21ma del T.O./A – 23 Agosto 2026
“Tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa…” (Mt 16:13-20). Ma di quale “Pietra” si parla”? Non voleva forse dire: “… su questa fede che io sono il Cristo, il figlio del Dio vivente”? Credo che queste parole vadano lette e capite dentro tutto il rapporto tra Gesù, i discepoli e Pietro. Rapporto che emerge con semplicità dalla lettura comparata (sinottica) dei Vangeli. E’ evidente che il rapporto tra Gesù e Pietro emerga in tutta la sua umanità e fiducia del maestro per un discepolo che era entrato nell’animo del maestro, con tutta la sua semplicità e fragilità umana. Ma anche umiltà. Quando la madre di Giacomo e Giovanni chiese al Signore una posizione speciale per i figli, Piestro era in disparte meravigliandosi di certe richieste. Quando il Signore portò tre discepoli sul monte della trasfigurazione, Pietro era presente e disponibile. Quando si trattò farsi lavare i piedi Pietro protestò poi capì e accettò. Quando fu riconosciuto come amico del Signore durante il processo prima negò per paura poi pianse lacrime amare. Quando si recò con Giovanni alla tomba, Giovanni lo fece entrare per primo come rispetto già riconosciuto tra i discepoli. E poi quell’incontro narrato in Giovanni 21:15, quasi a chiusura aperta del Vangelo più spirituale dei quattro: “… mi ami tu più di costoro?” E’ qui il segreto del servizio e della autorità (autorevolezza). L’amore vero non si spezza neppure con il tradimento e quante volte la chiesa ha tradito il suo maestro. Ma si può ritornare e iniziare daccapo. Nel primo atto ufficiale come Chiesa (Atti 15) per dirimere la questione delicata della circoncisione per chi venisse alla fede cristiana ma non dalla tradizione ebraica, la parola di Pietro fu ascoltata con rispetto. Quando nel 67 fu crocifisso a Roma, chiese di esserlo a testa in giù, sentendosi indegno di morire come il maestro. Emerge con e in Pietro un atteggiamento di amore semplice, di ascolto, di servizio, di umiltà… che nei secoli a seguire si andò annacquando ricopiando lo stile dell’impero: trionfi, privilegi, ville per ferie, tiare preziose e triregni, sedie gestatorie con portantini eleganti e di famiglie principesche, baci di piedi e di anelli, abiti lussuosi… il “dolce Cristo in terra” lo avevano trasformato in un imperatore con il crocifisso prezioso al collo. (aggiungo: le cose stanno cambiando abbastanza anche se c’è chi sogna ancora una Chiesa del genere). Ma il successore di Pietro è un’altra realtà. E dobbiamo leggerla in questo contesto di umiltà semplice a servizio. Il “Servus Servorum Dei” non è una sigla da aggiungere al nome. Dovrebbe essere una realtà che emerge in ogni passo di chi è stato chiamato a essere guida della Chiesa del Signore. Ci sono stati alcuni “Papì” negli ultimi 60-70 anni che hanno cercato di ricordarcelo e non solo a parole. Perché è “… su QUESTA PIETRA che edificherò la mia Chiesa”. A me e a voi un invito: ESSERE PIETRE DI “QUESTA” CHIESA, la nuova Gerusalemme come sognava il profeta Neemia (Ne 2:6), in contrapposizione con la Torre di Babele (Gn 11: 1-9). Papa Leone ce lo ricorda nella sua enciclica: Magnifica Humanitas al n. 7. La crisi del mondo detto “moderno” ci obbliga a rivedere la presenza della “CHIESA” come lievito, sale e luce, non come trono. Non come istituzione di potere, acquisito nei secoli, ma senza un fondamento vero nei Vangeli. Gesù Cristo non è un uomo “avvolto in morbide vesti” (Mt 11: 8). E la Chiesa, Corpo di Cristo? La abbandoniamo agitata dal vento (Mt.11: 7)?. Cristo non è una banderuola sul trono. Cristo e la Chiesa vivono tra la gente.
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