XX DOMENICA T. O. A. 16 Agosto 2026
Isaìa Is 56,1.6-7; Salmo 66 (67); Romani 1,13-15.29-32; Matteo 15,21-28
Dal peccato del mondo alla sequela della misericordia
L’uomo superbo si affanna a trasformare in Legge e Canone la Grazia di Dio; crede troppo in se stesso sia nella virtù che nel peccato. Pensa che il suo peccato sia più potente della misericordia del Padre, quindi irrecuperabile. L’orgoglio fa più assegnamento sull’uomo e sulle sue opere che non su Dio per essere da lui giustificato.
Ed è questo il peccato del mondo che porta il credente a svolgere pratiche rituali; al formalismo: bada più alle esigenze rituali che agli appelli della Parola. Piangersi addosso sul peccato, invece di credere ed affidarsi alla misericordia, è mancanza di fede, come se il peccato annullasse la misericordia divina.
Conversione non è convincersi del peccato, ma essere fiduciosi nella misericordia del Padre: “Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Dei beffardi la Sapienza si fa beffe, agli umili concede benevolenza”.
L’umiltà non è debolezza, ma verità del limite umano di fronte al Creatore. Riconoscere di aver bisogno di Dio permette di ricevere grazia e guida. Umiliarsi sotto la potente mano di Dio, affinché sia Lui a innalzare la persona non è doveroso ed utile, è bello; dona libertà dall’ansia: “gettare in lui ogni preoccupazione”; Egli ha cura di ogni creatura. Fieri della propria debolezza abbiamo la forza di ricorrere a Dio con fiducia potente.
- «Fratelli, a voi, popoli del mondo viene rivolta la Parola di salvezza»: la misericordia non è un diritto dell’uomo, bensì una grazia di Dio che ha bisogno di essere accolta per essere efficace. Riconoscersi non pronti e non degni di riceverla sia un breve momento dello spirito; divenga passione intensa chiederla insistentemente.
«Dio ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!»: questo è il fondamento della speranza.
- Credere oltre l’umano, sperare al di là di ogni speranza è la fede della donna cananea. Nell’evento descritto nel Vangelo, attraverso parole apparentemente dure, Gesù, nostro Maestro, insegna quale debba essere la qualità della fede nella misericordia:«Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele. Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini».
La risposta della donna è sublime: «I cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
«Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri».
L’uomo che accoglie in sé il dono della fede sa che Il Signore trae santi da chi lo cerca. Invita e coinvolge: «Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi».
Nei violenti giorni che attraversiamo la risposta dei credenti cresca di desiderio ed impegno per “sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani”. La sequela di Gesù Cristo conduca a “non tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma a liberare da fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, da violenze con le quali si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera”.
Il Signore rafforza il suo patto: «La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli: lì io vi condurrò e vi colmerò di gioia».
Il dialogo, grato ed in preghiera, si rivolga a Dio simile alla fiducia della donna cananea: “Signore, tu hai abbattuto l’inimicizia tra le creature e degli uomini hai fatto un popolo solo. rivestici degli stessi sentimenti di Cristo, affnché diventiamo eco delle sue parole e riflesso della sua pace”.
don Lamberto Di Francesco
