Quando la natura non ha pietà, quando l’uomo non ha armi sufficienti per arginare la crudeltà del destino, quando dodici ragazzini sono prigionieri in una grotta, inconsapevoli. Dispersi dal 23 giugno scorso, in una grotta nel nord della Thailandia.
Vuoi per la forza di vivere ed un po’ d’incoscienza insita nell’età stessa, tutto questo strazia il cuore. Spero e prego che lo sforzo dei gruppi di soccorso intervenuti da vari stati, li portino alla luce e fra le braccia dei genitori, non oso immaginare il loro strazio.
Mi sto chiedendo: visto che rimangono ventiquattro ore per portarli in salvo, perché si decide di cominciare con i più forti e robusti. Credo che in caso di difficoltà, siano proprio questi, che avrebbero più possibilità di resistere alla carenza di ossigeno ed alle intermittenti immersioni… i deboli devono morire?
Non credo sia una scelta ponderata cercando una selezione logica, anche se la parola “selezione” mi porta a brutti momenti della storia. Tutti hanno diritto alla vita favorendo i deboli, con la convinzione che il forte ce la farà. Del resto Gesù non ha lasciato le pecorelle, per andare a prendere la più debole che si era smarrita?
Ora teniamoli per mano, fino alla luce nella preghiera e speranza, quella speranza che Papa Francesco ci ha sempre trasmesso. Lui esempio per tutti noi, sarà la loro luce fino alla vista del sole. È Papa Bergoglio che anche in un’omelia a Santa Marta, infatti, ha detto che “la speranza è un dono, è un regalo dello Spirito Santo”.
Nella preghiera, li sentiamo nel cuore e fra le braccia, noi madri e padri di quei dodici ragazzi.
Da Alfredino Rampi, alla Thailandia, nulla si è scoperto per strappare vite alla forza della natura.
Loredana Lanza
