La vicinanza di Francesco al nostro vivere quotidiano.

Ogni domenica all’Angelus di solito in piazza San Pietro, ma anche quando si trova in altri luogo, fin dalla  prima volta il 17 marzo 2013, Papa Francesco  augura a tutti “Buona domenica e buon pranzo!”.

Una frase che raggiunge i cuori, immediata e comunque testimonianza di un linguaggio, che è poi lo stile di vita di un Papa, che ci sorprende con le sue espressioni.

Una semplice frase che racchiude, invece, molti simboli e significati.
Un Papa, il 266° Vescovo di Roma che,  come un familiare, un amico premuroso si rivolge amorevolmente a tutti noi, entrando nei nostri cuori, accomodandosi alla nostra tavola, come uno di noi.
Buon pranzo evoca l’immagine della gioia, della condivisione, della gratuità, nella domenica dove, anche se qualcosa è cambiata, ci si riunisce tutti insieme come Gesù e gli Apostoli.

Il suo augurio è, probabilmente, un altro modo per invitarci a riflettere, a pensare a chi non ha un luogo dove andare a mangiare, a chi è solo in un letto d’ospedale, a chi ha perso tutto. Non uno sterile, quanto scontato ‘buon pranzo’, ma l’occasione per ringraziare Dio, per quello che abbiamo, per guardare magari il vecchietto dell’appartamento accanto nel pianerottolo solo con i suoi ricordi, magari con una miserrima scatoletta di tonno, frugale pasto di molti ormai..

Ed allora, perché non proporre di “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più!” , come nella celebre commedia musicale di Garinei e Giovannini, scritta con Jaja Fiastri.

Già, aggiungere un posto a tavola, nella tavola del nostro cuore, la nostra anima tabernacolo di un incontro con il Padre, attraverso il Figlio, nel vicino che soffre, che ha bisogno di noi.
Preghiera, quindi, ma con la corrispondente azione di un gesto, seppur piccolo, che dia un senso a quel “Buon pranzo”, di Papa Bergoglio.

Del resto il Santo Padre è stato sempre tra gli ultimi, i poveri indifesi. Del resto ha sempre espresso il suo pensiero umilmente, senza proselitismi, usando parole semplici di facile comprensione, per arrivare a tutti. Ecco, perché il Papa parla spesso “a braccio”, con il suo stile diretto ed essenziale.
“Buona domenica, buon pranzo”, l’invito ad affrontare la vita con il sorriso, con la speranza, con l’accoglienza per un servizio concreto verso l’altro, di attenzione vera  verso ciò che ci circonda.
Buon pranzo Santità!

 

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