XXXII DOMENICA T. O. A. 08 Novembre 2026

Sapienza 6,12-16; Salmo 62 (63); 1Tessalonicési 4,13-18; Matteo 25,1-13

Cristiani sul territorio. 3

  1. Un cammino educante ed efficace richiede che le comunità, cristiana e sociale, siano concordemente impegnate nel proporre e testimoniare. Impegno non sempre iniziato: chi educa, in genere, è la singola persona o la singola famiglia.

È abituale lamentarsi di eventi diseducativi: nulla si costruisce. Rimpianti non servono.

È stoltezza: condannata da Gesù nel Vangelo e testimoniata fin nell’Antico Testamento. Il linguaggio del mondo vive di «stolte» testimonianze e comportamenti amplificati dalla comunicazione: amore di se stessi, indifferenza.

La carità se non è educante, non è carità né è cristiana: il mondo non vive il linguaggio del Vangelo; non esistono confini né patrie; la storia è sottomessa a chi ha forza o potere.

Gesù pone in rilievo la scaltrezza dei malvagi e la debolezza buonista dei semplici: «Si bagni di sudore l’elemosina nelle tue mani, finché tu sappia a chi la devi fare». Da imparare è l’essere scaltri con i malvagi, sapere dire di no quando è bene il no: «No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene».

Non esistono stolti incolpevoli: «Signore, signore, aprici!». Perché aprire? «In verità io vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

  1. Imparare a dire di sì. «Una carità sapiente ed educante si lascia trovare da quelli che la cercano»: «previene» e diviene aspirazione, non gesto; è «seduta alla sua porta»: guarda, vede; apre, se deve; dona, riceve; accoglie, rifiuta.

È possibile riuscirci: lo «Spirito intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri ed i disegni di Dio» e muove i santi alla preghiera. 

«Il Signore vostro Dio vi mette alla prova per sapere se lo amate»: la prova serve ed è utile e bella per voi, per far conoscere a voi stessi se lo amate. Lui conosce, lui sa perché previene, arriva prima: ama. È Amore.

  1. Sul territorio si impongono scelte educative «sagge» e cristiane; operate da laici cristiani; per questo territorio, per «corrergli incontro ed entrare con lui alla festa»; senza dannose attese.

Diffondere grandi ideali in tutti i campi. Disegnare mete grandi alle giovani generazioni e vigilare perché essi si allenino costantemente nel perseguirle: nel «mentre», nell’oggi, nel tempo; non nel chissà quando, se mai verrà.

«Se non saprete farvi come bambini, nella novità del cuore e della vita, non entrerete nel regno dei cieli».

Gli adulti, se sono allenati, donano a sé ed alle giovani generazioni dignità e identità. I bambini: quello che ascoltano, seguono; i giovani: quello che gli adulti testimoniano, ripetono e sviluppano.

Fratelli, «crediamo che Gesù è morto e risorto». Fermamente crediamo: «così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con sè coloro che sono morti nel suo amore». «Confortiamoci, dunque, a vicenda con queste parole».

«Sorgi, Dio, difendi la tua causa, ricorda che lo stolto ti insulta tutto il giorno.

Non dimenticare lo strepito dei tuoi nemici; il tumulto dei tuoi avversari cresce senza fine.

Non abbandonarci, non lasciarci soli quando siamo immersi nella tentazione; liberaci dal male. Amen».

don Lamberto Di Francesco

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