CELEBRARE FRANCESCO DI ASSISI, RICORDANDO LA SUA PRESENZA NELLA
CITTADINA DI ORTE NEL 1209 CON IL MIRACOLO DEL GIOVANE GIACOMO.
L’attualità del messaggio del patrono d’Italia, viene approfondito nel corso del 2026, in
cui cade l‘ottavo centenario della morte e in coincidenza con la re-istituzione della Festività
nazionale del 4 ottobre, recentemente votata dal Parlamento.
In questa ricorrenza vengono riscoperte le Fonti francescane, che ad opera dei biografi
contemporanei di San Francesco hanno colto la semplicità e la vicinanza del santo alla
vita dei suoi contemporanei, come confermato, tra l’altro, dai racconti del passaggio di San
Francesco nella città di Orte ed il miracolo della guarigione del giovane Giacomo compiuto
ad Orte su insistenza dei genitori, che costituirono probabilmente, insieme ad altri seguaci
uno dei primi nuclei della Fraternita’ dell’Ordine Francescano Secolare, riservato ai laici
desiderosi di vivere gli ideali professati da Francesco.
La citta’ di Orte ha avuto il privilegio di ospitare per qualche giorno san Francesco ed i
suoi primi seguaci di ritorno dal viaggio a Roma e la cittadina conserva importanti memorie
francescane, che onorano la testimonianza di fede del patrono d’Italia, ciò che ha descritto
Alessandro Camilli nelle sue “Memorie Francescane” Orte, tra le altre cittadine del Lazio e
dell’ Umbria, conserva numerose testimonianze della presenza di Francesco di Assisi da
quando, nel 1209, soggiornò nella città del fiume con i suoi primi undici compagni per 15
giorni presso la chiesetta rupestre di San Nicolao, sulla collina verdeggiante che sovrasta
Orte Scalo.
Il Poverello era di ritorno da Roma, ove presso il Papa Innocenzo III aveva ottenuto per sé
e per i suoi seguaci l’approvazione della Regola dell’Ordine dei Frati minori che ha fatto
della povertà, del servizio ai più deboli e della preghiera i fondamenti di un autentico stile
di vita che riesce ad avvicinare le Creature a Dio, in ogni tempo ed in ogni condizione
sociale.
Ad Orte San Francesco operò il prodigio della guarigione di un bambino di nome Giacomo,
con le estremità rattrappite dalla nascita. Il Santo acconsentì alle richieste dei genitori e
forse in quell’ occasione ideò la costituzione dell’Ordine Francescano Secolare, rivolto ai
coniugi cristiani ed ai laici desiderosi di vivere il suo ideale di fraternità universale.
Abbiamo ritenuto doveroso ripubblicare il testo scritto da Alessandro Camilli nel 1927 per
rammentare alla nostra comunità quanto bene Francesco d’Assisi e i suoi seguaci hanno
seminato in otto secoli nella nostra cıttà.
Fra le tavole a fondo oro raccolte nel Museo, costituisce un rarissimo esemplare di
ritratto verosimile del Santo nell’immediatezza della sua morte, e’ risalente all’ultimo
quarto del secolo XIII ed era ospitata prime nella chiesa di Sant’Angelo e
successivamente nell’omonima chiesa e convento di San Francesco.
La presenza dei seguaci di Francesco è delineata nel testo “Memorie francescane ad
Orte” scritto da Alessandro Camilli nel 1927, che sottoponiamo ai lettori, e nel primo

saggio “S. Francesco malato e santo” della collana dei Quaderni dell’Accademia dei
“Disuniti”, dedicato nel 1985 al quadro “S. Francesco storie della vita” con scritti di
Marcello Camilucci e Pietro Amato con premessa di Amleto Di Marcantonio e prefazione di
Delfo Gioacchini, che richiama la datazione dello storico Lando Leoncini (1548-1634) della
“Verissima e devotissima immagine del padre serafico S. Francesco fatta l’anno 1284 […]
ove concorrono molti forastieri, si per vederla, per essere la verissima effigie e ritratto dal
naturale, si'anche per la devozione di esso Santo”.
Possiamo immaginare come nei giorni di permanenza di Francesco di Assisi presso
la collina  di San Nicolao,  a dominio del Tevere presso l’attuale abitato di Orte Scalo
o presso il Colle di San Bernardino e successivamente dai suoi frati presso la
chiesa rupestre di San  Lorenzo, nei pressi del quartiere di Petignano,   il Santo
abbia potuto maturare una coscienza ecologista in senso moderno, quanto
piuttosto la sua esperienza evangelica, la sua visione del creato e il suo linguaggio
di fraternità cosmica offrano ancora oggi chiavi di lettura decisive per una
riflessione sulla cura della casa comune, riscoperta da Papa Francesco
nell’Enciclica “Laudato Si”.
Per Francesco ciò che conta è il contatto con Dio, il silenzio e l’ascolto, come sperimentato
nella sua permanenza di quindici giorni sulla collina verdeggiante di Orte e descritto i
biografi citati da Alessandro Camilli nel suo testo del 1927.
Quella collina verdeggiante, ove poi sorgerà il primo convento, oggi della Provincia
Francescana Romana, diventa  il luogo privilegiato della prossimità, lo spazio in cui la
presenza del Creatore si rende percepibile. I luoghi nei quali il Santo ha soggiornato con i
suoi compagni – dove bosco, pietra nuda, essenzialità, povertà, umiltà, semplicità,
armonia e bellezza si fondono in un’unità sorprendente – diventano l’ espressione alta del
francescanesimo, allora in gestazione.
In essi si manifesta uno stile di vita che, nei secoli, ha continuato a offrire un esempio
luminoso di pace, preghiera, silenzio, rispetto ecologico, custodia amorosa del creato,
nelle realtà francescane ancora presenti nelle nostre cittadine.
È anche per questo che Francesco rimane, dopo tanti secoli, il Santo per eccellenza,
modello di “alter Christus”.
La sua figura invita ad accostare, con atteggiamento insieme umile e critico, due immagini
diverse:
– da un lato quella limpida, consensuale e spesso pacificata, consegnataci dall’arte, dalla
devozione popolare e dal bisogno diffuso di un santo rassicurante e mitizzato, sintetizzata
dal quadro Dossale di San Francesco, immagine dipinta a pochissimi anni dalla morte del
Santo, conservato attualmente nel Museo d’Arte Sacra  di Orte;
– dall’altro il Francesco della storia, uomo radicale e inquieto, attraversato da tensioni
profonde, conflitti interiori e comunitari, da scelte che spiazzano e talvolta feriscono,
portatore di una parola evangelica realmente rivoluzionaria per la Chiesa e per la società
del suo tempo.

Nel suo soggiorno ad Orte, Francesco sperimentò il consenso entusiasta e
l’accoglienza generosa che il popolo riservò a lui ed ai suoi frati, corrispondendo alla
questua con l’offerta copiosa di beni di sussistenza e assistendo al miracolo della
guarigione del ragazzo rattrappito di nome Giacomo, risanato da Francesco sulla richiesta
incessante dei genitori..

Condividi