{"id":7992,"date":"2021-07-17T04:57:15","date_gmt":"2021-07-17T04:57:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=7992"},"modified":"2021-07-16T21:04:14","modified_gmt":"2021-07-16T21:04:14","slug":"7992","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/7992\/","title":{"rendered":"Nuove regole sull&#8217;uso del messale del 1962"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">F<\/span><\/strong>avorire l&#8217;unit\u00e0 di preghiera nella Chiesa. \u00c8 questo che si \u00e8 prefisso <strong>Papa Francesco<\/strong>, stabilendo nuove regole per le Messe che vengono celebrate con il Messale del 1962.<\/p>\n<p>Il 16 luglio, infatti, \u00e8 stato pubblicato il Motu proprio &#8220;<strong>Traditionis custodes<\/strong>&#8220;.\u00a0 Si tratta, in definitiva, di un aggiornamento delle norme stabilite precedentemente da Benedetto XVI. \u00c8 stato emesso dopo la consultazione\u00a0 della Congregazione della Dottrina delle Fede presso i vescovi, nel 2020.<\/p>\n<p>Il Motu proprio, una volta pubblicato sull&#8217;Osservatore Romano, entra nell&#8217;immediato in vigore. Papa Bergoglio, in una lettera inviata ai vescovi, ha voluto spiegare la motivazione di queste nuove regole. Ed \u00e8 sempre il Pontefice a ricordare le motivazioni della scelta di San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, di permettere di usare il Messale Romano,\u00a0 promulgato da san Pio V, edito da san Giovanni XXIII nel 1962.<\/p>\n<p>Spiega infatti: &#8220;\u00c8\u00a0stata usata per aumentare le distanze, indurire le differenze, costruire contrapposizioni che feriscono la Chiesa e ne frenano il cammino, esponendola al rischio di divisioni. Mi addolorano allo stesso modo gli abusi di una parte e dell\u2019altra nella celebrazione della liturgia&#8221;.<\/p>\n<p>Ma non di meno mi rattrista &#8211; prosegue il Pontefice &#8211; un uso strumentale del Missale Romanum del 1962, sempre di pi\u00f9 caratterizzato da un rifiuto crescente non solo della riforma liturgica, ma del Concilio Vaticano II, con l\u2019affermazione infondata e insostenibile che abbia tradito la Tradizione e la \u201cvera Chiesa\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Novit\u00e0, dunque, come quella dell&#8217;esclusivo ruolo del vescovo nell&#8217;autorizzare l&#8217;uso del Messale precedente alla riforma liturgica del 1970, il divieto di erigere nuove parrocchie personali per questo scopo (e la valutazione, sempre ad opera del vescovo diocesano sull&#8217;opportunit\u00e0 di mantenere quelle gi\u00e0 esistenti, l&#8217;indicazione di scegliere chiese non parrocchiali per queste celebrazioni, la nomina di un sacerdote, esperto nella precedente edizione del Messale con una buona conoscenza del latino, per la cura pastorale di questi gruppi, ma anche il divieto di costituirne di nuovi. Le letture devono essere fatte nelle lingue moderne e quindi non in latino.<\/p>\n<p>Ecco, di seguito, le regole del Motu proprio:<\/p>\n<p>Art. 1. I libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformit\u00e0 ai decreti del Concilio Vaticano II, sono l\u2019unica espressione della lex orandi del Rito Romano.<br \/>\nArt. 2. Al vescovo diocesano, quale moderatore, promotore e custode di tutta la vita liturgica nella Chiesa particolare a lui affidata,[5] spetta regolare le celebrazioni liturgiche nella propria diocesi.[6] Pertanto, \u00e8 sua esclusiva competenza autorizzare l\u2019uso del Missale Romanum del 1962 nella diocesi, seguendo gli orientamenti dalla Sede Apostolica.<br \/>\nArt. 3. Il vescovo, nelle diocesi in cui finora vi \u00e8 la presenza di uno o pi\u00f9 gruppi che celebrano secondo il Messale antecedente alla riforma del 1970:<br \/>\n\u00a7 1. accerti che tali gruppi non escludano la validit\u00e0 e la legittimit\u00e0 della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici;<br \/>\n\u00a7 2. indichi, uno o pi\u00f9 luoghi dove i fedeli aderenti a questi gruppi possano radunarsi per la celebrazione eucaristica (non per\u00f2 nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali);<br \/>\n\u00a7 3. stabilisca nel luogo indicato i giorni in cui sono consentite le celebrazioni eucaristiche con l\u2019uso del Messale Romano promulgato da san Giovanni XXIII nel 1962.[7] In queste celebrazioni le letture siano proclamate in lingua vernacola, usando le traduzioni della sacra Scrittura per l\u2019uso liturgico, approvate dalle rispettive Conferenze Episcopali;<br \/>\n\u00a7 4. nomini, un sacerdote che, come delegato del vescovo, sia incaricato delle celebrazioni e della cura pastorale di tali gruppi di fedeli. Il sacerdote sia idoneo a tale incarico, sia competente in ordine all\u2019utilizzo del Missale Romanum antecedente alla riforma del 1970, abbia una conoscenza della lingua latina tale che gli consenta di comprendere pienamente le rubriche e i testi liturgici, sia animato da una viva carit\u00e0 pastorale, e da un senso di comunione ecclesiale. \u00c8 infatti necessario che il sacerdote incaricato abbia a cuore non solo la dignitosa celebrazione della liturgia, ma la cura pastorale e spirituale dei fedeli.<br \/>\n\u00a7 5. proceda, nelle parrocchie personali canonicamente erette a beneficio di questi fedeli, a una congrua verifica in ordine alla effettiva utilit\u00e0 per la crescita spirituale, e valuti se mantenerle o meno.<br \/>\n\u00a7 6. avr\u00e0 cura di non autorizzare la costituzione di nuovi gruppi.<br \/>\nArt. 4. I presbiteri ordinati dopo la pubblicazione del presente Motu proprio, che intendono celebrare con il Missale Romanum del 1962, devono inoltrare formale richiesta al Vescovo diocesano il quale prima di concedere l\u2019autorizzazione consulter\u00e0 la Sede Apostolica.<br \/>\nArt. 5. I presbiteri i quali gi\u00e0 celebrano secondo il Missale Romanum del 1962, richiederanno al Vescovo diocesano l\u2019autorizzazione per continuare ad avvalersi della facolt\u00e0.<br \/>\nArt. 6. Gli Istituti di vita consacrata e le Societ\u00e0 di vita apostolica, a suo tempo eretti dalla Pontificia Commissione Ecclesia Dei passano sotto la competenza della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Societ\u00e0 di Vita Apostolica.<br \/>\nArt. 7. La Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Societ\u00e0 di Vita Apostolica, per le materie di loro competenza, eserciteranno l\u2019autorit\u00e0 della Santa Sede, vigilando sull\u2019osservanza di queste disposizioni.<br \/>\nArt. 8. Le norme, istruzioni, concessioni e consuetudini precedenti, che risultino non conformi con quanto disposto dal presente Motu Proprio, sono abrogate.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Favorire l&rsquo;unit&agrave; di preghiera nella Chiesa. &Egrave; questo che si &egrave; prefisso Papa Francesco, stabilendo nuove regole per le Messe che vengono celebrate con il Messale del 1962. 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