INTELLIGENZA ARTIFICIALE TRA INCOGNITE E REALTÀ

Lo Studiolo del gruppo MEIC di Viterbo ha invitato a parlare di Intelligenza Artificiale il padre
Passionista Marco Staffolani, esperto in materia per i suoi precedenti studi di Ingegneria
Informatica. L’incontro si è svolto presso l’Aula Magna dell’Istituto Teologico San Pietro dei Pp
Giuseppini del Murialdo, grazie all’organizzazione del Presidente MEIC Pierluigi Vito. L’argomento,
uno dei più intriganti della nostra epoca, ha richiamato una folta udienza di appassionati e di
semplici curiosi che sono stati subito proiettati nel mondo degli algoritmi e del “cloud”. P Marco
ha comunque saputo esporre con un linguaggio facilmente comprensibile tale mondo complesso.
D’altronde ha dichiaratamente voluto seguire, nella sua esposizione, la traccia del documento del
Pontificio Dicastero della Cultura e l’educazione: “Antiqua et nova” che afferma: Con antica e
nuova sapienza siamo chiamati a considerare le odierne sfide e opportunità poste dal sapere scientifico e tecnologico, in particolare dal recente sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA). La  tradizione cristiana ritiene il dono dell’intelligenza un aspetto essenziale della creazione degli esseri umani «a immagine di Dio». Apartire da una visione integrale della persona e dalla valorizzazione  della chiamata a «coltivare» e «custodire» la terra, la Chiesa sottolinea che tale dono dovrebbe trovare espressione attraverso un uso responsabile della razionalità e della capacità tecnica a servizio del mondo creato e incoraggia i progressi nella scienza, nella tecnologia, nelle arti e in ogni altra impresa umana, vedendoli come parte della «collaborazione dell’uomo e della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile».
Dio «ha dato agli uomini la scienza per essere glorificato nelle sue meraviglie». Le abilità e la
creatività dell’essere umano provengono da Lui e, se usate rettamente, a Lui rendono gloria, in
quanto riflesso della Sua saggezza e bontà. Pertanto, quando ci domandiamo cosa significa “essere
umani”, non possiamo escludere anche la considerazione delle nostre capacità scientifiche e
tecnologiche.
Trattando della Relazionalità P Marco ha ricordato che gli esseri umani sono «ordinati dalla loro
stessa natura alla comunione interpersonale», avendo la capacità di conoscersi reciprocamente, di
donarsi per amore e di entrare in comunione con gli altri. Pertanto, l’intelligenza umana non è una
facoltà isolata, bensì si esercita nelle relazioni, trovando la sua piena espressione nel dialogo, nella
collaborazione e nella solidarietà. Impariamo con gli altri, impariamo grazie agli altri. Ma, in ultima
analisi, la I A è sempre un prodotto delle mani dell’uomo, dell’intelligenza umana, non ha vita, non
ha intelligenza: nel senso proprio del termine: intus-ligere = leggere dentro.
P Marco ha fatto una rapida carrellata della genesi e dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e si è
poi addentrato nel campo del “transumanesimo” (migliorare le prestazioni umane e superare i limiti
fisici) e della responsabilità (accountability): come ogni prodotto dell’ingegno umano, anche l’IA
può essere diretta verso fini positivi o negativi. Si è poi soffermato sull’inquietudine che può
generare un mancato controllo delle potenzialità di questo strumento.
Alla relazione è seguito un vivace dibattito che è poi proseguito in un momento conviviale.

 

 Mario “Metodio” Mancini

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