{"id":9446,"date":"2022-03-27T05:09:17","date_gmt":"2022-03-27T05:09:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/?p=9446"},"modified":"2024-11-03T07:54:02","modified_gmt":"2024-11-03T07:54:02","slug":"verita-semplici-in-uninformazione-contorta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sostaeripresa.it\/sito\/attualita\/verita-semplici-in-uninformazione-contorta\/","title":{"rendered":"Verit\u00e0 semplici in un\u2019informazione contorta"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"font-size: 24pt;\">N<\/span><\/strong>egli ultimi decenni, quelli che <strong>Papa Francesco<\/strong> definisce della \u201cguerra mondiale a pezzi\u201d, si \u00e8 assistito sempre pi\u00f9 a <strong>un\u2019informazione \u201carruolata\u201d<\/strong> che rende pandemica la disinformazione propagandistica. Il controllo di verit\u00e0 e di attendibilit\u00e0 delle notizie fornite alle popolazioni \u00e8 sempre meno praticato dalla stampa, spesso ridotta a inseguire il frastuono fuorviante di internet.<\/p>\n<p>Un tempo la deontologia di quanti fanno informazione professionalmente imponeva loro di considerare la stampa \u201ccane da guardia del potere\u201d. Ma oggi quel cane sempre pi\u00f9 non abbaia pi\u00f9 mostrare i comportamenti devianti di chi tale potere detiene e pi\u00f9 in generale per denunciare i pericoli che minacciano quanti dovrebbe considerare i suoi unici referenti, lettori di organi di stampa o di testate giornalistiche online, ascoltatori e osservatori di strutture informative radiotelevisive. Abbaia a comando del padrone, di chi dovrebbe controllare.<\/p>\n<p><strong>Ci sono certo diverse lodevoli eccezioni<\/strong>. La prima \u00e8 forse la stampa cattolica grazie anche alle fonti sulle quali pu\u00f2 contare quasi in tutto il mondo, missionari in primis.\u00a0 Ma non \u00e8 la sola, come purtroppo dimostra \u2013 oltre ai tanti giornalisti con la schiena dritta perseguitati, imprigionati o anche solo privati del lavoro &#8211;\u00a0 il doloroso elenco di quelli di uccisi nelle zone dei conflitti, gi\u00e0 allungatosi in Ucraina. In massime parte erano e sono free lance. La cosa non \u00e8 irrilevante: i pi\u00f9 esposti al pericolo sono infatti proprio i giornalisti indipendenti, quelli che le notizie devono andarle a cercare da vicino, a cercare le verit\u00e0 semplici che il frastuono dell\u2019informazione contorta nasconde o strumentalizza.<\/p>\n<p>Il che ci riporta alla questione della veridicit\u00e0 e della completezza dell\u2019informazione sulle guerre, sulle loro cause, sui loro sviluppi. L\u2019attuale situazione \u00e8 figlia della guerra degli Stati Uniti in Vi\u1ec7t Nam, secondo alcuni storici e analisti persa dal pi\u00f9 potente esercito del mondo anche perch\u00e9 all\u2019epoca la stampa faceva il suo mestiere, raccontava i fatti e consentiva un\u2019informazione sostanzialmente completa, paraocchi ideologici a parte. Poi governi e apparati militari impararono la lezione. Non quella pi\u00f9 importante, cio\u00e8 costruire la pace, ma quella finalizza a far digerire la guerra alle opinioni pubbliche. Censura e disinformazione sulle vicende belliche, da rozze e sostanzialmente dilettantesche e aggirabili, si fecero pi\u00f9 incisive e pervasive. Sintomo chiara della normalit\u00e0 malata di oggi \u00e8 l\u2019uso di un linguaggio volto a trasformare la guerra in un fatto meramente tecnico. Ci sono aggettivazioni malefiche per oscurare la verit\u00e0: le bombe diventano \u201cintelligenti\u201d, le stragi di civili nelle citt\u00e0, negli ospedali, nelle scuole sono derubricate a \u201cdanni collaterali\u201d, le torture ai prigionieri definite al pi\u00f9 come abusi. E se si bombarda una festa nunziale ritenendola un raduno di terroristi, come accadde in Afghanistan, ci si limita a deprecare come conseguenza di un\u2019informazione errata il massacro di decine e decine di innocenti.<\/p>\n<p>La guerra in Ucraina non fa eccezione. In Russia l\u2019informazione \u00e8 imbavagliata per legge. In Occidente \u00e8 sempre pi\u00f9 distorcente, sempre pi\u00f9 simile a propaganda, sempre meno ricerca seria e accurata della veridicit\u00e0 di fatti e affermazioni.<\/p>\n<p>Il cambio di passo, o meglio di prospettiva, fu la scelta di sostituire quanto pi\u00f9 possibile a una stampa ragionevolmente libera (ragionevolmente perch\u00e9 non bisogna dimenticare che la libert\u00e0 di stampa non riguarda solo i giornalisti, ma soprattutto gli editori) una stampa spinta a riportare fedelmente le narrazioni del potere. Nelle dittature e nelle autocrazie \u00e8 prassi consolidata (e le leggi sulla stampa varate da Putin all\u2019inizio del conflitto ucraino ricadono nello schema). Ma l\u2019Occidente ha persino perfezionato il sistema. I primi tentativi, palesi agli osservatori pi\u00f9 attenti, si manifestarono nei conflitti balcanici degli anni Novanta. Ma la vera svolta ci fu con la guerra del Kuwait del 2003. Nacquero allora i <strong>giornalisti embedded<\/strong> (letteralmente significa introdotti), ai quali il comando americano a Daharan, in Arabia Saudita, a 250 chilometri dal fronte del Kuwait occupato, forniva \u201cuna notizia al giorno\u201d gi\u00e0 confezionata e censurava i pezzi.<\/p>\n<p><strong>Quelli non \u201cintrodotti\u201d<\/strong> facevano il loro lavoro a rischio di fare da bersaglio ai belligeranti. Accadde con il bombardamento della Nato sulla Tv di Belgrado nel 1999 e quattro anni dopo all\u2019Hotel Palestine di Baghdad. Per non parlare dei giornalisti uccisi dalle milizie jihadiste, soprattutto in Africa. Ma come noto l\u2019interesse per i conflitti in Africa dei media internazionali \u00e8 limitato e saltuario, sempre con l\u2019eccezione della stampa cattolica.<\/p>\n<p><strong>Lo scopo \u00e8 palese<\/strong>: raccontare la guerra come accettabile, persino necessaria, addirittura giusta. E allora alla disinformazione sui social si affianca una stampa sufficientemente compatta e orientata a propagare e preparare questa visione, a costruire il nemico, a sbattere in prima pagina il mostro di turno, l\u2019incarnazione del male assoluto, dal serbo Milosevic, additato come unico responsabile dei massacri nell\u2019ex Jugoslavia, all\u2019iracheno Saddam, possessore di armi chimiche esistenti solo nelle false prove presentate dai governi di Washington e di Londra, dal siriano\u00a0 Assad, che le armi chimiche le aveva, ma le consegn\u00f2 all\u2019Onu senza averle mai usate, fino al burattinaio del terrorismo Bin Laden, il quale essendo saudita e nascosto in Pakistan rendeva necessario bombardare a tappeto Iraq e Afghanistan.<\/p>\n<p>Ora e la volta di Putin, osannato per almeno un decennio da tutti i sovranisti europei, con quelli italiani in prima fila, l\u2019amico degli Stati Uniti di Trump, oggi il nemico degli Stati Uniti di Biden e il compattatore dell\u2019Unione europea se non in tutto, almeno nella decisione di armarsi. Perch\u00e9 denunciare il cedimento delle diplomazie di fronte alle pressioni degli apparati militari e dei produttori di armi ormai \u00e8 raccontato come un tradimento dei valori democratici, come diserzione nella lotta contro il male.<\/p>\n<p>Gi\u00e0, il male. Eppure la storia di questi ultimi decenni ha dimostrato vere le parole di Bertrand Russell: nessuno dei mali che si vuole eliminare con la guerra \u00e8 un male cos\u00ec grande come la guerra stessa.<\/p>\n<p>Foto tratta dal web<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi decenni, quelli che Papa Francesco definisce della &ldquo;guerra mondiale a pezzi&rdquo;, si &egrave; assistito sempre pi&ugrave; a un&rsquo;informazione &ldquo;arruolata&rdquo; che rende pandemica la disinformazione propagandistica. 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