{"id":8656,"date":"2021-11-20T04:54:54","date_gmt":"2021-11-20T04:54:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=8656"},"modified":"2024-10-26T16:57:42","modified_gmt":"2024-10-26T16:57:42","slug":"riflessioni-per-un-dialogo-intraecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/riflessioni-per-un-dialogo-intraecclesiale\/","title":{"rendered":"Riflessioni per un dialogo intraecclesiale"},"content":{"rendered":"<p><em>Nota della direzione: il titolo \u00e8 quello del recente saggio scritto insieme dall\u2019arcivescovo Agostino Marchetto e da Angelo Federico Arcelli, docente universitario di economia delle istituzioni internazionali, pubblicato per i tipi dell\u2019editrice Rubettino. Nel presentare le ulteriori considerazioni che l\u2019arcivescovo Marchetto fa della genesi del saggio, del quale raccomanda la lettura, Sosta e Ripresa sottolinea l\u2019inquietudine che ne traspare, in un tempo che vede riproporsi in modo esasperato quei contrasti \u2013 a giudizio di questa testata impropri per un reale sentire cattolico \u2013 tra cosiddetti conservatori e progressisti nella Chiesa<\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Una prima naturale domanda si far\u00e0 il paziente lettore su quale molla abbia spinto gli autori a scriverlo. Mi pare poter rispondere che forse una certa mancanza proprio di dialogo intraecclesiale fu da entrambi rilevata, pur con analisi e soggetti di studio diversi, perch\u00e9 alla fine si constata, sia da una parte che dall&#8217;altra, che c&#8217;\u00e8 poco o quasi niente\u00a0 dialogo veramente intraecclesiale e, inoltre, concretamente, fra Stati Uniti d&#8217;America ed Unione\u00a0 Europea &#8211; due realt\u00e0 che, pure al loro interno, devono riscoprire un vero dialogare- perch\u00e9 vi si trovano delle polarit\u00e0, differenze e variet\u00e0 che possono e devono giungere\u00a0 a unit\u00e0, nella pluriformit\u00e0 possibile, nel rispetto di varie opinioni legittime, senza insulti e disprezzo gli uni verso gli altri.<\/p>\n<p>In ogni caso, ad inizio o post pandemia, noi autori abbiamo rilevato quanto difficile sia un appello al dialogo, anche se ci siamo trovati insieme a farlo. Abbiamo per\u00f2 al tempo stesso sperimentato la gioia di poter mettere insieme il nostro lavoro, il nostro impegno e costatato la possibilit\u00e0 di proporre riflessioni utili, sia nella Chiesa che nel mondo. Due realt\u00e0 che sono, fra l&#8217;altro, i due &#8220;luoghi&#8221; di cui abbiamo parlato in questo nostro piccolo libro, i due &#8220;poli&#8221; anche del Concilio Vaticano II, e cio\u00e8 la Chiesa in s\u00e9 e in relazione con il mondo. In quel Magno Sinodo -come io l&#8217;ho sempre chiamato- troviamo quindi questa polarit\u00e0 e queste due fondamentali realt\u00e0, o aspetti, che lo fanno tale. Possiamo dunque attestare essere il Vaticano II ci\u00f2 che bisogna ritrovare, nel senso che quella unit\u00e0 a cui si giunse, grazie allo Spirito Santo, ma anche a Paolo VI, -quella unit\u00e0 confermata nel fatto che tutti i suoi documenti sono stati approvati quasi all&#8217;unanimit\u00e0- bisogna riprenderla adesso. Non possiamo perci\u00f2 cadere nella trappola aperta subito dopo il Concilio per cui, ciascuno, di esso riprendeva magari ci\u00f2 che vi aveva portato, o il suo &#8220;movimento&#8221;, i pensieri della sua &#8220;parte&#8221;, senza tenerli insieme agli altri. La ragione anche qui dell&#8217;et&#8230;et, si basa sull&#8217;esistere nella Chiesa due realt\u00e0 fondamentali con diritto divino a stare insieme, e cio\u00e8 la fedelt\u00e0 al &#8220;patrimonio&#8221;, diciamolo cos\u00ec, di tradizione e di storia, con la sacra Scrittura ovviamente, ma anche l&#8217;impegno di coloro che cercano di incarnare l&#8217;oggi di Dio -cos\u00ec lo chiamo- nella societ\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Questo significa che l&#8217;odierno momento della pandemia potrebbe essere una specie di catalizzatore per superare quanto abbiamo delineato fin qui come eredit\u00e0 degli ultimi decenni, che ha portato con s\u00e9 questa situazione di crescente polarit\u00e0, oppure potrebbe addirittura accelerare questi momenti disgregatori se non viene trattata con urgenza? Nel libro si indica un momento concreto che ha fatto scattare nei due autori il desiderio di analizzare questa situazione, cercando di fornire argomenti per accordi e ricerca, nel dialogo, a favore del bene comune.<\/p>\n<p>Di fatto la scintilla \u00e8 stata la reazione rilevata negli Stati Uniti d&#8217;America, in occasione di una dichiarazione del presidente della sua Conferenza episcopale cattolica per la presa di possesso del neo presidente Joe Biden, pure in un tono veramente buono di accoglienza\u00a0 e di augurio. Egli non aveva cio\u00e8 tralasciato di menzionare alcuni problemi concreti che il programma governativo, a suo tempo annunciato da Biden, potrebbe suscitare da parte della Chiesa Cattolica, di cui conosciamo le convinzioni, specialmente quelle legate alla morale pubblica, chiamiamola cos\u00ec, sulla famiglia, l&#8217;aborto e l&#8217;omosessualit\u00e0. Insomma sono temi che continuamente sono presentati e che per la Chiesa Cattolica creano una difficolt\u00e0 grave. Cos\u00ec evidentemente chi si \u00e8 espresso negativamente in tale momento, specialmente della presa di possesso, non si doveva parlare dell&#8217;aspetto di difficolt\u00e0 del programma per i cattolici. \u00c9 sorta dunque questa necessit\u00e0 in noi autori, questo desiderio di approfondire l&#8217;analisi perch\u00e9 sia stato affrontato tale tema, e avvenuta questa presa di posizione. Certamente ci sono problemi che partono da posizioni politiche e partiti diversi; chi aderisce al partito repubblicano o a quello democratico evidentemente ha una certa tendenza a risolvere o a parlare di questi temi che pure riguardano la Chiesa cattolica, non \u00e8 vero?<\/p>\n<p>Poi \u00e8 apparsa anche per me, specialmente per il mio studio pluridecennale sul Vaticano II, la percezione di una diversit\u00e0 di ermeneutica conciliare che fa s\u00ec\u00a0 che alcuni siano sensibili a certe cose e non ad altre. La componente politica, dunque, di certo, ma anche la realt\u00e0 Chiesa nella quale, in fondo, dobbiamo riconoscere stiamo vivendo una divisione. Allora per ovviarvi, per noi, bisogna rivolgerci alla ermeneutica della riforma e non della rottura e della discontinuit\u00e0, bens\u00ec dunque della riforma e del rinnovamento nella continuit\u00e0 dell&#8217;unico soggetto Chiesa. \u00c9 una forma cristallina di esprimersi, che manifesta bene quelle che sono state le posizioni al riguardo di tutti Papi conciliari e post, anche di Papa Francesco. Tutti i Papi, in effetti, devono formulare questa necessit\u00e0, che ci sia continuit\u00e0, pur nel possibile cambiamento, poich\u00e9 se c&#8217;\u00e8 una riforma qualcosa cambia, ma non nasce una nuova Chiesa, dimentica della tradizione e della Scrittura, e poi dell&#8217;interpretazione del magistero, assieme al popolo di Dio. Perci\u00f2 l&#8217;appello, il nostro, in fondo, ritorna al Vaticano II, cio\u00e8 ai testi conciliari, e ritorno vuol dire rinnovato studio storico, perch\u00e9 la prima ondata della presentazione del &#8220;Magno Sinodo&#8221;, che \u00e8 in fondo quella detta della scuola di Bologna, non ha potuto utilizzare, per esempio, i testi che corrispondono agli organi direttivi del Concilio e nemmeno quelle realt\u00e0 che concernono il segretariato. Non si pot\u00e9 servirsi poi dell&#8217;ultimo libro del suo Segretario generale, che si potrebbe anche considerare in qualche modo un certo qual &#8220;diario&#8221; di Paolo VI, riflesso in quello dell&#8217;arcivescovo Pericle Felici. Esso ci illumina in vari modi pure su volumi dello stesso genere di personaggi ruotanti intorno al Vaticano II. Essi non sono tutti concordanti, ma era lasciata agli scrittori dell&#8217;impresa la libert\u00e0 di sceglierne alcuni (in genere quattro o cinque) fra quelli custoditi almeno in copia a Bologna.<\/p>\n<p>Questo per dire che anche dal punto di vista storico bisogna mettersi al lavoro e continuare poi a curarne l&#8217;ermeneutica corretta, aspetto che ho gi\u00e0 presentato in un volume specifico. C&#8217;\u00e8 altres\u00ec da considerare la ricezione. Tre gradini dunque, nessuno dei quali pu\u00f2 essere saltato. Sottolineo che pure nella ricezione del Magno Sinodo dobbiamo molto lavorare e ci\u00f2 giustifica il punto di vista che mi ha indotto, specialmente tenendo presente la\u00a0Dignitatis Humanae, -Dichiarazione molto importante sulla libert\u00e0 religiosa che ha suscitato in alcuni gravi difficolt\u00e0-\u00a0\u00a0 a dare tutto lo spazio ad essa riservato nel nostro saggio.<\/p>\n<p>Gli studi pi\u00f9 recenti, del resto, dimostrano che c &#8216;\u00e8 una continuit\u00e0 storica anche su tale questione, tenendo presente pure quel che scrivono validi esperti, come lo statunitense Courtney Murray, il veneto cardinale Pietro Pavan e lo stesso papa Wojtyla, quando era ancora padre conciliare, che present\u00f2 ben validi argomenti. Bisogna quindi sottolineare questa necessit\u00e0 di libert\u00e0 religiosa oggi, uno dei temi che dobbiamo perorare e difendere. Per finire c&#8217;\u00e8 necessit\u00e0 altres\u00ec di distinguere diritti fondamentali della persona umana e &#8220;nuovi diritti&#8221;, cio\u00e8 considerare l&#8217;emergere di tendenze a definire, tali, aspetti non ritenuti in precedenza. Sono veramente diritti? Sono basati sulla dignit\u00e0 umana o, in fondo, aspetti, anche molto ideologici, che si manifestano e che mettono in scacco i veri diritti fondamentali, e specialmente per noi la libert\u00e0 religiosa e di coscienza? Ecco quindi spiegato il perch\u00e9 delle mie numerose pagine a essa dedicate, come dicevo. Recentemente infatti ho appreso che -secondo giudizio degno di considerazione- sono 63 i Paesi nei quali si pu\u00f2 affermare che non esiste libert\u00e0 religiosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Infine c&#8217;\u00e8 chi si domanda quanto tempo sar\u00e0 necessario per uscire dalla situazione in cui ci troviamo, sia all&#8217;interno della Chiesa e anche a livello di dibattito pubblico nelle societ\u00e0 occidentali europee e americane. Quanto ci vorr\u00e0 e qual \u00e8 la leva da utilizzare per poter finalmente raggiungere gli obiettivi che si auspicano nel nostro saggio?<\/p>\n<p>Mi verrebbe da rispondere -si licet- come fece il profeta Amos, in una situazione particolare: &#8220;non sono profeta, n\u00e9 figlio di profeti&#8221;. Credo che la risposta sia veramente difficile, anzi impossibile. Penso peraltro poter ricordare una affermazione recentissima di Papa Francesco per il quale non si pu\u00f2 dirsi cattolici se non abbiamo accettato il Concilio Ecumenico Vaticano II, come non si pu\u00f2 dire di essere per il Concilio Vaticano I e quello di Trento se non si accetta il Vaticano II. Bisogna perci\u00f2 riscoprire nella tradizione quello che merita di essere pi\u00f9 valorizzato, mentre cerchiamo, con movimento omogeneo e anche organico di suo sviluppo, -come scrive Newman- di tradurla e testimoniarla nel mondo di oggi. In effetti l&#8217;ultimo Concilio ha avuto proprio come finalit\u00e0 il presentare l&#8217;eterno e divino messaggio, che \u00e8 Ges\u00f9 Cristo Signore, nella realt\u00e0 contemporanea, ma tenendo presente questa legittima copresenza di fedelt\u00e0 e, nello stesso tempo, di incarnazione, insieme. Se uno afferma una dimensione e rigetta chi sostiene l&#8217;altra, senza rispettarlo, e viceversa, non \u00e8 cattolico -reputo-, per cui spero che appelli accorati al dialogo intraecclesiale possano farci capire che dobbiamo &#8220;camminare insieme&#8221;, come si fece al Concilio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nota della direzione: il titolo &egrave; quello del recente saggio scritto insieme dall&rsquo;arcivescovo Agostino Marchetto e da Angelo Federico Arcelli, docente universitario di economia delle istituzioni internazionali, pubblicato per i tipi dell&rsquo;editrice Rubettino. 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