sono alcune forme di manipolazione politica e si riscontrano appropriazioni a favore di interessi particolari\u00bb.[219]<br \/>\nSoprattutto con gli ultimi<br \/>\n233. La promozione dell\u2019amicizia sociale implica non solo l\u2019avvicinamento tra gruppi sociali distanti a motivo di qualche periodo storico conflittuale, ma anche la ricerca di un rinnovato incontro con i settori pi\u00f9 impoveriti e vulnerabili. La pace \u00abnon \u00e8 solo assenza di guerra, ma l\u2019impegno instancabile \u2013 soprattutto di quanti occupiamo un ufficio di maggiore responsabilit\u00e0 \u2013 di riconoscere, garantire e ricostruire concretamente la dignit\u00e0, spesso dimenticata o ignorata, dei nostri fratelli, perch\u00e9 possano sentirsi protagonisti del destino della propria nazione\u00bb.[220]<br \/>\n234. Spesso gli ultimi della societ\u00e0 sono stati offesi con generalizzazioni ingiuste. Se talvolta i pi\u00f9 poveri e gli scartati reagiscono con atteggiamenti che sembrano antisociali, \u00e8 importante capire che in molti casi tali reazioni dipendono da una storia di disprezzo e di mancata inclusione sociale. Come hanno insegnato i Vescovi latinoamericani, \u00absolo la vicinanza che ci rende amici ci permette di apprezzare profondamente i valori dei poveri di oggi, i loro legittimi aneliti e il loro specifico modo di vivere la fede. L\u2019opzione per i poveri deve portarci all\u2019amicizia con i poveri\u00bb.[221]<br \/>\n235. Quanti pretendono di portare la pace in una societ\u00e0 non devono dimenticare che l\u2019inequit\u00e0 e la mancanza di sviluppo umano integrale non permettono che si generi pace. In effetti, \u00absenza uguaglianza di opportunit\u00e0, le diverse forme di aggressione e di guerra troveranno un terreno fertile che prima o poi provocher\u00e0 l\u2019esplosione. Quando la societ\u00e0 \u2013 locale, nazionale o mondiale \u2013 abbandona nella periferia una parte di s\u00e9, non vi saranno programmi politici, n\u00e9 forze dell\u2019ordine o di intelligence che possano assicurare illimitatamente la tranquillit\u00e0\u00bb.[222] Se si tratta di ricominciare, sar\u00e0 sempre a partire dagli ultimi.<br \/>\nIl valore e il significato del perdono<br \/>\n236. Alcuni preferiscono non parlare di riconciliazione, perch\u00e9 ritengono che il conflitto, la violenza e le fratture fanno parte del funzionamento normale di una societ\u00e0. Di fatto, in qualunque gruppo umano ci sono lotte di potere pi\u00f9 o meno sottili tra vari settori. Altri sostengono che ammettere il perdono equivale a cedere il proprio spazio perch\u00e9 altri dominino la situazione. Perci\u00f2 ritengono che sia meglio mantenere un gioco di potere che permetta di sostenere un equilibrio di forze tra i diversi gruppi. Altri credono che la riconciliazione sia una cosa da deboli, che non sono capaci di un dialogo fino in fondo e perci\u00f2 scelgono di sfuggire ai problemi nascondendo le ingiustizie: incapaci di affrontare i problemi, preferiscono una pace apparente.<br \/>\nIl conflitto inevitabile<br \/>\n237. Il perdono e la riconciliazione sono temi di grande rilievo nel cristianesimo e, con varie modalit\u00e0, in altre religioni. Il rischio sta nel non comprendere adeguatamente le convinzioni dei credenti e presentarle in modo tale che finiscano per alimentare il fatalismo, l\u2019inerzia o l\u2019ingiustizia, oppure, dall\u2019altro lato, l\u2019intolleranza e la violenza.<br \/>\n238. Mai Ges\u00f9 Cristo ha invitato a fomentare la violenza o l\u2019intolleranza. Egli stesso condannava apertamente l\u2019uso della forza per imporsi agli altri: \u00abVoi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sar\u00e0 cos\u00ec\u00bb (Mt 20,25-26). D\u2019altra parte, il Vangelo chiede di perdonare \u00absettanta volte sette\u00bb (Mt 18,22) e fa l\u2019esempio del servo spietato, che era stato perdonato ma a sua volta non \u00e8 stato capace di perdonare gli altri (cfr Mt 18,23-35).<br \/>\n239. Se leggiamo altri testi del Nuovo Testamento, possiamo notare che di fatto le prime comunit\u00e0, immerse in un mondo pagano colmo di corruzione e di aberrazioni, vivevano un senso di pazienza, tolleranza, comprensione. Alcuni testi sono molto chiari al riguardo: si invita a riprendere gli avversari con dolcezza (cfr 2 Tm 2,25). Si raccomanda \u00abdi non parlare male di nessuno, di evitare le liti, di essere mansueti, mostrando ogni mitezza verso tutti gli uomini. Anche noi un tempo eravamo insensati\u00bb (Tt 3,2-3). Il libro degli Atti degli Apostoli afferma che i discepoli, perseguitati da alcune autorit\u00e0, \u201cgodevano il favore di tutto il popolo\u201d (cfr 2,47; 4,21.33; 5,13).<br \/>\n240. Tuttavia, quando riflettiamo sul perdono, sulla pace e sulla concordia sociale, ci imbattiamo in un\u2019espressione di Cristo che ci sorprende: \u00abNon crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l\u2019uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell\u2019uomo saranno quelli della sua casa\u00bb (Mt 10,34-36). \u00c8 importante situarla nel contesto del capitolo in cui \u00e8 inserita. L\u00ec \u00e8 chiaro che il tema di cui si tratta \u00e8 quello della fedelt\u00e0 alla propria scelta, senza vergogna, bench\u00e9 ci\u00f2 procuri contrariet\u00e0, e anche se le persone care si oppongono a tale scelta. Pertanto, tali parole non invitano a cercare conflitti, ma semplicemente a sopportare il conflitto inevitabile, perch\u00e9 il rispetto umano non porti a venir meno alla fedelt\u00e0 in ossequio a una presunta pace familiare o sociale. San Giovanni Paolo II ha affermato che la Chiesa \u00abnon intende condannare ogni e qualsiasi forma di conflittualit\u00e0 sociale: la Chiesa sa bene che nella storia i conflitti di interessi tra diversi gruppi sociali insorgono inevitabilmente e che di fronte ad essi il cristiano deve spesso prender posizione con decisione e coerenza\u00bb.[223]<br \/>\nLe lotte legittime e il perdono<br \/>\n241. Non si tratta di proporre un perdono rinunciando ai propri diritti davanti a un potente corrotto, a un criminale o a qualcuno che degrada la nostra dignit\u00e0. Siamo chiamati ad amare tutti, senza eccezioni, per\u00f2 amare un oppressore non significa consentire che continui ad essere tale; e neppure fargli pensare che ci\u00f2 che fa \u00e8 accettabile. Al contrario, il modo buono di amarlo \u00e8 cercare in vari modi di farlo smettere di opprimere, \u00e8 togliergli quel potere che non sa usare e che lo deforma come essere umano. Perdonare non vuol dire permettere che continuino a calpestare la dignit\u00e0 propria e altrui, o lasciare che un criminale continui a delinquere. Chi patisce ingiustizia deve difendere con forza i diritti suoi e della sua famiglia, proprio perch\u00e9 deve custodire la dignit\u00e0 che gli \u00e8 stata data, una dignit\u00e0 che Dio ama. Se un delinquente ha fatto del male a me o a uno dei miei cari, nulla mi vieta di esigere giustizia e di adoperarmi affinch\u00e9 quella persona \u2013 o qualunque altra \u2013 non mi danneggi di nuovo n\u00e9 faccia lo stesso contro altri. Mi spetta farlo, e il perdono non solo non annulla questa necessit\u00e0 bens\u00ec la richiede.<br \/>\n242. Ci\u00f2 che conta \u00e8 non farlo per alimentare un\u2019ira che fa male all\u2019anima della persona e all\u2019anima del nostro popolo, o per un bisogno malsano di distruggere l\u2019altro scatenando una trafila di vendette. Nessuno raggiunge la pace interiore n\u00e9 si riconcilia con la vita in questa maniera. La verit\u00e0 \u00e8 che \u00abnessuna famiglia, nessun gruppo di vicini, nessuna etnia e tanto meno un Paese ha futuro, se il motore che li unisce, li raduna e copre le differenze \u00e8 la vendetta e l\u2019odio. Non possiamo metterci d\u2019accordo e unirci per vendicarci, per fare a chi \u00e8 stato violento la stessa cosa che lui ha fatto a noi, per pianificare occasioni di ritorsione sotto forme apparentemente legali\u00bb.[224] Cos\u00ec non si guadagna nulla e alla lunga si perde tutto.<br \/>\n243. Certo, \u00abnon \u00e8 un compito facile quello di superare l\u2019amara eredit\u00e0 di ingiustizie, ostilit\u00e0 e diffidenze lasciata dal conflitto. Si pu\u00f2 realizzare soltanto superando il male con il bene (cfr Rm 12,21) e coltivando quelle virt\u00f9 che promuovono la riconciliazione, la solidariet\u00e0 e la pace\u00bb.[225] In tal modo, \u00aba chi la fa crescere dentro di s\u00e9, la bont\u00e0 dona una coscienza tranquilla, una gioia profonda anche in mezzo a difficolt\u00e0 e incomprensioni. Persino di fronte alle offese subite, la bont\u00e0 non \u00e8 debolezza, ma vera forza, capace di rinunciare alla vendetta\u00bb.[226] Occorre riconoscere nella propria vita che \u00abquel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi far\u00e0 solo male, \u00e8 un pezzetto di guerra che porto dentro, \u00e8 un focolaio nel cuore, da spegnere perch\u00e9 non divampi in un incendio\u00bb.[227]<br \/>\nIl vero superamento<br \/>\n244. Quando i conflitti non si risolvono ma si nascondono o si seppelliscono nel passato, ci sono silenzi che possono significare il rendersi complici di gravi errori e peccati. Invece la vera riconciliazione non rifugge dal conflitto, bens\u00ec si ottiene nel conflitto, superandolo attraverso il dialogo e la trattativa trasparente, sincera e paziente. La lotta tra diversi settori, \u00abquando si astenga dagli atti di inimicizia e dall\u2019odio vicendevole, si trasforma a poco a poco in una onesta discussione, fondata nella ricerca della giustizia\u00bb.[228]<br \/>\n245. Pi\u00f9 volte ho proposto \u00abun principio che \u00e8 indispensabile per costruire l\u2019amicizia sociale: l\u2019unit\u00e0 \u00e8 superiore al conflitto. [\u2026] Non significa puntare al sincretismo, n\u00e9 all\u2019assorbimento di uno nell\u2019altro, ma alla risoluzione su di un piano superiore che conserva in s\u00e9 le preziose potenzialit\u00e0 delle polarit\u00e0 in contrasto\u00bb.[229] Sappiamo bene che \u00abogni volta che, come persone e comunit\u00e0, impariamo a puntare pi\u00f9 in alto di noi stessi e dei nostri interessi particolari, la comprensione e l\u2019impegno reciproci si trasformano [\u2026] in un ambito dove i conflitti, le tensioni e anche quelli che si sarebbero potuti considerare opposti in passato, possono raggiungere un\u2019unit\u00e0 multiforme che genera nuova vita\u00bb.[230]<br \/>\nLa memoria<br \/>\n246. Da chi ha sofferto molto in modo ingiusto e crudele, non si deve esigere una specie di \u201cperdono sociale\u201d. La riconciliazione \u00e8 un fatto personale, e nessuno pu\u00f2 imporla all\u2019insieme di una societ\u00e0, anche quando abbia il compito di promuoverla. Nell\u2019ambito strettamente personale, con una decisione libera e generosa, qualcuno pu\u00f2 rinunciare ad esigere un castigo (cfr Mt 5,44-46), bench\u00e9 la societ\u00e0 e la sua giustizia legittimamente tendano ad esso. Tuttavia non \u00e8 possibile decretare una \u201criconciliazione generale\u201d, pretendendo di chiudere le ferite per decreto o di coprire le ingiustizie con un manto di oblio. Chi pu\u00f2 arrogarsi il diritto di perdonare in nome degli altri? \u00c8 commovente vedere la capacit\u00e0 di perdono di alcune persone che hanno saputo andare al di l\u00e0 del danno patito, ma \u00e8 pure umano comprendere coloro che non possono farlo. In ogni caso, quello che mai si deve proporre \u00e8 il dimenticare.<br \/>\n247. La Shoah non va dimenticata. \u00c8 il \u00absimbolo di dove pu\u00f2 arrivare la malvagit\u00e0 dell\u2019uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignit\u00e0 fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa\u00bb.[231] Nel ricordarla, non posso fare a meno di ripetere questa preghiera: \u00abRicordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ci\u00f2 che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai pi\u00f9, Signore, mai pi\u00f9!\u00bb.[232]<br \/>\n248. Non vanno dimenticati i bombardamenti atomici a Hiroshima e Nagasaki. Ancora una volta \u00abfaccio memoria qui di tutte le vittime e mi inchino davanti alla forza e alla dignit\u00e0 di coloro che, essendo sopravvissuti a quei primi momenti, hanno sopportato nei propri corpi per molti anni le sofferenze pi\u00f9 acute e, nelle loro menti, i germi della morte che hanno continuato a consumare la loro energia vitale. [\u2026] Non possiamo permettere che le attuali e le nuove generazioni perdano la memoria di quanto accaduto, quella memoria che \u00e8 garanzia e stimolo per costruire un futuro pi\u00f9 giusto e fraterno\u00bb.[233] E nemmeno vanno dimenticati le persecuzioni, il traffico di schiavi e i massacri etnici che sono avvenuti e avvengono in diversi Paesi, e tanti altri fatti storici che ci fanno vergognare di essere umani. Vanno ricordati sempre, sempre nuovamente, senza stancarci e senza anestetizzarci.<br \/>\n249. \u00c8 facile oggi cadere nella tentazione di voltare pagina dicendo che ormai \u00e8 passato molto tempo e che bisogna guardare avanti. No, per amor di Dio! Senza memoria non si va mai avanti, non si cresce senza una memoria integra e luminosa. Abbiamo bisogno di mantenere \u00abla fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l\u2019orrore di ci\u00f2 che accadde\u00bb, che \u00abrisveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinch\u00e9 la coscienza umana diventi sempre pi\u00f9 forte di fronte ad ogni volont\u00e0 di dominio e di distruzione\u00bb.[234] Ne hanno bisogno le vittime stesse \u2013 persone, gruppi sociali o nazioni \u2013 per non cedere alla logica che porta a giustificare la rappresaglia e ogni violenza in nome del grande male subito. Per questo, non mi riferisco solo alla memoria degli orrori, ma anche al ricordo di quanti, in mezzo a un contesto avvelenato e corrotto, sono stati capaci di recuperare la dignit\u00e0 e con piccoli o grandi gesti hanno scelto la solidariet\u00e0, il perdono, la fraternit\u00e0. Fa molto bene fare memoria del bene.<br \/>\nPerdono senza dimenticanze<br \/>\n250. Il perdono non implica il dimenticare. Diciamo piuttosto che quando c\u2019\u00e8 qualcosa che in nessun modo pu\u00f2 essere negato, relativizzato o dissimulato, tuttavia, possiamo perdonare. Quando c\u2019\u00e8 qualcosa che mai dev\u2019essere tollerato, giustificato o scusato, tuttavia, possiamo perdonare. Quando c\u2019\u00e8 qualcosa che per nessuna ragione dobbiamo permetterci di dimenticare, tuttavia, possiamo perdonare. Il perdono libero e sincero \u00e8 una grandezza che riflette l\u2019immensit\u00e0 del perdono divino. Se il perdono \u00e8 gratuito, allora si pu\u00f2 perdonare anche a chi stenta a pentirsi ed \u00e8 incapace di chiedere perdono.<br \/>\n251. Quanti perdonano davvero non dimenticano, ma rinunciano ad essere dominati dalla stessa forza distruttiva che ha fatto loro del male. Spezzano il circolo vizioso, frenano l\u2019avanzare delle forze della distruzione. Decidono di non continuare a inoculare nella societ\u00e0 l\u2019energia della vendetta, che prima o poi finisce per ricadere ancora una volta su loro stessi. Infatti, la vendetta non sazia mai veramente l\u2019insoddisfazione delle vittime. Ci sono crimini cos\u00ec orrendi e crudeli, che far soffrire chi li ha commessi non serve per sentire che si \u00e8 riparato il delitto; e nemmeno basterebbe uccidere il criminale, n\u00e9 si potrebbero trovare torture equiparabili a ci\u00f2 che ha potuto soffrire la vittima. La vendetta non risolve nulla.<br \/>\n252. Neppure stiamo parlando di impunit\u00e0. Ma la giustizia la si ricerca in modo adeguato solo per amore della giustizia stessa, per rispetto delle vittime, per prevenire nuovi crimini e in ordine a tutelare il bene comune, non come un presunto sfogo della propria ira. Il perdono \u00e8 proprio quello che permette di cercare la giustizia senza cadere nel circolo vizioso della vendetta n\u00e9 nell\u2019ingiustizia di dimenticare.<br \/>\n253. Quando vi sono state ingiustizie da ambo le parti, va riconosciuto con chiarezza che possono non aver avuto la stessa gravit\u00e0 o non essere comparabili. La violenza esercitata da parte delle strutture e del potere dello Stato non sta allo stesso livello della violenza di gruppi particolari. In ogni caso, non si pu\u00f2 pretendere che vengano ricordate solamente le sofferenze ingiuste di una sola delle parti. Come hanno insegnato i Vescovi della Croazia, \u00abnoi dobbiamo ad ogni vittima innocente il medesimo rispetto. Non vi possono essere differenze etniche, confessionali, nazionali o politiche\u00bb.[235]<br \/>\n254. Chiedo a Dio \u00abdi preparare i nostri cuori all\u2019incontro con i fratelli al di l\u00e0 delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l\u2019olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci con umilt\u00e0 e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace\u00bb.[236]<br \/>\nLa guerra e la pena di morte<br \/>\n255. Ci sono due situazioni estreme che possono arrivare a presentarsi come soluzioni in circostanze particolarmente drammatiche, senza avvisare che sono false risposte, che non risolvono i problemi che pretendono di superare e che in definitiva non fanno che aggiungere nuovi fattori di distruzione nel tessuto della societ\u00e0 nazionale e mondiale. Si tratta della guerra e della pena di morte.<br \/>\nL\u2019ingiustizia della guerra<br \/>\n256. \u00abL\u2019inganno \u00e8 nel cuore di chi trama il male, la gioia invece \u00e8 di chi promuove la pace\u00bb (Pr 12,20). Tuttavia, c\u2019\u00e8 chi cerca soluzioni nella guerra, che spesso \u00absi nutre del pervertimento delle relazioni, di ambizioni egemoniche, di abusi di potere, di paura dell\u2019altro e della diversit\u00e0 vista come ostacolo\u00bb.[237] La guerra non \u00e8 un fantasma del passato, ma \u00e8 diventata una minaccia costante. Il mondo sta trovando sempre pi\u00f9 difficolt\u00e0 nel lento cammino della pace che aveva intrapreso e che cominciava a dare alcuni frutti.<br \/>\n257. Poich\u00e9 si stanno creando nuovamente le condizioni per la proliferazione di guerre, ricordo che \u00abla guerra \u00e8 la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione all\u2019ambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nell\u2019impegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli.<br \/>\nA tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e l\u2019infaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e all\u2019arbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale\u00bb.[238] Voglio rilevare che i 75 anni delle Nazioni Unite e l\u2019esperienza dei primi 20 anni di questo millennio mostrano che la piena applicazione delle norme internazionali \u00e8 realmente efficace, e che il loro mancato adempimento \u00e8 nocivo. La Carta delle Nazioni Unite, rispettata e applicata con trasparenza e sincerit\u00e0, \u00e8 un punto di riferimento obbligatorio di giustizia e un veicolo di pace. Ma ci\u00f2 esige di non mascherare intenzioni illegittime e di non porre gli interessi particolari di un Paese o di un gruppo al di sopra del bene comune mondiale. Se la norma viene considerata uno strumento a cui ricorrere quando risulta favorevole e da eludere quando non lo \u00e8, si scatenano forze incontrollabili che danneggiano gravemente le societ\u00e0, i pi\u00f9 deboli, la fraternit\u00e0, l\u2019ambiente e i beni culturali, con perdite irrecuperabili per la comunit\u00e0 globale.<br \/>\n258. \u00c8 cos\u00ec che facilmente si opta per la guerra avanzando ogni tipo di scuse apparentemente umanitarie, difensive o preventive, ricorrendo anche alla manipolazione dell\u2019informazione. Di fatto, negli ultimi decenni tutte le guerre hanno preteso di avere una \u201cgiustificazione\u201d. Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla della possibilit\u00e0 di una legittima difesa mediante la forza militare, con il presupposto di dimostrare che vi siano alcune \u00abrigorose condizioni di legittimit\u00e0 morale\u00bb.[239] Tuttavia si cade facilmente in una interpretazione troppo larga di questo possibile diritto. Cos\u00ec si vogliono giustificare indebitamente anche attacchi \u201cpreventivi\u201d o azioni belliche che difficilmente non trascinano \u00abmali e disordini pi\u00f9 gravi del male da eliminare\u00bb.[240] La questione \u00e8 che, a partire dallo sviluppo delle armi nucleari, chimiche e biologiche, e delle enormi e crescenti possibilit\u00e0 offerte dalle nuove tecnologie, si \u00e8 dato alla guerra un potere distruttivo incontrollabile, che colpisce molti civili innocenti. In verit\u00e0, \u00abmai l\u2019umanit\u00e0 ha avuto tanto potere su s\u00e9 stessa e niente garantisce che lo utilizzer\u00e0 bene\u00bb.[241] Dunque non possiamo pi\u00f9 pensare alla guerra come soluzione, dato che i rischi probabilmente saranno sempre superiori all\u2019ipotetica utilit\u00e0 che le si attribuisce. Davanti a tale realt\u00e0, oggi \u00e8 molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile \u201cguerra giusta\u201d. Mai pi\u00f9 la guerra![242]<br \/>\n259. \u00c8 importante aggiungere che, con lo sviluppo della globalizzazione, ci\u00f2 che pu\u00f2 apparire come una soluzione immediata o pratica per una determinata regione, d\u00e0 adito a una catena di fattori violenti molte volte sotterranei che finisce per colpire l\u2019intero pianeta e aprire la strada a nuove e peggiori guerre future. Nel nostro mondo ormai non ci sono solo \u201cpezzi\u201d di guerra in un Paese o nell\u2019altro, ma si vive una \u201cguerra mondiale a pezzi\u201d, perch\u00e9 le sorti dei Paesi sono tra loro fortemente connesse nello scenario mondiale.<br \/>\n260. Come diceva San Giovanni XXIII, \u00abriesce quasi impossibile pensare che nell\u2019era atomica la guerra possa essere utilizzata come strumento di giustizia\u00bb.[243] Lo affermava in un periodo di forte tensione internazionale, e cos\u00ec diede voce al grande anelito alla pace che si diffondeva ai tempi della guerra fredda. Rafforz\u00f2 la convinzione che le ragioni della pace sono pi\u00f9 forti di ogni calcolo di interessi particolari e di ogni fiducia posta nell\u2019uso delle armi. Per\u00f2 non si colsero pienamente le occasioni offerte dalla fine della guerra fredda, per la mancanza di una visione del futuro e di una consapevolezza condivisa circa il nostro destino comune. Invece si cedette alla ricerca di interessi particolari senza farsi carico del bene comune universale. Cos\u00ec si \u00e8 fatto di nuovo strada l\u2019ingannevole fantasma della guerra.<br \/>\n261. Ogni guerra lascia il mondo peggiore di come lo ha trovato. La guerra \u00e8 un fallimento della politica e dell\u2019umanit\u00e0, una resa vergognosa, una sconfitta di fronte alle forze del male. Non fermiamoci su discussioni teoriche, prendiamo contatto con le ferite, tocchiamo la carne di chi subisce i danni. Rivolgiamo lo sguardo a tanti civili massacrati come \u201cdanni collaterali\u201d. Domandiamo alle vittime. Prestiamo attenzione ai profughi, a quanti hanno subito le radiazioni atomiche o gli attacchi chimici, alle donne che hanno perso i figli, ai bambini mutilati o privati della loro infanzia. Consideriamo la verit\u00e0 di queste vittime della violenza, guardiamo la realt\u00e0 coi loro occhi e ascoltiamo i loro racconti col cuore aperto. Cos\u00ec potremo riconoscere l\u2019abisso del male nel cuore della guerra e non ci turber\u00e0 il fatto che ci trattino come ingenui perch\u00e9 abbiamo scelto la pace.<br \/>\n262. Neppure le norme saranno sufficienti, se si pensa che la soluzione ai problemi attuali consista nel dissuadere gli altri mediante la paura, minacciandoli con l\u2019uso delle armi nucleari, chimiche o biologiche. Infatti, \u00abse si prendono in considerazione le principali minacce alla pace e alla sicurezza con le loro molteplici dimensioni in questo mondo multipolare del XXI secolo, come, ad esempio, il terrorismo, i conflitti asimmetrici, la sicurezza informatica, le problematiche ambientali, la povert\u00e0, non pochi dubbi emergono circa l\u2019inadeguatezza della deterrenza nucleare a rispondere efficacemente a tali sfide. Siffatte preoccupazioni assumono ancor pi\u00f9 consistenza quando consideriamo le catastrofiche conseguenze umanitarie e ambientali che derivano da qualsiasi utilizzo degli ordigni nucleari con devastanti effetti indiscriminati e incontrollabili nel tempo e nello spazio. [\u2026] Dobbiamo anche chiederci quanto sia sostenibile un equilibro basato sulla paura, quando esso tende di fatto ad aumentare la paura e a minare le relazioni di fiducia fra i popoli. La pace e la stabilit\u00e0 internazionali non possono essere fondate su un falso senso di sicurezza, sulla minaccia di una distruzione reciproca o di totale annientamento, sul semplice mantenimento di un equilibrio di potere. [\u2026] In tale contesto, l\u2019obiettivo finale dell\u2019eliminazione totale delle armi nucleari diventa sia una sfida sia un imperativo morale e umanitario. [\u2026] La crescente interdipendenza e la globalizzazione significano che qualunque risposta diamo alla minaccia delle armi nucleari, essa debba essere collettiva e concertata, basata sulla fiducia reciproca. Quest\u2019ultima pu\u00f2 essere costruita solo attraverso un dialogo che sia sinceramente orientato verso il bene comune e non verso la tutela di interessi velati o particolari\u00bb.[244] E con il denaro che si impiega nelle armi e in altre spese militari costituiamo un Fondo mondiale[245] per eliminare finalmente la fame e per lo sviluppo dei Paesi pi\u00f9 poveri, cos\u00ec che i loro abitanti non ricorrano a soluzioni violente o ingannevoli e non siano costretti ad abbandonare i loro Paesi per cercare una vita pi\u00f9 dignitosa.<br \/>\nLa pena di morte<br \/>\n263. C\u2019\u00e8 un altro modo di eliminare l\u2019altro, non destinato ai Paesi ma alle persone. \u00c8 la pena di morte. San Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera chiara e ferma che essa \u00e8 inadeguata sul piano morale e non \u00e8 pi\u00f9 necessaria sul piano penale.[246] Non \u00e8 possibile pensare a fare passi indietro rispetto a questa posizione. Oggi affermiamo con chiarezza che \u00abla pena di morte \u00e8 inammissibile\u00bb[247] e la Chiesa si impegna con determinazione a proporre che sia abolita in tutto il mondo.[248]<br \/>\n264. Nel Nuovo Testamento, mentre si chiede ai singoli di non farsi giustizia da s\u00e9 stessi (cfr Rm 12,17.19), si riconosce la necessit\u00e0 che le autorit\u00e0 impongano pene a coloro che fanno il male (cfr Rm 13,4; 1 Pt 2,14). In effetti, \u00abla vita in comune, strutturata intorno a comunit\u00e0 organizzate, ha bisogno di regole di convivenza la cui libera violazione richiede una risposta adeguata\u00bb.[249] Ci\u00f2 comporta che l\u2019autorit\u00e0 pubblica legittima possa e debba \u00abcomminare pene proporzionate alla gravit\u00e0 dei delitti\u00bb[250] e che garantisca al potere giudiziario \u00abl\u2019indipendenza necessaria nell\u2019ambito della legge\u00bb.[251]<br \/>\n265. Fin dai primi secoli della Chiesa, alcuni si mostrarono chiaramente contrari alla pena capitale. Ad esempio, Lattanzio sosteneva che \u00abnon va fatta alcuna distinzione: sempre sar\u00e0 un crimine uccidere un uomo\u00bb.[252] Papa Nicola I esortava: \u00abSforzatevi di liberare dalla pena di morte non solo ciascuno degli innocenti, ma anche tutti i colpevoli\u00bb.[253] In occasione del giudizio contro alcuni omicidi che avevano assassinato dei sacerdoti, Sant\u2019Agostino chiese al giudice di non togliere la vita agli assassini, e lo giustificava in questo modo: \u00abNon che vogliamo con ci\u00f2 impedire che si tolga a individui scellerati la libert\u00e0 di commettere delitti, ma desideriamo che allo scopo basti che, lasciandoli in vita e senza mutilarli in alcuna parte del corpo, applicando le leggi repressive siano distolti dalla loro insana agitazione per esser ricondotti a una vita sana e, tranquilla, o che, sottratti alle loro opere malvage, siano occupati in qualche lavoro utile. Anche questa \u00e8 bens\u00ec una condanna, ma chi non capirebbe che si tratta pi\u00f9 di un benefizio che di un supplizio, dal momento che non \u00e8 lasciato campo libero all\u2019audacia della ferocia n\u00e9 si sottrae la medicina del pentimento? [\u2026] Sdegnati contro l\u2019iniquit\u00e0 in modo per\u00f2 da non dimenticare l\u2019umanit\u00e0; non sfogare la volutt\u00e0 della vendetta contro le atrocit\u00e0 dei peccatori, ma rivolgi la volont\u00e0 a curarne le ferite\u00bb.[254]<br \/>\n266. Le paure e i rancori facilmente portano a intendere le pene in modo vendicativo, quando non crudele, invece di considerarle come parte di un processo di guarigione e di reinserimento sociale. Oggi, \u00abtanto da alcuni settori della politica come da parte di alcuni mezzi di comunicazione, si incita talvolta alla violenza e alla vendetta, pubblica e privata, non solo contro quanti sono responsabili di aver commesso delitti, ma anche contro coloro sui quali ricade il sospetto, fondato o meno, di aver infranto la legge. [\u2026]<br \/>\nC\u2019\u00e8 la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in s\u00e9 stesse tutte le caratteristiche che la societ\u00e0 percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l\u2019espansione delle idee razziste\u00bb.[255] Ci\u00f2 ha reso particolarmente rischiosa l\u2019abitudine sempre pi\u00f9 presente in alcuni Paesi di ricorrere a carcerazioni preventive, a reclusioni senza giudizio e specialmente alla pena di morte.<br \/>\n267. Desidero sottolineare che \u00ab\u00e8 impossibile immaginare che oggi gli Stati non possano disporre di un altro mezzo che non sia la pena capitale per difendere dall\u2019aggressore ingiusto la vita di altre persone\u00bb. Particolare gravit\u00e0 rivestono le cosiddette esecuzioni extragiudiziarie o extralegali, che \u00absono omicidi deliberati commessi da alcuni Stati e dai loro agenti, spesso fatti passare come scontri con delinquenti o presentati come conseguenze indesiderate dell\u2019uso ragionevole, necessario e proporzionato della forza per far applicare la legge\u00bb.[256]<br \/>\n268. \u00abGli argomenti contrari alla pena di morte sono molti e ben conosciuti. La Chiesa ne ha opportunamente sottolineato alcuni, come la possibilit\u00e0 dell\u2019esistenza dell\u2019errore giudiziario, e l\u2019uso che di tale pena fanno i regimi totalitari e dittatoriali, che la utilizzano come strumento di soppressione della dissidenza politica o di persecuzione delle minoranze religiose e culturali, tutte vittime che per le loro rispettive legislazioni sono \u201cdelinquenti\u201d. Tutti i cristiani e gli uomini di buona volont\u00e0 sono dunque chiamati oggi a lottare non solo per l\u2019abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignit\u00e0 umana delle persone private della libert\u00e0. E questo, io lo collego con l\u2019ergastolo. [\u2026] L\u2019ergastolo \u00e8 una pena di morte nascosta\u00bb.[257]<br \/>\n269. Ricordiamo che \u00abneppure l\u2019omicida perde la sua dignit\u00e0 personale e Dio stesso se ne fa garante\u00bb.[258] Il fermo rifiuto della pena di morte mostra fino a che punto \u00e8 possibile riconoscere l\u2019inalienabile dignit\u00e0 di ogni essere umano e ammettere che abbia un suo posto in questo mondo. Poich\u00e9, se non lo nego al peggiore dei criminali, non lo negher\u00f2 a nessuno, dar\u00f2 a tutti la possibilit\u00e0 di condividere con me questo pianeta malgrado ci\u00f2 che possa separarci.<br \/>\n270. I cristiani che dubitano e si sentono tentati di cedere a qualsiasi forma di violenza, li invito a ricordare l\u2019annuncio del libro di Isaia: \u00abSpezzeranno le loro spade e ne faranno aratri\u00bb (2,4). Per noi questa profezia prende carne in Ges\u00f9 Cristo, che di fronte a un discepolo eccitato dalla violenza disse con fermezza: \u00abRimetti la tua spada al suo posto, perch\u00e9 tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno\u00bb (Mt 26,52). Era un\u2019eco di quell\u2019antico ammonimento: \u00abDomander\u00f2 conto della vita dell\u2019uomo all\u2019uomo, a ognuno di suo fratello. Chi sparge il sangue dell\u2019uomo, dall\u2019uomo il suo sangue sar\u00e0 sparso\u00bb (Gen 9,5-6). Questa reazione di Ges\u00f9, che usc\u00ec spontanea dal suo cuore, supera la distanza dei secoli e giunge fino a oggi come un costante richiamo.<br \/>\nCAPITOLO OTTAVO<br \/>\nLE RELIGIONI AL SERVIZIO DELLA FRATERNIT\u00c0 NEL MONDO<br \/>\n271. Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternit\u00e0 e per la difesa della giustizia nella societ\u00e0. Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. Come hanno insegnato i Vescovi dell\u2019India, \u00abl\u2019obiettivo del dialogo \u00e8 stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verit\u00e0 e amore\u00bb.[259]<br \/>\nIl fondamento ultimo<br \/>\n272. Come credenti pensiamo che, senza un\u2019apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l\u2019appello alla fraternit\u00e0. Siamo convinti che \u00absoltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si pu\u00f2 vivere in pace fra noi\u00bb.[260] Perch\u00e9 \u00abla ragione, da sola, \u00e8 in grado di cogliere l\u2019uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternit\u00e0\u00bb.[261]<br \/>\n273. In questa prospettiva, desidero ricordare un testo memorabile: \u00abSe non esiste una verit\u00e0 trascendente, obbedendo alla quale l\u2019uomo acquista la sua piena identit\u00e0, allora non esiste nessun principio sicuro che garantisca giusti rapporti tra gli uomini. Il loro interesse di classe, di gruppo, di Nazione li oppone inevitabilmente gli uni agli altri. Se non si riconosce la verit\u00e0 trascendente, allora trionfa la forza del potere, e ciascuno tende a utilizzare fino in fondo i mezzi di cui dispone per imporre il proprio interesse o la propria opinione, senza riguardo ai diritti dell\u2019altro. [\u2026] La radice del moderno totalitarismo, dunque, \u00e8 da individuare nella negazione della trascendente dignit\u00e0 della persona umana, immagine visibile del Dio invisibile e, proprio per questo, per sua natura stessa, soggetto di diritti che nessuno pu\u00f2 violare: n\u00e9 l&#8217;individuo, n\u00e9 il gruppo, n\u00e9 la classe, n\u00e9 la Nazione o lo Stato. Non pu\u00f2 farlo nemmeno la maggioranza di un corpo sociale, ponendosi contro la minoranza\u00bb.[262]<br \/>\n274. A partire dalla nostra esperienza di fede e dalla sapienza che si \u00e8 andata accumulando nel corso dei secoli, imparando anche da molte nostre debolezze e cadute, come credenti delle diverse religioni sappiamo che rendere presente Dio \u00e8 un bene per le nostre societ\u00e0. Cercare Dio con cuore sincero, purch\u00e9 non lo offuschiamo con i nostri interessi ideologici o strumentali, ci aiuta a riconoscerci compagni di strada, veramente fratelli. Crediamo che \u00abquando, in nome di un\u2019ideologia, si vuole estromettere Dio dalla societ\u00e0, si finisce per adorare degli idoli, e ben presto l\u2019uomo smarrisce s\u00e9 stesso, la sua dignit\u00e0 \u00e8 calpestata, i suoi diritti violati. Voi sapete bene a quali brutalit\u00e0 pu\u00f2 condurre la privazione della libert\u00e0 di coscienza e della libert\u00e0 religiosa, e come da tale ferita si generi una umanit\u00e0 radicalmente impoverita, perch\u00e9 priva di speranza e di riferimenti ideali\u00bb.[263]<br \/>\n275. Va riconosciuto come \u00abtra le pi\u00f9 importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l\u2019allontanamento dai valori religiosi, nonch\u00e9 il predominio dell\u2019individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l\u2019uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti\u00bb.[264] Non \u00e8 accettabile che nel dibattito pubblico abbiano voce soltanto i potenti e gli scienziati. Dev\u2019esserci uno spazio per la riflessione che procede da uno sfondo religioso che raccoglie secoli di esperienza e di sapienza. \u00abI testi religiosi classici possono offrire un significato destinato a tutte le epoche,posseggono una forza motivante\u00bb, ma di fatto \u00abvengono disprezzati per la ristrettezza di visione dei razionalismi\u00bb.[265]<br \/>\n276. Per queste ragioni, bench\u00e9 la Chiesa rispetti l\u2019autonomia della politica, non relega la propria missione all\u2019ambito del privato. Al contrario, \u00abnon pu\u00f2 e non deve neanche restare ai margini\u00bb nella costruzione di un mondo migliore, n\u00e9 trascurare di \u00abrisvegliare le forze spirituali\u00bb[266] che possano fecondare tutta la vita sociale. \u00c8 vero che i ministri religiosi non devono fare politica partitica, propria dei laici, per\u00f2 nemmeno possono rinunciare alla dimensione politica dell\u2019esistenza[267] che implica una costante attenzione al bene comune e la preoccupazione per lo sviluppo umano integrale. La Chiesa \u00abha un ruolo pubblico che non si esaurisce nelle sue attivit\u00e0 di assistenza o di educazione\u00bb ma che si adopera per la \u00abpromozione dell\u2019uomo e della fraternit\u00e0 universale\u00bb.[268] Non aspira a competere per poteri terreni, bens\u00ec ad offrirsi come \u00abuna famiglia tra le famiglie \u2013 questo \u00e8 la Chiesa \u2013, aperta a testimoniare [\u2026] al mondo odierno la fede, la speranza e l\u2019amore verso il Signore e verso coloro che Egli ama con predilezione. Una casa con le porte aperte. La Chiesa \u00e8 una casa con le porte aperte, perch\u00e9 \u00e8 madre\u00bb.[269] E come Maria, la Madre di Ges\u00f9, \u00abvogliamo essere una Chiesa che serve, che esce di casa, che esce dai suoi templi, dalle sue sacrestie, per accompagnare la vita, sostenere la speranza, essere segno di unit\u00e0 [\u2026] per gettare ponti, abbattere muri, seminare riconciliazione\u00bb.[270]<br \/>\nL\u2019identit\u00e0 cristiana<br \/>\n277. La Chiesa apprezza l\u2019azione di Dio nelle altre religioni, e \u00abnulla rigetta di quanto \u00e8 vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che [\u2026] non raramente riflettono un raggio di quella verit\u00e0 che illumina tutti gli uomini\u00bb.[271] Tuttavia come cristiani non possiamo nascondere che \u00abse la musica del Vangelo smette di vibrare nelle nostre viscere, avremo perso la gioia che scaturisce dalla compassione, la tenerezza che nasce dalla fiducia, la capacit\u00e0 della riconciliazione che trova la sua fonte nel saperci sempre perdonati-inviati. Se la musica del Vangelo smette di suonare nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei luoghi di lavoro, nella politica e nell\u2019economia, avremo spento la melodia che ci provocava a lottare per la dignit\u00e0 di ogni uomo e donna\u00bb.[272] Altri bevono ad altre fonti. Per noi, questa sorgente di dignit\u00e0 umana e di fraternit\u00e0 sta nel Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Da esso \u00abscaturisce per il pensiero cristiano e per l\u2019azione della Chiesa il primato dato alla relazione, all\u2019incontro con il mistero sacro dell\u2019altro, alla comunione universale con l\u2019umanit\u00e0 intera come vocazione di tutti\u00bb.[273]<br \/>\n278. Chiamata a incarnarsi in ogni situazione e presente attraverso i secoli in ogni luogo della terra \u2013 questo significa \u201ccattolica\u201d \u2013, la Chiesa pu\u00f2 comprendere, a partire dalla propria esperienza di grazia e di peccato, la bellezza dell\u2019invito all\u2019amore universale. Infatti, \u00abtutto ci\u00f2 ch\u2019\u00e8 umano ci riguarda. [\u2026] Dovunque i consessi dei popoli si riuniscono per stabilire i diritti e i doveri dell\u2019uomo, noi siamo onorati, quando ce lo consentono, di assiderci fra loro\u00bb.[274] Per molti cristiani, questo cammino di fraternit\u00e0 ha anche una Madre, di nome Maria. Ella ha ricevuto sotto la Croce questa maternit\u00e0 universale (cfr Gv 19,26) e la sua attenzione \u00e8 rivolta non solo a Ges\u00f9 ma anche al \u00abresto della sua discendenza\u00bb (Ap 12,17). Con la potenza del Risorto, vuole partorire un mondo nuovo, dove tutti siamo fratelli, dove ci sia posto per ogni scartato delle nostre societ\u00e0, dove risplendano la giustizia e la pace.<br \/>\n279. Come cristiani chiediamo che, nei Paesi in cui siamo minoranza, ci sia garantita la libert\u00e0, cos\u00ec come noi la favoriamo per quanti non sono cristiani l\u00e0 dove sono minoranza. C\u2019\u00e8 un diritto umano fondamentale che non va dimenticato nel cammino della fraternit\u00e0 e della pace: \u00e8 la libert\u00e0 religiosa per i credenti di tutte le religioni. Tale libert\u00e0 manifesta che possiamo \u00abtrovare un buon accordo tra culture e religioni differenti; testimonia che le cose che abbiamo in comune sono cos\u00ec tante e importanti che \u00e8 possibile individuare una via di convivenza serena, ordinata e pacifica, nell\u2019accoglienza delle differenze e nella gioia di essere fratelli perch\u00e9 figli di un unico Dio\u00bb.[275]<br \/>\n280. Nello stesso tempo, chiediamo a Dio di rafforzare l\u2019unit\u00e0 nella Chiesa, unit\u00e0 arricchita da diversit\u00e0 che si riconciliano per l\u2019azione dello Spirito Santo. Infatti \u00absiamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo\u00bb (1 Cor 12,13), dove ciascuno d\u00e0 il suo apporto peculiare. Come diceva Sant\u2019Agostino, \u00abl\u2019orecchio vede attraverso l\u2019occhio, e l\u2019occhio ode attraverso l\u2019orecchio\u00bb.[276] \u00c8 urgente inoltre continuare a dare testimonianza di un cammino di incontro tra le diverse confessioni cristiane. Non possiamo dimenticare il desiderio espresso da Ges\u00f9: che \u00abtutti siano una sola cosa\u00bb (Gv 17,21). Ascoltando il suo invito, riconosciamo con dolore che al processo di globalizzazione manca ancora il contributo profetico e spirituale dell\u2019unit\u00e0 tra tutti i cristiani. Ci\u00f2 nonostante, \u00abpur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d\u2019ora il dovere di offrire una testimonianza comune all\u2019amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all\u2019umanit\u00e0\u00bb.[277]<br \/>\nReligione e violenza<br \/>\n281. Tra le religioni \u00e8 possibile un cammino di pace. Il punto di partenza dev\u2019essere lo sguardo di Dio. Perch\u00e9 \u00abDio non guarda con gli occhi, Dio guarda con il cuore. E l\u2019amore di Dio \u00e8 lo stesso per ogni persona, di qualunque religione sia. E se \u00e8 ateo, \u00e8 lo stesso amore. Quando arriver\u00e0 l\u2019ultimo giorno e ci sar\u00e0 sulla terra la luce sufficiente per poter vedere le cose come sono, avremo parecchie sorprese!\u00bb.[278]<br \/>\n282. Anche \u00abi credenti hanno bisogno di trovare spazi per dialogare e agire insieme per il bene comune e la promozione dei pi\u00f9 poveri. Non si tratta di renderci tutti pi\u00f9 light o di nascondere le convinzioni proprie, alle quali siamo pi\u00f9 legati, per poterci incontrare con altri che pensano diversamente. [\u2026] Perch\u00e9 tanto pi\u00f9 profonda, solida e ricca \u00e8 un\u2019identit\u00e0, tanto pi\u00f9 potr\u00e0 arricchire gli altri con il suo peculiare contributo\u00bb.[279] Come credenti ci vediamo provocati a tornare alle nostre fonti per concentrarci sull\u2019essenziale: l\u2019adorazione di Dio e l\u2019amore del prossimo, in modo tale che alcuni aspetti della nostra dottrina, fuori dal loro contesto, non finiscano per alimentare forme di disprezzo, di odio, di xenofobia, di negazione dell\u2019altro. La verit\u00e0 \u00e8 che la violenza non trova base alcuna nelle convinzioni religiose fondamentali, bens\u00ec nelle loro deformazioni.<br \/>\n283. Il culto a Dio, sincero e umile, \u00abporta non alla discriminazione, all\u2019odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralit\u00e0 della vita, al rispetto per la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 degli altri e all\u2019amorevole impegno per il benessere di tutti\u00bb.[280] In realt\u00e0, \u00abchi non ama non ha conosciuto Dio, perch\u00e9 Dio \u00e8 amore\u00bb (1 Gv 4,8). Pertanto, \u00abil terrorismo esecrabile che minaccia la sicurezza delle persone, sia in Oriente che in Occidente, sia a Nord che a Sud, spargendo panico, terrore e pessimismo non \u00e8 dovuto alla religione \u2013 anche se i terroristi la strumentalizzano \u2013 ma \u00e8 dovuto alle accumulate interpretazioni errate dei testi religiosi, alle politiche di fame, di povert\u00e0, di ingiustizia, di oppressione, di arroganza; per questo \u00e8 necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ci\u00f2 come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni\u00bb.[281] Le convinzioni religiose riguardo al senso sacro della vita umana ci permettono di \u00abriconoscere i valori fondamentali della comune umanit\u00e0, valori in nome dei quali si pu\u00f2 e si deve collaborare, costruire e dialogare, perdonare e crescere, permettendo all\u2019insieme delle diverse voci di formare un nobile e armonico canto, piuttosto che urla fanatiche di odio\u00bb.[282]<br \/>\n284. Talvolta la violenza fondamentalista viene scatenata in alcuni gruppi di qualsiasi religione dall\u2019imprudenza dei loro leader. Tuttavia, \u00abil comandamento della pace \u00e8 inscritto nel profondo delle tradizioni religiose che rappresentiamo. [\u2026] Come leader religiosi siamo chiamati ad essere veri \u201cdialoganti\u201d, ad agire nella costruzione della pace non come intermediari, ma come autentici mediatori. Gli intermediari cercano di fare sconti a tutte le parti, al fine di ottenere un guadagno per s\u00e9. Il mediatore, invece, \u00e8 colui che non trattiene nulla per s\u00e9, ma si spende generosamente, fino a consumarsi, sapendo che l\u2019unico guadagno \u00e8 quello della pace. Ciascuno di noi \u00e8 chiamato ad essere un artigiano della pace, unendo e non dividendo, estinguendo l\u2019odio e non conservandolo, aprendo le vie del dialogo e non innalzando nuovi muri!\u00bb.[283]<br \/>\nAppello<br \/>\n285. In quell\u2019incontro fraterno, che ricordo con gioia, con il Grande Imam Ahmad Al-Tayyeb, \u00abdichiariamo \u2013 fermamente \u2013 che le religioni non incitano mai alla guerra e non sollecitano sentimenti di odio, ostilit\u00e0, estremismo, n\u00e9 invitano alla violenza o allo spargimento di sangue. Queste sciagure sono frutto della deviazione dagli insegnamenti religiosi, dell\u2019uso politico delle religioni e anche delle interpretazioni di gruppi di uomini di religione che hanno abusato \u2013 in alcune fasi della storia \u2013 dell\u2019influenza del sentimento religioso sui cuori degli uomini [\u2026]. Infatti Dio, l\u2019Onnipotente, non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il suo nome venga usato per terrorizzare la gente\u00bb.[284] Perci\u00f2 desidero riprendere qui l\u2019appello alla pace, alla giustizia e alla fraternit\u00e0 che abbiamo fatto insieme:<br \/>\n\u00abIn nome di Dio che ha creato tutti gli esseri umani uguali nei diritti, nei doveri e nella dignit\u00e0, e li ha chiamati a convivere come fratelli tra di loro, per popolare la terra e diffondere in essa i valori del bene, della carit\u00e0 e della pace.<br \/>\nIn nome dell\u2019innocente anima umana che Dio ha proibito di uccidere, affermando che chiunque uccide una persona \u00e8 come se avesse ucciso tutta l\u2019umanit\u00e0 e chiunque ne salva una \u00e8 come se avesse salvato l\u2019umanit\u00e0 intera.<br \/>\nIn nome dei poveri, dei miseri, dei bisognosi e degli emarginati che Dio ha comandato di soccorrere come un dovere richiesto a tutti gli uomini e in particolar modo a ogni uomo facoltoso e benestante.<br \/>\nIn nome degli orfani, delle vedove, dei rifugiati e degli esiliati dalle loro dimore e dai loro paesi; di tutte le vittime delle guerre, delle persecuzioni e delle ingiustizie; dei deboli, di quanti vivono nella paura, dei prigionieri di guerra e dei torturati in qualsiasi parte del mondo, senza distinzione alcuna.<br \/>\nIn nome dei popoli che hanno perso la sicurezza, la pace e la comune convivenza, divenendo vittime delle distruzioni, delle rovine e delle guerre.<br \/>\nIn nome della\u2005fratellanza umana che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali.<br \/>\nIn nome di questa fratellanza lacerata dalle politiche di integralismo e divisione e dai sistemi di guadagno smodato e dalle tendenze ideologiche odiose, che manipolano le azioni e i destini degli uomini.<br \/>\nIn nome della libert\u00e0, che Dio ha donato a tutti gli esseri umani, creandoli liberi e distinguendoli con essa.<br \/>\nIn nome della giustizia e della misericordia, fondamenti della prosperit\u00e0 e cardini della fede.<br \/>\nIn nome di tutte le persone di buona volont\u00e0, presenti in ogni angolo della terra.<br \/>\nIn nome di Dio e di tutto questo, [\u2026] [dichiariamo] di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio\u00bb.[285]<br \/>\n* * *<br \/>\n286. In questo spazio di riflessione sulla fraternit\u00e0 universale, mi sono sentito motivato specialmente da San Francesco d\u2019Assisi, e anche da altri fratelli che non sono cattolici: Martin Luther King, Desmond Tutu, il Mahatma Gandhi e molti altri. Ma voglio concludere ricordando un\u2019altra persona di profonda fede, la quale, a partire dalla sua intensa esperienza di Dio, ha compiuto un cammino di trasformazione fino a sentirsi fratello di tutti. Mi riferisco al Beato Charles de Foucauld.<br \/>\n287. Egli and\u00f2 orientando il suo ideale di una dedizione totale a Dio verso un\u2019identificazione con gli ultimi, abbandonati nel profondo del deserto africano. In quel contesto esprimeva la sua aspirazione a sentire qualunque essere umano come un fratello,[286] e chiedeva a un amico: \u00abPregate Iddio affinch\u00e9 io sia davvero il fratello di tutte le anime di questo paese\u00bb.[287] Voleva essere, in definitiva, \u00abil fratello universale\u00bb.[288] Ma solo identificandosi con gli ultimi arriv\u00f2 ad essere fratello di tutti. Che Dio ispiri questo ideale in ognuno di noi. Amen.<br \/>\nPreghiera al Creatore<br \/>\nSignore e Padre dell\u2019umanit\u00e0,<br \/>\nche hai creato tutti gli esseri umani con la stessa dignit\u00e0,<br \/>\ninfondi nei nostri cuori uno spirito fraterno.<br \/>\nIspiraci il sogno di un nuovo incontro, di dialogo, di giustizia e di pace.<br \/>\nStimolaci a creare societ\u00e0 pi\u00f9 sane e un mondo pi\u00f9 degno,<br \/>\nsenza fame, senza povert\u00e0, senza violenza, senza guerre.<br \/>\nIl nostro cuore si apra<br \/>\na tutti i popoli e le nazioni della terra,<br \/>\nper riconoscere il bene e la bellezza<br \/>\nche hai seminato in ciascuno di essi,<br \/>\nper stringere legami di unit\u00e0, di progetti comuni,<br \/>\ndi speranze condivise. Amen.<\/p>\n<p>Preghiera cristiana ecumenica<br \/>\nDio nostro, Trinit\u00e0 d\u2019amore,<br \/>\ndalla potente comunione della tua intimit\u00e0 divina<br \/>\neffondi in mezzo a noi il fiume dell\u2019amore fraterno.<br \/>\nDonaci l\u2019amore che traspariva nei gesti di Ges\u00f9,<br \/>\nnella sua famiglia di Nazaret e nella prima comunit\u00e0 cristiana.<br \/>\nConcedi a noi cristiani di vivere il Vangelo<br \/>\ne di riconoscere Cristo in ogni essere umano,<br \/>\nper vederlo crocifisso nelle angosce degli abbandonati<br \/>\ne dei dimenticati di questo mondo<br \/>\ne risorto in ogni fratello che si rialza in piedi.<br \/>\nVieni, Spirito Santo! Mostraci la tua bellezza<br \/>\nriflessa in tutti i popoli della terra,<br \/>\nper scoprire che tutti sono importanti,<br \/>\nche tutti sono necessari, che sono volti differenti<br \/>\ndella stessa umanit\u00e0 amata da Dio. Amen.<br \/>\nDato ad Assisi, presso la tomba di San Francesco, il 3 ottobre, vigilia della Festa del Poverello, dell\u2019anno 2020, ottavo del mio Pontificato<\/p>\n<p>Francesco<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] Ammonizioni, 6, 1: FF 155.<br \/>\n[2] Ibid., 25: FF 175.<br \/>\n[3] S. Francesco di Assisi, Regola non bollata, 16, 3.6: FF 42-43.<br \/>\n[4] Eloi Leclerc, O.F.M., Exilio y ternura, ed. Marova, Madrid 1987, 205.<br \/>\n[5] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 6.<br \/>\n[6] Discorso nell\u2019Incontro ecumenico e interreligioso con i giovani, Skopje \u2013 Macedonia del Nord (7 maggio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 9 maggio 2019, p. 9.<br \/>\n[7] Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo (25 novembre 2014): AAS 106 (2014), 996.<br \/>\n[8] Incontro con le Autorit\u00e0, la societ\u00e0 civile e il Corpo diplomatico, Santiago del Cile (16 gennaio 2018): AAS 110 (2018), 256.<br \/>\n[9] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 19: AAS 101 (2009), 655.<br \/>\n[10] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 181.<br \/>\n[11] Card. Ra\u00fal Silva Henr\u00edquez, S.D.B., Omelia al Te Deum a Santiago del Cile (18 settembre 1974).<br \/>\n[12] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 57: AAS 107 (2015), 869.<br \/>\n[13] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (11 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 120.<br \/>\n[14] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (13 gennaio 2014): AAS 106 (2014), 83-84.<br \/>\n[15] Cfr Discorso alla Fondazione \u201cCentesimus annus pro Pontifice\u201d (25 maggio 2013): Insegnamenti, I, 1 (2013), 238.<br \/>\n[16] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 14: AAS 59 (1967), 264.<br \/>\n[17] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 22: AAS 101 (2009), 657.<br \/>\n[18] Discorso alle Autorit\u00e0, Tirana \u2013 Albania (21 settembre 2014): AAS 106 (2014), 773.<br \/>\n[19] Messaggio ai partecipanti alla Conferenza internazionale \u201cI diritti umani nel mondo contemporaneo: conquiste, omissioni, negazioni\u201d (10 dicembre 2018): L\u2019Osservatore Romano, 10-11 dicembre 2018, p. 8.<br \/>\n[20] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 212: AAS 105 (2013), 1108.<br \/>\n[21] Messaggio per la 48\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2015 (8 dicembre 2014), 3-4: AAS 107 (2015), 69-71.<br \/>\n[22] Ibid., 5: AAS (107 (2015), 72.<br \/>\n[23] Messaggio per la 49\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2016 (8 dicembre 2015), 2: AAS 108 (2016), 49.<br \/>\n[24] Messaggio per la 53\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2020 (8 dicembre 2019), 1: L\u2019Osservatore Romano, 13 dicembre 2019, p. 8.<br \/>\n[25] Discorso sulle armi nucleari, Nagasaki \u2013 Giappone (24 novembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 6.<br \/>\n[26] Discorso a professori e studenti del Collegio \u201cSan Carlo\u201d di Milano (6 aprile 2019): L\u2019Osservatore Romano, 8-9 aprile 2019, p. 6.<br \/>\n[27] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 6.<br \/>\n[28] Discorso al mondo della cultura, Cagliari \u2013 Italia (22 settembre 2013): L\u2019Osservatore Romano, 23-24 settembre 2013, p. 7.<br \/>\n[29] Humana communitas. Lettera al Presidente della Pontificia Accademia per la Vita in occasione del XXV anniversario della sua istituzione (6 gennaio 2019), 2.6: L\u2019Osservatore Romano, 16 gennaio 2019, pp. 6-7.<br \/>\n[30] Videomessaggio al TED2017 di Vancouver (26 aprile 2017): L\u2019Osservatore Romano, 27 aprile 2017, p. 7.<br \/>\n[31] Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia (27 marzo 2020): L\u2019Osservatore Romano, 29 marzo 2020, p. 10.<br \/>\n[32] Omelia nella S. Messa, Skopje \u2013 Macedonia del Nord (7 maggio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 8 maggio 2019, p. 12.<br \/>\n[33] Cfr Aeneis, I, 462: \u00abSunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt\u00bb.<br \/>\n[34] \u00abHistoria [\u2026] magistra vitae\u00bb (M.T. Cicerone, De Oratore, II, 36).<br \/>\n[35] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 204: AAS 107 (2015), 928.<br \/>\n[36] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 91.<br \/>\n[37] Ibid., 92.<br \/>\n[38] Ibid., 93.<br \/>\n[39] Benedetto XVI, Messaggio per la 99\u00aa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (12 ottobre 2012): AAS 104 (2012), 908.<br \/>\n[40] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 92.<br \/>\n[41] Cfr Messaggio per la 106\u00aa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020 (13 maggio 2020): L\u2019Osservatore Romano, 16 maggio 2020, p. 8.<br \/>\n[42] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (11 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 124.<br \/>\n[43] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (13 gennaio 2014): AAS 106 (2014), 84.<br \/>\n[44] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (11 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 123.<br \/>\n[45] Messaggio per la 105\u00aa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (27 maggio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 27-28 maggio 2019, p. 8.<br \/>\n[46] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 88.<br \/>\n[47] Ibid., 89.<br \/>\n[48] Esort. ap. Gaudete et exsultate (19 marzo 2018), 115.<br \/>\n[49] Dal film Papa Francesco \u2013 Un uomo di parola. La speranza \u00e8 un messaggio universale, di Wim Wenders (2018).<br \/>\n[50] Discorso alle Autorit\u00e0, alla societ\u00e0 civile e al Corpo diplomatico, Tallin \u2013 Estonia (25 settembre 2018): L\u2019Osservatore Romano, 27 settembre 2018, p. 7.<br \/>\n[51] Cfr Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia (27 marzo 2020): L\u2019Osservatore Romano, 29 marzo, p. 10; Messaggio per la 4\u00aa Giornata Mondiale dei Poveri (13 giugno 2020), 6: L\u2019Osservatore Romano, 14 giugno 2020, p. 8.<br \/>\n[52] Saluto ai giovani del Centro Culturale Padre F\u00e9lix Varela, L\u2019Avana \u2013 Cuba (20 settembre 2015): L\u2019Osservatore Romano, 21-22 settembre 2015, p. 6.<br \/>\n[53] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 1.<br \/>\n[54] S. Ireneo di Lione, Adversus haereses, II, 25, 2: PG 7\/1, 798-s.<br \/>\n[55] Talmud Bavli (Talmud di Babilonia), Shabbat, 31 a.<br \/>\n[56] Discorso agli assistiti delle opere di carit\u00e0 della Chiesa, Tallin \u2013 Estonia (25 settembre 2018): L\u2019Osservatore Romano, 27 settembre 2018, p. 8.<br \/>\n[57] Videomessaggio al TED2017 di Vancouver (26 aprile 2017): L\u2019Osservatore Romano, 27 aprile 2017, p. 7.<br \/>\n[58] Homiliae in Mattheum, 50, 3-4: PG 58, 508.<br \/>\n[59] Messaggio in occasione dell\u2019Incontro dei movimenti popolari, Modesto \u2013 USA (10 febbraio 2017): AAS 109 (2017), 291.<br \/>\n[60] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 235: AAS 105 (2013), 1115.<br \/>\n[61] S. Giovanni Paolo II, Messaggio alle persone disabili. Angelus a Osnabr\u00fcck \u2013 Germania (16 novembre1980): L\u2019Osservatore Romano, 19 novembre 1980, Supplemento, p. XIII.<br \/>\n[62] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 24.<br \/>\n[63] Gabriel Marcel, Du refus \u00e0 l\u2019invocation, ed. NRF, Par\u00eds 1940, 50 (ed. it. Dal rifiuto all\u2019invocazione, Citt\u00e0 Nuova, Roma 1976, 62).<br \/>\n[64] Angelus (10 novembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 11-12 novembre 2019, p. 8.<br \/>\n[65] Cfr S. Tommaso d\u2019Aquino, Scriptum super libros Sententiarum, III, Dist. 27, q. 1, a. 1, ad 4: \u00abDicitur amor extasim facere, et fervere, quia quod fervet extra se bullit, et exhalat\u00bb.<br \/>\n[66] Karol Wojty\u0142a, Amore e responsabilit\u00e0, Marietti, Casale Monferrato 1983, 90.<br \/>\n[67] Karl Rahner, S.I., Kleines Kirchenjahr. Ein Gang durch den Festkreis, Herder, Friburgo 1981, 30 (ed. it.<br \/>\nL\u2019anno liturgico, Morcelliana, Brescia 1964, 34).<br \/>\n[68] Regula, 53, 15: \u00abPauperum et peregrinorum maxime susceptioni cura sollicite exhibeatur\u00bb.<br \/>\n[69] Cfr Summa Theologiae II-II, q. 23, art. 7; S. Agostino, Contra Julianum, 4, 18: PL 44, 748: \u00abEssi [gli avari] si astengono dai piaceri sia per l\u2019avidit\u00e0 di accrescere il guadagno, sia per il timore di diminuirlo\u00bb.<br \/>\n[70] \u00abSecundum acceptionem divinam\u00bb (Commentaria in III librum Sententiarum Petri Lombardi, Dist. 27, a. 1, q. 1, concl. 4).<br \/>\n[71] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 15: AAS 98 (2006), 230.<br \/>\n[72] Summa Theologiae II-II, q. 27, art. 2, resp.<br \/>\n[73] Cfr ibid. I-II, q. 26, a. 3, resp.<br \/>\n[74] Ibid., q. 110, a. 1, resp.<br \/>\n[75] Messaggio per la 47\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2014 (8 dicembre 2013), 1: AAS 106 (2014), 22.<br \/>\n[76] Cfr Angelus (29 dicembre 2013): L\u2019Osservatore Romano, 30-31 dicembre 2013, p. 7; Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 gennaio 2015): AAS 107 (2015), 165.<br \/>\n[77] Messaggio per la Giornata mondiale delle persone con disabilit\u00e0 (3 dicembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4 dicembre 2019, p. 7.<br \/>\n[78] Discorso nell\u2019Incontro per la libert\u00e0 religiosa con la comunit\u00e0 ispanica e altri immigrati, Filadelfia \u2013 USA (26 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1050-1051.<br \/>\n[79] Discorso ai giovani, Tokyo \u2013 Giappone (25 novembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 10.<br \/>\n[80] In queste considerazioni mi lascio ispirare dal pensiero di Paul Ricoeur, \u201cIl socio ed il prossimo\u201d, in Histoire et v\u00e9rit\u00e9, Ed. du Seuil, Paris 1967, 113-127.<br \/>\n[81] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 190: AAS 105 (2013), 1100.<br \/>\n[82] Ibid., 209: AAS 105 (2013), 1107.<br \/>\n[83] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 129: AAS 107 (2015), 899.<br \/>\n[84] Messaggio per l\u2019evento \u201cEconomy of Francesco\u201d (1 maggio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 12 maggio 2019, p. 8.<br \/>\n[85] Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo (25 novembre 2014): AAS 106 (2014), 997.<br \/>\n[86] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 229: AAS 107 (2015), 937.<br \/>\n[87] Messaggio per la 49\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2016 (8 dicembre 2015), 6: AAS 108 (2016), 57-58.<br \/>\n[88] La solidit\u00e0 si trova nella radice etimologica della parola solidariet\u00e0. La solidariet\u00e0, nel significato etico-politico che essa ha assunto negli ultimi due secoli, d\u00e0 luogo a una costruzione sociale sicura e salda.<br \/>\n[89] Omelia nella S. Messa, L\u2019Avana \u2013 Cuba (20 settembre 2015): L\u2019Osservatore Romano, 21-22 settembre 2015, p. 8.<br \/>\n[90] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari (28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 851-852.<br \/>\n[91] Cfr S. Basilio, Homilia 21. Quod rebus mundanis adhaerendum non sit, 3.5: PG 31, 545-549; Regulae brevius tractatae, 92: PG 31, 1145-1148; S. Pietro Crisologo, Sermo 123: PL 52, 536-540; S. Ambrogio, De Nabuthe, 27.52: PL 14, 738s; S. Agostino, In Iohannis Evangelium, 6, 25: PL 35, 1436s.<br \/>\n[92] De Lazaro, II, 6: PG 48, 992D.<br \/>\n[93] Regula pastoralis, III, 21: PL 77, 87.<br \/>\n[94] Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 31: AAS 83 (1991), 831.<br \/>\n[95] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 93: AAS 107 (2015), 884.<br \/>\n[96] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 19: AAS 73 (1981), 626.<br \/>\n[97] Cfr Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 172.<br \/>\n[98] Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 22: AAS 59 (1967), 268.<br \/>\n[99] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 33: AAS 80 (1988), 557.<br \/>\n[100] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 95: AAS 107 (2015), 885.<br \/>\n[101] Ibid., 129: AAS 107 (2015), 899.<br \/>\n[102] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 15: AAS 59 (1967), 265; Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 16: AAS 101 (2009), 652.<br \/>\n[103] Cfr Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 93: AAS 107 (2015), 884-885; Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 189-190: AAS 105 (2013), 1099-1100.<br \/>\n[104] Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, Open wide our Hearts: The enduring Call to Love. A Pastoral Letter against Racism (Novembre 2018).<br \/>\n[105] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 51: AAS 107 (2015), 867.<br \/>\n[106] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 6: AAS 101 (2009), 644.<br \/>\n[107] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 35: AAS 83 (1991), 838.<br \/>\n[108] Discorso sulle armi nucleari, Nagasaki \u2013 Giappone (24 novembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 6.<br \/>\n[109] Cfr Vescovi Cattolici del Messico e degli Stati Uniti, Lettera pastorale Strangers no longer: together on the journey of hope (Gennaio 2003).<br \/>\n[110] Udienza generale (3 aprile 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4 aprile 2019, p. 8.<br \/>\n[111] Cfr Messaggio per la 104\u00aa Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (14 gennaio 2018): AAS 109 (2017), 918-923).<br \/>\n[112] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 7.<br \/>\n[113] Discorso al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (11 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 124.<br \/>\n[114] Ibid.: AAS 108 (2016), 122.<br \/>\n[115] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 93.<br \/>\n[116] Ibid., 94.<br \/>\n[117] Discorso alle Autorit\u00e0, Sarajevo \u2013 Bosnia-Erzegovina (6 giugno 2015): L\u2019Osservatore Romano, 7 giugno 2015, p. 7.<br \/>\n[118] Latinoam\u00e9rica. Conversaciones con Hern\u00e1n Reyes Alcaide, Ed. Planeta, Buenos Aires 2017, 105.<br \/>\n[119] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 7.<br \/>\n[120] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 67: AAS 101 (2009), 700.<br \/>\n[121] Ibid., 60: AAS 101 (2009), 695.<br \/>\n[122] Ibid., 67: AAS 101 (2009), 700.<br \/>\n[123] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 447.<br \/>\n124] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 234: AAS 105 (2013), 1115.<br \/>\n[125] Ibid., 235: AAS 105 (2013), 1115.<br \/>\n[126] Ibid.<br \/>\n[127] S. Giovanni Paolo II, Discorso ai rappresentanti del mondo della cultura argentina, Buenos Aires \u2013 Argentina (12 aprile 1987), 4: L\u2019Osservatore Romano, 14 aprile 1987, p. 7.<br \/>\n[128] Cfr Id., Discorso ai Cardinali (21 dicembre 1984), 4: AAS 76 (1984), 506.<br \/>\n[129] Esort. ap. postsin. Querida Amazonia (2 febbraio 2020), 37.<br \/>\n[130] Georg Simmel, Br\u00fccke und T\u00fcr. Essays des Philosophen zur Geschichte, Religion, Kunst und Gesellschaft, K\u00f6hler-Verlag, Stuttgart 1957, p. 6 (ed. it. Ponte e porta, in Saggi di estetica, a cura di M. Cacciari, Liviana, Padova 1970, 8).<br \/>\n[131] Cfr Jaime Hoyos-V\u00e1squez, S.I., L\u00f3gica de las relaciones sociales. Reflexi\u00f3n ontol\u00f3gica, in Revista Universitas Philosophica, 15-16, dicembre 1990 &#8211; giugno 1991, Bogot\u00e1, 95-106.<br \/>\n[132] Antonio Spadaro, S.I., Le orme di un pastore. Una conversazione con Papa Francesco, in Jorge Mario Bergoglio\/Papa Francesco, Nei tuoi occhi \u00e8 la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires 1999-2013, Rizzoli, Milano 2016, XVI; cfr Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 220-221: AAS 105 (2013), 1110-1111.<br \/>\n[133] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 204: AAS 105 (2013), 1106.<br \/>\n[134] Cfr ibid.: AAS 105 (2013), 1105-1106.<br \/>\n[135] Ibid., 202: AAS 105 (2013), 1105.<br \/>\n[136] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 128: AAS 107 (2015), 898.<br \/>\n[137] Discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 gennaio 2015): AAS (107) (2015), 165; cfr Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari(28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 851-859.<br \/>\n[138] Qualcosa di simile si pu\u00f2 dire della categoria biblica di \u201cRegno di Dio\u201d.<br \/>\n[139] Paul Ricoeur, Histoire et v\u00e9rit\u00e9, Ed. du Seuil, Paris 1967, 122 (ed. it. A. Pl\u00e9 et al., L\u2019amore del prossimo, Paoline, Alba 1958, 247).<br \/>\n[140] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 129: AAS 107 (2015), 899.<br \/>\n[141] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 35: AAS 101 (2009), 670.<br \/>\n[142] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari (28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 858.<br \/>\n[143] Ibid.<br \/>\n[144] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari (5 novembre 2016): L\u2019Osservatore Romano, 7-8 novembre 2016, pp. 4-5.<br \/>\n[145] Ibid.<br \/>\n[146] Ibid.<br \/>\n[147] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 189: AAS 107 (2015), 922.<br \/>\n[148] Discorso all\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, New York (25 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1037.<br \/>\n[149] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 175: AAS 107 (2015), 916-917.<br \/>\n[150] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 67: AAS 101 (2009), 700-701.<br \/>\n[151] Ibid.: AAS 101 (2009), 700.<br \/>\n[152] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 434.<br \/>\n[153] Discorso all\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, New York (25 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1037.1041.<br \/>\n[154] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 437.<br \/>\n[155] S. Giovanni Paolo II, Messaggio per la 37\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2004, 5: AAS 96 (2004), 117.<br \/>\n[156] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 439.<br \/>\n[157] Cfr Commissione Sociale dei Vescovi di Francia, Dich. R\u00e9habiliter la politique (17 febbraio 1999).<br \/>\n[158] Lett. enc. Laudato si\u2019 24 maggio 2015), 189: AAS 107 (2015), 922.<br \/>\n[159] Ibid., 196: AAS 107 (2015), 925.<br \/>\n[160] Ibid., 197: AAS 107 (2015), 925.<br \/>\n[161] Ibid., 181: AAS 107 (2015), 919.<br \/>\n[162] Ibid., 178: AAS 107 (2015), 918.<br \/>\n[163] Conferenza Episcopale Portoghese, Lett. past. Responsabilidade solid\u00e1ria pelo bem comum (15 settembre 2003), 20; cfr Lett. enc. Laudato si\u2019, 159: AAS 107 (2015), 911.<br \/>\n[164] Lett. enc. Laudato si&#8217;, (24 maggio 2015), 191: AAS 107 (2015), 923.<br \/>\n[165] Pio XI, Discorso alla Federazione Universitaria Cattolica Italiana (18 dicembre 1927): L\u2019Osservatore Romano (23 dicembre 1927), 3.<br \/>\n[166] Cfr Id., Lett. enc. Quadragesimo anno (15 maggio 1931), 88: AAS 23 (1931), 206-207.<br \/>\n[167] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 205: AAS 105 (2013), 1106.<br \/>\n[168] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 2: AAS 101 (2009), 642.<br \/>\n[169] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 231: AAS 107 (2015), 937.<br \/>\n[170] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 2: AAS 101 (2009), 642.<br \/>\n[171] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 207.<br \/>\n[172] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), 15: AAS 71 (1979), 288.<br \/>\n[173] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 44: AAS 59 (1967), 279.<br \/>\n[174] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 207.<br \/>\n[175] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 2: AAS 101 (2009), 642.<br \/>\n[176] Ibid., 3: AAS 101 (2009), 643.<br \/>\n[177] Ibid., 4: AAS 101 (2009), 643.<br \/>\n[178] Ibid.<br \/>\n[179] Ibid., 3: AAS 101 (2009), 643.<br \/>\n[180] Ibid.: AAS 101 (2009), 642.<br \/>\n[181] La dottrina morale cattolica, seguendo l\u2019insegnamento di San Tommaso d\u2019Aquino, distingue tra l\u2019atto \u201celicito\u201d e l\u2019atto \u201cimperato\u201d (cfr Summa Theologiae, I-II, q. 8-17; Marcellino Zalba, S.J., Theologiae moralis summa. Theologia moralis fundamentalis. Tractatus de virtutibus theologicis, ed. BAC, Madrid 1952, vol. 1, 69; Antonio Royo Mar\u00edn, Teolog\u00eda de la Perfecci\u00f3n cristiana, ed. BAC, Madrid 1962, 192-196).<br \/>\n[182] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 208.<br \/>\n[183] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis (30 dicembre 1987), 42: AAS 80 (1988), 572-574; Id. Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 11: AAS 83 (1991), 806-807.<br \/>\n[184] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari (28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 852.<br \/>\n[185] Discorso al Parlamento Europeo, Strasburgo (25 novembre 2014): AAS 106 (2014), 999.<br \/>\n[186] Discorso alla classe dirigente e al Corpo diplomatico, Bangui \u2013 Repubblica Centrafricana (29 novembre 2015): AAS 107 (2015), 1320.<br \/>\n[187] Discorso all\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, New York (25 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1039.<br \/>\n[188] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro mondiale dei movimenti popolari (28 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 853.<br \/>\n[189] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 6.<br \/>\n[190] Ren\u00e9 Voillaume, Fr\u00e8re de tous, Ed. du Cerf, Paris 1968, 12-13.<br \/>\n[191] Videomessaggio al TED2017 di Vancouver (26 aprile 2017): L\u2019Osservatore Romano (27 aprile 2017), p. 7.<br \/>\n[192] Udienza generale (18 febbraio 2015): L\u2019Osservatore Romano, 19 febbraio 2015, p. 8.<br \/>\n[193] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 274: AAS 105 (2013), 1130.<br \/>\n[194] Ibid., 279: AAS 105 (2013), 1132.<br \/>\n[195] Messaggio per la 52\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2019 (8 dicembre 2018), 5: L\u2019Osservatore Romano, 19 dicembre 2018, p. 8.<br \/>\n[196] Discorso nell\u2019Incontro con la classe dirigente, Rio de Janeiro \u2013 Brasile (27 luglio 2013): AAS 105 (2013), 683-684.<br \/>\n[197] Esort. ap. postsin. Querida Amazonia (2 febbraio 2020), 108.<br \/>\n[198] Dal film Papa Francesco \u2013 Un uomo di parola. La speranza \u00e8 un messaggio universale, di Wim Wenders (2018).<br \/>\n[199] Messaggio per la 48\u00aa Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2014): AAS 106 (2014), 113.<br \/>\n[200] Conferenza dei Vescovi Cattolici di Australia, Dipartimento di Giustizia sociale, Making it real: genuine human encounter in our digital world (novembre 2019), 5.<br \/>\n[201] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 123: AAS 107 (2015), 896.<br \/>\n[202] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Veritatis splendor (6 agosto 1993), 96: AAS 85 (1993), 1209.<br \/>\n[203] Come cristiani crediamo, inoltre, che Dio dona la sua grazia affinch\u00e9 sia possibile agire come fratelli.<br \/>\n[204] Vinicius De Moraes, Samba della benedizione (Samba da B\u00ean\u00e7\u00e3o), nel disco Um encontro no Au bon Gourmet, Rio de Janeiro (2 agosto 1962).<br \/>\n[205] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 237: AAS 105 (2013), 1116.<br \/>\n[206] Ibid., 236: AAS 105 (2013), 1115.<br \/>\n[207] Ibid., 218: AAS 105 (2013), 1110.<br \/>\n[208] Esort. ap. postsin. Amoris laetitia (19 marzo 2016), 100: AAS 108 (2016), 351.<br \/>\n[209] Messaggio per la 53\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2020 (8 dicembre 2019), 2: L\u2019Osservatore Romano, 13 dicembre 2019, p. 8.<br \/>\n[210] Conferenza Episcopale del Congo, Message au Peuple de Dieu et aux femmes et aux hommes de bonne volont\u00e9 (9 maggio 2018).<br \/>\n[211] Discorso nel grande incontro di preghiera per la riconciliazione nazionale, Villavicencio \u2013 Colombia (8 settembre 2017): AAS 109 (2017), 1063-1064. 1066.<br \/>\n[212] Messaggio per la 53\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2020 (8 dicembre 2019), 3: L\u2019Osservatore Romano, 13 dicembre 2019, p. 8.<br \/>\n[213] Conferenza dei Vescovi del Sudafrica, Pastoral letter on christian hope in the current crisis (maggio 1986).<br \/>\n[214] Conferenza dei Vescovi Cattolici della Corea, Appeal of the Catholic Church in Korea for Peace on the Korean Peninsula (15 agosto 2017).<br \/>\n[215] Discorso alla societ\u00e0 civile, Quito \u2013 Ecuador (7 luglio 2015): L\u2019Osservatore Romano, 9 luglio 2015, p. 9.<br \/>\n[216] Discorso nell\u2019Incontro interreligioso con i giovani, Maputo \u2013 Mozambico (5 settembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 6 settembre 2019, p. 7.<br \/>\n[217] Omelia nella S. Messa, Cartagena de Indias \u2013 Colombia (10 settembre 2017): AAS 109 (2017), 1086.<br \/>\n[218] Discorso alle Autorit\u00e0, al Corpo diplomatico e a rappresentanti della societ\u00e0 civile, Bogot\u00e1 \u2013 Colombia (7 settembre 2017): AAS 109 (2017), 1029.<br \/>\n[219] Conferenza Episcopale della Colombia, Por el bien de Colombia: di\u00e1logo, reconciliaci\u00f3n y desarrollo integral (26 novembre 2019), 4.<br \/>\n[220] Discorso alle Autorit\u00e0, alla societ\u00e0 civile e al Corpo diplomatico, Maputo \u2013 Mozambico (5 settembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 6 settembre 2019, p. 6.<br \/>\n[221] V Conferenza Generale dell\u2019Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, Documento di Aparecida (29 giugno 2007), 398 (ed. it. EDB, Bologna 2014).<br \/>\n[222] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 59: AAS 105 (2013), 1044.<br \/>\n[223] Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 14: AAS 83 (1991), 810.<br \/>\n[224] Omelia nella S. Messa per lo sviluppo dei popoli, Maputo \u2013 Mozambico (6 settembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 7 settembre 2019, p. 8.<br \/>\n[225] Discorso nella cerimonia di benvenuto, Colombo \u2013 Sri Lanka (13 gennaio 2015): L\u2019Osservatore Romano, 14 gennaio 2015, p. 7.<br \/>\n[226] Discorso ai bambini del Centro Betania e a una rappresentanza di assistiti di altri centri caritativi dell\u2019Albania, Tirana \u2013 Albania (21 settembre 2014): Insegnamenti, II, 2 (2014), 288.<br \/>\n[227] Videomessaggio al TED2017 di Vancouver (26 aprile 2017): L\u2019Osservatore Romano (27 aprile 2017), p. 7.<\/p>\n<p>[228] Pio XI, Lett. enc. Quadragesimo anno (15 maggio 1931), 114: AAS 23 (1931), 213.<br \/>\n[229] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 228: AAS 105 (2013), 1113.<br \/>\n[230] Discorso alle Autorit\u00e0, alla societ\u00e0 civile e al Corpo diplomatico, Riga \u2013 Lettonia (24 settembre 2018): L\u2019Osservatore Romano, 24-25 settembre 2018, p. 7.<br \/>\n[231] Discorso nella Cerimonia di benvenuto, Tel Aviv \u2013 Israele (25 maggio 2014): Insegnamenti, II, 1 (2014), 604.<br \/>\n[232] Discorso presso il Memoriale di Yad Vashem, Gerusalemme (26 maggio 2014): AAS 106 (2014), 228.<br \/>\n[233] Discorso presso il Memoriale della Pace, Hiroshima \u2013 Giappone (24 novembre 2019): L\u2019Osservatore Romano, 25-26 novembre 2019, p. 8.<br \/>\n[234] Messaggio per la 53\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2020 (8 dicembre 2019), 2: L\u2019Osservatore Romano, 13 dicembre 2019, p. 8.<br \/>\n[235] Conferenza dei Vescovi della Croazia, Letter on the Fiftieth Anniversary of the End of the Second World War (1 maggio 1995).<br \/>\n[236] Omelia nella S. Messa, Amman \u2013 Giordania (24 maggio 2014): Insegnamenti, II, 1 (2014), 593.<br \/>\n[237] Messaggio per la 53\u00aa Giornata Mondiale della Pace 1\u00b0 gennaio 2020 (8 dicembre 2019), 1: L\u2019Osservatore Romano, 13 dicembre 2019, p. 8.<br \/>\n[238] Discorso all\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, New York (25 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1041-1042.<br \/>\n[239] N. 2309.<br \/>\n[240] Ibid.<br \/>\n[241] Lett. enc. Laudato si\u2019 (24 maggio 2015), 104: AAS 107 (2015), 888.<br \/>\n[242] Anche Sant\u2019Agostino, che elabor\u00f2 un\u2019idea della \u201cguerra giusta\u201d che oggi ormai non sosteniamo, disse che \u00abdare la morte alla guerra con la parola, e raggiungere e ottenere la pace con la pace e non con la guerra, \u00e8 maggior gloria che darla agli uomini con la spada\u00bb (Epistula 229, 2: PL 33, 1020).<br \/>\n[243] Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 67: AAS 55 (1963), 291.<br \/>\n[244] Messaggio alla Conferenza dell\u2019ONU per la negoziazione di uno strumento giuridicamente vincolante sulla proibizione delle armi nucleari (23 marzo 2017): AAS 109 (2017), 394-396.<br \/>\n[245] Cfr S. Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 51: AAS 59 (1967), 282.<br \/>\n[246] Cfr Lett. enc.\u202fEvangelium vitae (25 marzo 1995), 56: AAS 87 (1995), 463-464.<br \/>\n[247] Discorso in occasione del 25\u00ba anniversario del Catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 2017): AAS 109 (2017), 1196.<br \/>\n[248] Cfr Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai Vescovi circa la nuova redazione del n. 2267 del Catechismo della Chiesa Cattolica sulla pena di morte (1 agosto 2018): L\u2019Osservatore Romano, 3 agosto 2018, p. 8.<br \/>\n[249] Discorso a una delegazione dell\u2019Associazione Internazionale di Diritto Penale (23 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 840.<br \/>\n[250] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della dottrina sociale della Chiesa, 402.<br \/>\n[251] S. Giovanni Paolo II, Discorso all\u2019Associazione Nazionale Magistrati (31 marzo 2000), 4: AAS 92 (2000), 633.<br \/>\n[252] Divinae Institutiones VI, 20, 17: PL 6, 708.<br \/>\n[253] Epistula 97 (responsa ad consulta bulgarorum), 25: PL 119, 991.<br \/>\n[254] Epistula ad Marcellinum, 133, 1.2: PL 33, 509.<br \/>\n[255] Discorso alla delegazione dell\u2019Associazione Internazionale di Diritto Penale (23 ottobre 2014): AAS 106 (2014), 840-841.<br \/>\n[256] Ibid.: AAS 106 (2014), 842.<br \/>\n[257] Ibid.<br \/>\n[258] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc.\u202fEvangelium vitae (25 marzo 1995), 9: AAS 87 (1995), 411.<br \/>\n[259] Conferenza dei Vescovi Cattolici dell\u2019India, Response of the Church in India to the present day challenges (9 marzo 2016).<br \/>\n[260] Omelia nella S. Messa, Domus Sanctae Marthae (17 maggio 2020).<br \/>\n[261] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 19: AAS 101 (2009), 655.<br \/>\n[262] S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 44: AAS 83 (1991), 849.<br \/>\n[263] Discorso ai leader di altre religioni e altre denominazioni cristiane, Tirana \u2013 Albania (21 settembre 2014): Insegnamenti, II, 2 (2014), 277.<br \/>\n[264] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019), L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 6.<br \/>\n[265] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 256: AAS 105 (2013), 1123.<br \/>\n[266] Benedetto XVI, Lett. enc. Deus caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS 98 (2006), 240.<br \/>\n[267] \u00abL\u2019essere umano \u00e8 un animale politico\u00bb (Aristotele, Politica, 1253a 1-3).<br \/>\n[268] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), 11: AAS 101 (2009), 648.<br \/>\n[269] Discorso alla comunit\u00e0 cattolica, Rakovsky \u2013 Bulgaria (6 maggio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 8 maggio 2019, p. 9.<br \/>\n[270] Omelia nella S. Messa, Santiago di Cuba (22 settembre 2015): AAS 107 (2015), 1005.<br \/>\n[271] Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 2.<br \/>\n[272] Discorso nell\u2019Incontro ecumenico, Riga \u2013 Lettonia (24 settembre 2018): L\u2019Osservatore Romano, 24-25 settembre 2018, p. 8.<br \/>\n[273] Lectio divina alla Pontificia Universit\u00e0 Lateranense (26 marzo 2019): L\u2019Osservatore Romano, 27 marzo 2019, p. 10.<br \/>\n[274] S. Paolo VI, Lett. enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), 101: AAS 56 (1964), 650.<br \/>\n[275] Discorso alle Autorit\u00e0 palestinesi, Betlemme \u2013 Palestina (25 maggio 2014): Insegnamenti, II, 1 (2014), 597.<br \/>\n[276] Enarrationes in Psalmos, 130, 6: PL 37, 1707.<br \/>\n[277] Dichiarazione congiunta del Santo Padre Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, Gerusalemme (25 maggio 2014), 5: L\u2019Osservatore Romano, 26-27 maggio 2014, p. 6.<br \/>\n[278] Dal film Papa Francesco. Un uomo di parola. La speranza \u00e8 un messaggio universale, di Wim Wenders (2018).<\/p>\n<p>[279] Esort. ap. postsin. Querida Amazonia (2 febbraio 2020), 106.<\/p>\n<p>[280] Omelia nella S. Messa, Colombo \u2013 Sri Lanka (14 gennaio 2015): AAS 107 (2015), 139.<\/p>\n<p>[281] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 7.<\/p>\n<p>[282] Discorso alle Autorit\u00e0, Sarajevo \u2013 Bosnia-Erzegovina (6 giugno 2015): L\u2019Osservatore Romano, 7 giugno 2015, p. 7.<\/p>\n<p>[283] Discorso ai partecipanti all\u2019Incontro internazionale per la pace promosso dalla Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio (30 settembre 2013): Insegnamenti, I, 2 (2013), 301-302.<\/p>\n<p>[284] Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, Abu Dhabi (4 febbraio 2019): L\u2019Osservatore Romano, 4-5 febbraio 2019, p. 6.<\/p>\n<p>[285] Ibid.<\/p>\n<p>[286] Cfr B. Charles de Foucauld, Meditazione sul Padre nostro (23 gennaio 1897): Opere spirituali, Ed. Paoline, Roma 1983, 555-562.<\/p>\n<p>[287] Id., Lettera a Henry de Castries (29 novembre 1901): Id., Solo con Dio in compagnia dei fratelli, a cura di E. Bolis, Ed. Paoline, Milano 2002, 254.<\/p>\n<p>[288] Id., Lettera a Madame de Bondy (7 gennaio 1902): cit. in P. Sourisseau, Charles de Foucauld 1858-1916. Biografia, trad. a cura delle Discepole del Vangelo e A. Mandonico, Effat\u00e0, Cantalupa (TO), 359. Cos\u00ec lo chiamava anche S. Paolo VI elogiando il suo impegno: Enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 12: AAS 59 (1967), 263.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA FRATER 1. &laquo;Fratelli tutti&raquo;,[1] scriveva San Francesco d&rsquo;Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. 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