Domenico Barberi (Viterbo, 22/6/1792 – Reading, 26/8/1849): per gli amici Meco della Palanzana, vive come un giovane arguto, ma gracilino, ultimo di 11 figli in una modesta famiglia dispersa a causa di una serie terribile di lutti.

Orfanello analfabeta, vocazione tardiva nella congregazione dei Pastori Passionisti, ha un cuore grande: contro ogni aspettativa diventa un dotto predicatore che trascina più col calore del suo cuore che con gli argomenti della teologia. Ed il suo cuore cede a Reading, in una sala di attesa ferroviaria, mentre era diretto ad Oxford.

Un cuore che si era consumato per gli altri, per i suoi penitenti, per i suoi confratelli, ma specialmente per i suoi carissimi “fratelli separati”. Aveva avuto più di una visione che gli preannunciava la sua missione nella Inghilterra anglicana che ancora perseguitava i cattolici, ed il suo cuore ha ceduto al culmine di questa missione.
A Oxford, in una delle tante Chiese parrocchiali che in Inghilterra sono intitolate al Beato Domenico, campeggia un monumento in bronzo: raffigura il Rev. Prof. John H. Newman (canonizzato il 13/10/2019) in ginocchio davanti a P. Domenico nell’atto di chiedergli di essere ammesso nella Chiesa Cattolica Romana: l’erede di una famiglia di banchieri ed il pastorello viterbese, il professore dell’Università di Oxford ed il missionario che predicava scalzo ai minatori irlandesi emigrati, il campione della più potente nazione dell’epoca ed il suddito di uno sconosciuto villaggio dello Stato Pontificio, il predicatore dell’alta società ed il goffo missionario inzuppato fradicio per aver viaggiato in cassetta sotto la pioggia.

Il motto di San J.H. Newman sarà: “Cor ad cor loquitur” ed in quella notte piovosa del 5/10/1845 certamente due cuori si sono parlati delle grandi cose di Dio.

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