“Giovani generazioni, fragilità, sogni e attese in un tempo segnato dal conflitto e dall’incertezza” è stato il titolo, lungo e significativo, di un convegno tra le diocesi del Lazio, organizzato il 13 marzo alla Fraterna Domus di Sacrofano, in provincia di Roma, per iniziativa e con la preparazione della commissione ecumenismo e dialogo del vicariato di Roma.
L’obiettivo – “In questo tempo gravido di sfide epocali ci interroghiamo insieme per cercare e dare contenuti comprensibili alla speranza, per i giovani, con i giovani” – era certo ambizioso e l’incontro lo ha affrontato con un approccio di attenzione particolare al contributo proprio dei giovani delle scuole superiori laziali, con video che hanno aperto i lavori.
Il convegno, presentato dal vescovo Ambrogio Spreafico, al quale è affidata la guida delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino e di Anagni-Alatri, è stato moderato da don Marco Gnavi, entrambi partecipi dell’esperienza pastorale ed ecumenica della Comunità di Sant’Egidio. Un incontro, di adulti e di giovani, molti presenti in sala, che in quei video hanno raccontato paure, gioie, dolori e domande di senso. L’ultimo filmato, ad opera di una musulmana di seconda generazione, suggerisce la soluzione dell’incertezza e della fragilità nel mettersi in gioco per il servizio ai più piccoli e meno fortunati superando ogni barriera ideologica.
Poi la relazione principale presentata dalla professoressa Daniela Lucangeli, ordinario in Psicologia dell’Educazione e dello sviluppo presso l’Università di Padova e il successivo dibattito tra il rabbino Benedetto Josef Carucci Viterbi, la pastora Mirella Manocchio, presidente dell’Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia, il professor Rosario Chiarazzo dell’ufficio diocesano di Roma per la pastorale scolastica, il sacerdote ortodosso Gheorghe Zavate e l’imam El Shahat.
Sull’incontro, sull’incontrarsi incontrarsi tra generazioni, storie, sensibilità, si sono dipanati tutti gli interventi. Lucangeli ha parlato dell’essere, dell’umano, del se stesso che vive il reale e lo sente con la propria interezza. E questo “intero” non è solo spaziale, ma anche temporale: è la memoria che dialoga con le emozioni e decide dal passato al futuro. Un “self” dinamico e sempre nuovo nel processo di scopo che risponde allo stesso bisogno antico: essere amato. E allora cosa c’è di nuovo? Che se il buio si fa più profondo, una piccola fiamma si fa più luce. Carucci Viterbi ha evidenziato che la fragilità, costitutiva dell’adolescente e dell’uomo di ogni epoca, è da “maneggiare con maggiore cura”. Manocchio ha definito quella dell’adulto una presenza preziosa dalla quale i giovani non possono essere dispensati. El Shahat, citando il Corano (c.30, v.54) indica che Dio crea l’uomo fragile, donando poi la forza per ritornare debole. Anche Zavate, testimone di una lunga esperienza vicino ai giovani, ha parlato di prezioso accompagnarsi.
Se una sintesi da trarre da questo convegno è che di fronte alla dittatura dell’aspettativa e al disorientamento dell’incognita di un futuro incerto resta la terza via: incontrarsi nell’ascolto reciproco.
Foto di Enza Marcucci

