C‘è anche la ripresa, con ogni doverosa prudenza, delle attività sacramentali della vita ecclesiale tra le iniziative da definire per la cosiddetta fase 2 della risposta all’epidemia del Covid-19, fase annunciata per l’inizio di maggio In questo senso va il pacchetto di proposte e richieste che la Conferenza episcopale italiana (Cei) presenterà in questi giorni al Governo. In sostanza si tratta di riaprire le chiese al culto, seppure per gradi e con modalità diverse dal passato – rispetto delle distanze, igienizzazione dei locali e uso di mascherine e guanti nei casi in cui sia necessario – fino a quando non finisca l’emergenza. Le proposte prevedono la celebrazione della Messa con volontari che garantiscano le distanze, di funerali, battesimi e matrimoni con la presenza dei familiari stretti, di qualche incontro di comunità facendo uso dei dispositivi di protezione. “Con tutta l’attenzione richiesta dall’emergenza dobbiamo tornare ad ‘abitare’ la Chiesa, il Paese ne ha un profondo bisogno, c’è una domanda enorme e rispondere significa dare un contributo alla coesione sociale”, ha detto ieri il sottosegretario della Cei, don Ivan Maffeis, spiegando l’iniziativa. “Sappiamo tutti che il 4 maggio l’emergenza non sarà finita ma se aspettiamo che finisca possiamo mettere in soffitta per sempre la vita ecclesiale. Per questo chiediamo che ci venga riconosciuta la possibilità di riprendere, certamente senza sconti, il che sarebbe irresponsabile. Però noi chiediamo che venga data una risposta alle attese di tanta gente”, ha sottolineato don Maffeis.
La situazione è stata in queste ultime settimane dolorosa soprattutto per quanto riguarda l’impossibilità di celebrare i funerali, come ha ricordato Papa Francesco durante una di quelle Messe mattutine trasmesse in televisione e sul web dalla cappella della casa Santa Marta in Vaticano, parlando dello strazio di tante famiglie che il virus ha privato del conforto – e della dignità che acconpagna il dolore autentico – di accompagnare i propri casi al riposo eterno. Il merito, il sottosegretario della Cei ha particolarmente insistito: “Ci deve essere la possibilità – ha detto di celebrare i funerali, magari solo con i familiari stretti, non possiamo non essere vicino a chi soffre. Troppe persone stanno soffrendo perché la morte di un caro oggi è come un sequestro di persona, certo motivato, ma dobbiamo farci carico di questo dolore dal punto di vista umano, oltre che cristiano”.
