Vasanello e il culto di San Rocco:
restaurata a cura del prof. Antonino Scarelli la statua
del coprotettore della cittadina.
Stefano Stefanini
Vasanello. Un significativo esempio di restauro quello della statua di
San Rocco, a cura di Antonino Scarelli, come operazione di
recupero della Storia religiosa e civile delle cittadine della Tuscia,
con i ragazzi protagonisti, un Bagaglio culturale e umano per
affrontare le sfide del futuro.
Le più antiche fonti del culto di San Rocco in Vasanello risalgono alla
costruzione della ex-chiesa in contrada Praticare, precisamente da un
documento del 1526, in cui Mastro Domenico di Pietro Vultulina,
proveniente dalla Lombardia, promette ad Antonio di Cecco Mattei,
camerario della societas di San Rocco, ed ai santesi Verronio Olivari e
Battista di Nardo Legule, di lavorare e finire la chiesa di San Rocco già
iniziata fuori le mura di Bassanello. La chiesa figura nella visita pastorale
del 1609, in cui viene ordinato di riadattare il tetto.
Un inventario, risalente al 1755, descrive la chiesa posta poco
lontano fuori della terra di Bassanello, nella strada che va a Bassano,
composta di una sola navata, edificata sotto tetto e non si ha memoria di
popolo da chi fosse edificata, benedetta e consegnata alla Comunità.
Vi è un solo altare nel quale solamente vi è una statua di san
Rocco in legno, con uno scalino e predella di legno. Vi si trovano
presentemente due pianete una di seta di tutti i colori nuova con sopra
calice e borsa, e l’altra usata di damaschino bianca; due messali nuovi e
uno vecchio, un calice con coppa di argento e piede di ottone indorato
patena simile; in detta chiesa vi è una sola campana piccola e tra le altre
cose, un corporale, due palle e cinque purificatori, due mute di candelieri
di legno una muta indorata e gli altri inargentati, due candelieri d’ottone,
una lampada d’ottone, due credenze per riporre paramenti e fiori e due
cassapanche.
Nel 1817 a seguito del decreto napoleonico della proibizione delle
sepolture all’interno degli abitati, la chiesa è adibita a cimitero e lo sarà
per oltre cinquant’anni, fino alla costruzione del nuovo cimitero, quando si
procede alla rimozione dei cadaveri sepolti in prossimità dell’altare,
dedicato poi alla Madonna di Pompei.
La pregevole statua in legno del Santo viene quindi trasferita nella
cappella a destra della chiesa della Madonna della Stella, poi rimossa
quando la stessa cappella viene abbattuta, negli anni ’60 del Novecento,
per ampliare la strada della Mossa e dove andrebbe ricollocata.
Il prof. Antonino Scarelli: “La processione dedicata a San Rocco,
prima della unificazione con quella dedicata alla Madonna Assunta,
veniva effettuata separatamente la sera del 15 agosto. La devozione al
santo Rocco, festa liturgica celebrata il 16 agosto, molto profonda in vari
paesi del viterbese, è legata al suo passaggio nelle nostre terre, quando
di ritorno dal pellegrinaggio fatto a Santiago di Compostela, era diretto a
Roma. Viene infatti rappresentato nella tradizionale raffigurazione con il
bordone, il cappello a falda larga per ripararsi dalla pioggia e dal sole, la
fiasca, il mantello a mezza gamba chiamato poi in onore “sarocchino”, un
rosario di grossi grani appeso alla cintola e, infine, sul petto la
caratteristica conchiglia del pellegrino. Altro attributo della statua è il cane
per lo più legata ai concetti di fedeltà e devozione. “
La statua, che era in completo abbandono preso il cinema Don
Bosco, è stata restaurata dal prof. Antonino Scarelli, che ci ha descritto
gli interventi, a cominciare dal trattamento dei tarli che avevano già eroso
la base, il rifacimento del mantello (il sarocchino) in spessa stoffa, la
fiasca fatta con lo svuotamento di una zucca, la borsa di cuoio (ex borsa
della posta del postino Lamberto Antonini) cucita artigianalmente con
subbia e spago in cuoio, il bordone in legno di corniolo (crognolo), il cane
in legno scolpito a Scutari (Albania) e recapitato tramite corriere, il
cappello a larga falda, le conchiglie sia sul cappello che sul mantello
raccolte a Capo Finisterre (Santiago), ove San Rocco era stato
pellegrino, per poi arrivare in Italia, trattamento di lucidatura con olio di
lino.
L’operazione di restauro e’ stata dedicata da Antonino Scarelli alla
memoria di Aurora Orlandi.
