{"id":7383,"date":"2021-04-03T06:34:02","date_gmt":"2021-04-03T06:34:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=7383"},"modified":"2024-10-26T16:52:06","modified_gmt":"2024-10-26T16:52:06","slug":"gesu-lamore-vissuto-dalle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/gesu-lamore-vissuto-dalle-donne\/","title":{"rendered":"Ges\u00f9, l\u2019amore vissuto dalle donne"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">C<\/span><\/strong>i sono molti modi che un giornalista cattolico ha per raccontare l\u2019amore di Dio. Ci sono quelli del suo mestiere, andare nelle situazioni dove dominano il dolore e ingiustizia, la fame e la guerra e raccontare l\u2019impegno e la fatica di chi in quelle situazioni porta un contributo, solo all\u2019apparenza insignificante, di gioie e tutela e affermazione del diritto, porta acqua e cibo, medicine e aiuti a una difficile sopravvivenza, lavora ostinatamente perch\u00e9 il cantiere della pace non si fermi. E ci sono quelli che offrono, a lui come a tutti i suoi correligionari, l\u2019essere cattolico, primi fra tutti la preghiera e l\u2019ascolto della Parola di Dio. Che il primo modo vada imparato sembrerebbe scontato (almeno per chi ritiene che etica professionale non sia solo qualcosa di secondario). Meno pacifico, invece, \u00e8 forse che vada imparato anche il secondo. Ma gli strumenti ci sono. C\u2019\u00e8 la catechesi della Chiesa, c\u2019\u00e8 la liturgia, ci sono i sacramenti, per chi vuole \u2013 e sa trovare il tempo &#8211; c\u2019\u00e8 persino la preghiera quotidiana delle ore. Anche questo ovviamente vale per tutti. Ma un giornalista (sempre uno vero) ha un vantaggio evidente: il Vangelo deve saperlo leggere anche \u201cprofessionalmente\u201d: non \u00e8 un romanzo o un testo filosofico, \u00e8 un reportage. Non \u00e8 esercizio di stile o espressione intellettiva, \u00e8 cronaca. Ma la cronaca bisogna non solo saperla scrivere, ma anche leggere.<\/p>\n<p>Vediamo un esempio, in questo tempo liturgico nel quale il Vangelo propone il suo fatto pi\u00f9 importante. E vediamolo come farebbe un giornalista (sempre uno bravo e ovviamente posso solo sperare che i lettori mi possano annoverare nel numero). E vediamolo indagando e cercando di sapere chi ha compreso forse meglio l\u2019amore di Ges\u00f9 e lo ha ricambiato.<\/p>\n<p>\u00abLe donne che erano venute con Ges\u00f9 dalla Galilea seguivano Giuseppe (quello d&#8217;Arimatea, che aveva fornito il sepolcro); esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Ges\u00f9, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento\u00bb (Lc 23). Cos\u00ec l&#8217;evangelista. Di maschi non si parla proprio. Dalla sepoltura all&#8217;annuncio della Resurrezione sono in scena solo le donne. Magari sar\u00e0 anche per questo \u2013 \u00e8 bene sottolineare anche, il che non vuol dire solo &#8211; che la Chiesa, la cui gerarchia ministeriale \u00e8 solo maschile, ha voluto da sempre che il Sabato Santo sia il giorno senza liturgia.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0, dopo la sepoltura, non \u00e8 citata neppure Maria, la madre del Signore, che aveva raccolto il corpo del figlio morto ai piedi della croce, nell&#8217;immagine simbolo della Piet\u00e0 che sarebbe stata raccontata dall&#8217;arte di ogni secolo. Di Maria si torner\u00e0 a parlate solo negli Atti degli Apostoli, riguardo alla sua presenza nel cenacolo il giorno di Pentecoste. Ma piace pensare che l&#8217;assenza si Maria al sepolcro sia la conseguenza diretta della sua fede, della sua convinzione, che si tratti di un luogo destinato a restare vuoto. D&#8217;altronde Maria da tempo custodiva in cuore come aveva nutrito nel suo ventre il mistero dell&#8217;incarnazione di Dio e della redenzione del mondo.<\/p>\n<p>Le donne, dunque, si accertano della deposizione nel sepolcro e poi tornano a casa a osservare il riposo sabatico israelitico. Poi, all&#8217;alba della domenica, si procurano unguenti e profumi e corrono al sepolcro dove gi\u00e0 avevano usato (lo racconta il Vangelo di Giovanni) trenta libbre di mirra e aloe, un&#8217;enormit\u00e0 per l&#8217;epoca. Se non altro, non c&#8217;era pi\u00f9 Giuda figlio di Simone Iscariota a contestare questo tributo di profumi a Ges\u00f9, come aveva fatto pochi giorni prima quando un&#8217;altra Maria\u00a0 (\u00e8 sempre Giovanni a riferirne il nome, ma colloca l&#8217;episodio nella casa di Lazzaro, Marta e Maria a Betania, mentre Matteo e Marco lo fanno in quella di un lebbroso di nome Giuseppe a Gerusalemme e tralasciano l&#8217;identit\u00e0 della donna) ne aveva usato trecento grammi per ungere i piedi del Signore dopo averglieli lavati con le sue lacrime e asciugati con i suoi capelli. Del resto, quel profumo costava un denaro al grammo, dieci volte pi\u00f9 \u00a0 del prezzo che avrebbe avuto per il tradimento. Ed \u00e8 sempre Giovanni a rimarcare che dei poveri, presunti beneficiari di quei denari, a Giuda non importava un bel niente.<\/p>\n<p>Ma queste sono questioni pseudo sociali delle quali le donne del Vangelo non si occupano pi\u00f9 di tanto. Loro agiscono, prima e meglio degli uomini, secondo l&#8217;insegnamento di Ges\u00f9. Del resto, era stato Egli stesso a dire che quel profumo era per la sua sepoltura.<\/p>\n<p>Le donne, dunque, attendono e poi corrono a curare il corpo del Signore. Persino racconti come i Vangeli, scritti in un&#8217;epoca che pi\u00f9 maschilista non si poteva, lasciano filtrare una concezione che \u00e8 antropologica prima che religiosa. Le donne curano e attendono. Ed \u00e8 normale. Sono le donne a conoscere l&#8217;attesa della vita e a nutrirla. Sono le donne a curare il bambino, il malato, il vecchio e a tributare l&#8217;ultimo omaggio al morto. Sono le donne a conoscere meglio l&#8217;amore. E il Sabato Santo \u00e8 il giorno senza liturgia, ma \u00e8 il giorno dell&#8217;attesa, della speranza che supera la morte. Non \u00e8, soprattutto, un giorno senza amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono molti modi che un giornalista cattolico ha per raccontare l&rsquo;amore di Dio. 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