{"id":6229,"date":"2020-11-14T03:50:30","date_gmt":"2020-11-14T03:50:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=6229"},"modified":"2024-08-16T11:34:50","modified_gmt":"2024-08-16T11:34:50","slug":"spezzare-la-parola-commento-al-vangelo-xxxiii-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/spezzare-la-parola-commento-al-vangelo-xxxiii-domenica-del-tempo-ordinario-anno-a\/","title":{"rendered":"Spezzare la Parola, Commento al Vangelo XXXIII Domenica del Tempo Ordinario\u2013ANNO A"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>L<\/strong><\/span>a partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. <strong>Sosta e Ripresa<\/strong> intende offrire ai propri lettori un contributo di riflessione sulla liturgia domenicale, nella convinzione che &#8220;spezzare la Parola&#8221; del Signore \u00e8 indispensabile per meglio partecipare alla sua mensa eucaristica.<\/p>\n<p>Proseguiamo in questo 15 novembre 2020<strong>, XXXIII Domenica del Tempo Ordinario \u2013 ANNO A<\/strong>, questo cammino di approfondimento con l&#8217;aiuto delle omelie del <strong>cardinale Lorenzo Antonetti<\/strong>, di alto significato pastorale e di piena attualit\u00e0, nonostante il quarto di secolo trascorso da quando vennero pronunciate.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-5034 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101-300x175.jpg\" alt=\"Card. Lorenzo Antonetti\" width=\"300\" height=\"175\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101-300x175.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2020\/07\/Romagnano-nel-giallo-di-Emanuela-Orlandi-spunta-il-nome-del-cardinale-Antonetti-59d20dc7317101.jpg 397w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abIl brano del Vangelo di Matteo\u00a0 che abbiamo appena ascoltato (Mt 25, 14-30), con la parabola dei talenti &#8211; disse il cardinale &#8211; \u00e8 l&#8217;immediato seguito di quello sul quale abbiamo riflettuto insieme domenica scorsa. E come quello adombra il giudizio finale. Come del resto fa la seconda lettura tratta dalla \u00a0prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonic\u00e9si (1Ts 5, 1-6). E sotto questo aspetto il significato della parabola \u00e8 chiaro e tutti noi lo abbiamo ben presente fin dall&#8217;infanzia: dobbiamo far fruttificare i doni che abbiamo ricevuto, grandi o meno grandi che siano. Ma forse, come capita sempre con la Parola di Dio, possiamo cercarvi oggi e\u00a0 qui, nella nostra vicenda quotidiana e nella nostra realt\u00e0 sociale, qualche motivo di ulteriore riflessione. Il linguaggio usato da Ges\u00f9 con i suoi interlocutori di allora ha una strana somiglianza con quello che negli ultimi anni abbiamo visto imporsi nelle nostre societ\u00e0: fare impresa per raddoppiare il capitale o almeno affidarlo a servizi finanziari professionistici affinch\u00e9 produca se non altro interessi. Oltre tutto parla di un sacco di soldi. Un talento di allora equivaleva a diecimila volte la paga usuale di un lavoratore a giornata, era quanto si guadagna in una vita di lavoro. Allora stiamo parlando di un Ges\u00f9 fautore dell&#8217;iniziativa privata e della finanza? \u00c8 difficile da credere. Troppe volte il Vangelo ci ha ammonito a non puntare sulle ricchezze, comunque acquisite. E allora di cosa ci parla questa parabola. Io credo che ci parli di paura e di fiducia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abSono\u00a0 la paura e la sfiducia &#8211; continu\u00f2 il porporato &#8211; a paralizzare chi seppellisce il proprio talento. La paura degli altri, visti come nemici. La paura per la propria sicurezza che lo spinge a nascondersi, lo rende estraneo alla societ\u00e0, incapace di coinvolgersi e di partecipare pienamente all&#8217;avventura della vita. Infine la paura di Dio. Perch\u00e9 Dio sa tutto, vede tutto ed \u00e8 pronto a punirci per ogni nostro errore? Perch\u00e9 \u00e8 il Cristo terribile del giudizio michelangiolesco nella Cappella Sistina, col braccio sollevato e pronto a gettare i peccatori all&#8217;inferno? Se \u00e8 cos\u00ec \u00e8 giusto averne paura. Se \u00e8 cos\u00ec \u00e8 comprensibile volersi tenere lontano da quel braccio minaccioso del Cristo. Perch\u00e9 un Dio che non ammette errori \u00e8 terrificante. Ma non \u00e8 il Dio che ci ha creato a sua immagine. \u00c8 il dio che si sono creati a propria immagine i tiranni, i fondamentalisti pseudo religiosi, i massacratori, i terroristi. La prima cosa che ci ha detto il Papa quando \u00e8 stato eletto (il cardinale parlava di Giovanni Paolo II, n.d.r.) \u00e8: &#8220;Non abbiate paura, aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!&#8221;. Lo diceva a ciascuno di noi e lo diceva alla Chiesa, chiamata a spalancare le porte, a rendere agevole a ogni persona la strada verso l&#8217;abbraccio salvifico, verso l&#8217;amore senza riserve del Signore. Quella Chiesa che certo nei suoi fedeli e forse pi\u00f9 ancora nei suoi pastori lungo i secoli da peccati in pensieri, in parole, in azioni e pi\u00f9 ancora in omissioni, non \u00e8 stata e non \u00e8 certo esente, come confessiamo all&#8217;inizio di ogni Messa. Ma pure quella Chiesa alla quale il Signore ha promesso che le forze del male non prevarranno su di essa.\u00a0 Perch\u00e9 il Signore di noi si fida, non \u00e8 un ragioniere di utili e passivi, non fa delle nostre vite capitoli di un bilancio di perdite e di guadagni in questa umanit\u00e0 che ha creato per amore\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abEppure \u00e8 evidente &#8211; concluse il porporato &#8211; come la\u00a0 parabola ci dica che dei doni ricevuti dovremo rendere conto. Ma come? Anche in questo la Parola che abbiamo ascoltato ci auita a comprendere. La prima lettura tratta del libro dei Proverbi (Pr 31, 10-13. 19.20, 30-31) ci presenta l&#8217;esempio di una donna che rende santa la\u00a0 sua casa. Ma non \u00e8 una santit\u00e0 privata, non \u00e8 chiusura in una propria esclusiva dimensione di felicit\u00e0. Ella infatti &#8220;Apre le sue palme al misero, stende la mano al povero&#8221;.\u00a0 \u00c8 questo il divendo che il Signore ci chiede di ottenere dal capitale deidoni che ci ha inviato. Perch\u00e9 il Signore lo possiamo ripagare solo nel povero, nell&#8217;affato, nel sensa casa, nello straniero, nel morto come lui \u00e8 morto e destinato a risorgere come lui \u00e8 risorto. S\u00ec , il Signore ci ha riempito di doni, di talento, di capacit\u00e0, di opportunit\u00e0. Perch\u00e9 ci ama e di noi si fida. E allora a questa fiducia dobbiamo rispondere con la nostra. S\u00ec , \u00e8 la fiducia che il Signore ci chiede in lui e nella vita. E anche in noi stessi\u00bb.<\/p>\n<p>Buona domenica a tutti<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partecipazione alla Messa domenicale resta il cuore e il fulcro della vita cristiana. 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