4 NOVEMBRE, FESTA DELL’UNITÀ NAZIONALE E
DELLE FORZE ARMATE. IL RICORDO DEL GIOVANE
DON PACIFICO ARCANGELI, MEDAGLIA D’ORO AL
VALOR MILITARE, ASSOCIATO AI MILITARI PERITI IN
BOSNIA-ERZEGOVINA, LEGATI A VITERBO.
Il 4 novembre Festa della Vittoria dell’e delle Forze Armate, presidio di difesa
della Pace e di attuazione del dettato costituzionale di ripudio della guerra
come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali
Stefano Stefanini
NewTuscia – ROMA – Nella Ricorrenza dell‘Unita‘ Nazionale e della Giornata
delle Forze Armate del 4 novembre abbiamo approfondito nella trasmissione
Fatti e Commenti di questa settimana l’eroica figura del capitano cappellano
don Pacifico Arcangeli, uno dei tre cappellani militari italiani insigniti della
Medaglia d’Oro al V.M. nella Prima Guerra Mondiale, insegnante presso il
Seminario di Orte, cultore di letteratura e poesia giapponese, per la quale
scrisse un interessantissimo manuale nel 1913, un intellettuale immolato per i
suoi soldati sul Monte Grappa.
Al ricordo di don Pacifico Arcangeli abbiamo associato quello di
Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Laura Procacci, Franco Adriano
Zecchillo, morti nell’incidente che ha coinvolto in Bosnia-Erzegovina
l’elicottero Chinook, del primo Reggimento Aviazione dell’Esercito
“Antares” di Viterbo, impegnato nella missione internazionale Eufor
Althea.
Ospite in studio la dott.ssa Francesca Maccaglia, nostra collega, con la quale
illustreremo il significato del sacrificio dei giovani soldati, in relazione al testo
biografico “ Don Pacifico Arcangeli un’intensa gioventu’ “ scritto nel 2025 da
Francesca Maccaglia.
La trasmissione, con la regia di Marco Nicoletti e Stefano Albertini, e’ visibile
sugli schermi dell’emittente televisiva del Centro Italia Teleorte e su
www.teleorte.it
Link della trasmissione: https://youtu.be/clqHpHxsfig
Nella celebrazione della Giornata del 4 novembre, mercoledi prossimo,
verranno ricordati i giovani Eroi immolati nella Prima Guerra Mondiale 1915-
1918, tra cui la Citta di Orte ricorda Don Pacifico Arcangeli, cappellano
militare e Medaglia d’Oro al Valor Militare, caduto sul Monte Grappa nel 1917
le figure di giovani soldati ortani: il capitano Sirto Sacchetti, il capitano
Ferruccio Cianchi, il Cavaliere di Vittorio Veneto Torquato Maggi, testimone
dei sacrifici dei giovani Soldati con i suoi racconti dei giorni di guerra ai
ragazzi delle scuole locali, il cappellano Padre Geremia Subiaco, decorato
per un intervento di recupero dei commilitoni sulle Tofane, con una
testimonianza diretta delle sofferenze subite e della grande gioia per la
Vittoria finale.
Ricordiamo, altresì, il testo che insieme a Bruno Salvatori, chi scrive ha
dedicato ai giovani soldati della Grande Guerra “1915-1918 1^ Guerra
Mondiale. In ricordo dei nostri giovani Eroi” SED Editore Viterbo, presentato
presso la sede Comunale di Orte nel novembre del 2018 per il centenario
della conclusione della Grande Guerra.
Mercoledi 4 novembre nei nostri Comuni, davanti ai Monumenti e nelle nostre
Chiese verranno ricordati i Caduti, e i combattenti reduci della Prima Guerra
Mondiale.
Nel corso del programma abbiamo sottolineato come nei momenti
impegnativi anche in questo periodo di crisi internazionali e di guerre atroci
che seminano morte nelle popolazioni innocenti, tutti noi dobbiamo avere la
consapevolezza che le radici del presente si basano sul sacrificio di tanti
giovani soldati di allora che, spesso inconsapevoli dei pericoli e degli immani
sacrifici a cui sono andati incontro, hanno accettato di sacrificarsi per un
ideale di Unità, di Solidarieta e di sviluppo economico sociale che attraverso i
decenni ci ha portato a beneficiare di sempre migliori condizioni di vita e in
particolare godendo dei Valori fondamentali delle Libertà Democratiche.
Per queste ragioni nelle festività nazionali come quella del 4 novembre
dobbiamo rivalutare, senza sterili contrapposizioni pseudo ideologiche, le
pagine più eroiche, e più drammatiche, della storia d’Italia.
In occasione del 4 novembre non va, infine, dimenticata la testimonianza di
Salvatore Federici, “memoria storica”, classe 1925, per decenni presidente
dell’Associazione Combattenti e Reduci di Orte e di Viterbo, scomparso
qualche anno fa.
Dopo l’8 settembre 1943 era stato arrestato dai nazifascisti e deportato nei
campi di prigionia in Germania, da dove tornò solo due anni dopo.
Iscritto alla Sezione Associazione Nazionale Partigiani d’Italia fin dall’inizio,
ha più volte partecipato, nelle scuole e altrove, a iniziative dell’Associazione,
Istituzionali e di altro tipo in tutta la provincia di Viterbo. Ricordiamo che
Salvatore Federici e’ stato per anni presidente dell’Associazione Combattenti
e Reduci di Orte e successivamente di Viterbo, a cui ha dedicato tutto il suo
entusiasmo per la diffusione e salvaguardia dei valori della democrazia e la
testimonianza commossa degli orrori dei Campi di prigionia nei confronti dei
giovani delle scuole di ogni ordine e grado della nostra provincia.
Lo ricordiamo sempre presente, insieme al suo predecessore presidente
dell’Associazione Combattenti, Renzo Paolessi, con la sua divisa e il berretto
di Marinaio, con quale aveva servito giovanissimo la Patria ed era andato
incontro alla dolorosissima esperienza dei campi di prigionia, ad ogni
Celebrazione pubblica per le ricorrenze della Repubblica: il 4 Novembre, il 25
aprile, il 2 Giugno, il 29 agosto in ricordo del Bombardamento che distrusse
nel 1943 l’abitato e la stazione ferroviaria di Orte, sempre orgoglioso di
condurre la Bandiera Italiana dell’Associazione dei Combattenti e Reduci.
Personalmente, per onorare il ricordo e la testimonianza di storia vissuta di
Salvatore Federici e la sua incrollabile fiducia nei giovani e nella democrazia,
vorrei citare l’introduzione scritta che ottenni da lui per arricchire il testo che
insieme a Bruno Salvatori dedicammo nel 2018 “In ricordo dei nostri giovani
Eroi” ai giovani soldati della Prima Guerra Mondiale, in occasione della
celebrazione del Centenario della conclusione del Conflitto.
In quella occasione scrisse che “le Istituzioni, in particolare la Presidenza
della Repubblica, le Forze Armate e di Polizia, i Comuni e le Istituzioni
Scolastiche stanno opportunamente lavorando per riscoprire e diffondere nei
cittadini ed in particolare tra i più giovani, i Valori più profondi della nostra
Storia”.
E Salvatore Federici e’ stato l’ultimo e più efficace testimone dei Valori della
Costituzione Repubblicana, nata dal sacrificio di tanti uomini e donne che,
anche dopo il primo ed il secondo conflitto mondiale, hanno saputo affrontare
con coraggio le avversità e i drammi della guerra, per dare, nella
Ricostruzione materiale e morale dell’Italua, un futuro di benessere e
democrazia alle generazioni future.
