{"id":5992,"date":"2020-10-24T03:59:50","date_gmt":"2020-10-24T03:59:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=5992"},"modified":"2020-10-23T19:12:44","modified_gmt":"2020-10-23T19:12:44","slug":"5992","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/spiritualita\/5992\/","title":{"rendered":"Spezzare la Parola, XXX Domenica del Tempo Ordinario-ANNO A"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-weight: 400;\"><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">L<\/span><\/strong>a partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. <strong>Sosta e Ripresa<\/strong> intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che &#8220;spezzare la Parola&#8221; del Signore \u00e8 indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica. Continuiamo a farlo anche questa settimana seguendo un percorso di riflessione aiutato dalle omelie pronunciate pi\u00f9 o meno un quarto di secolo fa dal <\/span><b>cardinale Lorenzo Antonetti<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<figure id=\"attachment_5626\" aria-describedby=\"caption-attachment-5626\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/88120A.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-5626\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/09\/88120A.jpeg\" alt=\"Cardinale Lorenzo Antonetti\" width=\"150\" height=\"180\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-5626\" class=\"wp-caption-text\">Cardinale Lorenzo Antonetti<\/figcaption><\/figure>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Lo facciamo anche perch\u00e8 chi questo giornale dirige lo ritiene un modo\u00a0 per supplire, almeno in minima parte, al fatto che all&#8217;epoca non si riusc\u00ec a realizzare il progetto di raccoglierle tutte e pubblicarle e che quindi oggi quasi nessuno pu\u00f2 aggiungersi al numero di quanti le ascoltarono e ne furono arricchiti. Ma lo facciamo soprattutto perch\u00e9 persuasi che il tempo non abbia tolto nulla all&#8217;utilit\u00e0 di confrontarsi anche nella vicenda di oggi con la capacit\u00e0 di questo porporato di dare delle indicazioni di senso alla nostra quotidianit\u00e0. E crediamo che ci\u00e0 possa aiutarci anche in questo\u00a0 <\/span><b>25 ottobre 2020, XXX Domenica del Tempo Ordinario \u2013 ANNO A<\/b><span style=\"font-weight: 400;\">.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abLa liturgia della Paola che la Chiesa propone ogni giorno\u00a0 &#8211; disse il cardinale Antonetti &#8211; \u00e8 un aiuto prezioso alla nostra vita. Sempre e pi\u00f9 ancora nella domenica, il giorno del Signore che ci vede radunati per nutrirci insieme, come comunit\u00e0, dell&#8217;Eucarestia che di fita \u00e8 fonte. La riflessione sulla parola di Dio non \u00e8 e non deve essere considerata una prerogativa del sacerdozio ordinato. Ci sono laici, anche tra voi, capaci di un servizio prezioso ai fratelli anche attraverso quella che chiamiamo <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">lectio divina<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">. Ma questa non coincide con l&#8217;omelia del sacerdote durante la Messa. L&#8217;omelia \u00e8 infatti parte, non indispensabile ma comunque rilevante della Messa stessa, che il sacerdote celebra con voi e per voi. \u00c8 un servizio del sacerdote che tra poco consacrer\u00e0 il pane e il vino nel compito principale al quale lo ha destinato il Signore con il sacramento dell&#8217;ordine. A questo compito \u00e8 chiamato ad assolvere non solo con l&#8217;esegesi dei testi, ma con lo spirito di carit\u00e0 che deve spingerlo a inquadrare la Parola nella vita quotidiana della comunit\u00e0\u00bb.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abIn questa domenica &#8211; riprese il celebrante &#8211; il Vangelo (Mt 22, 34-40) \u00e8 quello del comandamento dell&#8217;amore, amare Dio e amare il prossimo, che insieme sono il comandamento pi\u00f9 grande. Come vi avevo detto nelle scorse settimane, il contesto \u00e8 quello nel lungo confronto tra Ges\u00f9 i leader religiosi e politici dell&#8217;epoca, quelli che l&#8217;evangelista ha chiamato sacerdoti e anziani del popolo. Stavolta, in particolare, i suoi interlocutori sono i farisei. Dobbiamo capirci: i farisei erano intellettuali, giuristi, spesso di profonda preparazione nello studio della legge che ne faceva appunto dei capi del popolo. I sadducei che Ges\u00f9 aveva confutato prima era appunto coloro tra i quali venivano scelti i sacerdoti. Molte cose dette sui farisei nel Vangelo, ma non tutte, hanno portato a identificare il loro nome con l&#8217;ipocrisia. Ma non si tratta di un giudizio totalizzante. Nel riferire dello stesso episodio che oggi abbiamo ascoltato in Matteo, il Vangelo di Marco ci dice\u00a0 che Ges\u00f9 stesso giudica il dottore della legge che lo ha interrogato &#8220;non lontano dal Regno dei cieli&#8221;. Lo stesso san Paolo, l&#8217;apostolo delle genti, era un fariseo e rivendica di esserlo anche dopo aver scelto la sequela di Cristo\u00bb.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u00abQual \u00e8 allora il punto? &#8211; continu\u00f2 il cardinale &#8211; Da cosa il Vangelo ci invita a guardarci. Il punto \u00e8 di restare ancorati alla sostanza dell&#8217;amore, di non affidarsi alla sola precettistica. I farisei facevano proprio questo, il loro studio della Legge mosaica si traduceva in nell&#8217;indicazione di centinaia di precetti da seguire rigidamente e di fatto spesso in aperto contrasto con il comandamento dell&#8217;amore. Si pensi all&#8217;accusa fatta a Ges\u00f9 di violare la Legge mosaica perch\u00e9 guarisce un malato di sabato, giorno in cui la Legge vieta di lavorare. Si pensi al sacerdote e al levitadella parabola del samaritano, che per non contaminarsi con il sangue, come prescrive la legge prima di accostarsi al Tempio, lasciano un disgraziato ferito sulla strada. Ma pensiamo anche alle nostre societ\u00e0. Pensiamo alle leggi che si spesso applicano &#8211; e spesso si scrivono &#8211; solo contro i pi\u00f9 deboli. Non si pu\u00f2 amare Dio senza amare il prossimo, il comandamento dell&#8217;amore non \u00e8 scindibile. Ges\u00f9 non cancella la Legge mosaica, ne spiega e ne completa il senso. Ce ne offre una prova la prima lettura di oggi tratta dal libro dell&#8217;Esodo (Es 22, 20-26), l&#8217;accusa di molestare lo straniero, di maltrattare la vedova e l&#8217;orfano, di praticare l&#8217;usura, di togliere al povero l&#8217;essenziale. Pensiamo a come le nostre societ\u00e0 opulente reagiscono e legiferaro\u00a0 riguardo a profughi e migranti, di come alle famiglie in difficolt\u00e0 si faccia appena una carit\u00e0 pelosa e troppo stesso insufficiente, si pensi a un sistema bancario finanziaro che carica di\u00a0 oneri pesanti quanti hanno bisogno di un prestito per vivere e superare un momento di difficolt\u00e0 e che magari non li concede loro se non hanno qualcosa da dare in pegno, in garanzia, mentre sperpera\u00a0 denaro, spesso pubblico e comunque dei risparmiatori, per darne senza controllo ai ricchi e ai potenti. Pensiamo a cosa significa oggi per noi quel &#8220;perire per spada&#8221; che abbiamo ascoltato. Pensiamo alle diseguaglianze e alle discriminazioni nei rapporti tra le nazioni che sono la prima e principale causa delle guerre, e in quelli al loro interno, anche della nostra, che si traducono troppo spesso in violenza. Ma pensiamo soprattutto che la Parola ci indica strade di rispetto e di amore. Perch\u00e9 anche attraverso di noi ognuno riconosca la promessa del Signore di ascoltare il grido degli oppressi, ci riconosca figli e testimoni del Dio pietoso\u00bb.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. 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