{"id":6861,"date":"2021-02-02T04:16:55","date_gmt":"2021-02-02T04:16:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=6861"},"modified":"2024-10-26T16:50:44","modified_gmt":"2024-10-26T16:50:44","slug":"crisi-le-donne-pagano-di-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/crisi-le-donne-pagano-di-piu\/","title":{"rendered":"Crisi: le donne pagano di pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>D<\/strong><\/span>onne e mondo del lavoro \u00e8 purtroppo da sempre un binomio che racconta <strong>difficolt\u00e0, ingiustizie, ritardi legislativi<\/strong>. E questi mesi di lotta al Covid-19 hanno aggravato ulteriormente una situazione gi\u00e0 pi\u00f9 che preoccupante. La pandemia morde ancora con forza in tutto il mondo e l&#8217;Italia non fa eccezione.<\/p>\n<p>Come noto, accanto ai dati pi\u00f9 svonvolgenti, quelli dei morti e della diffusione del contagio, destano allarme le conseguenze sociali, il che significa soprattutto il lavoro.<\/p>\n<p>Non sarebbe giusto negare che le misure di protezione adottate in questi mesi difficili dal governo &#8211; sostegni ai redditi pi\u00f9 bassi, cassa integrazione straordinaria, blocco dei licenziamenti (ma ovviamente non per i contratti a termine) e i cosiddetti ristori &#8211; sono riuscite in parte a mitigare le le ricadute della chiusura forzata di numerose attivit\u00e0 e che sotto questo aspetto, per una volta, i risultati italiani sono al di sopra dela media europea.<\/p>\n<p>Ma la situazione \u00e8 comunque critica. I dati diffusi dall&#8217;Istat e relativi al dicembre scorso, registrano una diminuzione dell&#8217;occupazione di poco pi\u00f9 di 101.000 a unit\u00e0 rispetto a novembre, cio\u00e8 dello 0,4%. Sembra dunque essersi esurito il recupero parziale registrato nel terzo e in parte del quarto trimestre del 2020.<br \/>\nComplessivamente il\u00a0 tasso di occupazione su base annua scende al 58%\u00a0 dal 58,9% di dicembre 2019.Quellocertificato della disoccupazione sale\u00a0\u00a0sale al 9%, ossia +0,2 punti, quello dei giovani\u00a0 passa al 29,7%, +0,3. altre 34.000 persone si sono aggiunte al numero di quanti cercano lavoro, con un aumento dell&#8217;1,5%. Ma non ci sono solo questi numeri, tutto sommato contenuti: ci sono anche i cosiddetti inoccupati, 482.000 in pi\u00f9, nei quali vanno compresi quei disoccupati che formalmente non\u00a0\u00a0svolto ricerca attiva di lavoro, per cause da attribuire, oltre che al purtroppo ben noto &#8220;effetto scoraggiamento&#8221;, alle restrizioni alla mobilit\u00e0. Perch\u00e8 la tragedia dell&#8217;occupazione in Italia va molto aldil\u00e0 di quel 9% riportato dalle tabelle Istat.<br \/>\nE in ogni caso i dati\u00a0 bisogna imparare a saperli leggere e questo non \u00e8 un compito riservato agli esperti di statistica, ma interpella la politica, mette in discussione la visione della societ\u00e0. In Italia, nostante gli stanziamenti di 130 miliardi di euro appunto per i &#8220;ristori&#8221; ai lavoratori automi, la crisi colpisce soprattutto costoro, ovviamente parlando solo in termini di lavoro legale, senza cio\u00e8 tener conto del lavoro in nero, sommerso e non tutelato che da almeno trent&#8217;anni\u00a0 \u00e8 stato ingigantito dallo scivolamento del Paese in politiche di liberismo sempre pi\u00f9 rapace e dissennato.<\/p>\n<p>E bisogna aggiungere che ad essere colpite <strong>sono soprattutto le donne<\/strong>, di tutte le et\u00e0, con una significativa eccezione per le ultracinquantenni, quelle cio\u00e8 che nel mondo del lavoro sono entrate quando le leggi di tutela ancora funzionavano e non ci si era abbandonati supinamente alle cosiddette leggi del mercato. Di quelle 101.000 persone che hanno perso il lavoro a dicembre 99.000 sono donne, 79.000 lavoratrici autonome, almeno per modo di dire: si tratta infatti di de che svolgono sotto ogni aspetto lavoro dipendente, ma sono obbligate ad aprire quelle finte partite Iva tanto care a chi le pu\u00f2 cos\u00ec assumere senza dover pagare per i loro diritti, a partire dalle ferie e dalle assenze per malattia, per arrivare ai congedi parentali e a quelli per maternit\u00e0.<\/p>\n<p>N\u00e9 certo, sono le donne a tirarsi indietro di fronte a un&#8217;emergenza. Durante il lockdown primaverile\u00a0 il 74% delle donne hanno continuato a lavorare rispetto al 66% degli uomini, per garantire il servizio in quei\u00a0 settori a forte vocazione femminile: scuola, sanit\u00e0, pubblica amministrazione. E, tra l&#8217;altro, con la chiusura delle scuole, quasi tre milioni di lavoratrici con un figlio a carico con meno di 15 anni, il 30% delle occupate, si sono trovate a dover seguire i figli\u00a0 impegnati nella didattica a distanza. Ma questo riguarda il lavoro garantito. Ben diverso \u00e8 il discorso sul lavoro autonomo, che da tempo, con poche eccezioni, significa lavoro non tutelato e dove, in settori con un tradizionale bacino di presenza femminile, c&#8217;\u00e8 stata una strage. \u00c8 il caso del sistema ricettivo e ristorativo e del turismo,\u00a0 dove le donne rappresentano circa\u00a0 il 50,6% dell&#8217;occupazione, e pi\u00f9 ancora nei servizi di assistenza domestica, dove il lavoro femminile arriva all&#8217;88,1%. Si sono persi il 44,2%\u00a0 posti di lavoro, e ben il 51% con riferimento proprio a quelli femminili.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Donne e mondo del lavoro &egrave; purtroppo da sempre un binomio che racconta difficolt&agrave;, ingiustizie, ritardi legislativi. E questi mesi di lotta al Covid-19 hanno aggravato ulteriormente una situazione gi&agrave; pi&ugrave; che preoccupante. 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