{"id":6104,"date":"2020-10-31T06:49:19","date_gmt":"2020-10-31T06:49:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=6104"},"modified":"2024-08-16T11:34:07","modified_gmt":"2024-08-16T11:34:07","slug":"spezzare-la-parola-solennita-di-tutti-i-santi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/spezzare-la-parola\/spezzare-la-parola-solennita-di-tutti-i-santi\/","title":{"rendered":"Spezzare la Parola. Solennit\u00e0 di Tutti i Santi"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">L<\/span><\/strong>a partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. <strong>Sosta e Ripresa<\/strong> intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che &#8220;spezzare la Parola&#8221; del Signore \u00e8 indispensabile, per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/tutti-i-santi-222241.660x368.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-6106 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/tutti-i-santi-222241.660x368-300x167.jpg\" alt=\"Tutti i Santi\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/tutti-i-santi-222241.660x368-300x167.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/tutti-i-santi-222241.660x368-465x259.jpg 465w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/tutti-i-santi-222241.660x368.jpg 660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In questo <strong>1\u00b0 novembre 2020<\/strong>, la solennit\u00e0 di <strong>Tutti i Santi<\/strong> cade di domenica ed ha\u00a0 liturgia propria, che prevale su quella che sarebbe stata proposta nella XXXI Domenica del Tempo Ordinario &#8211; Anno A, con la continuazione dei passi del Vangelo di Matteo &#8211; in questo caso all&#8217;inizio del capitolo 23) nei quali Ges\u00f9\u00a0 ci indica di guardarci da quanti, pur investiti di conoscenza della parola di Dio e in qualche modo di autorit\u00e0, ne fanno un uso privo di senso perch\u00e9 privo d&#8217;amore, fatto di egoismo e vanagloria.<\/p>\n<p>Per\u00a0 riflettere sul significato della liturgia della Parola che la Chiesa ci offre in questo primo giorno di novembre, continuiamo ad affidarci alla sapienza pastorale che emerge dalle omelie del <strong>cardinale Lorenzo Antonetti<\/strong>, pronunciate pi\u00f9 o meno un quarto di secolo fa, ma che sorprendono ancora oggi per la loro attualit\u00e0, che potrebbe apparire sorprendente, se non fosse palese la visione profonda di quel porporato sulla realt\u00e0 sociale e religiosa di questo tempo di passaggio dal secondo al terzo millennio dell&#8217;era cristiana.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5034 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101-300x175.jpg\" alt=\"Card. Lorenzo Antonetti\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101.jpg 397w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abCelebriamo oggi la solennit\u00e0 di Ognissanti e domani la commemorazione dei defunti. La stretta vicinanza di queste due festivit\u00e0 &#8211; disse il cardinale &#8211; fu stabilita dalla Chiesa quasi sette secoli fa (era il 1313, n.d.r.) dopo che era da altri tre secoli consuetudine in alcune comunit\u00e0 monastiche. Non \u00e8 un accostamento casuale.<\/p>\n<p>La commemorazione dei defunti si lega alla dottrina del purgatorio, consolidatasi proprio intormo all&#8217;anno Mille e che, sia pure per molto tempo espressa con immagini infantili, cio\u00e8 come se il purgatorio fosse una specie di inferno a termine, testimonia di un&#8217;imperitura speranza di salvezza. La dottrina ci insegna che esiste una Chiesa trionfante, quella gi\u00e0 nella gloria di Dio, una Chiesa purgante che l&#8217;attende, una Chiesa militante, che siamo noi oggi, che quella gloria crede e che \u00e8 chiamata a testimoniare questa fede con le opere. E sono tra loro in comunione. Questo testimonia la devozione per i santi, questo esprime la preghiera di indulgenza per i defunti, questo ci chiama ad improntare il nostro essere nel mondo, la nostra esperienza quotidiana.<\/p>\n<p>La partecipazione ai sacramenti ci d\u00e0 una grazia di stato, nutre la nostra fede. Ma la fede non \u00e8 una generica condizione del pensiero o del sentimento, non basta a se stessa. Esige comportamenti coerenti, esige appunto le opere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLe letture di oggi ci mostrano quella triplice realt\u00e0 &#8211; continu\u00f2 il porporato -. La prima \u00e8 il brano dell&#8217;Apocalisse (Ap 7, 2-4. 9-14) che ci mostra una visione dei santi, con un numero simbolico di centoquarantaquattromila, cio\u00e8 dodici per dodici per mille, che sta a significare innumerevoli, anche se qualche setta strana sostiene che vada preso alla lettera. Una visione che ci rassicura su quanto grande sia la misercodia di Dio. Su\u00a0 questa misericordia da sempre creduta dalla Chiesa ci ammaestra bene l&#8217;enciclica Dives in misericorda del Santo Padre (Giovanni Paolo II, 1980), che dopo alcuni anni dalla sua promulgazione\u00a0 mostra in questi nostri giorni la fondatezza del monito che pone fin dal suo inizio: &#8220;La situazione del mondo contemporaneo manifesta non soltanto trasformazioni tali da far sperare in un futuro migliore dell&#8217;uomo sulla terra, ma rivela pure molteplici minacce che oltrepassano di molto quelle finora conosciute&#8221; (Dives in misericordia, capitolo 1, paragrafo 2). Se nel 1980 queste parole potevano sembrare riferite soprattutto alla minaccia nucleare, oggi sappiamo che non \u00e8 l&#8217;unica. Lo vediamo in quella che si \u00e8 voluto raccontare come una vittoria della democrazia sul totalitarismo e che vediamo sempre pi\u00f9 trasformarsi in uno strapotere del denaro di pochi contro i bisogni di molti, in immense discriminazioni che si sono accresciute tra i popoli e all&#8217;interno dei popoli, nelle guerre e nei conflitti civili pi\u00f9 o meno dichiarati che proliferano in ogni continente, persino nella nostra Europa che ne era stata risparmiata per decenni.<\/p>\n<p>Guerre e violenze i cui promotori sfruttano persino un&#8217;idea perversa delle religioni per cementare fragili identit\u00e0 di masse alle quali additare un nemico, da usare come pedine della propria cupidigia di denaro e di potere\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abS\u00ec, ci sono scenari foschi nei nostri orizzonti di oggi e forse del prossimo futuro. Ma la Parola di Dio nutre la nostra speranza, ci insegna a guardare la luce che pure \u00e8 presente nel mondo &#8211; disse per\u00f2 il porporato -, il bene che esiste, l&#8217;amore che vince ogni giorno tante difficolt\u00e0. E questa speranza si fa certezza in quanti ci hanno preceduto nell&#8217;eternit\u00e0, come quei morti, quei nostri morti che gi\u00e0 sanno di essere destinati alla gioia perenne. Ma anche di chi ancora \u00e8 pellegrino nella vita terrena, nel tempo della storia, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura tratta dalla prima lettera di san Giovanni (1Gv 3, 1-3). S\u00ec, la meta promessa \u00e8 chiara, nell&#8217;eternit\u00e0, ma anche nel nostro essere Chiesa oggi, ora, nel tempo che ci \u00e8 dato sulla Terra. E chiare\u00a0 sonole regole delle stadre da percorrere. Ce le indica il Vangelo di oggi (Mt 5,1-12a), il Vangelo, la buona notizia delle beatitudini, quello che \u00e8 stato definito con ardita sintesi il manifesto programmatico del cristianesimo (&#8230;) Voglio aggiungere solo una considerazione che non \u00e8, credetemi, un esercizio sintattico, ma una chiave di lettura che pu\u00f2 insegnarci il modo di essere cristiani, il modo per veder realizzate la promesse\u00a0 del Signore a quanti sono nel dolore, nel pianto,\u00a0 ai miti, a quanti hanno fame e sete di giustizia, ai misericordiosi, ai puri di cuore, agli operatori di pace, ai perseguitati.<\/p>\n<p>Il premio, la promessa \u00e8 espressa sempre con verbi al futuro, un futuro che possiamo costruire nella storia o che ci apetta nell&#8217;eternit\u00e0. Ce ne \u00e8 solo uno al presente: dei poveri \u00e8 il Regno di Dio. Perch\u00e8 il regno di Dio non \u00e8 il paradiso, non \u00e8 oltre la vita mortale. \u00c8 qui, ora, sempre e da sempre. E appartiene ai poveri. Abbraccia tutti la misricordia di Dio, ma per i poveri \u00e8 l&#8217;abbraccio pi\u00f9 forte e amorevole. Se faremo altrettanto quando Dio ci chiamer\u00e0 vedremo realizzato per noi quanto ci ha detto oggi san Giovanni: &#8220;noi saremo simili a lui, perch\u00e9 lo vedremo cos\u00ec come egli \u00e8&#8221;. C&#8217;\u00e8 un buon modo per allenarci a veder compita questa promessa, appagata questa speranza: il Dio che si \u00e8 incarnato possiamo imparare a riconoscerlo nei poveri,\u00bb.<\/p>\n<p>Buona domenica a tutti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. 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