{"id":6280,"date":"2020-11-18T03:28:42","date_gmt":"2020-11-18T03:28:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=6280"},"modified":"2020-11-17T14:39:59","modified_gmt":"2020-11-17T14:39:59","slug":"diplomazia-al-servizio-dei-poveri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/diplomazia-al-servizio-dei-poveri\/","title":{"rendered":"Diplomazia al servizio dei poveri"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">L<\/span><\/strong>a cortesia dell&#8217;<strong>arcivescovo Agostino Marchetto<\/strong> ha voluto far avere al direttore responsabile di questa testata un&#8217;intervista-contributo per una tesi di laurea sulla diplomazia della Santa Sede a favore dei poveri e della pace che \u00e8 condizione indispensabile per combattere la miseria e le immani discriminazioni che straziano l&#8217;umanit\u00e0.<\/p>\n<p>La pubblichiamo per intero, invitando i nostri lettori a dedicarle il tempo necessario, nella convizione che da questa lettura possano farsi idee un po&#8217; pi\u00f9 chiare su cosa \u00e8 l&#8217;azione della Chiesa universale nel mondo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;arcivescovo Marchetto fa una significativa premessa di sintetica presantazione dei compiti assolti al servizio della Santa sede: \u00abPrima di rispondere alle domande qui sotto formulate, desidero premettere che \u00e8 per me liberante, &#8211; per cui posso onorarle &#8211; il fatto che mi si chieda di farlo alla luce della mia esperienza. Aggiungo che essa \u00e8 condizionata dai Paesi e territori dove ho rappresentato la Santa Sede e cio\u00e8: Zambia e Malawi, Cuba, Algeria, Tunisia, Libia e Marocco, Portogallo, Zimbabwe e Mozambico e poi, come Nunzio, quindi Capo-Missione, Madagascar, Mauritius, La R\u00e9union, Isole Comore e Mayotte, Tanzania, Belarus&#8217; e, dopo la mia grave malattia del 94, nella Segreteria di Stato come Nunzio a disposizione, e successivamente Rappresentante della S. Sede presso la F.A.O., l&#8217;I.F.A.D. e il P.A.M. Da ultimo eccomi per 10 anni Segretario del Pontificio Consiglio per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti, comprendente missioni che bene si potevano definire diplomatiche e a difesa dei diritti umani. Rilevo comunque che tre dei Paesi sopra menzionati si trovano nella lista dei 10 pi\u00f9 poveri del mondo. Manca un ultimo punto, la menzione al mio studio, dal &#8217;90, sul Concilio Vaticano II, che pure tratta di questioni sollevate dalle domande, postemi\u00bb.<\/p>\n<p><em><strong>Che cosa significa per Lei essere Nunzio Apostolico? Quale valore aggiunto rispetto a un Ambasciatore nel rapporto con gli Stati e le istituzioni governative in generale?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Per me, credente e vescovo, essere Nunzio Apostolico significa un legame<br \/>\necclesiale fortissimo poich\u00e9 certo devo essere un Pastore che segue le orme del Buon Pastore, ma anche in comunione gerarchica con il Pastore della Chiesa universale (Cattolica) sulla terra, il Vescovo di Roma, e in comunione con il Collegio (= Corpo) Episcopale e perci\u00f2 pure, possiamo dire, con tutto il Popolo di Dio. Pastori e gregge vanno insieme. Ed \u00e8 questo il cambio introdotto, alla luce del Concilio Ecumenico Vaticano II, nel nuovo Codice di Diritto Canonico, in cui si mette in primo piano la rappresentanza del Papa, per coloro che ne hanno la funzione, presso le Chiese locali (di ciascun Paese dove sono accreditati). Al secondo posto vi \u00e8 poi il compito di essere<br \/>\nrappresentanti nei confronti delle autorit\u00e0 civili nel Paese di accreditamento. Rilevo qui che quest&#8217;ultima funzione \u00e8 stata retrocessa al secondo posto con una chiara sottolineatura della missione intraecclesiale del Nunzio.<\/p>\n<p><em><strong>\u00c8 questo un valore aggiunto rispetto a un ambasciatore?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Io lo reputo, poich\u00e9 l&#8217;inserimento, quasi, del Rappresentante Pontificio nella Chiesa locale, i suoi continui contatti con i vescovi delle Chiese particolari, i quali a loro volta fanno parte delle Conferenze episcopali regionali e continentali e del Sinodo dei Vescovi, in certe occasioni, rendono il Nunzio pi\u00f9 &#8220;interessante&#8221; e &#8220;apppetibile&#8221; altres\u00ec per la possibilit\u00e0 di dialogo dei Governanti stessi e degli uomini politici con la Chiesa Cattolica. Ci sono poi, specialmente nei Paesi di missione, i settori di particolare interesse comune come le scuole e le universit\u00e0, l&#8217;insegnamento professionale e tecnico, la sanit\u00e0 pubblica, lo sviluppo specialmente agricolo, gli aiuti in situazioni disastrate, ecc.<\/p>\n<p><em><strong>Ritiene che la Santa Sede sia un soggetto fondamentale nella Comunit\u00e0 internazionale per la ricerca della pace e la tutela dei diritti umani?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il 4 ottobre 1965 Papa Paolo VI, all\u2019Assemblea Generale delle Nazioni Unite, si present\u00f2 con queste parole: \u00abvoi avete davanti un uomo come voi; egli \u00e8 vostro fratello, e fra voi, rappresentanti di Stati sovrani, uno dei pi\u00f9 piccoli, rivestito lui pure, se cos\u00ec vi piace considerarci, d\u2019una minuscola, quasi simbolica sovranit\u00e0 temporale, quanta gli basta per essere libero di esercitare la sua missione spirituale, e per assicurare chiunque tratta con lui, che egli \u00e8 indipendente da ogni sovranit\u00e0 di questo mondo. Egli non ha alcuna potenza temporale, n\u00e9 alcuna ambizione di competere con voi; non abbiamo, infatti, alcuna cosa da chiedere, nessuna questione da sollevare; se mai un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere, quello di potervi servire in ci\u00f2 che a Noi \u00e8 dato di fare, con disinteresse, con umilt\u00e0 e amore\u00bb. Cos\u00ec, il Pontefice delineava la particolare natura dello Stato della Citt\u00e0 del Vaticano. &#8220;Sotto un profilo esterno, esso, pur nella sua esiguit\u00e0, &#8211; affermava recentemente il card. Parolin, Segretario di Stato &#8211; pu\u00f2 essere assimilabile agli altri Stati, ma, nello stesso tempo, \u00e8 caratterizzato da una irriducibile peculiarit\u00e0 \u2013 che dovr\u00e0 essere sempre tenuta in debito conto \u2013, quella cio\u00e8 di essere al servizio del ministero del Papa, garantendo la sovranit\u00e0 della Santa Sede e la libert\u00e0 del Romano Pontefice. In questo senso, pu\u00f2 essere considerato una realt\u00e0 funzionale e strumentale ad un fine soprannaturale&#8221;. San Paolo VI, nel citato discorso, metteva poi in luce che la Santa Sede \u00e8 portatrice \u00abd\u2019un messaggio per tutta l\u2019umanit\u00e0\u00bb, facendosi interprete delle voci \u00abdei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, degli anelanti alla giustizia, alla dignit\u00e0 della vita, alla libert\u00e0, al benessere e al progresso\u00bb. La voce del Papa si leva forte in favore della giustizia e della pace e contro tutto ci\u00f2 che mortifica la persona umana nella sua dignit\u00e0 e nei suoi diritti fondamentali: \u00abQuando un sistema economico \u2013 ha affermato Papa Francesco \u2013 pone al centro solo il dio denaro, si scatenano politiche di esclusione e non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 posto n\u00e9 per l\u2019uomo n\u00e9 per la donna. Allora l\u2019essere umano crea quella cultura dello scarto che comporta sofferenza, privando tanti del diritto di vivere e di essere felici\u00bb (Messaggio per il 25\u00b0 anniversario dell\u2019istituzione della Fondazione Populorum Progressio, 20 novembre 2017). Da questi soli accenni, appare evidente come, nella<br \/>\nscena internazionale, la Santa Sede si ispiri a finalit\u00e0 differenti rispetto a quelle che perseguono ordinariamente gli altri membri della Comunit\u00e0 delle Nazioni e come, dall\u2019esigenza del perseguimento di dette finalit\u00e0, nasca una particolare sua collocazione nell\u2019ambito di tale Comunit\u00e0. Nel richiamato discorso di San Paolo VI egli fece riferimento a tale peculiarit\u00e0 sottolineando la strumentalit\u00e0 della presenza della Santa Sede nell\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite all\u2019annuncio della buona novella: \u00abNoi celebriamo qui l\u2019epilogo d\u2019un faticoso pellegrinaggio in cerca d\u2019un colloquio con il mondo intero, da quando Ci \u00e8 stato comandato: \u201cAndate e portate la buona novella a tutte le genti\u201d (Mc 16,15)\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8, dunque, evidente che la posizione della Santa Sede tra i membri dell\u2019ordinamento internazionale non si fonda sulla sua \u201csimbolica\u201d sovranit\u00e0 territoriale, ma, piuttosto, sulla capacit\u00e0 di porre azioni e relazioni in campo sovranazionale, che siano conformi al mandato evangelico che ne determina l\u2019esistenza. Secondo quanto disse San Giovanni Paolo II alle Nazioni Unite, nel 50\u00b0 anniversario della loro fondazione, la Santa Sede \u2013 in virt\u00f9 della sua missione spirituale \u2013 deve animare lo \u00absforzo comune per costruire la civilt\u00e0 dell\u2019amore, fondata sui valori universali della pace, della solidariet\u00e0, della giustizia e della libert\u00e0\u00bb (New York, 5 ottobre 1995). Ritengo dunque pienamente fondata l&#8217;affermazione che la Santa Sede sia un soggetto fondamentale nella Comunit\u00e0 internazionale per la ricerca della pace e la tutela dei diritti umani. Ci\u00f2 non risulta solo dai principi enunciati, ma con base nell&#8217;esperienza che, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo fatta e basti pensare all&#8217;opera in tal senso dei Papi conciliari e post che hanno guidato la Chiesa, testimone di Cristo nel mondo.<\/p>\n<p><em><strong>La Santa Sede a differenza di altri soggetti di diritto internazionale non dispone di una forza militare e\/o economica, ma si serve solamente del dialogo. Possiamo sostenere che rappresenti un viatico per le altre diplomazie, o rappresenta un\u2019eccezione attribuibile al particolare status di cui essa gode?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La questione del dialogo \u00e8 qui introdotta giustamente perch\u00e9 questa parola &#8211;<br \/>\npure a volte inflazionata senza un fondamento effettivo nella situazione, purtroppo &#8211;\u00a0 questo cammino, questa tattica e strategia \u00e8 riuscita, proprio anche per la Chiesa, a sbloccare una situazione di stallo durante il Vaticano II, grazie all&#8217; enciclica &#8220;Ecclesiam suam&#8221; di Paolo VI. Essa indic\u00f2 il cammino a uno dei suoi quattro documenti fondamentali, la Costituzione pastorale &#8220;Gaudium et Spes&#8221;, sul dialogo appunto della Chiesa con il mondo contemporaneo. E Dio del resto non \u00e8 Egli pure entrato in dialogo con l&#8217;uomo? \u00c8 dunque la natura stessa della Chiesa &#8211; diciamo cos\u00ec &#8211; a condurla al dialogo anche nel consesso delle Nazioni, pur senza dimenticare che ambascerie e colloqui di pace si trovano nel corso di tutta la storia. E le origine delle Ambasciate permanenti non sono forse nate pure dal dialogo, desiderato pi\u00f9 continuo e approfondito? Ricordiamo l&#8217;inizio con Venezia, seguita dalla stessa Santa Sede.<\/p>\n<p>Forse si potrebbe aggiungere che anch&#8217;essa va oltre al dialogo, giunge all&#8217;aiuto anche economico, pur nei suoi campi limitati, ma non effimeri, e basti pensare all&#8217;opera di promozione umana oltre che cristiana di tante Congregazioni Religiose, di associazioni cattoliche e di volontariato che ne sono ispirate, senza menzionare le Pontificie Opere Missionarie e quant&#8217;altro.<\/p>\n<p><em><strong>Viste le sue esperienze come Nunzio Apostolico in Paesi dove i cattolici non sono maggioranza, come si costruisce il rapporto con le altre confessioni cristiane e in particolare con le altre religioni? Viene riconosciuta l\u2019autentica missione della Santa Sede al servizio di tutti?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Anche qui il fattore personale, la disposizione al dialogo, all&#8217;amicizia umana e<br \/>\ncristiana deve aprire il cammino. Naturalmente molto dipende anche dalla situazione di ciascuna realt\u00e0 religiosa nazionale. Certamente pure qui il Concilio Vaticano II ha aperto il cammino al dialogo interreligioso, oltre che a quello ecumenico pi\u00f9 frequente. Farlo conoscere e praticarlo \u00e8 compito vitale. Non si pu\u00f2 peraltro disconoscere che quando si \u00e8 in minoranza si parte da una posizione&#8230; di minoranza, che bisogna riconoscere per agire con realismo. Ma sempre il cammino \u00e8 quello dell&#8217;incontro, o, almeno del tentativo d&#8217;incontro, di disponibilit\u00e0 a parlarsi. Potrei portare non pochi esempi. Penso al pur difficile dialogo a Cuba, nel mio tempo col\u00e0 &#8211; siamo nel difficile &#8217;71-75 -, ora migliorato assai, a quello in Libia (c&#8217;era Gheddafi e si realizz\u00f2 il primo incontro islamo- cristiano da lui voluto a Tripoli) e in Marocco &#8211; con l&#8217;apertura delle relazioni diplomatiche-, al Mozambico, al Madagascar, con bella situazione ecumenica, alla Tanzania, col\u00e0 cosa non cos\u00ec facile come si sarebbe portati a pensare, e alla Bielorussia.<\/p>\n<p>Ivi, al tempo del mio servizio, &#8211; fui il primo Nunzio residente a Minsk e il primo Ambasciatore a presentare le lettere credenziale al Presidente Lukaschenko -, risuscit\u00f2 la Chiesa Cattolica con le sue 300 chiese, e in dialogo con i nostri fratelli ortodossi, grazie altres\u00ec alla visione amica soprattutto dell&#8217;allora simpatico Metropolita. Da rilevare a tale riguardo che la Belarus&#8217; \u00e8 il II\u00b0 Paese dell&#8217;antica Unione Sovietica con la pi\u00f9 alta percentuale di fedeli cattolici, dopo la Lituania. Pu\u00f2 nascere anche, cammin facendo, la possibilit\u00e0 di illuminare le menti e vincere preconcetti reciproci fino a riconoscere poco a poco pure una missione della Chiesa Cattolica, universale, presente in un certo Paese, con i cui membri si pu\u00f2 collaborare, specialmente in certi campi, per il benessere di tutti. Del resto ora, in alcuni Stati, anche per un certo cambio del tipo di presenza musulmana, i nostri fratelli, hanno imparato a fare un po&#8217; come noi, dal nostro impegno in campo educativo e sanitario, che accompagna il nostro annuncio della buona novella. \u00c8 ancora un lungo cammino quello che ci attende, ma qualcosa, forse pi\u00f9 di qualcosa, si muove anche nel pur vario mondo dell&#8217;Islam.<\/p>\n<p><em><strong>Papa Benedetto XVI e Papa Francesco hanno scritto circa la necessit\u00e0 di un&#8217;Autorit\u00e0 politica mondiale. \u00c8 plausibile pensare che la Diplomazia pontificia possa giocare un ruolo determinante nel tessere questo grande progetto? (non solo a livello intergovernativo ma anche nel dialogo con i singoli governi).\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>La questione non \u00e8 facile, anche se la citazione del pensiero favorevole al riguardo di due Papi fa pensare a un inclinarsi in tal senso della Dottrina sociale della Chiesa. Comunque la nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che porta il titolo &#8220;Per una riforma del sistema finanziario e monetario nella prospettiva dell&#8217;autorit\u00e0 pubblica a competenza universale&#8221; va nello stesso senso, con varie precisazioni, naturalmente. Nella sua prefazione possiamo leggere che &#8220;Raccogliendo l\u2019appello del Santo Padre e, al tempo stesso, facendo proprie le preoccupazioni dei popoli \u2014 soprattutto di quelli che maggiormente soffrono il prezzo della situazione attuale \u2014 il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel rispetto delle competenze delle autorit\u00e0 civili e politiche, intende proporre e condividere la propria riflessione \u00abPer una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un\u2019autorit\u00e0 pubblica a competenza universale&#8221;. Il documento cos\u00ec continua: &#8220;Un lungo cammino resta per\u00f2 ancora da percorrere prima di arrivare alla costituzione di una tale Autorit\u00e0 pubblica a competenza universale. Logica vorrebbe che il processo di riforma si sviluppasse avendo come punto di riferimento l\u2019Organizzazione delle Nazioni Unite, in ragione dell\u2019ampiezza mondiale delle sue responsabilit\u00e0, della sua capacit\u00e0 di riunire le Nazioni della terra e della diversit\u00e0 dei suoi compiti e di quelli delle sue Agenzie specializzate. Il frutto di tali riforme dovrebbe essere una maggiore capacit\u00e0 di adozione di politiche e scelte vincolanti poich\u00e9 orientate alla realizzazione del bene comune a livello locale, regionale e mondiale. Tra le politiche appaiono pi\u00f9 urgenti quelle relative alla giustizia sociale globale: politiche finanziarie e monetarie che non danneggino i Paesi pi\u00f9 deboli; politiche volte alla realizzazione di mercati liberi e stabili e ad un\u2019equa distribuzione della ricchezza mondiale mediante anche forme inedite di solidariet\u00e0 fiscale globale, di cui si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti. Nel cammino della costituzione di un\u2019Autorit\u00e0 politica mondiale non si possono disgiungere le questioni della governance (ossia di un sistema di semplice coordinamento orizzontale senza un\u2019Autorit\u00e0 super partes) da quelle di uno shared government (ossia di un sistema che, oltre al coordinamento orizzontale, stabilisca un\u2019Autorit\u00e0\u00a0super partes) funzionale e proporzionato al graduale sviluppo di una societ\u00e0 politica mondiale. La costituzione di un\u2019Autorit\u00e0 politica mondiale non pu\u00f2 essere raggiunta senza la previa pratica del multilateralismo, non solo a livello diplomatico, ma anche e soprattutto nell\u2019ambito dei piani per lo sviluppo sostenibile e per la pace. A un Governo mondiale non si pu\u00f2 pervenire se non dando espressione politica a preesistenti interdipendenze e cooperazioni.&#8221;<\/p>\n<p>A questo riguardo forse la rinnovata insistenza di questi tempi dei rappresentanti della Santa Sede presso gli Organismi internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, a favore del multilateralismo pu\u00f2 essere un indice della direzione dell&#8217;impegno previo della Santa Sede a favore, alla fine, di un&#8217;Autorit\u00e0 politica mondiale. Il cammino da percorrere \u00e8 ancora lungo ma sembra &#8220;compito delle generazioni presenti riconoscere e accettare consapevolmente questa nuova dinamica mondiale verso la realizzazione di un bene comune universale. Certo, questa trasformazione si far\u00e0 al prezzo di un trasferimento graduale ed equilibrato di una parte delle attribuzioni nazionali a un\u2019Autorit\u00e0 mondiale e alle Autorit\u00e0 regionali, ma questo \u00e8 necessario in un momento in cui il dinamismo della societ\u00e0 umana e dell\u2019economia e il progresso della tecnologia trascendono le frontiere, che nel mondo globalizzato sono di fatto gi\u00e0 erose&#8221;. \u00c8 dunque legittimo pensare che la Diplomazia pontificia possa giocare un ruolo determinante a favore di questo grande progetto. In fondo questa \u00e8 anche la mia grande speranza e illusione, ma i miei anni corrono via e credo che non vedr\u00f2 la realizzazione del sogno di un&#8217;Autorit\u00e0 politica mondiale. Ma che almeno non ritorni Babele!<\/p>\n<p><em><strong>Nelle agende politiche troviamo sempre pi\u00f9 spesso il termine \u201cdiritti umani\u201d e la Chiesa cattolica \u00e8 fortemente impegnata su questo versante. Nella sua esperienza in Africa avr\u00e0 toccato con mano le situazioni di fragilit\u00e0 e talvolta di violazione dei diritti. Come, a suo parere, dovrebbe agire la Santa Sede e la Chiesa? Anche nell\u2019essere ponte tra l&#8217;Occidente e il continente Africano? Cosa invece \u00e8 gi\u00e0 stato fatto?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Diritti umani, s\u00ec, e non solo l&#8217;enunciazione, e con particolare attenzione al diritto alla libert\u00e0 religiosa che ne \u00e8 l&#8217;architrave, e anche attenzione ai cosiddetti diritti (nuovi) oggi proclamati che tali non sono e infiacchiscono invece quelli fondamentali cosiddetti di prima generazione. Al riguardo mi piace citare, come preambolo, un mio lavoro sulla tanto contestata, da alcuni, dichiarazione conciliare Dignitatis Humanae. Il titolo \u00e8 gi\u00e0 significativo, pur con punto interrogativo finale che stuzzica l&#8217;appetito del lettore, cos\u00ec spero, ed \u00e8 questo: &#8220;La dichiarazione Dignitatis Humanae, rottura o riforma e rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto Chiesa?&#8221; (A. H. C. 48 (2016\/17) p. 377-395). Le scansioni dello studio portano i seguenti titoli: Introduzione. La corretta ermeneutica conciliare: il Concilio come evento o avvenimento?; Evoluzione omogenea della dottrina pontificia; Nuovo status quaestionis; Elementi essenziali del diritto alla libert\u00e0 religiosa; Rapporto tra libert\u00e0 religiosa e poteri pubblici; Educazione all&#8217;esercizio alla libert\u00e0 religiosa; Alla luce della Rivelazione; Cenni alle sequele della &#8220;Dignitatis Humanae&#8221;.<br \/>\nSulla libert\u00e0 religiosa all&#8217;oggid\u00ec ha parlato recentemente l&#8217;arcivescovo Gallagher (attuale segretario della Santa Sede ai Rapporti con gli Stati, n.d,r,), affermando che &#8220;essere liberi dal punto di vista religioso \u00e8 importante anche dal punto di vista delle relazioni internazionali; anzi, \u00e8 una conditio sine qua non per il rispetto della persona umana&#8221; ed &#8220;una delle priorita&#8217; della Santa Sede&#8221;. Ma a mettere in pericolo questa condizione essenziale sono anche i paladini &#8220;dei cosiddetti nuovi diritti&#8221; che mostrano di non avere &#8220;comprensione o interesse nei confronti della realt\u00e0 ontologica della persona umana e della dimensione essenziale della sua dignit\u00e0 trascendentale&#8221;. Si tratta di un &#8220;attacco contro la stessa societ\u00e0&#8221; che viene mosso &#8220;anche attraverso l&#8217;ideologia del politicamente corretto, nel nome della tolleranza e della non discriminazione&#8221;. Si arriva cos\u00ec al varo di &#8220;leggi che vanno contro la libert\u00e0 di coscienza&#8221; e di pensiero nel nome di un atteggiamento sintetizzabile nella formula del &#8220;fai quello che vuoi&#8221;. \u00c8 questa &#8220;la posta in gioco&#8221;, e se si parla di ruolo delle religioni per il rispetto della libert\u00e0 di ognuno, si deve pensare anche alla Dichiarazione sulla Fraternit\u00e0 Umana firmata da Papa Francesco nel 2019 con le autorit\u00e0 religiose musulmane a Dubai.<\/p>\n<p><strong>E l&#8217;Africa in tutto ci\u00f2?<\/strong><\/p>\n<p>La &#8220;mia&#8221; Africa, \u00e8 gi\u00e0 per me lontana nel tempo. L&#8217;ho lasciata, infatti, nel &#8217;94. Un miglioramento nell&#8217;insieme c&#8217;\u00e8 stato, ma il movimento migratorio nelle sue varie espressioni dimostra un desiderio per molti, specialmente giovani, di fuga. Certo il fascino di una vita pi\u00f9 libera per i giovani stessi rimane. Mi pare per\u00f2 che i Vescovi stanno prendendo coscienza del dovere di incoraggiare a restare. Credo peraltro che si trovino nella situazione di quelli cubani del mio tempo (&#8217;71-&#8217;75) che chiedevano ai loro fedeli di restare, ma comprendevano la libert\u00e0 di ciascuno di poter scegliere quel che ritenevano di dover fare. Anche qui la difficolt\u00e0 del discernimento! Del resto ci\u00f2 tocca anche la questione dei sacerdoti africani che restano in Europa dopo i loro studi.<\/p>\n<p><em><strong>E la realt\u00e0 della discriminazione o oppressione tribale?<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Certo bisogna accettare una gradualit\u00e0 di soluzioni e, a volte, si capisce che si va verso il male minore. Fu questo un aspetto molto duro per me come Nunzio, inchinarmi a una opzione in tale linea. Ponte, la Chiesa, tra l&#8217;Occidente e il Continente africano? Lo \u00e8 gi\u00e0 stato nel secolo scorso, che fu un&#8217;epopea missionaria, e lo \u00e8 e sar\u00e0 ancora, in questo, oggi, con impegno pi\u00f9 pronunciato magari per lo sviluppo agricolo e l&#8217;ecologismo integrale. Grandi problemi, grandi questioni, ma, tutto considerato, l&#8217;Africa dovrebbe essere il Continente, vicinissimo, alleato per eccellenza dell&#8221;Europa, con base pure nella pasta umana dell&#8217;uomo mediterraneo e africano nero, che hanno &#8211; credetemi &#8211; una significativa base comune, di sentire. Comunque i problemi non possono nascondere quanto \u00e8 stato compiuto anche per onorare la dignit\u00e0 africana.<\/p>\n<p><em><strong>Rappresentare un soggetto squisitamente neutrale come la Santa Sede, permette di prendere posizioni non dettate dalle logiche dei blocchi o dalle alleanze. Questo pu\u00f2 portare a trovarsi un po\u2019 soli nelle sfide nel mondo di ieri e di oggi? Quale posizione assumere?\u00a0<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Verissima l&#8217;affermazione contenuta nella domanda: la Santa Sede oggid\u00ec &#8220;soggetto squisitamente neutrale&#8221;. Introdurrei peraltro un nota Bene, cio\u00e8 il crescente condizionamento che pu\u00f2 venire dalle Conferenze Episcopali e dai Vescovi dei vari Paesi. Non \u00e8 poi cosa nuova. In effetti, sembra che sempre pi\u00f9 le Chiese locali avranno voce in capitolo presso la Santa Sede. E la giusta libertas Ecclesiae sar\u00e0 salva? E anche da questo lato la Sede di Pietro potrebbe trovarsi un po&#8217; sola nelle sfide del mondo. Di fatto essa stessa \u00e8 nel mondo ma non \u00e8 (non dovrebbe essere) del mondo. Quale posizione allora assumere? Mi pare evidente la risposta. Quella cio\u00e8 del servizio alla verit\u00e0, alla giustizia, alla libert\u00e0 e alla solidariet\u00e0, diciamo cos\u00ec.<\/p>\n<p>Benissimo! Sono le grandi colonne indicate nella &#8220;Pacem in Terris&#8221; da Papa Giovanni dell&#8217;edificio della pace, della cattedrale o della moschea della pace. \u00c8 risolta allora la questione della solitudine? Dico un rotondo no, anche se tali valori devono continuare ad ispirare l&#8217;opera indefessa della S. Sede a favore del &#8220;totum in pace compositum&#8221;. Il soggetto squisitamente neutrale \u00e8 allora salvo? Ripeterei qui il mio no. In effetti, pi\u00f9 ci si allontana dal cuore della fede, speranza e carit\u00e0, virt\u00f9 teologali, in materia che esige un contesto, un discernimento, la considerazioni di altri elementi non di morale e di<br \/>\nfede, le difficolt\u00e0 crescono e le possibili divisioni crescono anche fra cristiani. V&#8217;\u00e8 certamente la storia che ci pu\u00f2 aiutare, la tradizione e il &#8220;mestiere&#8221;<br \/>\ndiplomatico, nel senso pi\u00f9 nobile della parola. Ma ci sono i &#8220;grandi&#8221; di questo mondo che sono ingordi di potere, gelosi delle loro potestates, capaci di battere con il tacco della loro scarpa sul tavolo del Consiglio di Sicurezza (a quando la sua riforma annunciata?). E ci si pu\u00f2 trovar soli, ma fa niente se restiamo dalla parte di Cristo, nella sua compagnia anche ascendendo il Calvario, fedeli per\u00f2 all&#8217;annuncio del Regno, anche nel mondo diplomatico. Quante volte anch&#8217;io, poveretto, mi son trovato solo a sostenere posizioni in favore della dignit\u00e0 di ogni persona umana, che gli Stati in genere pi\u00f9 non sostengono. Ma alla fine della nostra vita saremo giudicati sulla carit\u00e0, non \u00e8 vero? Questo vale specialmente per chi serve la Santa Sede. Lo ricordino pure la Sede di Pietro e i suoi diplomatici. Quale posizione dunque assumere? Quella della carit\u00e0. Anche politica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La cortesia dell&rsquo;arcivescovo Agostino Marchetto ha voluto far avere al direttore responsabile di questa testata un&rsquo;intervista-contributo per una tesi di laurea sulla diplomazia della Santa Sede a favore dei poveri e della pace che &egrave;<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/diplomazia-al-servizio-dei-poveri\/\">Leggi tutto &rarr;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":6211,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24,2654],"tags":[],"class_list":["entry","author-direzione","post-6280","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-attualita","category-chiesa-e-societa"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-09-02 10:53:41","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6280"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6280"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6280\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":6283,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/6280\/revisions\/6283"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6211"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6280"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=6280"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=6280"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}