{"id":770,"date":"2018-06-27T01:43:58","date_gmt":"2018-06-27T01:43:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=770"},"modified":"2019-10-16T06:56:43","modified_gmt":"2019-10-16T06:56:43","slug":"domenico-barberi-a-viterbo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/personaggi\/domenico-barberi-a-viterbo\/","title":{"rendered":"Domenico Barberi a Viterbo"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">La Viterbo \u00a0politica e religiosa tra Settecento e Ottocento<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Gli anni che videro la nascita, l\u2019infanzia e la giovinezza di <strong>Domenico Barberi<\/strong> nella Viterbo a cavallo tra XVIII e XIX secolo furono l\u2019equivalente di un violento terremoto per la vita politica, la vita economica, la vita religiosa dell\u2019intera Europa. E le manifestazioni e le conseguenze di quel terremoto furono particolarmente evidenti nello Stato pontificio, nella Tuscia, a Viterbo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Le biografie del beato Domenico ce lo presentano tutto avvolto nel bozzolo della famiglia e della parentela che lo accudisce, lui ultimo di una famiglia tanto numerosa e, dopo la sua nascita, in gravi difficolt\u00e0 per la morte del padre e poi anche della madre. Quando esce dalla cura dei suoi genitori, entra in quella dello zio materno ed \u00e8 totalmente impegnato nel lavoro dei campi come bracciante, sia nei terreni che lo zio ha in affitto sia nei campi del circondario di Viterbo. Questo quadro \u00e8 costruito sulla base delle testimonianze raccolte nel corso dei processi \u00a0di beatificazione che si sono svolti a Viterbo a partire dalla fine del 1800, a distanza di 50 anni dalla sua morte e da persone che, anche se imparentate con la sua famiglia, spesso non lo avevano conosciuto direttamente e comunque non hanno dato indicazioni sul contesto storico e ambientale nel quale il beato Domenico ha vissuto i primi anni della sua vita.<a href=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1530082815231.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-831 alignright\" src=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1530082815231-300x209.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"209\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Sappiamo che aveva imparato a leggere molto presto grazie all\u2019aiuto che gli era venuto da certi padri Cappuccini della Palanzana. Il saper leggere e l\u2019essere in contatto con una famiglia religiosa di primo livello a Viterbo porta ad ipotizzare che il beato Domenico non solo sia stato testimone di quello che accadeva in quegli anni a Viterbo e nel territorio ma non si pu\u00f2 escludere che in qualche modo non ne sia stato anche attore, pur se la sua autobiografia e i testimoni che sono interrogati sulla sua vita a Viterbo non ne hanno lasciato testimonianza.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E allora vorrei richiamare la vostra attenzione sugli sconvolgimenti di quegli anni e sullo scenario nel quale il beato Domenico \u00e8 stato quantomeno presente.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il maggiore storico viterbese anche per quegli anni, <strong>Giuseppe Signorelli<\/strong>, cos\u00ec introduce il periodo delle rivoluzioni e di Napoleone nel suo volume sulla storia di Viterbo:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">\u201cDebole fra i deboli e sorretto soltanto dal prestigio morale del Pontefice era lo Stato romano, geograficamente piccolo, economicamente povero, la cui costituzione politica e sociale rendeva pi\u00f9 miserevole, che in altri stati minori, la condizione dei suoi abitanti. Numeroso vi era il clero con ingente patrimonio; vi abbondavano le famiglie aristocratiche, non tutte doviziose, ma piene di fasto e di boria. Scarso al contrario era il ceto medio, rivaleggiante nel lusso col patriziato, composto di possidenti, professionisti e mercatanti, senza esteso e proficuo commercio ed esercenti industrie troppo primitive che rendevano pochi e cattivi prodotti. L\u2019artigiano era laborioso, ma inconsapevole del progresso delle arti meccaniche e sfornito di mezzi per resistere alla concorrenze dei manufatti esteri, vivente a se e non pi\u00f9 collegato a difesa degli interessi di classe, come nel medio evo. Gli agricoltori in numero esiguo nell\u2019agro romano e nelle maremme decimati dalla malaria, si vedevano costretti a dividere il lavoro coi braccianti delle province vicine, che vi emigravano a frotte nelle diverse stagioni per coltivare un terreno fertile di natura, ma lasciato quasi in abbandono, per male intesa avarizia dei proprietari o per ingordigia speculatrice degli affittuari; pi\u00f9 numerosi si riscontravano in altre contrade, fra cui nel viterbese, sempre male retribuiti, mancanti di sementi, di abitazioni, di animali, di strumenti del lavoro, veri avanzi della gleba. Moltissimi erano i mendicanti che raccattavano gli avanzi delle mense dei monasteri, e le elemosine dei privati sulle porte delle chiese o nelle vie, esponendo al ribrezzo dei passanti le loro piaghe, la loro sudiceria. Questi erano gli elementi, che componevano la popolazione dello stato romano\u201d (Giuseppe Signorelli, Viterbo dal 1789 al 1870, Viterbo, 1914, pp. 7-8). Il Signorelli in questo libro lascia libera la sua polemica antipapale e quindi accentua un po\u2019 la drammaticit\u00e0 delle condizioni della popolazione Ma le indagini coeve e quelle successive hanno confermato le difficili condizioni nelle quali viveva la popolazione di Viterbo e del suo contado.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Sappiamo dalle testimonianze rese che il beato Domenico, oltre ai rapporti con i padri Cappuccini, ebbe qualche frequenza con la parrocchia di S. Maria delle Farine (che aveva competenze su tutto il contado intorno a Viterbo e quindi anche sull\u2019area della Palanzana e poi sulla contrada di Merlano dove il beato Domenico and\u00f2 a vivere) e forse con la chiesa di S. Maria dell\u2019Edera. Erano queste due chiese solamente due di quel fitto intreccio di parrocchie, confraternite, monasteri, conventi ed altri luoghi pii che caratterizzavano la vita di Viterbo a cavallo tra Settecento e Ottocento.<a href=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-756 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454-300x296.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"296\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454-300x296.jpg 300w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454-465x459.jpg 465w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454-507x500.jpg 507w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529770134454.jpg 756w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E quando questo mondo della Chiesa istituzionale fu sconvolto, dopo l\u2019incorporazione dello Stato romano nel territorio dell\u2019Impero, e molte parrocchie soppresse, come pure quasi tutti i conventi ed i monasteri, e le confraternite e i luoghi pii furono spogliati delle loro risorse, non \u00e8 possibile che il beato Domenico non abbia registrato quanto avveniva nella sua citt\u00e0 e non abbia avuto delle reazioni che per\u00f2 non conosciamo. E\u2019 certo per\u00f2 che la sua paura di finire coscritto, nel 1812, per l\u2019esercito di Napoleone che partiva per la Russia stava a significare che egli sapeva bene quello che stava accadendo in Europa e i pericoli che correvano tutti coloro che si fossero uniti a quell\u2019impresa: si \u00e8 scritto che solo un decimo degli italiani partiti in quella che fu chiamata la \u201cGrand Armee\u201d\u2019 fece ritorno in patria.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">I modelli di santit\u00e0 ai quali il beato Domenico si poteva ispirare<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Al di l\u00e0 di quella che poteva essere la sua partecipazione alla vita della Chiesa viterbese, nel senso della sua frequentazione di parrocchie e confraternite, il beato Domenico avr\u00e0 avuto modo di confrontarsi con quelle che potevano essere proposte di esperienza religiosa nella societ\u00e0 del tempo. E i modelli proposti quali erano? Il periodo che va dalla met\u00e0 del Settecento alla met\u00e0 dell\u2019Ottocento pu\u00f2 essere individuato come una fase di cambiamento per quanto riguarda \u00a0la storia della santit\u00e0 e della religiosit\u00e0. Anche in Italia si notano tratti che rivelano un progressivo allontanamento degli adulti dalle pratiche religiose, in modo particolare degli adulti maschi. La struttura istituzionale della Chiesa locale, fondata essenzialmente sulle confraternite e sul ruolo degli ordini religiosi pi\u00f9 che sulle parrocchie, dovette subire fieri colpi. La soppressione della Compagnia di Ges\u00f9, le limitazioni in molti stati (come il Regno di Napoli, il Granducato di Toscana, i territori asburgici) delle libert\u00e0 e dei privilegi della Chiesa, la diffusione delle idee dell\u2019illuminismo non solo tra gli intellettuali ma anche nella classe borghese, vengono a modificare il senso di appartenenza dei fedeli all\u2019Istituzione. E di questo mutamento sono testimonianza la riduzione dei legati ad pias causa, i richiami pressanti ma sempre meno ascoltati al rispetto dei precetti della Chiesa, la difficolt\u00e0 a far rispettate le consuetudini relative al pagamento delle decime, il rispetto della propriet\u00e0 ecclesiastica, l\u2019allontanamento dai sacramenti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E una conseguenza di questi mutamenti \u00e8 il cambiamento di quello che, nella stessa istituzione ecclesiastica, viene percepito come modello di santit\u00e0, cio\u00e8 i tratti che venivano ad identificare una vita santa. Non ci dimentichiamo che nel XVIII secolo solo 33 sono i nuovi santi e di questi solo tre sono laici. E le beatificazioni, nello stesso secolo, sono 35 ma solo 1 \u00e8 un laico. Da questi dati quindi emerge intanto un elemento: il miglior viatico per la santit\u00e0 \u00e8 lo stato di ecclesiastico. Praticamente solo chi ha abbracciato lo stato ecclesiastico pu\u00f2 vivere una vita santa e diventare modello per gli altri perch\u00e9 gli altri, che vivono nel mondo, con sempre maggiore difficolt\u00e0 possono diventare santi. E le qualit\u00e0 che devono essere verificate per arrivare alla santit\u00e0 sono in primo luogo il martirio (cio\u00e8 la morte subita per il fatto di essere un testimone della fede); l\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 (cio\u00e8 una virt\u00f9 praticata meglio della comune massa dei fedeli e che rinvia alle virt\u00f9 teologali di fede, speranza e carit\u00e0 e alle virt\u00f9 cardinali di fortezza, giustizia, prudenza e temperanza); la presenza di miracoli, cio\u00e8 di eventi straordinari (e di tipologia diversa nel corso dei tempi) che sfuggono alla volont\u00e0 di coloro che poi saranno dichiarati santi ma che sono ottenuti perch\u00e9 essi sono stati invocati. Ultimo requisito \u00e8 quello della ortodossia degli scritti e nella vita quotidiana.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Al di l\u00e0 del panorama che si offre alla devozione popolare attraverso la dedicazione di chiese e di cappelle nella Viterbo del Settecento, quelle chiese e quelle cappelle nelle quali si era sviluppata la formazione religiosa del beato Domenico, poche sono le novit\u00e0 che accadono in quel periodo per quanto riguarda le nuove proposte di modelli di santit\u00e0:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">nel 1728 era morta a Roma Rosa Venerini, nel 1773 muore a Viterbo \u00a0suor Lilia del SS.mo Crocifisso, nel 1806 Crispino da Viterbo, morto nel 1750, \u00a0era stato proclamato beato, nel 1807 Giacinta Marescotti era stata proclamata santa; <\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 14pt;\">e nei conventi e monasteri di Viterbo e del territorio vivono religiosi e religiose eccellenti, in alcuni casi destinati a salire sugli altari com\u2019\u00e8 il caso di san Paolo della Croce morto nel 1775 dopo che nel 1744 aveva fondato i conventi di Monte Fogliano, di Soriano e di Tuscania oltre a decine d\u2019altri nell\u2019Italia centrale; di san Vincenzo Maria Strambi che era stato organizzatore dei Passionisti anche nell\u2019Alto Lazio sul finire del Settecento; e quando non sono destinati agli altari, vivono comunque esperienze esemplari com\u2019\u00e8 il caso di suor Maria Cecilia Baij (1694-1766) che nel Monastero benedettino di San Pietro di Montefiascone, aveva scritto lasciato migliaia di lettere \u00a0e di pagine di spiritualit\u00e0 intensa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Altre influenze sulla formazione religiosa del beato Domenico certamente saranno venute anche dagli Ordini Francescani, ai quali il beato Domenico \u00e8 stato pi\u00f9 vicino nella sua prima giovinezza. Essi erano presenti a Viterbo con la chiesa e il convento della Palanzana e con la chiesa e il convento di S. Paolo (i Cappuccini), con la chiesa e il convento di S. Maria del Paradiso (gli Osservanti), con la chiesa e il convento di S. Francesco alla Rocca (i Conventuali). Per tutti i Francescani \u00a0i santi \u201cinterni\u201d di riferimento sono oltre il fondatore s. Francesco, anche s. Chiara, s. Bonaventura da Bagnoregio, s. Antonio da Padova e s. Bernardino da Siena. La Madonna era stata proclamata patrona principale dell\u2019ordine sotto il titolo dell\u2019Immacolata concezione nel 1712. Le devozioni dell\u2019ordine si rivolgevano inoltre principalmente alla Passione e all\u2019Eucarestia. Tra le devozioni promosse tra i religiosi e i fedeli dai Francescani si ricordano il presepe, l\u2019Angelus Domini, la Passione, la Via Crucis, il SS. Nome di Ges\u00f9, il S. Cuore. Un altro culto molto vivo era quello dell\u2019Immacolata e di S. Giuseppe, speciali patroni dell\u2019ordine.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ma in particolare qualche effetto potrebbe averlo avuto sulla sua formazione religiosa la proclamazione della beatificazione di Crispino da Viterbo perch\u00e9 di Viterbo e perch\u00e9 Cappuccino. Nell\u2019estate del 1806, quando il beato Domenico aveva 14 anni, a Viterbo si erano preparate solenni funzioni per festeggiare l\u2019evento. Il vescovo di Viterbo Dionisio Ridolfini aveva invitato tutti ad onorare il nuovo beato. Nel 1807 si erano raccolte offerte in tutte le parrocchie, su disposizione del Governatore della Provincia, per un solenne triduo in onore del nuovo Beato da celebrarsi nel mese di settembre, subito dopo le feste per santa Rosa, nella cattedrale di Viterbo. E nel 1808, dopo diversi anni di interruzione, aveva ripreso il trasporto della macchina di santa Rosa con la partecipazione obbligata di tutti i chierici, preti e religiosi presenti a Viterbo: \u00e8 possibile che il beato Domenico non fosse coinvolto in eventi e in una manifestazione cos\u00ec importante per la vita cittadina?<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Certo per\u00f2 che in quegli anni tumultuosi molto pi\u00f9 frequenti invece erano le occasioni di incontrare modelli di vita, di comportamento, di costume niente affatto ispirati dalla fede religiosa. Lo stesso beato Domenico fa ripetutamente riferimento nella sua Autobiografia alle letture che aveva fatto da giovane e quanto quelle letture lo avessero distratto e allontanato dalle pratiche religiose e dall\u2019educazione appresa nell\u2019ambiente familiare e nella frequentazione dei religiosi Cappuccini. Figuriamoci cosa pu\u00f2 aver rappresentato l\u2019introduzione a Viterbo di modi di vivere, di costumi, di idee che venivano non solo dalla Francia ma da tutta l\u2019Europa, soprattutto nel decennio cruciale per la formazione del beato Domenico che coincide con il protettorato e la dominazione francese! E mentre la chiesa di Viterbo era priva del suo pastore, poi addirittura sottomessa a quella di Montefiascone; e molti preti secolari e religiosi che si erano rifiutati di prestare giuramento di ossequio al nuovo Imperatore erano stati privati dei loro incarichi e costretti ad andare in esilio nell\u2019Italia del nord o in Corsica da dove talvolta non erano pi\u00f9 ritornati com\u2019era accaduto ad uno dei Cappuccini che erano stati pi\u00f9 vicini al beato Domenico e che dopo esser stato nominato economo-reggente della parrocchia di S. Maria delle Farine, era stato privato di questi incarichi e mandato in esilio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\"><strong>Il contesto sociale ed economico<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Un altro aspetto poco approfondito dai biografi del beato Domenico \u00e8 la condizione sociale della sua famiglia. Gli \u201cStati delle anime\u201d della parrocchia di S. Maria delle Farine, dalla quale dipendeva la giurisdizione di gran parte dei casali e delle contrade che si trovavano fuori dalle mura di Viterbo \u2013 a partire dalla Palanzana per finire al Signorino, girando in senso orario intorno alle mura \u2013 indicano i proprietari delle tenute e dei casali dove vivono le famiglie che sono censite. E cos\u00ec nel 1795 registrano la presenza di Giuseppe Barberi e della moglie Maria Antonia e del figlio Domenico nel casale che \u00e8 nella propriet\u00e0 di del Monastero della Pace, del quale i Barberi erano coloni o affittuari. Nel 1796 gli \u201cStati delle anime\u201d annotano la presenza di Vincenzo Barberi con la moglie Orsola e le figlie Teresa e Maria che abitano nel \u201cPodere delle Monache di S. Domenico\u201d nelle \u201cContrade Mazzetta, Roncone, Montagna\u201d mentre una Domenica Rosa del quondam Pacella con il figlio Domenico e la moglie Cecilia abitano nel \u201cPodere delle Monache di S. Domenico\u201d nelle \u201cContrade Morgella Merlano e Montagna (dall\u2019altra parte)\u201d. E (probabilmente) nel 1799 o nel 1800 annotano la presenza di Bartolomeo Pacella con la moglie Cecilia e il nipote \u00a0Vincenzo Achille, che abitano nel \u201cPodere delle Monache di S. Domenico\u201d sempre collocato nella stessa contrada. Nel 1801 l\u2019annotazione riporta che lo stesso Bartolomeo Pacella che vive con la moglie Cecilia, ha in casa il nipote Domenico nello stesso Podere che \u00e8 \u201ctenuto a livello dalla Casa Pacella\u201d nella \u201cContrada Merlano\u201d. Negli anni successivi i Barberi e i Pacella sembrano scomparire dal territorio fuori Viterbo ma probabilmente si tratta di un mutamento nei sistemi di registrazione. Perch\u00e9 se \u00e8 vero che non compaiono pi\u00f9 negli \u201cStati delle anime\u201d di Santa Maria delle Farine, sappiamo da altre fonti che per alcuni anni, probabilmente fino agli anni 1809-1810, dovrebbero essere vissuti sempre nella stessa area. E\u2019 vero che alcuni Barberi e Pacella sono gi\u00e0 dimoranti all\u2019interno delle mura: ad esempio nel 1792 un Domenico Barberi (o Barbari) e la moglie Domenica abitano nella casa 21 della parrocchia di S. Sisto e hanno 4 figli e in seconde nozze Domenico sposa una Orsola e continua a vivere nella stessa parrocchia. Come risulta che nel 1815 Bartolomeo Pacella e la moglie Cecilia si siano spostati nella parrocchia di S. Sisto, alla casa segnata 133, e sono soli perch\u00e9 a quella data il beato Domenico ha gi\u00e0 fatto la sua scelta di diventare religioso Passionista.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Ma dalle registrazioni dei morti della parrocchia di S. Maria dell\u2019Edera, le informazioni sui Barberi sono pi\u00f9 ricche e testimoniano una permanenza delle diverse famiglia Barberi nei poderi appartenenti ai monasteri viterbesi di Santa Caterina e di S. Maria della Pace nella contrada \u201cLa Paranzana\u201c per almeno i \u00a0quarant\u2019anni che vanno dalla met\u00e0 degli anni Ottanta del Settecento agli anni Venti dell\u2019Ottocento. Le registrazioni cominciano il 24 agosto 1785 quando si annota la morte di Maria Rosa, figlia di Giuseppe Barberi e di Maria Antonia; proseguono con la morte di Margherita, altra loro figlia, il 22 agosto 1787 e di Agostina, ancora loro figlia, in data 11 settembre 1788: abitano nel podere delle Monache di S. Maria della Pace nella contrada \u201cLa Paranzana\u201d. Le registrazioni annotano poi un altro nucleo dei Barberi: il 22 settembre 1788 registrano la morte di Benedetto Barberi, marito di Angela Rosa Bernini, che viveva nel podere delle Monache di S. Caterina in localit\u00e0 \u201cIl cuculo\u201d mentre il 18 marzo 1813 ci sar\u00e0 la registrazione della morte della stessa Angela Rosa Bernini. Il 21 settembre 1797 muore un\u2019altra figlia di Giuseppe e Maria Antonia che si chiama Margherita. C\u2019\u00e8 poi il 26 marzo 1798 la morte di Giuseppe Barberi e cinque anni pi\u00f9 tardi quella della moglie, Maria Antonia che muore il 23 marzo 1803. Il 22 maggio 1800 muore Giacinta, figlia del quondam Benedetto e di Angela Rosa Bernini gi\u00e0 ricordati. Un terzo nucleo di Barberi \u00e8 quello formato da Sante e Caterina Barberi la cui figlia Teresa muore il 26 aprile 1801: anche loro stanno alla \u201cParanzana\u201d. Un quarto nucleo \u00e8 quello formato da Lorenzo e Anna Rosa Barberi il cui figlio Giuseppe \u00a0muore il 16 agosto 1810 mentre la figlia Antonia muore il 16 agosto 1811: anche loro stanno alla \u201cParanzana\u201d nel podere delle Monache di S. Agostino. Nello stesso luogo e nel podere delle Monache di S. Maria della Pace aveva abitato anche Francesca Barberi, moglie di Bernardino Poleggi, che muore il 25 settembre 1810. Un quinto nucleo infine potrebbe essere stato costituito da Giuseppe Barberi e Felicita Bont\u00e0 che stanno nel podere delle Monache di S. Caterina alla \u201cParanzana\u201d: il 25 agosto 1812 muore il loro figlio Giovanni Battista, il 4 dicembre 1815 muore Angela Rosa altra loro figlia, il 13 febbraio 1820 Antonio ancora loro figlio. 9 settembre.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Tutte queste registrazioni confermano la presenza dei Barberi nel territorio che della \u201cParanzana\u201d, nell\u2019area tra la Citt\u00e0 e il Monte Cimino, come affittuari dei terreni dei monasteri viterbesi.<a href=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-752 alignleft\" src=\"http:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-174x300.jpg\" alt=\"\" width=\"174\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-174x300.jpg 174w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-768x1321.jpg 768w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-596x1024.jpg 596w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-320x550.jpg 320w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841-291x500.jpg 291w, https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/FB_IMG_1529769269841.jpg 1048w\" sizes=\"(max-width: 174px) 100vw, 174px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Nel corso del decennio francese alcuni di questi terreni probabilmente hanno cambiato proprietari e forse anche il tipo di rapporto che legava i nuovi proprietari ai conduttori dei terreni: erano accaduti gli espropri delle propriet\u00e0 soprattutto a danno dei monasteri e dei conventi oltre che delle confraternite. Di tutto questo non si sa praticamente nulla se non le sintetiche informazioni che hanno riguardato la distribuzione della propriet\u00e0 fondiaria collegata con la redazione del Catasto piano e del Catasto gregoriano e le indagini che saranno fatte dopo l\u2019Unit\u00e0 per una conoscenza pi\u00f9 approfondita dello stato dell\u2019agricoltura e delle condizioni degli agricoltori della provincia romana nella nota \u201cInchiesta Jacini\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">E\u2019 certo che in un ambiente culturalmente modesto \u2013 anche se di condizioni economiche non precarie \u2013 una persona come il beato Domenico che sapeva leggere e che leggeva con tanta passione (e che probabilmente quindi sapeva anche scrivere) fosse una mosca bianca che doveva essere trattato con molto riguardo. Si tenga conto che quasi un secolo dopo i suoi familiari che vengono chiamati a deporre nella causa del processo di beatificazione a Viterbo firmano con la croce perch\u00e9 non sanno n\u00e9 leggere n\u00e9 scrivere. Ed \u00e8 probabile ancora che il beato Domenico fosse ben consapevole di quello che stava cambiando nel panorama sociale ed economico europeo, italiano e viterbese in particolare.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">Le questioni aperte<\/span><\/strong><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Queste poche pagine hanno fatto solamente alcune puntualizzazioni con l\u2019obiettivo di facilitare la percezione di quell\u2019ambiente umano e sociale nel quale il beato Domenico si \u00e8 trovato a vivere. Ma hanno finito per mettere in luce soprattutto quello che non sappiamo e che non riguarda tanto l\u2019esperienza di vita del beato Domenico quanto invece la storia della societ\u00e0 viterbese a cavallo dei due secoli. Questo, secondo il mio modo di vedere, \u00e8 uno dei frutti pi\u00f9 richiesti a coloro che fanno ricerca: individuare i nuovi percorsi, indicare i problemi aperti.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Mi limito, in conclusione, a segnalarne due che sono pi\u00f9 legati alla documentazione che ho pi\u00f9 frequentemente a disposizione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il primo riguarda la vita religiosa: abbiamo buone biografie dei cardinali, vescovi e anche dei santi che sono vissuti in quell\u2019epoca a Viterbo ma non sappiamo praticamente nulla della vita religiosa della popolazione. Ora la documentazione \u00e8 disponibile: \u00e8 mancato sinora chi abbia avuto la competenza e la pazienza di cimentarsi con questo profilo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: 14pt;\">Il secondo riguarda la storia della popolazione: la ricca documentazione che \u00e8 rappresentata dai registri sacramentali e dagli stati delle anime di quasi tutte le parrocchie viterbesi consentirebbe uno studio accurato della popolazione viterbese tra Settecento e Ottocento. Come si sposta all\u2019interno della Citt\u00e0 e da dove giungono gli innesti e per quali professioni. E come vive la popolazione nei quartieri della Citt\u00e0 e nel contado, come si distribuisce nelle diverse aree a seconda della professione svolta. E poi quella serie innumerevole di curiosit\u00e0 e di domande che la storia demografica consente di affrontare e qualche volta di risolvere.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 14pt;\">Se la riflessione che stiamo facendo sul beato Domenico Barberi, oltre che all\u2019obiettivo fondamentale di rinsaldare il colloquio tra le confessioni religiose del mondo cristiano, potesse tendere ad approfondire lo studio di quell\u2019ambiente viterbese nel quale ha passato i suoi primi impegnativi anni, credo che potremmo ringraziare il beato Domenico per questa nuova grazia che ci ha concesso.<\/span><\/p>\n<p><strong><span style=\"font-size: 14pt;\">Luciano Osbat<\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Viterbo &nbsp;politica e religiosa tra Settecento e Ottocento Gli anni che videro la nascita, l&rsquo;infanzia e la giovinezza di Domenico Barberi nella Viterbo a cavallo tra XVIII e XIX secolo furono l&rsquo;equivalente di un<span class=\"more-link\"><a href=\"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/personaggi\/domenico-barberi-a-viterbo\/\">Leggi tutto &rarr;<\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":756,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1747,28],"tags":[336,354,379,353,352,355,39],"class_list":["entry","author-redazione","post-770","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-associazione-amici-del-beato-domenico-barberi","category-personaggi","tag-beato-domenico-barberi","tag-catasto-gregoriano","tag-giuseppe-signorelli","tag-inchiesta-jacini","tag-luciano-osbat","tag-paranzana","tag-viterbo"],"publishpress_future_action":{"enabled":false,"date":"2026-09-02 07:50:25","action":"change-status","newStatus":"draft","terms":[],"taxonomy":"category"},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/770"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=770"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/770\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":832,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/770\/revisions\/832"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media\/756"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=770"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=770"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=770"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}