Il presidente Sergio Mattarella: la scuola ambiente
privilegiato, aperto, accogliente per formare cittadini liberi
dal condizionamento degli algoritmi, costruito sul rispetto
reciproco e sull’alleanza tra famiglie e corpo docente.
Il cardinale Matteo Zuppi: una scuola autenticamente
inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace.

Stefano Stefanini

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in visita all’Istituto
Omnicomprensivo Sergio Marchionne’ di Amatrice ha rivolto un
articolato discorso a studenti, insegnanti e personale scolastico, in
occasione dell’ inaugurazione dell’anno scolastico 2026/2027.
A dieci anni dal terremoto che ha colpito il Centro Italia, ha rivolto
un forte messaggio di incoraggiamento anche alle comunità di
Arquata del Tronto e di Norcia.
La scuola come ambiente privilegiato, aperto, accogliente e
capace di formare cittadini liberi dal condizionamento degli
algoritmi, costruito sul rispetto reciproco e sull’alleanza tra
famiglie e corpo docente.
È questo il cuore del messaggio indirizzato dal Capo dello Stato a
gli studenti e a gli operatori scolastici di Amatrice e dell’Italia intera.
1. La scuola come strumento di integrazione
Mattarella ha definito l’istruzione la principale leva di inclusione per i
giovani e i figli di famiglie immigrate. Richiamando l’articolo 34 della
Costituzione, ha sottolineato che l’istituzione scolastica deve
creare legami, prevenire la nascita di ghetti e favorire la
coesione sociale.
2. Tutela del corpo docente e patto con le famiglie
Il Capo dello Stato ha condannato fermamente le aggressioni e gli
episodi di bullismo contro gli insegnanti, rimarcando l’importanza di
rinsaldare l’alleanza educativa tra scuola e genitori, presupposto

indispensabile per la crescita dei giovani. Quando sono i genitori
ad aggredire i docenti, viene meno l’alleanza educativa
fondamentale per la crescita equilibrata dei ragazzi.

3. Lotta alla solitudine e alla paura del futuro
Rivolgendosi agli alunni, li ha invitati a coltivare i propri talenti per
rifuggire l’omologazione e a non temere le difficoltà, adoperando la
conoscenza come guida per il domani.
Affrontare il disagio e la solitudine soffermandoci sul paradosso
dell’iperconnessione: in un contesto in cui le comunicazioni sono
continue e immediate, molti giovani sperimentano forme profonde di
isolamento e solitudine. Il compito primario dell’istituzione scolastica
è saper intercettare questo disagio sommerso, che spesso sfugge
persino allo sguardo delle famiglie.
Viceversa occorre svelare le inclinazioni personali, valorizzare i
talenti di ciascuno e promuovere la socialità, opportunita’ che
rappresentano le risposte più efficaci contro le dipendenze e
l’emarginazione. Alle competenze didattiche e disciplinari, la scuola
deve affiancare una solida dimensione relazionale, fatta di ascolto,
empatia e corresponsabilità verso la comunità.

4. Per il Capo dello Stato governare l’innovazione significa fare
in modo che le macchine restino al servizio dell’essere umano
e non viceversa.
Per la scuola, la sfida consiste nell’insegnare agli studenti a
utilizzare smartphone e piattaforme digitali per sviluppare riflessioni
autonome, senza affidarsi passivamente alle risposte precostituite
dagli algoritmi. Saper adoperare uno strumento digitale deve
sempre accompagnarsi alla capacità di discernimento, creatività e
libertà intellettuale.
5. Rispetto per i docenti e contrasto alla violenza. Nel duo
discorso il presidente Mattarella ha affrontato il tema della
convivenza scolastica e della tutela del personale scolastico,
condannando con fermezza gli episodi di prepotenza e le
aggressioni, fisiche o verbali, nei confronti degli insegnanti.

6. Investire nella scuola per il futuro del Paese. L’inaugurazione
dell’anno scolastico ha offerto al presidente l’occasione per un
richiamo sulla necessità di destinare risorse adeguate al sistema
d’istruzione. In una società spesso concentrata sulle contingenze
del presente, investire nella conoscenza e nelle strutture formative
rappresenta la condizione indispensabile per consentire al Paese di
affrontare le sfide future.
7. La Scuola come palestra di partecipazione alla vita
democratica e sociale. Rivolgendosi infine direttamente alle
ragazze e ai ragazzi, il Presidente Mattarella li ha invitati a
partecipare attivamente alla vita democratica della scuola e della
società, ricordando che lo studio acquista il suo senso più autentico
quando si traduce in responsabilità civile e attenzione verso gli altri.

Il presidente dei Vescovi Italiani, il cardinale Matteo Zuppi
sulla scuola: Tocca il cuore della nostra convivenza. Sia
inclusiva e non ridotta al metodo. Educare significa
accompagnare una persona a diventare libera, capace di
cercare la verità, di riconoscere il bene

“La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce
a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra
convivenza”: questa la dichiarazione del cardinale Matteo Maria
Zuppi nell’intervento di apertura del Consiglio episcopale
permanente della Cei, dedicando ampio spazio alla scuola e alla
sua funzione nella società.
“Educare significa accompagnare una persona a diventare
libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di
entrare in relazione con gli altri e di assumere
responsabilmente il proprio posto nel mondo” ha spiegato
Zuppi, secondo il quale i recenti episodi di violenza devono
“spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”.

Il cardinals Zuppi ha poi ricordato le sfide “non più rinviabili”
indicate da Leone XIV nell’Enciclica Magnifica Humanitas. La
prima è quella delle disuguaglianze educative.
Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione
economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di
apprendimento di un ragazzo.
Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti
“strumenti di giustizia e di pace” ha concluso il cardinale Matteo
Zuppi.

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