Un grande uomo di Chiesa, che ha lavorato per i più poveri, per i più scartati, anche coloro che nel grembo della mamma erano condannati a morte. Lui li ha ricevuti e ha dato vita. Che Jean Vanier rimanga un esempio e ci aiuti dal Cielo“.

Così si  è espresso Papa Francesco nell’ Udienza Generale dell’ 8 maggio, ricordando appunto Jean Vanier, morto due giorni prima, a novant’anni. Era stato il fondatore de “L’Arche”, la comunità oggi presente in 37 Paesi di accoglienza ed assistenza a persone con deficit intellettivi e disabilità .

Nato in Svizzera il 10 settembre 1928, era entrato nella Marina inglese e successivamente in quella canadese . Per lui fu decisivo l’incontro con il domenicano Thomas Philippe, cappellano di un’istituzione per persone disabili, che lo aiutò a conoscere Gesù, o meglio a riconoscerlo nelle persone più debili. Cominciò allora la sua riflessione profonda, ancre attreverso lo studio di filosofia e teologia, che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita e gli avrebbe fatto a scoprire la sua vera vocazione, quella che nel 1964 lo avrebbe spinto a fondare “L’Arche”.

La vita e l’opera di Vanier sono state un messaggio di amore e di pace, testimoniato con il dono ai più fragili, per restituire loro dignità ed una connotazione sociale, nonostante il deficit intellettivo.

Nel 2015 aveva ricevuto il Premio Templeton, uno dei massimi riconoscimenti mondiali attribuito, ogni anno, a personalità del mondo religioso.

Foto tratta dal web

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