Sarà l’Ordine dei Domenicani a seguire la causa di Beatificazione di Aldo Moro.
Lo statista italiano, ucciso dalle Brigate rosse, dopo 55 giorni di prigionia dal suo rapimento, era infatti un terziario domenicano.
Il suo corpo viene ritrovato dentro il portabagagli di una Renault 4 rossa in via Caetani, una strada, potremo dire ‘simbolica’, dato che, infatti, si trova nei pressi dell’ allora sede della Democrazia Cristiana, in piazza del Gesù, e a via delle Botteghe oscure, sede del Partito comunista italiano.
A padre Gianni Festa, al quale è stata affidata la postulazione, l’incarico di provare come in questi casi, la pratica delle virtù, quali la carità, la fede, la speranza, ossia dimostrare l’alta qualità della vita cristiana del professore Moro.
È il postulatore, infatti, che segue sotto la direzione di un relatore, la preparazione della ‘Positio’, ossia della sintesi della documentazione che provi l’esercizio eroico delle virtù.
Ci possiamo a questo punto soffermare ad un’ omelia che don Giuseppe Dossetti, amico di Aldo Moro, ha tenuto alla sua Comunità monastica, la Piccola Famiglia dell’Annunziata, nel maggio del 1978. Un’analisi, alla luce del Vangelo, dell’esistenza e morte di un uomo e del suo significato, vissuta nella vocazione cristiana. Il monaco era molto legato allo statista, tanto da adoperarsi per liberazione di Moro, durante i terribili giorni di prigionia.
Il suo rapimento è interpretato accostandolo alla Settimana Santa, che rappresenta l’inizio della Passione di Xsto, fino all’ultimo, cioè fino all’Ascensione. Infatti afferma: “ogni vicenda della comunità cristiana e dell’umanità intera si iscrive liturgicamente nei misteri di Cristo». Il cristiano «avendo percepito in qualche modo i misteri di Dio e del Cristo» è chiamato per vocazione e per il dono dello Spirito Santo a «cogliere sempre l’umana vicenda come icona del mistero di Cristo e dei misteri supremi della passione della croce della morte della resurrezione della glorificazione e dell’effusione dello spirito”.
In questi quarant’anni Aldo Moro continua ad essere associato all’agguato e rapimento di via Fani, ai suoi 50 giorni di prigionia. I suoi 62 anni di vita, contro quarant’anni di ombre, che offuscano una grande figura. Aldo Moro, un uomo che difendeva e custodiva la verità, coerente.
La Gazzetta del Mezzogiorno nel 2012 ha scritto di un episodio avvenuto a monsignor Francesco Colasuonno, quando era Delegato Apostolico in Mozambico. Nel 1980 la Nunziatura in cui risiede viene presa d’assalto da un gruppo di guerriglieri. Il monsignore si nasconde in una stanza dove c’è proprio una foto di Moro. Inizia a pregarlo e riesce a salvarsi. Da quel giorno diventa il suo Santo.
Aldo Moro così mite e pacato anche nella politica, uomo che sa ascoltare, mediare, ha dato la sua incisiva testimonianza fino all’estremo atto della sua vita.
Non a caso proprio nella Messa in suffragio di Aldo Moro, Papa Paolo VI lo definsce un “uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”.
Foto tratta dal web

Laura Ciulli è una giornalista cattolica e una poetessa. Nel primo di questi aspetti ha svolto la sua attività come redattrice presso alcuni quotidiani online e come responsabile di cronaca giudiziaria e speaker radiofonica in varie emittenti viterbesi e della Sardegna. Ha co-fondato e ha diretto la testata TusciaMagazine.it, e da un anno la testata InfiniteRealtà.it. Corrispondente da Viterbo per Radio Radio nella trasmissione Doppia Vela Ventuno, realizzata in collaborazione con il ministero dell’Interno e con la questura di Viterbo e varie questure delle province del Lazio. L’ultimo impegno che ha assunto è la vicedirezione della testata giornalistica Sosta e Ripresa, fondata da Tommasa Alfieri, della quale ha ideato la versione online. Collabora anche con le testate online Il punto quotidiano.it e Ponte Adriatico.
Giornalista cattolica, dunque, come testimonia non solo la sua militanza durata per molto tempo nell’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI), che di per se stessa non costituirebbe una prova valoriale, e forse neppure il fatto che abbia frequentato l’Istituto di Scienze Religiose San Bonaventura da Bagnoregio, ma soprattutto la determinazione a improntare sempre più la sua attività pubblicistica e comunicativa all’attenzione peculiare alla verità, al confronto e alla verifica con la verità di ogni evento e di ogni notizia che il giornalismo cattolico dovrebbe avere. La sua crescita professionale in questo senso è stata continua, fin dalle prime giovanili esperienze. In questo si ascrive il servizio, a titolo completamente gratuito, che presta a Sosta e Ripresa, il giornale fondato da Tommasa Alfieri, un tempo periodico solo cartaceo e trasformato in quotidiano online soprattutto grazie al suo personale impegno. Un impegno sostenuto da un sempre più approfondito confronto con gli scritti della fondatrice e con il suo magistero laicale. Socia Anps, Associazione Nazionale Polizia di Stato, socia fondatrice del Gruppo Volontari Sezione Anps Viterbo, donatrice Avis ed iscritta al Gruppo DonatoriNati della Questura di Viterbo.
Come poetessa Laura Ciulli ha all’attivo alcune premiazioni e selezioni in concorsi nazionali come Aletti editore, Premio letterario IBISKOS, Associazione Amici dell’Umbria, Centro Culturale Internazionale d’Arte SEVER. Secondo la professoressa Biondolillo, quotata critica d’arte, “Accostarsi alla poesia di Laura Ciulli è come attraversare i sentieri di un mondo spirituale ove troviamo l’Io tramite un linguaggio poetico della ricercatezza del verso basato sull’accostamento della parola densa di significato concentrato sull’acquisizione dell’essenzialità…”
