Sosta e Ripresa ha avuto modo ieri, 20 giugno, di riflettere sul significato  del proprio nome, quello voluto dalla sua fondatrice Tommasa Alfieri, e di sperimentarne ancora una volta il senso profondo.

Lo ha fatto partecipando con la propria direzione al completo  all’omaggio che  con un gruppo di “fedelissimi” della “Signorina Masa” (come era confidenzialmente chiamata), si è recato a rendere  al luogo della sua sepoltura al cimitero del Verano a Roma nel ventesimo anno del suo ritorno alla casa del Padre.

Persone  provenienti da Roma e da Viterbo, si sono raccolte in preghiera nel luogo dove sono custodite le spoglie mortali della Signorina e dei suoi genitori, accanto ai quali aveva lei stessa voluto essere posta.

Tommasa Alfieri
Tommasa Alfieri

Il dies natalis alla vita eterna della Signorina era stato il 26 marzo del 2000, ma a causa dell’emergenza per l’epidemia del Covid-19 che aveva portato alla chiusura anche dei cimiteri,  la visita al  Verano era stata spostata, appunto, al 20 giugno: altra data significativa, perchè anniversario del suo battesimo nel 1910.

Il direttore editoriale di Sosta e Ripresa, Mario Mancini, che di Tommasa Alfieri fu allievo e sostegno devoto e che oggi guida quanti ne conservano la memoria e cercano di perpetuarne la lezione, ha condotto la preghiera davanti a quella tomba, concludendo questa piccola celebrazione domestica con la lettura di uno scritto di lei sull’ultima opera di misericordia spritualale, pregare Dio per i vivi e per i morti.

Il direttore responsabile Pierluigi Natalia ha parlato dello sforzo  di Sosta e Ripresa ri mantenere un rigore informativo, che cerca di rendere la grande lezione dell’impegno laicale cristiano della fondatrice del giornale nel difficile e spesso superficiale mondo dell’informazione.

Anche in questo sostiene l’esempio della Signorina Masa:  «Non si perdeva in fesserie, se qualcuno partiva per la tangente sapeva guidarlo di nuovo verso l’essenziale di un discorso, di un problema, spesso di una scelta di vita … Aveva la capacità di scrutare le anime e anche quella di tirare fuori il meglio delle persone che manifestavano interesse alla sua opera di autentico apostolato laicale. Una grande eredità, che Sosta e Ripresa sta cercando di portare  avanti», ha detto Natalia.

Particolarmente significativa è la testimonianza di Laura Ciulli, che di Sosta e Ripresa è vicedirettore e  curatrice dell’edizione quotidiana online. «Non ho conosciuto Tommasa Alfieri, non mi è stato riservato questo privilegio, ma per un imperscrutabile dono del Cielo, da tempo sto apprendendo tanto su questa donna straordinaria, della  vita e della spiritualità di una figura illuminata dalla grazia divina che ha saputo testimoniare il Vangelo.  A questo apprendimento contribiscono  anche i ricordi di Mario Mancini e  Pierluigi Natalia,  ma soprattutto i suoi scritti e  il lavoro quotidiano nel suo giornale».

Né Laura Ciulli è stata l’unico esempio di persona che, pur non avendo incontrato Tommasa Alfieri nella sua vita terrena, ha voluto essere presente all’appuntamento al Verano. Tra gli altri c’era lo storico Edoardo Prandi, che da tempo studioso della sua figura e della sua opera.

Ed è ancora Laura Ciulli a restituire il senso autentico di questa visita al Verano: «Oggi abbiamo sperimentato la sosta accanto ai suoi resti mortali in una particolare dimensione spirituale, prima di riprendere la nostra strada. Abbiamo condiviso un’esperienza importante con  con persone che, a vario titolo, si sono accostate alla spiritualità di una donna che amava Dio attraverso il prossimo e Lo serviva nel dubbioso, nell’estraneo, nell’amico. La Carità è benigna e come scriveva Tommasa Alfieri: “La benignità è la disposizione virtuosa dell’anima a procurare ad altri il bene e a risparmiare ad altri male in modo amabile, generoso, grazioso…”».

Come detto, la commemorazione al Verano si è conclusa con la lettura di un brano tratto dai suoi scritti:

Pregare Dio per i vivi e per i morti

Pare che quest’opera di misericordia non presenti difficoltà:

– pare che pregare sia una Carità facile che non costi nulla, che non leva nulla, che non fa rinunciare a nulla

– pare che pregare sia una Carità che non scomoda, che non ha scadenze e non impiccia nella vita, che può stare a lato di tutto ciò che faccio, senza disturbare;

– pare che pregare non mi rubi energie e tempo, si accontenti dei ritagli e si accomodi al mio passo;

– pare che pregare non mi imponga superamenti e non mi metta di fronte a situazioni impegnative.

È invece tanto diverso

– pregare per i morti:

– per i miei, per i nostri

– per quelli per i quali chi dovrebbe non prega

– per quelli per i quali chi dovrebbe si dimentica di pregare

– per quelli per i quali più nessuno prega, per quelli per i quali l’attesa è più misteriosamente struggente

– per quelli per i quali la perfetta gioia è più vicina

Pregare Dio per i vivi e per i morti

È l’ultima delle opere di misericordia. È quella che vuole la Carità che sgorga dal più profondo del mio cuore.

È quella che mi fa dire con Cristo: “Io ti prego o Padre…”

Dagli scritti di Tommasa Alfieri. Ed. Amici della Familia Christi Viterbo 2010

Tommasa Alfieri, Cimitero del Verano

Tommasa Alfieri, Cimitero del Verano

 

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