Basta sfogliare un manuale scolastico di storia dell’Arte (es. Leonardo Borgese, Renato Cerese: L’Arte classica italiana; Enzo Carli, Gian Alberto Dell’Acqua: Profilo dell’Arte italiana, per citare i più vecchi) per rendersi conto di quanto le forme semplici , quasi elementari: del quadrato, del rettangolo costituito di due quadrati, del triangolo iscrivibile nel quadrato o nel rettangolo, siano state proposte e riproposte per secoli nella storia delle arti.

La Basilica di Pestum (fig 1), esemplare organismo architettonico Dorico della metà del VI sec a.C. (ispirato a sua volta al distrutto tempio di Hera, in Olimpia, Grecia); il tempio di Nettuno a Pestum (fig 2), a poca distamza dalla suddetta Basilica, ma cronologicamente ad essa successivo (metà del V sec. a.C.), propongono ben visibilmente all’esterno questo schema di quadrati, rettangoli, triangoli sovrapposti, che raggiunge maggiore armonia nel Tempio della Concordia ad Agrigento, opera dorica del V sec a.C..

Il Partenone di Atene dedicato ad Athena Partenos (=fanciulla, vergine) benché enormemente danneggiato da un’esplosione nelle guerre tra Turchi e veneziani, rivela ugualmente una suprema eleganza di proporzioni tale per cui si suppone che fu forse realizzato dallo scultore Fidia, uno dei massimi artisti dell’antichità classica. A Roma il Tempio della Fortuna Virile (confronta il Tempio della Fortuna Primigenia a Palestrina) di architettura Ionica, sia pure in un periodo più tardo dei precedenti, ripropone ancora lo stesso schema, inserendo però un alto  plinto basale che gli conferisce slancio e lo data al I sec a. C..

La Maison Carrèe di Nimes (Francia) (fig 3) databile al 4 a.C. pure ripropone lo stesso schema con plinto basale offrendo un elegante esempio di architettura ionica. L’arco di Augusto a Rimini inglobato successivamente in architetture medievali si orna di timpano triangolare secondo uno schema con arco a tutto sesto iscritto in uno spazio rettangolare derivato dalla etrusca Porta Marzia di Perugia. Un altro esempio importante è costituito dai prospetti degli alti fornici di passaggio di Porta Maggiore in Roma. Il prospetto esterno del Pantheon di Roma , eretto da Agrippa in età augustea (I sec. d. C.) ma ricostruito nella forma attuale tra il 118 e il 125 sotto Adriano è un esempio notissimo di quanto stiamo dicendo. Con la mediazione dell’Arte bizantina, nell’Arte medievale cristiana a Pisa nel sec XIII fa la sua apparizione forse per prima l’immagine col Cristo morto in una Croce dipinta su pergamena dipinta applicata alla tavola: le storie laterali sono poste entro quadrati e rettangoli che ricordano e ripropongono quelli delle facciate delle chiese romaniche spoletine (Pisa Museo Nazionale).

Quadrati, rettangoli, triangoli, semicerchi trionfano nelle piante e schemi costruttivi romanici del S Ambrogio a Milano, ma anche di altre Chiese romaniche come il S Zeno a Verona o la Basilica di S Miniato a Firenze (XII sec ).

Ancora in Toscana, memore delle architetture classiche, tra i molti artisti anche anonimi che vanta l’Italia del XII sec spunta la famiglia dei Berlinghieri, pittori: Bonaventura Berlinghieri nel 1235 firma e data il tabellone di S Francesco e storie della sua vita (fig 4) per la Chiesa di S Francesco di Pescia, tavola cuspidata che ripropone le stesse forme di quadrati e triangoli. Sulla stessa strada artistica è il Maestro della Maddalena nella Galleria dell’Accademia di Firenze da riconnettersi stilisticamente alla decorazione musiva interna alla cupola del Battistero di Firenze iniziata circa il 1228 opere che culminano nella Madonna di S Trìnita (fig 5), capolavoro di Cimabue (Offizi) dipinto su tavola che ripropone ancora una volta nella sua forma di tavola dipinta cuspidata la suddivisione dello spazio disponibile in quadrati e triangoli che ci riportano di nuovo alle forme più antiche dell’architettura classica proponendo al visitatore la calma scansione di quella che non è una tendenza di gusto, ma una dimensione dello spirito che ritroviamo nei tre maggiori monumenti romanici dell’Umbria cioè nelle facciate della Cattedrale di Assisi (fig 6), della Cattedrale di Spoleto (fig 7) e della Cattedrale di Foligno (fig 8), edifici a facciata tripartita cuspidata con tetto a capanna i cui prospetti si possono scomporre in rettangoli sovrapposti, che riportano direttamente ai tempi di San Francesco ed alla calma serena della sua poesia, che pure si può definire classica che si pone alla base della storia della letteratura italiana. È quindi da sfatare che l’origine del francescanesimo si identifichi con l’Arte gotica perché la base culturale di Frate Francesco e di Sorella Chiara è costituita dalle proporzionate e solenni architetture del Tempietto del Clitumno presso Spoleto e del Tempio cosi detto della Minerva (fig 9) nella Piazza principale di Assisi, come hanno bene intuito Giotto e Bottega nelle celebri “Storie francescane” della Basilica Superiore.

Entriamo nella Cattedrale di Spoleto dedicata alla vergine Maria Assunta.

Giorgio Vasari, noto architetto e pittore michelangiolesco di Arezzo, artista e biografo di artisti, nella I edizione delle sue”Vite” (edizione detta di Lorenzo Torrentino) presenta la biografia di frà Filippo Lippi, frate carmelitano, pittore fiorentino, quale esempio di come le qualità di alcuni facciano passare in secondo piano i difetti;“se in uno che veramente sie virtuoso, si ritrova pur qualche vizio, ancora che biasimevole e brutto, la virtù lo ricuopre tanto, che dove in un altro non virtuoso gravemente si disdirebbe e ne sarebbe colui punito, non apparisce quasi peccato nel virtuoso. E non solamente non ne è punito, ma compassionevolmente ne si comporta”.

Filippo, figlio di Tommaso di Lippo beccaio, e di Antonia di ser Bindo Sernigi, pronunciò i voti nel convento fiorentino del Carmine nel giugno del 1421 forse in età di 15 anni, pur senza avere nessuna vocazione per la vita religiosa, ma molta inclinazione verso le belle donne. Doveva essere nato intorno al 1406 “in Fiorenza, in una contrada detta Ardiglione, sotto il canto della Cuculia, dietro al Convento de’ Frati Carmelitani e per la morte di Tommaso suo padre restò, povero fanciullino d’anni 2 senza alcuna custodia, essendo ancora mortagli la madre, non molto lontano dal suo partorirlo… erano allora ne l Carmino la Cappella di Masaccio da lui nuovamente dipinta, la quale, perciocché bellissima era, piaceva molto a frà Filippo che perciò per suo diporto ogni giorno la frequentava, e quivi esercitandosi di continuo in compagnia di molti giovani che sempre vi disegnavano di gran lunga gli altri avanzava , di destrezza e di sapere…

Fu richiesto per via di Cosimo de Medici dalla comunità di Spoleti per fare la Cappella (fig 10) nella Chiesa principale di Nostra Donna, la quale lavorando insieme a frà Diamante condusse a buonissimo termine e, delle cose sue ch’egli fece e delle belle, tenuta la bellissime”.

(Giorgio Vasari:Le vite dei più eccellenti/architetti, pittori, et scultori/ da Cimabue infino ai tempi nostri. Nell’edizione e per i tipi di Lorernzo Torrentini/Firenze 1550 vol. I, a cura di Luciano Bellosi ed Aldo Rossi, Einaudi 1986).

Il Vasari ci offre notizie preziose su frà Filippo, che non solo fu grande pittore, ma fu maestro di suo figlio Filippino (Prato 1457 c – Firenze 1504) che a sua volta è uno dei maggiori pittori del Rinascimento fiorentino; Filippo è presente nel Lazio con la Madonna di Tarquinia (Roma, Galleria Nazionale di Arte Antica) ed ha stretto legame con la maggiore scultura fiorentina a lui coeva : esempio con Donatello.

Dunque si possono confrontare assai da vicino tre monumenti umbri: San Rufino Cattedrale di Assisi, San Feliciano Duomo di Foligno, Santa Maria Assunta gìà Santa Maria del Vescovado Duomo di Spoleto per le strette affinità che corrono tra le loro facciate, molto probabilmente riferibili all’architetto medievale Giovanni da Gubbio. La facciata di S Rufino, giunta più vicina all’originale delle altre due, è considerata il capolavoro dell’architettura romanica umbra.

Santa Maria Assunta sorse su un terrazzo artificiale ricavato in età romana nel pendio del colle S Elia e arricchito da una antistante piazza rinascimentale con importanti edifici pure rinascimentali (esempio Palazzo Arroni) ed è la quinta teatrale dell’antica città dei Duchi Longobardi fiorente ancor nel rinascimento quando fu governata da Lucrezia Borgia.

Ripetiamo che la facciata da confrontare soprattutto con quella del Duomo di Assisi è preceduta da un elegante portico rinascimentale a 5 arcate opera di Ambrogio da Milano e Pippo di Antonio da Firenze, iniziata nel 1491 includente la doppia Cappella Eroli posta lateralmente. Riteniamo che questo intervento sia da porre in relazione con gli affreschi dell’Abside che abbiamo visto all’interno di poco precedenti. Abbaimo detto infatti che al Rinascimento fiorentino si debbonno le opere interne al Duomo spoletino più interessanti che sono gli affreschi o storie mariani di frà Filipppo Lippi (1467-1469) che si completano nel catino absidale con l’incoronazione della vergine, da lui realizzati  unitamente ai collaboratori, frà Diamente, Pier Matteo da Amelia; Filippino Lippi. Di poco cronologicamente successive e pure di arte rinascimentale sono le due Cappelle Eroli (fig 11), contigue comunicanti affrescate l’una dal Pinturicchio (noto collaboratore del Perugino), l’altra dal Papacello da Cortona costituenti all’esterno un magnifico blocco parallelepipedo in pietra che bilancia molto bene la massa basale del campanile romanico.

Tornando ancora all’interno nel transetto destro del Duomo spoletino è il sepolcro del maestro frà Filippo disegnato dal figlio Filippino, per ordine del Signore di Firenze Lorenzo il Magnifico grande estimatore del Maestro. Riteniamo che i prelati della famiglia narnese dei Marchesi Eroli abbiano svolto un ruolo non secondario nella trasformazione rinascimentale dell’antico monumento romanico umbro.

Foto a cura di Mario Soriente

Condividi