{"id":7283,"date":"2021-03-25T16:28:33","date_gmt":"2021-03-25T16:28:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=7283"},"modified":"2021-03-25T16:29:00","modified_gmt":"2021-03-25T16:29:00","slug":"candor-lucis-aeternae-lettera-apostolica-di-papa-francesco-nel-vii-centenario-della-morte-di-dante-alighieri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/candor-lucis-aeternae-lettera-apostolica-di-papa-francesco-nel-vii-centenario-della-morte-di-dante-alighieri\/","title":{"rendered":"Candor Lucis Aeternae, Lettera Apostolica di Papa Francesco nel VII centenario della morte di Dante Alighieri"},"content":{"rendered":"<p>CANDOR LUCIS AETERNAE<\/p>\n<p>DEL SANTO PADRE<br \/>\nFRANCESCO<\/p>\n<p>NEL VII CENTENARIO DELLA MORTE<br \/>\nDI DANTE ALIGHIERI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 24pt;\"><strong>S<\/strong><\/span>plendore della Luce eterna, il Verbo di Dio prese carne dalla Vergine Maria quando Ella rispose \u201ceccomi\u201d all\u2019annuncio dell\u2019Angelo (cfr\u00a0Lc\u00a01,38). Il giorno in cui la Liturgia celebra questo ineffabile Mistero \u00e8 anche particolarmente significativo per la vicenda storica e letteraria del sommo poeta Dante Alighieri, profeta di speranza e testimone della sete di infinito insita nel cuore dell\u2019uomo. In questa ricorrenza, pertanto, desidero unirmi anch\u2019io al numeroso coro di quanti vogliono onorare la sua memoria nel VII Centenario della morte.<\/p>\n<p>Il 25 marzo, infatti, a Firenze iniziava l\u2019anno secondo il computo\u00a0ab Incarnatione. Tale data, vicina all\u2019equinozio di primavera e nella prospettiva pasquale, era associata sia alla creazione del mondo sia alla redenzione operata da Cristo sulla croce, inizio della nuova creazione. Essa, pertanto, nella luce del Verbo incarnato, invita a contemplare il disegno d\u2019amore che \u00e8 il cuore stesso e la fonte ispiratrice dell\u2019opera pi\u00f9 celebre del Poeta, la\u00a0Divina Commedia, nella cui ultima cantica l\u2019evento dell\u2019Incarnazione viene ricordato da San Bernardo con questi celebri versi: \u00abNel ventre tuo si raccese l\u2019amore, \/ per lo cui caldo ne l\u2019etterna pace \/ cos\u00ec \u00e8 germinato questo fiore\u00bb (Par. XXXIII, 7-9).*<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel\u00a0Purgatorio\u00a0Dante rappresentava, scolpita su una balza rocciosa, la scena dell\u2019Annunciazione (X, 34-37.40-45).<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 dunque mancare, in questa circostanza, la voce della Chiesa che si associa all\u2019unanime commemorazione dell\u2019uomo e del poeta Dante Alighieri. Molto meglio di tanti altri, egli ha saputo esprimere, con la bellezza della poesia, la profondit\u00e0 del mistero di Dio e dell\u2019amore. Il suo poema, altissima espressione del genio umano, \u00e8 frutto di un\u2019ispirazione nuova e profonda, di cui il Poeta \u00e8 consapevole quando ne parla come del \u00abpoema sacro \/ al quale ha posto mano e cielo e terra\u00bb (Par. XXV, 1-2).<\/p>\n<p>Con questa Lettera Apostolica desidero unire la mia voce a quelle dei miei Predecessori che hanno onorato e celebrato il Poeta, particolarmente in occasione degli anniversari della nascita o della morte, cos\u00ec da proporlo nuovamente all\u2019attenzione della Chiesa, all\u2019universalit\u00e0 dei fedeli, agli studiosi di letteratura, ai teologi, agli artisti. Ricorder\u00f2 brevemente questi interventi, focalizzando l\u2019attenzione sui Pontefici dell\u2019ultimo secolo e sui loro documenti di maggior rilievo.<\/p>\n<p>1. Le parole dei Pontefici Romani dell\u2019ultimo secolo su Dante Alighieri<\/p>\n<p>Un secolo fa, nel 1921, in occasione del VI Centenario della morte del Poeta,\u00a0Benedetto XV, raccogliendo gli spunti emersi nei precedenti Pontificati, particolarmente di\u00a0Leone XIII\u00a0e\u00a0San Pio X, commemorava l\u2019anniversario dantesco sia con una\u00a0Lettera Enciclica,[1]\u00a0sia promuovendo lavori di restauro alla chiesa ravennate di San Pietro Maggiore, popolarmente chiamata di San Francesco, dove furono celebrate le esequie dell\u2019Alighieri e nella cui area cimiteriale egli fu sepolto. Il Papa, apprezzando le tante iniziative volte a solennizzare la ricorrenza, rivendicava il diritto della Chiesa, \u00abche gli fu madre\u00bb, di essere protagonista in tali commemorazioni, onorando il \u00absuo\u00bb Dante.[2]\u00a0Gi\u00e0 nella\u00a0Lettera all\u2019Arcivescovo di Ravenna, Mons. Pasquale Morganti, con la quale approvava il programma delle celebrazioni centenarie,\u00a0Benedetto XV\u00a0motivava cos\u00ec la sua adesione: \u00abInoltre (e ci\u00f2 \u00e8 pi\u00f9 importante) si aggiunge una certa particolare ragione per cui riteniamo che sia da celebrare il suo solenne anniversario con memore riconoscenza e con grande concorso di popolo, per il fatto che l\u2019Alighieri \u00e8 nostro. [\u2026] Infatti, chi potr\u00e0 negare che il nostro Dante abbia alimentato e rafforzato la fiamma dell\u2019ingegno e la virt\u00f9 poetica traendo ispirazione dalla fede cattolica, a tal segno che cant\u00f2 in un poema quasi divino i sublimi misteri della religione?\u00bb.[3]<\/p>\n<p>In un momento storico segnato da sentimenti di ostilit\u00e0 alla Chiesa, il Pontefice ribadiva, nell\u2019Enciclica citata, l\u2019appartenenza del Poeta alla Chiesa, \u00abl\u2019intima unione di Dante con questa Cattedra di Pietro\u00bb; anzi, affermava che la sua opera, pur essendo espressione della \u00abprodigiosa vastit\u00e0 e acutezza del suo ingegno\u00bb, traeva \u00abpoderoso slancio d\u2019ispirazione\u00bb proprio dalla fede cristiana. Per questo, proseguiva\u00a0Benedetto XV, \u00abin lui non va soltanto ammirata l\u2019altezza somma dell\u2019ingegno, ma anche la vastit\u00e0 dell\u2019argomento che la religione divina offerse al suo canto\u00bb. E ne tesseva l\u2019elogio, rispondendo indirettamente a quanti negavano o criticavano la matrice religiosa della sua opera: \u00abSpira nell\u2019Alighieri la stessa piet\u00e0 che \u00e8 in noi; la sua fede ha gli stessi sentimenti. [\u2026] Questo \u00e8 il suo elogio principale: di essere un poeta cristiano e di aver cantato con accenti quasi divini gli ideali cristiani dei quali contemplava con tutta l\u2019anima la bellezza e lo splendore\u00bb. L\u2019opera di Dante \u2013 proseguiva il Pontefice \u2013 \u00e8 un eloquente e valido esempio per \u00abdimostrare quanto sia falso che l\u2019ossequio della mente e del cuore a Dio tarpi le ali dell\u2019ingegno, mentre lo sprona e lo innalza\u00bb. Per questo, sosteneva ancora il Papa, \u00abgli insegnamenti lasciatici da Dante in tutte le sue opere, ma specialmente nel suo triplice carme\u00bb possono servire \u00abquale validissima guida per gli uomini del nostro tempo\u00bb e particolarmente per studenti e studiosi, poich\u00e9 \u00abegli, componendo il suo poema, non ebbe altro scopo che sollevare i mortali dallo stato di miseria, cio\u00e8 dal peccato, e di condurli allo stato di beatitudine, cio\u00e8 della grazia divina\u00bb.<\/p>\n<p>Al VII Centenario della nascita, nel 1965, si collegano, invece, i diversi interventi di\u00a0San Paolo VI. Il 19 settembre, egli fece dono di una croce dorata per arricchire il tempietto ravennate che custodisce il sepolcro di Dante, fino ad allora privo \u00abd\u2019un tale segno di religione e di speranza\u00bb.[4]\u00a0Il 14 novembre invi\u00f2 a Firenze, affinch\u00e9 fosse incastonata nel Battistero di San Giovanni, un\u2019aurea corona d\u2019alloro. Infine, alla conclusione dei lavori del\u00a0Concilio Ecumenico Vaticano II, volle donare ai Padri Conciliari un\u2019artistica edizione della\u00a0Divina Commedia. Ma soprattutto onor\u00f2 la memoria del Sommo Poeta con la Lettera Apostolica\u00a0Altissimi cantus,[5]\u00a0in cui ribadiva il forte legame tra la Chiesa e Dante Alighieri: \u00abChe se volesse qualcuno domandare, perch\u00e9 la Chiesa Cattolica, per volere del suo visibile Capo, si prende a cuore di coltivare la memoria e di celebrare la gloria del poeta fiorentino, facile \u00e8 la nostra risposta: perch\u00e9, per un diritto particolare, nostro \u00e8 Dante! Nostro, vogliamo dire della fede cattolica, perch\u00e9 tutto spirante amore a Cristo; nostro perch\u00e9 molto am\u00f2 la Chiesa, di cui cant\u00f2 le glorie; e nostro perch\u00e9 riconobbe e vener\u00f2 nel Pontefice Romano il Vicario di Cristo\u00bb.<\/p>\n<p>Ma tale diritto, proseguiva il Papa, lungi dall\u2019autorizzare atteggiamenti trionfalistici, rappresenta anche un impegno: \u00abDante \u00e8 nostro, possiamo ben ripetere; e ci\u00f2 affermiamo non gi\u00e0 per farne ambizioso trofeo di gloria egoista, quanto piuttosto per ricordare a noi stessi il dovere di riconoscerlo tale, e di esplorare nell\u2019opera sua gli inestimabili tesori del pensiero e del sentimento cristiano, convinti come siamo che solo chi penetra nell\u2019anima religiosa del sovrano Poeta pu\u00f2 a fondo comprenderne e gustarne le meravigliose spirituali ricchezze\u00bb. E tale impegno non esime la Chiesa dall\u2019accogliere anche le parole di critica profetica pronunciate dal Poeta nei confronti di chi doveva annunciare il Vangelo e rappresentare non s\u00e9 stesso ma il Cristo: \u00abN\u00e9 rincresce ricordare che la voce di Dante si alz\u00f2 sferzante e severa contro pi\u00f9 d\u2019un Pontefice Romano, ed ebbe aspre rampogne per istituzioni ecclesiastiche e per persone che della Chiesa furono ministri e rappresentanti\u00bb; tuttavia, appare chiaro che \u00abtali fieri suoi atteggiamenti non abbiano mai scosso la sua ferma fede cattolica e la sua filiale affezione alla santa Chiesa\u00bb.<\/p>\n<p>Paolo VI\u00a0illustrava, quindi, le caratteristiche che fanno del poema dantesco una fonte di ricchezze spirituali alla portata di tutti: \u00abIl Poema di Dante \u00e8 universale: nella sua immensa larghezza, abbraccia cielo e terra, eternit\u00e0 e tempo, i misteri di Dio e le vicende degli uomini, la dottrina sacra e quella attinta dal lume della ragione, i dati dell\u2019esperienza personale e le memorie della storia\u00bb. Ma soprattutto individuava la finalit\u00e0 intrinseca all\u2019opera dantesca e particolarmente alla\u00a0Divina Commedia, finalit\u00e0 non sempre chiaramente apprezzata e valutata: \u00abIl fine della\u00a0Divina Commedia\u00a0\u00e8 primariamente pratico e trasformante. Non si propone solo di essere poeticamente bella e moralmente buona, ma in grado di cambiare radicalmente l\u2019uomo e di portarlo dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santit\u00e0, dalla miseria alla felicit\u00e0, dalla contemplazione terrificante dell\u2019inferno a quella beatificante del paradiso\u00bb.<\/p>\n<p>Il Papa aveva a cuore, in un momento storico denso di tensioni tra i popoli, l\u2019ideale della pace e trovava nell\u2019opera del Poeta una riflessione preziosa per promuoverla e suscitarla: \u00abQuesta pace dei singoli, delle famiglie, delle nazioni, del consorzio umano, pace interna ed esterna, pace individuale e pubblica, tranquillit\u00e0 dell\u2019ordine, \u00e8 turbata e scossa, perch\u00e9 sono conculcate la piet\u00e0 e la giustizia. E a restaurare l\u2019ordine e la salvezza sono chiamate a operare in armonia la fede e la ragione, Beatrice e Virgilio, la Croce e l\u2019Aquila, la Chiesa e l\u2019Impero\u00bb. In questa linea definiva cos\u00ec l\u2019opera poetica nella prospettiva della pace: \u00abPoema della pace \u00e8 la\u00a0Divina Commedia: lugubre canto della pace per sempre perduta \u00e8 l\u2019Inferno, dolce canto della pace sperata \u00e8 il\u00a0Purgatorio, trionfale epinicio di pace eternamente e pienamente posseduta \u00e8 il\u00a0Paradiso\u00bb.<\/p>\n<p>In tale prospettiva, proseguiva il Pontefice, la\u00a0Commedia\u00a0\u00ab\u00e8 il poema del miglioramento sociale nella conquista di una libert\u00e0, che \u00e8 franchigia dall\u2019asservimento del male, e che ci conduce a trovare e ad amare Dio [\u2026] professando un umanesimo, le cui qualit\u00e0 riteniamo ben chiarite\u00bb. Ma\u00a0Paolo VI\u00a0ribadiva ulteriormente quali fossero le qualit\u00e0 dell\u2019umanesimo dantesco: \u00abIn Dante tutti i valori umani (intellettuali, morali, affettivi, culturali, civili) sono riconosciuti, esaltati; e ci\u00f2 che \u00e8 ben importante rilevare, \u00e8 che questo apprezzamento e onore avviene mentre egli si sprofonda nel divino, quando la contemplazione avrebbe potuto vanificare gli elementi terrestri\u00bb. Da qui nasce, affermava il Papa, a ragione, l\u2019appellativo di Sommo Poeta e la definizione di\u00a0divina\u00a0attribuita alla\u00a0Commedia, come pure la proclamazione di Dante quale \u00absignore dell\u2019altissimo canto\u00bb, nell\u2019incipit\u00a0della Lettera Apostolica stessa.<\/p>\n<p>Valutando, inoltre, le straordinarie qualit\u00e0 artistiche e letterarie di Dante,\u00a0Paolo VI\u00a0ribadiva un principio tante altre volte da lui affermato: \u00abLa teologia e la filosofia hanno con la bellezza un altro rapporto consistente in questo: che prestando la bellezza alla dottrina la sua veste e il suo ornamento, con la dolcezza del canto e la visibilit\u00e0 dell\u2019arte figurativa e plastica, apre la strada perch\u00e9 i suoi preziosi insegnamenti siano comunicati a molti. Le alte disquisizioni, i sottili ragionamenti sono inaccessibili agli umili, che sono moltitudine, essi pure famelici del pane della verit\u00e0: senonch\u00e9 anche questi avvertono, sentono e apprezzano l\u2019influsso della bellezza, e pi\u00f9 facilmente per questo veicolo la verit\u00e0 loro brilla e li nutre. \u00c8 quanto intese e fece il signore dell\u2019altissimo canto, a cui la bellezza divenne ancella di bont\u00e0 e verit\u00e0, e la bont\u00e0 materia di bellezza\u00bb. Citando infine la\u00a0Commedia,\u00a0Paolo VI\u00a0esortava tutti: \u00abOnorate l\u2019altissimo poeta!\u00bb (Inf. IV, 80).<\/p>\n<p>Di\u00a0San Giovanni Paolo II, che pi\u00f9 volte nei suoi discorsi ha ripreso le opere del Sommo Poeta, desidero rievocare solo l\u2019intervento del 30 maggio 1985 all\u2019inaugurazione della mostra\u00a0Dante in Vaticano. Anch\u2019egli, come\u00a0Paolo VI, sottolineava la genialit\u00e0 artistica: l\u2019opera di Dante \u00e8 interpretata come \u00abuna realt\u00e0 visualizzata, che parla della vita dell\u2019oltretomba e del mistero di Dio con la forza del pensiero teologico, trasfigurato dallo splendore dell\u2019arte e della poesia, insieme congiunte\u00bb. Il Pontefice si soffermava, poi, a esaminare un termine chiave dell\u2019opera dantesca: \u00abTrasumanare. Fu questo lo sforzo supremo di Dante: fare in modo che il peso dell\u2019umano non distruggesse il divino che \u00e8 in noi, n\u00e9 la grandezza del divino annullasse il valore dell\u2019umano. Per questo il Poeta lesse giustamente la propria vicenda personale e quella dell\u2019intera umanit\u00e0 in chiave teologica\u00bb.<\/p>\n<p>Benedetto XVI\u00a0ha spesso riproposto l\u2019itinerario dantesco, attingendo dalle sue opere spunti di riflessione e di meditazione. Ad esempio, parlando della sua prima Enciclica\u00a0Deus caritas est, partiva proprio dalla visione dantesca di Dio, in cui \u00abluce e amore sono una cosa sola\u00bb per riproporre una sua riflessione sulla novit\u00e0 dell\u2019opera di Dante: \u00abLo sguardo di Dante scorge una cosa totalmente nuova [\u2026]. La Luce eterna si presenta in tre cerchi ai quali egli si rivolge con quei densi versi che conosciamo: \u201cO luce etterna che sola in te sidi, \/ sola t\u2019intendi, e da te intelletta \/ e intendente te ami e arridi!\u201d (Par.\u00a0XXXIII, 124-126). In realt\u00e0, ancora pi\u00f9 sconvolgente di questa rivelazione di Dio come cerchio trinitario di conoscenza e di amore \u00e8 la percezione di un volto umano \u2013 il volto di Ges\u00f9 Cristo \u2013 che a Dante appare nel cerchio centrale della Luce. [\u2026] Questo Dio ha un volto umano e \u2013 possiamo aggiungere \u2013 un cuore umano\u00bb.[6]\u00a0Il Papa evidenziava l\u2019originalit\u00e0 della visione dantesca nella quale si comunica poeticamente la novit\u00e0 dell\u2019esperienza cristiana, scaturita dal mistero dell\u2019Incarnazione: \u00abLa novit\u00e0 di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue, l\u2019intero essere umano\u00bb.[7]<\/p>\n<p>Da parte mia, nella prima Enciclica,\u00a0Lumen fidei,[8]\u00a0ho fatto riferimento a Dante per esprimere la luce della fede, citando un verso del\u00a0Paradiso\u00a0in cui essa \u00e8 descritta come \u00abfavilla, \/ che si dilata in fiamma poi vivace, \/ e come stella in cielo in me scintilla\u00bb (Par.\u00a0XXIV, 145-147). Per i 750 anni dalla nascita del Poeta,\u00a0ho voluto onorare la sua memoria con un messaggio, auspicando che \u00abla figura dell\u2019Alighieri e la sua opera siano nuovamente comprese e valorizzate\u00bb; e proponevo di leggere la\u00a0Commedia\u00a0come \u00abun grande itinerario, anzi come un vero pellegrinaggio, sia personale e interiore, sia comunitario, ecclesiale, sociale e storico\u00bb; infatti, \u00abessa rappresenta il paradigma di ogni autentico viaggio in cui l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 chiamata a lasciare quella che Dante definisce \u201cl\u2019aiuola che ci fa tanto feroci\u201d (Par. XXII, 151) per giungere a una nuova condizione, segnata dall\u2019armonia, dalla pace, dalla felicit\u00e0\u00bb.[9]\u00a0Ho, quindi, additato la figura del Sommo Poeta ai nostri contemporanei, proponendolo come \u00abprofeta di speranza, annunciatore della possibilit\u00e0 del riscatto, della liberazione, del cambiamento profondo di ogni uomo e donna, di tutta l\u2019umanit\u00e0\u00bb.[10]<\/p>\n<p>Infine,\u00a0ricevendo, il 10 ottobre 2020, la Delegazione dell\u2019Arcidiocesi di Ravenna-Cervia, in occasione dell\u2019apertura dell\u2019Anno Dantesco, e annunciando questo documento, osservavo come l\u2019opera di Dante possa anche oggi arricchire la mente e il cuore di tanti, soprattutto giovani, che accostandosi alla sua poesia \u00abin una maniera per loro accessibile, riscontrano, da una parte, inevitabilmente, tutta la lontananza dell\u2019autore e del suo mondo; e tuttavia, dall\u2019altra, avvertono una sorprendente risonanza\u00bb.[11]<\/p>\n<p>2. La vita di Dante Alighieri, paradigma della condizione umana<\/p>\n<p>Con questa Lettera Apostolica desidero anch\u2019io accostarmi alla vita e all\u2019opera dell\u2019illustre Poeta per percepire proprio tale risonanza, manifestandone sia l\u2019attualit\u00e0 sia la perennit\u00e0, e per cogliere quei moniti e quelle riflessioni che ancora oggi sono essenziali per tutta l\u2019umanit\u00e0, non solo per i credenti. L\u2019opera di Dante, infatti, \u00e8 parte integrante della nostra cultura, ci rimanda alle radici cristiane dell\u2019Europa e dell\u2019Occidente, rappresenta il patrimonio di ideali e di valori che anche oggi la Chiesa e la societ\u00e0 civile propongono come base della convivenza umana, in cui possiamo e dobbiamo riconoscerci tutti fratelli. Senza addentrarmi nella complessa vicenda storica personale, politica e giudiziaria dell\u2019Alighieri, vorrei ricordare solo alcuni momenti ed eventi della sua esistenza, per i quali egli appare straordinariamente vicino a tanti nostri contemporanei e che sono essenziali per comprendere la sua opera.<\/p>\n<p>Alla citt\u00e0 di Firenze, dove nacque nel 1265 e in cui si spos\u00f2 con Gemma Donati generando quattro figli, fu dapprima legato da un forte senso di appartenenza che, per\u00f2, a causa dei dissidi politici, nel tempo si trasform\u00f2 in aperto contrasto. Tuttavia, non venne mai meno in lui il desiderio di ritornarvi, non solo per l\u2019affetto che comunque continu\u00f2 a nutrire per la sua citt\u00e0, ma soprattutto per essere incoronato poeta l\u00e0 dove aveva ricevuto il battesimo e la fede (cfr\u00a0Par. XXV, 1-9). Nelle intestazioni di alcune sue\u00a0Lettere\u00a0(III, V, VI e VII) Dante si definisce \u00abflorentinus et exul inmeritus\u00bb, mentre nella XIII, indirizzata a Cangrande della Scala, precisa \u00abflorentinus natione non moribus\u00bb. Egli, guelfo di parte bianca, si trova coinvolto nel conflitto tra Guelfi e Ghibellini, tra Guelfi bianchi e neri, e dopo aver rivestito cariche pubbliche sempre pi\u00f9 importanti, fino a diventare Priore, per le avverse vicende politiche, nel 1302, viene esiliato per due anni, interdetto dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una multa. Dante rifiuta il verdetto a suo avviso ingiusto, e il giudizio nei suoi confronti si fa ancora pi\u00f9 severo: esilio perpetuo, confisca dei beni e condanna a morte in caso di ritorno in patria. Comincia cos\u00ec la dolorosa vicenda di Dante, il quale cerca invano di poter ritornare nella sua amata Firenze, per la quale aveva combattuto con passione.<\/p>\n<p>Egli diventa cos\u00ec l\u2019esule, il \u201cpellegrino pensoso\u201d, caduto in una condizione di \u00abdolorosa povertade\u00bb (Convivio, I, III, 5) che lo spinge a cercare rifugio e protezione presso alcune signorie locali, tra cui gli Scaligeri di Verona e i Malaspina in Lunigiana. Nelle parole di Cacciaguida, antenato del Poeta, si percepiscono l\u2019amarezza e lo sconforto di questa nuova condizione: \u00abTu lascerai ogne cosa diletta \/ pi\u00f9 caramente; e questo \u00e8 quello strale \/ che l\u2019arco de lo essilio pria saetta. \/ Tu proverai s\u00ec come sa di sale \/ lo pane altrui, e come \u00e8 duro calle \/ lo scendere e \u2018l salir per l\u2019altrui scale\u00bb (Par.\u00a0XVII, 55-60).<\/p>\n<p>Non accettando, poi, le umilianti condizioni di un\u2019amnistia che gli avrebbe consentito il rientro a Firenze, nel 1315 viene nuovamente condannato a morte, questa volta insieme ai suoi figli adolescenti. L\u2019ultima tappa del suo esilio fu Ravenna, dove venne accolto da Guido Novello da Polenta, e dove mor\u00ec, di ritorno da una missione a Venezia, all\u2019et\u00e0 di 56 anni, nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. La sua sepoltura in un\u2019arca presso San Pietro Maggiore, a ridosso del muro esterno dell\u2019antico chiostro francescano, fu poi trasferita nell\u2019attiguo tempietto settecentesco, dove, dopo tormentate vicende, \u00a0nel 1865 furono ricollocate le sue spoglie mortali. Il luogo \u00e8 ancor oggi meta di innumerevoli visitatori e ammiratori del Sommo Poeta, padre della lingua e della letteratura italiana.<\/p>\n<p>Nell\u2019esilio, l\u2019amore per la sua citt\u00e0, tradito dagli \u00abscelleratissimi fiorentini\u00bb (Ep. VI, 1), si trasform\u00f2 in triste nostalgia. La delusione profonda per la caduta dei suoi ideali politici e civili, insieme alla dolorosa peregrinazione da una citt\u00e0 all\u2019altra in cerca di rifugio e sostegno non sono estranee alla sua opera letteraria e poetica, anzi ne costituiscono la radice essenziale e la motivazione di fondo. Quando Dante descrive i pellegrini che si mettono in cammino per visitare i luoghi santi, in qualche modo rappresenta la sua condizione esistenziale e manifesta i suoi pi\u00f9 intimi sentimenti: \u00abDeh, peregrini che pensosi andate\u2026\u00bb (Vita Nova, 29 [XL (XLI), 9], v. 1). Il motivo ritorna pi\u00f9 volte, come nel verso del\u00a0Purgatorio: \u00abS\u00ec come i peregrin pensosi fanno, \/ giugnendo per cammin gente non nota, \/ che si volgono ad essa e non restanno\u00bb (XXIII, 16-18). La struggente malinconia di Dante pellegrino ed esule si percepisce anche nei celebri versi dell\u2019VIII Canto del\u00a0Purgatorio: \u00abEra gi\u00e0 l\u2019ora che volge il disio \/ ai navicanti e \u2018ntenerisce il core \/ lo d\u00ec c\u2019han detto ai dolci amici addio\u00bb (VIII, 1-3).<\/p>\n<p>Dante, riflettendo profondamente sulla sua personale situazione di esilio, di incertezza radicale, di fragilit\u00e0, di mobilit\u00e0 continua, la trasforma, sublimandola, in un paradigma della condizione umana, la quale si presenta come un cammino, interiore prima che esteriore, che mai si arresta finch\u00e9 non giunge alla meta. Ci imbattiamo, cos\u00ec, in due temi fondamentali di tutta l\u2019opera dantesca: il punto di partenza di ogni itinerario esistenziale, il desiderio, insito nell\u2019animo umano, e il punto di arrivo, la felicit\u00e0, data dalla visione dell\u2019Amore che \u00e8 Dio.<\/p>\n<p>Il Sommo Poeta, pur vivendo vicende drammatiche, tristi e angoscianti, non si rassegna mai, non soccombe, non accetta di sopprimere l\u2019anelito di pienezza e di felicit\u00e0 che \u00e8 nel suo cuore, n\u00e9 tanto meno si rassegna a cedere all\u2019ingiustizia, all\u2019ipocrisia, all\u2019arroganza del potere, all\u2019egoismo che rende il nostro mondo \u00abl\u2019aiuola che ci fa tanto feroci\u00bb (Par.\u00a0XXII, 151).<\/p>\n<p>3. La missione del Poeta, profeta di speranza<\/p>\n<p>Dante, dunque, rileggendo soprattutto alla luce della fede la propria vita, scopre anche la vocazione e la missione a lui affidate, per cui, paradossalmente, da uomo apparentemente fallito e deluso, peccatore e sfiduciato, si trasforma in profeta di speranza. Nell\u2019Epistola a Cangrande della Scala chiarisce, con straordinaria limpidezza, la finalit\u00e0 della sua opera, che si attua e si esplica non pi\u00f9 attraverso azioni politiche o militari ma grazie alla poesia, all\u2019arte della parola che, rivolta a tutti, tutti pu\u00f2 cambiare: \u00abBisogna dire brevemente che il fine del tutto e della parte \u00e8 rimuovere i viventi in questa vita da uno stato di miseria e condurli a uno stato di felicit\u00e0\u00bb (XIII, 39 [15]). Tale finalit\u00e0 mette in moto un cammino di liberazione da ogni forma di miseria e di degrado umano (la \u201cselva oscura\u201d) e contemporaneamente addita la meta ultima: la felicit\u00e0, intesa sia come pienezza di vita nella storia sia come beatitudine eterna in Dio.<\/p>\n<p>Di questo duplice fine, di questo ardito programma di vita, Dante \u00e8 messaggero, profeta e testimone, confermato nella sua missione da Beatrice: \u00abPer\u00f2, in pro del mondo che mal vive, \/ al carro tieni or li occhi, e quel che vedi, \/ ritornato di l\u00e0, fa che tu scrive\u00bb (Purg. XXXII, 103-105). Anche Cacciaguida, suo antenato, lo esorta a non venir meno alla sua missione. Al Poeta, che ricorda brevemente il suo cammino nei tre regni dell\u2019aldil\u00e0, e che fa presente la difficolt\u00e0 di comunicare quelle verit\u00e0 che fanno male, che sono scomode, l\u2019illustre avo ribatte: \u00abCosc\u00efenza fusca \/ o de la propria o de l\u2019altrui vergogna \/ pur sentir\u00e0 la tua parola brusca. \/ Ma nondimen, rimossa ogne menzogna \/ tutta tua vis\u00efon fa manifesta; \/ e lascia pur grattar dov\u2019\u00e8 la rogna\u00bb (Par.\u00a0XVII, 124-129). Un identico incitamento a vivere coraggiosamente la sua missione profetica viene rivolto a Dante nel\u00a0Paradiso\u00a0da San Pietro, l\u00e0 dove l\u2019Apostolo, dopo una tremenda invettiva contro Bonifacio VIII, cos\u00ec si rivolge al Poeta: \u00abE tu, figliuol, che per lo mortal pondo \/ ancor gi\u00f9 tornerai, apri la bocca, \/ e non asconder quel ch\u2019io non ascondo\u00bb (XXVII, 64-66).<\/p>\n<p>Nella missione profetica di Dante si inseriscono, cos\u00ec, anche la denuncia e la critica nei confronti di quei credenti, sia Pontefici sia semplici fedeli, che tradiscono l\u2019adesione a Cristo e trasformano la Chiesa in uno strumento per i propri interessi, dimenticando lo spirito delle Beatitudini e la carit\u00e0 verso i piccoli e i poveri e idolatrando il potere e la ricchezza: \u00abCh\u00e9 quantunque la Chiesa guarda, tutto \/ \u00e8 de la gente che per Dio dimanda; \/ non di parenti n\u00e9 d\u2019altro pi\u00f9 brutto\u00bb (Par.\u00a0XXII, 82-84). Ma attraverso le parole di San Pier Damiani, di San Benedetto e di San Pietro, il Poeta, mentre denuncia la corruzione di alcuni settori della Chiesa, si fa portavoce di un rinnovamento profondo e invoca la Provvidenza perch\u00e9 lo favorisca e lo renda possibile: \u00abMa l\u2019alta provedenza, che con Scipio \/ difese a Roma la gloria del mondo, \/ soccorr\u00e0 tosto, s\u00ec com\u2019io concipio\u00bb (Par. XXVII, 61-63).<\/p>\n<p>Dante esule, pellegrino, fragile, ma ora forte della profonda e intima esperienza che lo ha trasformato, rinato grazie alla visione che dalle profondit\u00e0 degli inferi, dalla condizione umana pi\u00f9 degradata, lo ha innalzato alla visione stessa di Dio, si erge dunque a messaggero di una nuova esistenza, a profeta di una nuova umanit\u00e0 che anela alla pace e alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>4. Dante cantore del desiderio umano<\/p>\n<p>Dante sa leggere in profondit\u00e0 il cuore umano e in tutti, anche nelle figure pi\u00f9 abiette e inquietanti, sa scorgere una scintilla di desiderio per raggiungere una qualche felicit\u00e0, una pienezza di vita. Egli si ferma ad ascoltare le anime che incontra, dialoga con esse, le interroga per immedesimarsi e partecipare ai loro tormenti oppure alla loro beatitudine. Il Poeta, partendo dalla propria condizione personale, si fa cos\u00ec interprete del desiderio di ogni essere umano di proseguire il cammino finch\u00e9 non sia raggiunto l\u2019approdo finale, non si sia trovata la verit\u00e0, la risposta ai perch\u00e9 dell\u2019esistenza, finch\u00e9, come gi\u00e0 affermava Sant\u2019Agostino,[12]\u00a0il cuore non trovi riposo e pace in Dio.<\/p>\n<p>Nel\u00a0Convivio\u00a0analizza proprio il dinamismo del desiderio: \u00abLo sommo desiderio di ciascuna cosa, e prima da la natura dato, \u00e8 lo ritornare al suo principio. E per\u00f2 che Dio \u00e8 principio de le nostre anime [\u2026], essa anima massimamente desidera di tornare a quello. E s\u00ec come peregrino che va per una via per la quale mai non fue, che ogni casa che da lungi vede crede che sia all\u2019albergo, e non trovando ci\u00f2 essere, dirizza la credenza a l\u2019altra, e cos\u00ec di casa in casa, tanto che a l\u2019albergo viene; cos\u00ec l\u2019anima nostra, incontanente che nel nuovo e mai non fatto cammino di questa vita entra, dirizza gli occhi al termine del suo sommo bene, e per\u00f2, qualunque cosa vede che paia in s\u00e9 avere alcuno bene, crede che sia esso\u00bb (IV, XII, 14-15).<\/p>\n<p>L\u2019itinerario di Dante, particolarmente quello illustrato nella\u00a0Divina Commedia, \u00e8 davvero il cammino del desiderio, del bisogno profondo e interiore di cambiare la propria vita per poter raggiungere la felicit\u00e0 e cos\u00ec mostrarne la strada a chi si trova, come lui, in una \u201cselva oscura\u201d e ha smarrito \u201cla diritta via\u201d. Appare inoltre significativo che, sin dalla prima tappa di questo percorso, la sua guida, il grande poeta latino Virgilio, gli indichi la meta a cui deve giungere, spronandolo a non cedere alla paura e alla stanchezza: \u00abMa tu perch\u00e9 ritorni a tanta noia? \/ perch\u00e9 non sali il dilettoso monte \/ ch\u2019\u00e8 principio e cagion di tutta gioia?\u00bb (Inf.\u00a0I, 76-78).<\/p>\n<p>5. Poeta della misericordia di Dio e della libert\u00e0 umana<\/p>\n<p>Si tratta di un cammino non illusorio o utopico ma realistico e possibile, in cui tutti possono inserirsi, perch\u00e9 la misericordia di Dio offre sempre la possibilit\u00e0 di cambiare, di convertirsi, di ritrovarsi e ritrovare la via verso la felicit\u00e0. Significativi, a tal proposito, alcuni episodi e personaggi della\u00a0Commedia, che manifestano come a nessuno in terra sia preclusa tale via. Ecco, ad esempio, l\u2019imperatore Traiano, pagano ma collocato nel Paradiso. Dante cos\u00ec giustifica questa presenza: \u00abRegnum celorum\u00a0v\u00efolenza pate \/ da caldo amore e da viva speranza, \/ che vince la divina volontate; \/ non a guisa che l\u2019omo a l\u2019om sobranza, \/ ma vince lei perch\u00e9 vuole essere vinta, \/ e, vinta, vince con sua beninanza\u00bb (Par. XX, 94-99). Il gesto di carit\u00e0 di Traiano nei confronti di una \u00abvedovella\u00bb (45), o la \u00ablagrimetta\u00bb di pentimento versata in punto di morte da Buonconte da Montefeltro (Purg.\u00a0V, 107) non solo mostrano l\u2019infinita misericordia di Dio, ma confermano che l\u2019essere umano pu\u00f2 sempre scegliere, con la sua libert\u00e0, quale via seguire e quale sorte meritare.<\/p>\n<p>In questa luce, significativo \u00e8 il re Manfredi, collocato da Dante nel Purgatorio, che cos\u00ec rievoca la propria fine e il verdetto divino: \u00abPoscia ch\u2019io ebbi rotta la persona \/ di due punte mortali, io mi rendei, \/ piangendo, a quei che volontier perdona. \/ Orribil furon li peccati miei; \/ ma la bont\u00e0 infinita ha s\u00ec gran braccia, \/ che prende ci\u00f2 che si rivolge a lei\u00bb (Purg. III, 118-123). Sembra quasi di scorgere la figura del padre della parabola evangelica, con le braccia aperte pronto ad accogliere il figlio prodigo che a lui ritorna (cfr\u00a0Lc\u00a015,11-32).<\/p>\n<p>Dante si fa paladino della dignit\u00e0 di ogni essere umano e della libert\u00e0 come condizione fondamentale sia delle scelte di vita sia della stessa fede. Il destino eterno dell\u2019uomo \u2013 suggerisce Dante narrandoci le storie di tanti personaggi, illustri o poco conosciuti \u2013 dipende dalle sue scelte, dalla sua libert\u00e0: anche i gesti quotidiani e apparentemente insignificanti hanno una portata che va oltre il tempo, sono proiettati nella dimensione eterna. Il maggior dono di Dio all\u2019uomo perch\u00e9 possa raggiungere la meta ultima \u00e8 proprio la libert\u00e0, come afferma Beatrice: \u00abLo maggior don che Dio per sua larghezza \/ fesse creando, e a la sua bontade \/ pi\u00f9 conformato, e quel ch\u2019e\u2019 pi\u00f9 apprezza, \/ fu de la volont\u00e0 la libertate\u00bb (Par.\u00a0V, 19-22). Non sono affermazioni retoriche e vaghe, poich\u00e9 scaturiscono dall\u2019esistenza di chi conosce il costo della libert\u00e0: \u00abLibert\u00e0 va cercando, ch\u2019\u00e8 s\u00ec cara, \/ come sa chi per lei vita rifiuta\u00bb (Purg.\u00a0I, 71-72).<\/p>\n<p>Ma la libert\u00e0, ci ricorda l\u2019Alighieri, non \u00e8 fine a s\u00e9 stessa, \u00e8 condizione per ascendere continuamente, e il percorso nei tre regni ci illustra plasticamente proprio questa ascesa, fino a toccare il Cielo, a raggiungere la felicit\u00e0 piena. L\u2019\u00abalto disio\u00bb\u00a0(Par. XXII, 61), suscitato dalla libert\u00e0, non pu\u00f2 estinguersi se non davanti al traguardo, alla visione ultima e alla beatitudine: \u00abE io ch\u2019al fine di tutt\u2019i disii, \/ appropinquava, s\u00ec com\u2019io dovea, \/ l\u2019ardor del desiderio in me finii\u00bb (Par. XXXIII, 46-48). Il desiderio si fa poi anche preghiera, supplica, intercessione, canto che accompagna e segna l\u2019itinerario dantesco, cos\u00ec come la preghiera liturgica scandisce le ore e i momenti della giornata. La parafrasi del\u00a0Padre Nostro\u00a0che il Poeta propone (cfr\u00a0Purg.\u00a0XI, 1-21) intreccia il testo evangelico con il vissuto personale, con le sue difficolt\u00e0 e sofferenze: \u00abVegna ver\u2019 noi la pace del tuo regno, \/ ch\u00e9 noi ad essa non potem da noi. [\u2026] D\u00e0 oggi a noi la cotidiana manna, \/ sanza la qual per questo aspro diserto \/ a retro va chi pi\u00f9 di gir s\u2019affanna\u00bb (7-8.13-15). La libert\u00e0 di chi crede in Dio quale Padre misericordioso, non pu\u00f2 che affidarsi a Lui nella preghiera, n\u00e9 da questa \u00e8 minimamente lesa, ma anzi rafforzata.<\/p>\n<p>6. L\u2019immagine dell\u2019uomo nella visione di Dio<\/p>\n<p>Nell\u2019itinerario della\u00a0Commedia, come gi\u00e0 sottolineato da Papa\u00a0Benedetto XVI, il cammino della libert\u00e0 e del desiderio non porta con s\u00e9, come forse si potrebbe immaginare, una riduzione dell\u2019umano nella sua concretezza, non aliena la persona da s\u00e9 stessa, non annulla o tralascia ci\u00f2 che ne ha costituito l\u2019esistenza storica. Perfino nel\u00a0Paradiso, infatti, Dante rappresenta i beati \u2013 le \u00abbianche stole\u00bb (XXX, 129) \u2013 nel loro aspetto corporeo, rievoca i loro affetti e le loro emozioni, i loro sguardi e i loro gesti, ci mostra, insomma, l\u2019umanit\u00e0 nella sua compiuta perfezione di anima e corpo, prefigurando la risurrezione della carne. San Bernardo, che accompagna Dante nell\u2019ultimo tratto del cammino, mostra al Poeta i bambini presenti nella rosa dei beati e lo invita a osservarli e ascoltarli: \u00abBen te ne puoi accorger per li volti \/ e anche per le voci p\u00fcerili, \/ se tu li guardi bene e se li ascolti\u00bb (XXXII, 46-48). Appare commovente come questo mostrarsi dei beati nella loro luminosa umanit\u00e0 integrale sia motivato non solo da sentimenti di affetto per i propri cari, ma soprattutto dal desiderio esplicito di rivederne i corpi, le sembianze terrene: \u00abBen mostrar disio d\u2019i corpi morti: \/ forse non pur per lor, ma per le mamme, \/ per li padri e per li altri che fuor cari \/ anzi che fosser sempiterne fiamme\u00bb (XIV, 63-66).<\/p>\n<p>E infine, al centro della visione ultima, nell\u2019incontro col Mistero della Santissima Trinit\u00e0, Dante scorge proprio un Volto umano, quello di Cristo, della Parola eterna fatta carne nel seno di Maria: \u00abNe la profonda e chiara sussistenza \/ de l\u2019alto lume parvermi tre giri \/ di tre colori e d\u2019una contenenza [\u2026]. Quella circulazion che s\u00ec concetta \/ pareva in te come lume reflesso, \/ da li occhi miei alquanto circunspetta, \/ dentro da s\u00e9, del suo colore stesso, \/ mi parve pinta de la nostra effige\u00bb (XXXIII, 115-117.127-131). Solo nella\u00a0visio Dei\u00a0si placa il desiderio dell\u2019uomo e termina tutto il suo faticoso cammino: \u00abLa mia mente fu percossa \/ da un fulgore in che sua voglia venne. \/ A l\u2019alta fantasia qui manc\u00f2 possa\u00bb (140-142).<\/p>\n<p>Il mistero dell\u2019Incarnazione, che oggi celebriamo, \u00e8 il vero centro ispiratore e il nucleo essenziale di tutto il poema. In esso si realizza quello che i Padri della Chiesa chiamavano \u201cdivinizzazione\u201d, l\u2019admirabile commercium, il prodigioso scambio per cui, mentre Dio entra nella nostra storia facendosi carne, l\u2019essere umano, con la sua carne, pu\u00f2 entrare nella realt\u00e0 divina, simboleggiata dalla rosa dei beati. L\u2019umanit\u00e0, nella sua concretezza, con i gesti e le parole quotidiane, con la sua intelligenza e i suoi affetti, con il corpo e le emozioni, \u00e8 assunta in Dio, nel quale trova la felicit\u00e0 vera e la realizzazione piena e ultima, meta di tutto il suo cammino. Dante aveva desiderato e previsto questo traguardo all\u2019inizio del\u00a0Paradiso: \u00abAccender ne dovria pi\u00f9 il disio \/ di veder quella essenza in che si vede \/ come nostra natura e Dio s\u2019unio. \/ L\u00ec si vedr\u00e0 ci\u00f2 che tenem per fede, \/ non dimostrato, ma fia per s\u00e9 noto \/ a guisa del ver primo che l\u2019uom crede\u00bb (II, 40-45).<\/p>\n<p>7. Le tre donne della Commedia: Maria, Beatrice, Lucia<\/p>\n<p>Cantando il mistero dell\u2019Incarnazione, fonte di salvezza e di gioia per l\u2019intera umanit\u00e0, Dante non pu\u00f2 non cantare le lodi di Maria, la Vergine Madre che, con il suo \u201cs\u00ec\u201d, con la sua piena e totale accoglienza del progetto di Dio, rende possibile che il Verbo si faccia carne. Nell\u2019opera di Dante troviamo un bel trattato di mariologia: con accenti lirici altissimi, particolarmente nella preghiera pronunciata da San Bernardo, egli sintetizza tutta la riflessione teologica su Maria e sulla sua partecipazione al mistero di Dio: \u00abVergine Madre, figlia del tuo figlio, \/ umile e alta pi\u00f9 che creatura, \/ termine fisso d\u2019etterno consiglio, \/ tu se\u2019 colei che l\u2019umana natura \/ nobilitasti s\u00ec, che \u2019l suo fattore \/ non disdegn\u00f2 di farsi sua fattura\u00bb (Par. XXXIII, 1-6). L\u2019ossimoro iniziale e il susseguirsi di termini antitetici evidenziano l\u2019originalit\u00e0 della figura di Maria, la sua singolare bellezza.<\/p>\n<p>Sempre San Bernardo, mostrando i beati collocati nella mistica rosa, invita Dante a contemplare Maria, che ha dato le sembianze umane al Verbo Incarnato: \u00abRiguarda omai ne la faccia che a Cristo \/ pi\u00f9 si somiglia, ch\u00e9 la sua chiarezza \/ sola ti pu\u00f2 disporre a veder Cristo\u00bb (Par. XXXII, 85-87). Il mistero dell\u2019Incarnazione \u00e8 ancora una volta evocato dalla presenza dell\u2019Arcangelo Gabriele. Dante interroga San Bernardo: \u00abQual \u00e8 quell\u2019angel che con tanto gioco \/ guarda ne li occhi la nostra regina, \/ innamorato s\u00ec che par di foco?\u00bb (103-105); e quegli risponde: \u00abelli \u00e8 quelli che port\u00f2 la palma \/ giuso a Maria, quando \u2019l Figliuol di Dio \/ carcar si volse de la nostra salma\u00bb (112-114). Il riferimento a Maria \u00e8 costante in tutta la\u00a0Divina Commedia. Lungo il percorso nel\u00a0Purgatorio, \u00e8 il modello delle virt\u00f9 che si contrappongono ai vizi; \u00e8 la stella del mattino che aiuta a uscire dalla selva oscura per incamminarsi verso il monte di Dio; \u00e8 la presenza costante, attraverso la sua invocazione \u2013 \u00abil nome del bel fior ch\u2019io sempre invoco \/ e mane e sera\u00bb (Par. XXIII, 88-89) \u2013 che prepara all\u2019incontro con Cristo e col mistero di Dio.<\/p>\n<p>Dante, che non \u00e8 mai solo nel suo cammino, ma si lascia guidare dapprima da Virgilio, simbolo della ragione umana, e quindi da Beatrice e da San Bernardo, ora, grazie all\u2019intercessione di Maria, pu\u00f2 giungere alla patria e gustare la gioia piena desiderata in ogni momento dell\u2019esistenza: \u00abE ancor mi distilla \/ nel core il dolce che nacque da essa\u00bb (Par. XXXIII, 62-63). Non ci si salva da soli, sembra ripeterci il Poeta, consapevole della propria insufficienza: \u00abDa me stesso non vegno\u00bb (Inf.\u00a0X, 61); \u00e8 necessario che il cammino si faccia in compagnia di chi pu\u00f2 sostenerci e guidarci con saggezza e prudenza.<\/p>\n<p>Appare significativa in questo contesto la presenza femminile. All\u2019inizio del faticoso itinerario, Virgilio, la prima guida, conforta e incoraggia Dante a proseguire perch\u00e9 tre donne intercedono per lui e lo guideranno: Maria, la Madre di Dio, figura della carit\u00e0; Beatrice, simbolo di speranza; Santa Lucia, immagine della fede. Cos\u00ec, con parole commoventi, si presenta Beatrice: \u00abI\u2019 son Beatrice che ti faccio andare; \/ vegno del loco ove tornar disio; \/ amor mi mosse, che mi fa parlare\u00bb (Inf. II, 70-72), affermando che l\u2019unica sorgente che pu\u00f2 donarci la salvezza \u00e8 l\u2019amore, l\u2019amore divino che trasfigura l\u2019amore umano. Beatrice rimanda, poi, all\u2019intercessione di un\u2019altra donna, la Vergine Maria: \u00abDonna \u00e8 gentil nel ciel che si compiange \/ di questo \u2019mpedimento ov\u2019io ti mando, \/ s\u00ec che duro giudicio l\u00e0 s\u00f9 frange\u00bb (94-96). Quindi interviene Lucia, che si rivolge a Beatrice: \u00abBeatrice, loda di Dio vera, \/ ch\u00e9 non soccorri quei che t\u2019am\u00f2 tanto, \/ ch\u2019usc\u00ec per te de la volgare schiera?\u00bb (103-105). Dante riconosce che solo chi \u00e8 mosso dall\u2019amore pu\u00f2 davvero sostenerci nel cammino e portarci alla salvezza, al rinnovamento di vita e quindi alla felicit\u00e0.<\/p>\n<p>8. Francesco, sposo di Madonna Povert\u00e0<\/p>\n<p>Nella candida rosa dei beati, al cui centro brilla la figura di Maria, Dante colloca anche numerosi santi, dei quali tratteggia la vita e la missione, per proporli come figure che, nella concretezza della loro esistenza e anche attraverso le numerose prove, hanno raggiunto il fine della loro vita e della loro vocazione. Rievocher\u00f2 brevemente solo quella di San Francesco d\u2019Assisi, illustrata nel Canto XI del\u00a0Paradiso, dove si parla degli spiriti sapienti.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 una profonda sintonia tra San Francesco e Dante: il primo, insieme ai suoi, usc\u00ec dal chiostro, and\u00f2 tra la gente, per le vie di borghi e citt\u00e0, predicando al popolo, fermandosi nelle case; il secondo fece la scelta, incomprensibile all\u2019epoca, di usare per il grande poema dell\u2019aldil\u00e0 la lingua di tutti e popolando il suo racconto di personaggi noti e meno noti, ma del tutto uguali in dignit\u00e0 ai potenti della terra. Un altro tratto accomuna i due personaggi: l\u2019apertura alla bellezza e al valore del mondo creaturale, specchio e \u201cvestigio\u201d del suo Creatore. Come non riconoscere in quel \u00ablaudato sia \u2019l tuo nome e \u2019l tuo valore \/ da ogne creatura\u00bb della dantesca parafrasi al\u00a0Padre Nostro\u00a0(Purg. XI, 4-5) un riferimento al\u00a0Cantico delle creature\u00a0di San Francesco?<\/p>\n<p>Nell\u2019XI canto del\u00a0Paradiso\u00a0tale consonanza appare in un nuovo aspetto, che li rende ancora pi\u00f9 simili. La santit\u00e0 e la sapienza di Francesco spiccano proprio perch\u00e9 Dante, guardando dal cielo la nostra terra, scorge la grettezza di chi confida nei beni terreni: \u00abO insensata cura de\u2019 mortali, \/ quanto son difettivi silogismi \/ quei che ti fanno in basso batter l\u2019ali!\u00bb (1-3). Tutta la storia o, meglio, la \u00abmirabil vita\u00bb del santo \u00e8 imperniata sul suo rapporto privilegiato con Madonna Povert\u00e0: \u00abMa perch\u2019io non proceda troppo chiuso, \/ Francesco e Povert\u00e0 per questi amanti \/ prendi oramai nel mio parlar diffuso\u00bb (73-75). Nel canto di San Francesco si ricordano i momenti salienti della sua vita, le sue prove, e infine l\u2019evento in cui la sua conformit\u00e0 a Cristo, povero e crocifisso, trova l\u2019estrema, divina conferma nell\u2019impronta delle stimmate: \u00abE per trovare a conversione acerba \/ troppo la gente e per non stare indarno, \/ redissi al frutto de l\u2019italica erba, \/ nel crudo sasso intra Tevero e Arno \/ da Cristo prese l\u2019ultimo sigillo, \/ che le sue membra due anni portarno\u00bb (103-108).<\/p>\n<p>9. Accogliere la testimonianza di Dante Alighieri<\/p>\n<p>Al termine di questo sintetico sguardo all\u2019opera di Dante Alighieri, una miniera quasi infinita di conoscenze, di esperienze, di considerazioni in ogni ambito della ricerca umana, si impone una riflessione. La ricchezza di figure, di narrazioni, di simboli, di immagini suggestive e attraenti che Dante ci propone suscita certamente ammirazione, meraviglia, gratitudine. In lui possiamo quasi intravedere un precursore della nostra cultura multimediale, in cui parole e immagini, simboli e suoni, poesia e danza si fondono in un unico messaggio. Si comprende, allora, perch\u00e9 il suo poema abbia ispirato la creazione di innumerevoli opere d\u2019arte di ogni genere.<\/p>\n<p>Ma l\u2019opera del Sommo Poeta suscita anche alcune provocazioni per i nostri giorni. Cosa pu\u00f2 comunicare a noi, nel nostro tempo? Ha ancora qualcosa da dirci, da offrirci? Il suo messaggio ha un\u2019attualit\u00e0, una qualche funzione da svolgere anche per noi? Ci pu\u00f2 ancora interpellare?<\/p>\n<p>Dante \u2013 proviamo a farci interpreti della sua voce \u2013 non ci chiede, oggi, di essere semplicemente letto, commentato, studiato, analizzato. Ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perch\u00e9 anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l\u2019itinerario verso la felicit\u00e0, la via retta per vivere pienamente la nostra umanit\u00e0, superando le selve oscure in cui perdiamo l\u2019orientamento e la dignit\u00e0. Il viaggio di Dante e la sua visione della vita oltre la morte non sono semplicemente oggetto di una narrazione, non costituiscono soltanto un evento personale, seppur eccezionale.<\/p>\n<p>Se Dante racconta tutto questo \u2013 e lo fa in modo mirabile \u2013 usando la lingua del popolo, quella che tutti potevano comprendere, elevandola a lingua universale, \u00e8 perch\u00e9 ha un messaggio importante da trasmetterci, una parola che vuole toccare il nostro cuore e la nostra mente, destinata a trasformarci e cambiarci gi\u00e0 ora, in questa vita. Il suo \u00e8 un messaggio che pu\u00f2 e deve renderci pienamente consapevoli di ci\u00f2 che siamo e di ci\u00f2 che viviamo giorno per giorno nella tensione interiore e continua verso la felicit\u00e0, verso la pienezza dell\u2019esistenza, verso la patria ultima dove saremo in piena comunione con Dio, Amore infinito ed eterno. Anche se Dante \u00e8 uomo del suo tempo e ha sensibilit\u00e0 diverse dalle nostre su alcuni temi, il suo umanesimo \u00e8 ancora valido e attuale e pu\u00f2 certamente essere punto di riferimento per quello che vogliamo costruire nel nostro tempo.<\/p>\n<p>Perci\u00f2 \u00e8 importante che l\u2019opera dantesca, cogliendo l\u2019occasione propizia del Centenario, sia fatta conoscere ancor di pi\u00f9 nella maniera pi\u00f9 adeguata, sia cio\u00e8 resa accessibile e attraente non solo a studenti e studiosi, ma anche a tutti coloro che, ansiosi di rispondere alle domande interiori, desiderosi di realizzare in pienezza la propria esistenza, vogliono vivere il proprio itinerario di vita e di fede in maniera consapevole, accogliendo e vivendo con gratitudine il dono e l\u2019impegno della libert\u00e0.<\/p>\n<p>Mi congratulo, pertanto, con gli insegnanti che sono capaci di comunicare con passione il messaggio di Dante, di introdurre al tesoro culturale, religioso e morale contenuto nelle sue opere. E tuttavia questo patrimonio chiede di essere reso accessibile al di l\u00e0 delle aule scolastiche e universitarie.<\/p>\n<p>Esorto le comunit\u00e0 cristiane, soprattutto quelle presenti nelle citt\u00e0 che conservano le memorie dantesche, le istituzioni accademiche, le associazioni e i movimenti culturali, a promuovere iniziative volte alla conoscenza e alla diffusione del messaggio dantesco nella sua pienezza.<\/p>\n<p>Incoraggio, poi, in maniera particolare, gli artisti a dare voce, volto e cuore, a dare forma, colore e suono alla poesia di Dante, lungo la via della bellezza, che egli percorse magistralmente, e cos\u00ec comunicare le verit\u00e0 pi\u00f9 profonde e diffondere, con i linguaggi propri dell\u2019arte, messaggi di pace, di libert\u00e0, di fraternit\u00e0.<\/p>\n<p>In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l\u2019umanit\u00e0, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicit\u00e0, pu\u00f2 ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino. Pu\u00f2 aiutarci ad avanzare con serenit\u00e0 e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere, finch\u00e9 il nostro cuore non avr\u00e0 trovato la vera pace e la vera gioia, finch\u00e9 non arriveremo alla meta ultima di tutta l\u2019umanit\u00e0, \u00abl\u2019amor che move il sole e l\u2019altre stelle\u00bb (Par.\u00a0XXXIII, 145).<\/p>\n<p>Dal Vaticano, 25 marzo, Solennit\u00e0 dell\u2019Annunciazione del Signore, dell\u2019anno 2021, nono del mio pontificato.<br \/>\nFrancesco<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CANDOR LUCIS AETERNAE DEL SANTO PADRE FRANCESCO NEL VII CENTENARIO DELLA MORTE DI DANTE ALIGHIERI &nbsp; Splendore della Luce eterna, il Verbo di Dio prese carne dalla Vergine Maria quando Ella rispose &ldquo;eccomi&rdquo; all&rsquo;annuncio dell&rsquo;Angelo<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/candor-lucis-aeternae-lettera-apostolica-di-papa-francesco-nel-vii-centenario-della-morte-di-dante-alighieri\/\">Leggi tutto &rarr;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":6911,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[24,233],"tags":[],"class_list":["entry","author-redazione","post-7283","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-attualita","category-papa-francesco"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-09-03 00:46:59","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7283"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7283"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7283\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7284,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7283\/revisions\/7284"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6911"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7283"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7283"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7283"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}