Beato Domenico Barberi, Card. Henry Newman

“Dalla missione del beato Domenico Barberi alla proclamazione della santità del Card. Newman: le frontiere del movimento ecumenico dal 1849 ad oggi

Per comprendere la vocazione e il compito affidato dal Signore a padre Domenico Barberi, dobbiamo conoscere le sue origini.

Nella campagna ondulata, punteggiata da casolari, alle falde del monte Pallanzana alle porte di Viterbo nacque nel 1792, dalla mamma Mariantonia e dal papà Giuseppe, ultimo di nove fratelli, Domenico Barberi. Egli cresceva allegro, affettuoso e intelligente in una

famiglia colma di fede e di carità. Sua madre insegnava ai figli a pregare e a Domenico diceva così: “Mio caro figlio, che Iddio ti faccia Santo”.

“La missione di ogni genitore è essere il primo dono, il dono fondamentale del Cielo per la loro prole” dichiarava Domenico ricordando la sua famiglia.

Su quattro sentimenti si radicava il sistema educativo di Mariantonia: il santo amore e timore di Dio, il rispetto delle cose sacre, l’orrore del peccato e la devozione alla Vergine Santissima.

Da fanciullo Domenico frequentò i Cappuccini della Pallanzana, che speravano di farne una recluta, ma Domenico non si sentiva chiamato.

Un giorno una scintilla dipartita da un frate cappuccino, cadde nel suo cuore con le parole: “Figlio, vuoi bene alla Madonna? Ella ti ama più assai di tua madre”. Da quel giorno la mente del fanciullo fu assorta, sempre più spesso, in profonde riflessioni e spesso si raccoglieva in meditazione. Fu l’inizio di nuovo amore nei confronti della Vergine e il pensiero rivolto alla Signora celeste, era accompagnato frequentemente dalla recitazione devota del Rosario.

Nel silenzio dei boschi e dei prati, mentre accudiva le pecore, Domenico sentiva la voce di Dio e passava il tempo libero dal suo lavoro, nella preghiera e nella meditazione.

Alla morte della madre Domenico, allora undicenne, si rivolse alla Madonna dicendo: “S.S. Vergine, eccomi privo di madre sulla terra, tocca a voi l’esercitare l’ufficio di madre a mio riguardo, mi rimetto a voi, in voi confido, da oggi innanzi Voi sarete la Madre mia.”

Domenico crebbe nel periodo dei tumulti a causa dell’intervento di Napoleone Bonaparte in Italia contro il papa Pio VII, e alla vittoria militare francese, seguì la soppressione di tutti gli istituti religiosi (1810). Tanti sacerdoti furono costretti a lasciare i loro conventi e divennero profughi. Alcuni giunsero anche Nel viterbese alcuni padri passionisti del vicino convento di Sant’Angelo presso Vetralla, fondato da San Paolo della Croce nel 1744, trovarono rifugio nel Casale Merlano, dove lavorava il giovane “Meco”. Ristabilito il convento di Vetralla, Domenico vi fu ammesso come uomo di fatica e un giorno ebbe la “chiamata”. Mentre una sera era in adorazione, inginocchiato all’altare della Madonna, sentì una voce che gli disse “Io ti ho eletto affinché tu annunzi la verità della mia fede a molti popoli” e che sarebbe stato missionario, non in Cina o in America, ma in Inghilterra.

Nel 1814 Domenico fu avviato al Noviziato e sostituirà il cognome da Barberi con quello religioso di “della Madre di Dio”.

Nel giugno del 1820 Domenico scrisse: “Voglio amare il Signore senza pensare a me stesso, voglio vedere il suo nome conosciuto e santificato da tutto il mondo e specialmente finché non vedrò l’Inghilterra riunita in seno alla Chiesa”.

Da molti anni egli andava meditando sulla rovina del popolo inglese trascinato nello scisma e nell’eresia.

Nel periodo romano, padre Domenico ebbe contatti con diversi inglesi convertiti al cattolicesimo, tra i quali il celebre Spencer, ministro anglicano convertitosi nel 1830.

Intanto molti turisti inglesi venuti a Roma, conobbero P. Domenico durante le visite nella basilica dei S.S. Giovanni e Paolo. Nelle sue conversazioni egli aveva un talento non ordinario, un eloquio penetrante, e mostrava un atteggiamento umile, privo di orgoglio e nessuna vana ostentazione delle proprie capacità e del proprio valore.

Per vie convergenti, in un intrigo inesplicabile agli uomini secondo un disegno creato da Dio, la strada di P. Domenico incontrò quell’uomo che seguì la sua missione di conversione in Inghilterra.

Il passionista Domenico e un suo confratello approdarono in Inghilterra nel dicembre 1840; cominciarono ad evangelizzare molte persone e la loro fama di confessori si estese in molti luoghi. Incontrò il Movimento di Oxford nato nel 1833 come reazione alla decadenza della pietà e al laicismo di Stato. La presa di posizione del passionista era quella di favorire il ritorno degli anglicani al cattolicesimo.

Padre Domenico conobbe allora una figura di rilievo, dotata di potente fascino personale: costui era Giovanni Enrico Newman.

Egli nacque a Londra nel 1801 in una famiglia religiosa. Giovanissimo incontrò Dio, non come una nozione, ma come una persona che gli disse “Tu”. Divenne parroco di S. Maria di Oxford e docente universitario; malgrado ciò, Newman cercava ancora la sua strada.

Predicava, era ascoltato e affascinava i suoi ascoltatori. Egli però era tormentato da un dubbio: la Chiesa anglicana, iniziata da un re adultero e omicida, come poteva essere la vera Chiesa di Cristo? Fu così che la sua fede lo portò a distaccarsi dalla Chiesaanglicana di cui era membro, e lo fece avvicinare al cattolicesimo.

La ricerca della verità lo guidò in un viaggio in Italia per cercare “la roccia che è Pietro su cui poggia la Chiesa infallibile e indefettibile”. La sua preghiera era “Guidami tu luce gentile, tra le tenebre guidami Tu”.

Rientrato in Inghilterra fu biasimato dai capi della Chiesa anglicana, ma la sua preghiera appassionata, la ricerca della luce splendente e il suo fervore lo fece circondare da molti fratelli. “La Chiesa può essere solo una, come uno è Cristo”.

Fu quindi sconfessato dai vescovi anglicani perché troppo vicino al Cattolicesimo.

Sosteneva che la Chiesa Cattolica è quella uscita dal cuore di Cristo, è come un albero che crescendo si è sviluppato restando tuttavia il medesimo dalla nascita fino ad oggi. Era il 1843.

Newman volle conoscere P. Domenico Barberi; lo invitò a Littlemore, una piccola comunità parrocchiale alla periferia di Oxford, dove egli si ritirava in preghiera e meditazione.

Padre Domenico, quando arrivò, trovò genuflesso ai suoi piedi il sig. Newman che lo pregava di ascoltare la sua confessione: egli non conosceva prima di allora la sua intenzione di convertirsi.

Il giorno dopo padre Domenico ricevette la professione di Fede di Newman amministrandogli il Battesimo e l’Assoluzione Sacramentale.

L’8 ottobre 1845 per mano di P. Domenico, Newman diventò cattolico, apostolico. “Fu come entrare in un porto dopo un viaggio burrascoso”, scrisse in seguito lo stesso Newman.

Molti amici intimi seguirono il suo esempio. In seguito alla conversione, Newman completò gli studi teologici e nel 1847 fu ordinato sacerdote.

Pur incontrando lungo il suo cammino notevoli difficoltà e incomprensioni, Newman non si scoraggiò e continuò a difendere la Verità rispondendo con il perdono, la preghiera, la bontà e l’amorevolezza alle offese e agli attacchi, sicuro di aver raggiunto la verità e die essere in comunione con il Papa e con Gesù Cristo.

Grazie all’aiuto di Padre Domenico e dei suoi confratelli, Newman proseguì la sua opera di evangelizzazione, seppur con non poche difficoltà, fondando molte case dell’oratorio anche nelle campagne Inglesi.

Egli si adoperò nell’esercizio del ministero con un’energia che pareva sovrumana, trasfondendo il suo stesso spirito di apostolato, instancabile nella predicazione.

Sotto la saggia guida di P. Domenico, anima illuminata dallo Spirito Santo, si ha un periodo di apostolato tra Cattolici e Protestanti ed un consolidamento delle fondazioni passionisti fuori dall’Italia.

Negli ultimi istanti della sua vita Padre Domenico non fece che ripetere “Sia sempre fatta la Sua volontà”. Il pellegrino dell’Assoluto aveva raggiunto la sua meta: sulla breccia con le armi in mano, per la gloria di Dio, per la Chiesa, per la Congregazione, per l’Inghilterra.

Era il 27 Agosto 1849. Nel corteo funebre c’era un popolo intero che piangendo testimoniava la grandezza e la santità del missionario venuto dall’Italia per convertire la Chiesa d’Inghilterra. Padre Domenico aveva 57 anni, la maggior parte dei quali, quasi trentacinque, vissuti tra i Passionisti ed otto trascorsi in Inghilterra.

Nel 1852 fu  ristabilita la gerarchia Cattolica inglese e nel 1879 Papa Leone XIII elesse Newman Cardinale e disse: “le nubi sono cadute per sempre, la Verità si è fatta strada e illumina il cammino di molti”. Nei suoi libri, nelle sue conferenze e nella sua opera di educatore Newman rivelò infatti il suo genio interamente posseduto da Cristo.

L’ 11 Agosto 1890 il cardinal Giovanni Enrico Newman andava incontro al suo Dio, “La luce gentile” che aveva sempre guidato i suoi passi.

Nella sua vita pastorale all’insegna della ricerca della verità, emerse la consapevolezza che la divisione del mondo cristiano non corrispondeva alla volontà di Dio; gli apparve necessaria, quindi, una forma di dialogo per una riconciliazione cooperativa nell’ascolto e nel rispetto reciproco; non si può predicare il messaggio d’amore del Vangelo, mostrando contrapposizione e diffidenza.

All’inizio del XX° secolo molti cristiani di Chiese diverse hanno sentito l’esigenza di promuovere ogni iniziativa capace di far superare le reciproche diffidenze e divisioni, per aprire una nuova fase di dialogo in vista di un possibile riavvicinamento.

Nasce così il movimento ecumenico tra tutti coloro che, professandosi cristiani, invocano la Trinità e professano la fede in Gesù Cristo, Signore e Salvatore.

Anche se questo movimento venne condannato nel 1928 con la bolla “Mortalium Animos” da papa Pio XI, sarà poi oggetto di attenzione nel Concilio Vaticano II (1962-1965) dal quale ne verrà riconosciuta l’importanza integrandolo nel cammino della Chiesa.

In quest’occasione, nel 1963, Paolo VI dichiara Domenico della Madre di Dio Beato e apostolo dell’ecumenismo.

Questo movimento invita a riflettere sull’importanza del dialogo affinché le religioni non diventino pretesti per innalzare muri, ma siano sempre più ponte fra i popoli.

“È più facile costruire ponti che innalzare muri” (Papa Francesco)

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