7. E… CORRENDO nella vita

Stiamo entrando nel meraviglioso scrigno simbolico della Liturgia. Nel breve spazio temporale della S. Messa, noi stiamo vivendo la storia umana alla ricerca della resurrezione. Questa non avverrà durante quel breve spazio-tempo. NO!… L’universo non è stato fatto in sei giorni. Sono milioni di anni che ci stiamo evolvendo e ancora in cammino. Non sarà in poche generazioni che riusciremo a trasformare il mondo in una CASA e SCUOLA di comunione, come scriveva Giovanni Paolo II nella sua lettera Novo Millennio Ineunte (vedi nn. 43 -…). C’è un lungo e difficile cammino che ci attende e che sarà preso in mano da chi viene dopo di noi. E il mondo nuovo non arriverà per posta secondo le preghiere che faremo. Perché, come detto sopra, la vera preghiera è la vita delle persone che si trasformano nella presenza del Signore Gesù. Se recitiamo o cantiamo in coro canti detti liturgici, ma la nostra vita non costruisce il coro di una vita in comunione, fatta di onestà, rispetto, accoglienza, servizio… (ricordate il “Fate Questo in mia memoria…?), non staremmo pregando, ma solo dando fiato alle corde vocali. Nella Liturgia della Chiesa, soprattutto la S. Messa, noi spiritualmente stiamo ripercorrendo i cammini della Chiesa a servizio del mondo. E’ come se stessimo camminando in un futuro tutto da costruire e da amare. E’ come se portassimo nella fede e nella speranza, il futuro in mezzo a noi. Nei prossimi capitoletti mediteremo insieme questi piccoli immensi passi che fanno parte del rituale delle celebrazioni. Ma cerchiamo di pensarli per quello che sono senza lasciare che ci scivolino sotto il naso distratto da altre cose compreso il desiderio che il prete si sbrighi perché… c’è altro da fare. Rischiamo alla fine di uscire di fretta per tornare a un mondo che non cambierà, perché se non lo cambiamo noi resta quello che è e anche peggio. Ma cosa posso fare io nel mio piccolo? Ecco la saggezza dei santi. Madre Teresa e tanti altri ci suggeriscono di essere quella “goccia”… quella “presenza”… quell’ “aiuto” … quel frammento che soccorre quelli che incontriamo, o che aiuta chi sta aiutando. È una sensibilità che poi si diffonde. È quella presenza che è preghiera senza parole. É quel costruire, senza rendersene forse conto, la Chiesa senza entrare nelle chiese. È anche la vita del credente che incontra, inginocchiato nei banchi, la forza di guardare oltre e stendere una mano amica, un sorriso gentile, un gesto fraterno. Non è difficile essere cristiani o buone persone comunque. Basta crederci. Credere che il mondo nuovo lo pitturiamo noi. Diventa anche tu pittore della vita. E aiuta me a diventarlo. Perché predicare è facile.


8. “ANDIAMO a VIVERE” la S. Messa

Adesso sì, perché stiamo capendo meglio che ANDARE non è uno spostamento del corpo, ma una immersione nello spirito e nel mistero. É ESSERE la Presenza del Signore: Fate QUESTO in mia MEMORIA… voi siete i miei cammini, la mia parola, la mia vita. Il Battesimo ha valore solo se entriamo in questa dimensione nuova. Il Battesimo ci dà la grazia, cioè ci rende presenza di Dio, perché ci immergiamo in Lui. L’acqua ci ricorda questo “bagnarsi” di lui. L’incontrarsi nelle Chiese è incontro solo se c’è dialogo e rispetto. La Parola che ascoltiamo è parola di Dio se noi diventiamo la Parola viva nel mondo e nella storia. L’Offertorio ci ricorda che il vero dono siamo noi non le cose, dorate o argentate che siano. La Consacrazione e la Transustanziazione avviene sull’altare della vita non su quello di marmo infiocchettato. La Comunione sacramentale ci ricorda questo “cibarsi” di lui per diventare la sua presenza per le strade dove a volte lo portiamo in processione e dove spesso LUI non c’è. Lo scambio di pace non è un guardarsi o stringere la mano secondo le usanze, ma un sentire che la Pace inonda i nostri cuori e la viviamo per tutti, anche per coloro che non vogliono la pace o che vivono una vita contraria a quello che dicono. Il silenzio che segue in genere la Comunione, non è tempo perso, ma riconnettersi con il Mistero che ci guida nella vita e che abbiamo, spero, vissuto attraverso la liturgia. La celebrazione non termina mai perché dovrebbe continuare nel nostro quotidiano, servendo e amando la vita e la storia. Glorifichiamo il Signore con la nostra vita… non baciando i santini e cantando Alleluia a squarciagola e poi non salutiamo chi consideriamo non amico, per il colore della pelle, o perché “straniero”, o perché considerato diverso o strano. Farò seguire a queste riflessioni brevi pensieri sulle diverse parti o segmenti rituali ai quali spesso assistiamo senza farci caso. Ognuno di essi ci racconta una storia, un cammino, una speranza, un impegno di vita. Abituiamoci ad amare la S. Messa, a viverla, a farla diventare la nostra vita. Non c’è bisogno di andarci tutti i giorni. Ma quando ANDIAMO, viviamola. E’ la nostra storia di credenti riassunta come in una conchiglia fossile ma viva, piena di storia e di vita tutta da raccontare. E da VIVERE.  (Continua)

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